Lo scrittore

“La penna scorreva sul foglio con velocità quasi febbrile, mentre l’occhio ne seguiva esaltato ogni movimento. Seguendo l’onda dell’immaginazione, egli non percepiva, non sentiva, non vedeva altro che quella scena che aveva nella mente. Parola dopo parola costruiva quell’immagine e non solo: persone, situazioni, sentimenti… Creare lo faceva sentire vivo come poche cose al mondo. Era perso  in quel suo particolare e personale stato di grazia…”

M.S. Bruno

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“La leggenda del drago d’argento” di Paolo Massimo Neri

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Una cicatrice a forma di testa di drago sul braccio di un ragazzo all’apparenza qualsiasi, ecco il centro del mistero che impernia la vita del protagonista Koddrey e “La Spada Nera”, primo volume della saga de “La leggenda del drago d’argento” di Paolo Massimo Neri. In questo libro gli elementi del fantasy ci sono tutti e ben trattati, con alcuni spunti nuovi.  Le vicende di Koddrey, o Kody per gli amici, un adolescente che ambisce a diventare cavaliere, sono narrate inizialmente con incertezza, poi man mano con maggiore scorrevolezza. La sensazione che lo stile e la confidenza stessa dell’autore con lo scritto migliori andando avanti nella lettura è netta.  La prima parte del libro è incentrata sulla vita di Kody a casa del nonno Guyl. I suoi allenamenti con il nonno nelle armi e nella magia, in attesa di completare la sua istruzione alla scuola di spada di Willysberg, sono esposti  senza annoiare, perché resta l’aspettativa di comprendere quel mondo fantastico e il mistero che si percepisce intorno al giovane protagonista, quei segreti che sono al centro della sua vita e delle sue origini. Misteri che si spiegano in parte nel proseguire la lettura. Come dicevo, Kody sembrerebbe un ragazzo normale in tutto e per tutto, a parte forse per i suoi occhi “di un bellissimo blu come le profondità del mare e splendenti come zaffiri”, come affermerà suo nonno, ma porta invece in sé un potere di cui non è consapevole. Col dipanarsi della storia, le domande di Kody sulla sua vita e sui suoi genitori, mai conosciuti, crescono e, come egli intuisce, molto gli è celato dagli adulti. E nella sua ricerca di risposte, il lettore viene accompagnato in un mondo che, pian piano, con il protagonista, impariamo a conoscere. Tutto poi arriva a complicarsi quando suo nonno lo lascia al castello di Willysberg e sparisce… Ma al castello, Kody incontrerà altri maestri, tanti amici, alcuni dei quali saranno al suo fianco, come si intuisce, anche nel percorso futuro. Ci saranno però tanti misteri e pericoli in agguato al castello, alcune domande troveranno risposte che porteranno anche ad altri quesiti… Insomma, in molte occasioni il povero Kody sarà davvero confuso. Il pregio e la diversità di questa storia consiste proprio nel fatto che non si parla subito dell’eroe già formato, ma del suo processo di crescita. Kody non ha tutte le risposte, non sa già fare tutto, benché abbia molte potenzialità. Nel romanzo si assiste anche al formarsi di una compagnia di futuri eroi di seconda generazione, ovvero i figli adolescenti di un gruppo di combattenti, ormai “quasi in pensione”, si ritrovano a spalleggiarsi come amici nella scuola e nella vita. E come Kody, anche loro hanno abilità da affinare e rafforzare. Sono come piccole piantine che ancora devono sbocciare. Proprio nelle vicende di Willysberg, la storia spicca il volo, acquista ritmo, spessore. Certo, ci sono delle pecche dovute soprattutto allo stile, (l’uso di troppi punti esclamativi e di poche virgole può essere una scelta dell’autore, ma personalmente ritengo che appesantiscano e ritardino la scorrevolezza della lettura) ma “La Spada Nera” è un buon inizio per una saga che promette scintille. Personaggi come Guyl Dosberg, nonno del protagonista, o come Ghonim, l’elfo in cerca della sua umanità, risaltano in maniera particolare. Simpatica l’idea del cavallo intelligente che sa comunicare col suo padrone (chi non vorrebbe un animale come Crizeel!), dargli consigli ed essere a volte persino più saggio di lui. Non convince completamente Teela che, a parte il suo ruolo di possibile futuro amore del protagonista e sua attuale confidente, non ha dato particolare prova di sé. Per quanto riguarda Kody, beh, speriamo solo che l’apprendere nel finale del libro il suo retaggio e le sue capacità, nel prossimo volume il suo potere non lo “schiacci”, rendendolo “lontano” e “irraggiungibile” persino agli occhi dei suoi stessi compagni e un “faccio tutto io” per il lettore. Sarebbe un peccato. Come per i protagonisti, “La Spada Nera” è un libro “in crescendo”, interessante, specie alla fine, avvincente. Aspetto di vedere come “matura” nel prossimo volume.  ^_^

