“OLTRE IL CONFINE” di Gianfranco Iovino – Recensione di Maria Stella Bruno

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Inizialmente è silenzio. Silenzio, sì, perché come poter narrare di vicende orrende, generate da mostri umani, senza aprire le dighe di un dolore immenso che ha segnato una vita?
Paola Fassi comincia a “parlare” di sé già con quel silenzio, con quel non poter narrare persino ad un amico psicoterapeuta delle sue ferite più profonde, vecchie eppur sanguinanti. Perché le ferite dell’anima sono quelle difficili a rimarginarsi e rischiano di rovinare la nostra vita, il nostro essere… E mentre la penna dello scrittore scorre sempre di più, apprendiamo la storia di una donna vittima degli uomini fin da bambina. Leggendo questo romanzo di denuncia contro gli orridi esseri abbietti che, vigliacchi, approfittano di anime innocenti, non si può non pensare che la storia di Paola racchiude in sé tante storie. Storie di donne, troppe, che ancora stanno in silenzio, che non riescono più ad uscire dai meandri della depressione, che proseguono a vivere quasi come automi, senza più speranza. Un silenzio il loro, come quello di ogni vittima di violenza, che è impregnato di cosa? Di vergogna? No, non è la vittima che deve aver vergogna! La vittima deve rompere quel silenzio, come fa Paola, così da non essere più tale. E parlare, alzare il capo è l’unico modo per spezzare le catene che i carnefici, dopo il primo vero abuso, continuano a imporre alle loro vittime, magari per una intera vita, catene di paura. Bisogna ribellarsi per non subire più, per non permettere più che una simile cosa accada. Per questo, “Oltre il confine” apre gli occhi su un mondo “difficile”, duro, cruento, nei “buchi neri dell’animo”, incoraggiando forse molte donne a liberarsi del passato e agli uomini, beh, mostra quanto è infamante l’opera dei peggiori di loro. Il messaggio di “Oltre il confine” è quello di non compiangersi, di non nascondersi a se stessi, ma di affrontare il male alla radice…
E se i silenzi di Paola interrompono o sottolineano il suo racconto, alla fine è nel fragore che ella riprende a vivere… “Chiuse il portone dietro di sé con un gesto veemente, perché voleva sentire dietro le spalle il rumore prodotto dallo sbattere dell’anta sul telaio di legno, in modo da lasciare che il rombo risuonasse nell’atrio e nella sua mente per lungo tempo.
Una lettura forte, cruda anche, ma efficace per riflettere!
Inoltre il libro è inserito nel contesto della FONDAZIONE ONLUS LUCA BARBARESCHI contro la pedofilia.

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