Un’altra recensione

Ecco un’altra recensione del mio ebook da una persona che si è data come pseudonimo Ajhall di Varesia ^_^

“Salve a tutti!
Voglio condividere qualcosa che mi ha colpito davvero e non solo perché conosco la persona, ma soprattutto perché ho imparato ad apprezzarne le capacità, il talento.
Ho letto l’ebook “I custodi dei frammenti”, primo volume de “Il Sigillo Del Drago Infinito” di Maria Stella Bruno e ne sono rimasto affascinato.
Il genere fantasy non è il mio preferito, lo ammetto (potremmo dire per niente), ma questa storia è più un’avventura mirabolante, una parabola dello scontro fra bene e male, senza magia e personaggi fatati! Trovo intrigante la minaccia di un libro di profezie talmente potente da poter cambiare il mondo. Le descrizioni di personaggi vari e veri, che raggiungono il sublime oppure le più efferate bassezze, sono ben fatte… Ofena, cacciatrice di taglie spietata, nata da un passato di sofferenza, Inoha, con la sua crescita interiore, Xema col suo essere sempre capace di controllare le proprie emozioni, oppure Ajhall (il mio preferito. Lo si può capire dal mio pseudonimo), marinaio che mantiene sempre le promesse e che agisce con astuzia e intelligenza, sono alcuni dei personaggi che emergono dal libro, catturandovi…
Be’, ve lo consiglio! Davvero una bella avventura! Aspetto con impazienza il secondo libro conclusivo.”

Haiku

Roghi estivi.
Stupidità umana.
Nera cenere.

*****

Svetta la torre.
La guardi sorridendo.
Ricordi belli.

*****

Bagna la luna
la dorsale del colle.
Giochi di luce.

*****

Dorme il mondo.
Ascolto i sospiri.
Silenzi densi.

Nuova Recensione

♥ Altri commenti da chi ha letto “Il Sigillo del Drago Infinito (Volume I), I custodi dei frammenti” di Maria Stella Bruno, Edizioni il Pavone… Grazie Rina! ^_^ ♥
“Ne sono rimasta affascinata: la molteplicità dei personaggi viene inserita in un ambiente medievale con arte e duttilità. Ognuno dei personaggi ha la propria psicologia, il proprio carattere e la natura stessa cambia intorno a loro a secondo dei casi, delle avventure, dei colpi di scena con una facilità ed una bravura sempre crescenti. Il romanzo non è mai banale, nemmeno la storia d’amore fra Inoha e Kira, e tutto si svolge in un susseguirsi di note dove parole come: Onore, Fedeltà, Ideali non fanno pensare a sentimenti scontati e remoti, ma vivono in un contesto difficile ma reale e fanno riflettere, rendendo gradevole la lotta eterna fra Bene e Male. Devo dire che la difficile arte di saper scrivere è plasmabile per M.Stella Bruno. Nel romanzo ogni piccolo particolare è espresso con cura, sembra di trovarsi nei panni dei personaggi diretti da abile mano.”

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La saga de”Il Sigillo del Drago Infinito”

Un nuovo video di presentazione per la saga de”Il Sigillo del Drago Infinito”… E presto in uscita il II Volume!!!!

Recensione – La saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”

“…L’incisione su di un sigillo-chiave che apre un libro di profezie. Questo lo spunto per un intreccio di passioni e sentimenti, di violenze e d’idealità, di avventure vissute da uomini ordinari e straordinari, in un mondo irreale, così simile tuttavia al nostro. L’uomo c’è tutto in questa medievalità fuori dal tempo: c’è l’arrivista, il potente senza scrupoli, c’è l’avventuriero e l’idealista, c’è l’umile che impara una grande lezione di vita, c’è l’irruente che scopre l’umiltà. Ed il Bene, piegato, tradito, si soleva ancora una volta a contrastare il Male, a opporglisi con la nobiltà dei suoi ideali, a vincere poiché nel Male stesso è insita l’autodistruzione. Tutto in una varietà di avvenimenti e personaggi indimenticabili, dove il gioco dell’intelligenza è l’arma più efficace contro il nemico, dove chi soffre per un ideale di giustizia non si sentirà mai sconfitto. E parlare d’intelligenza ci porta all’avventuriero Ajhall con le sue astuzie volte al bene, all’imprevedibile Torre dei Saggi con le invincibili armi di difesa, frutto di scienze matematiche e astronomiche. Procedendo nella lettura, il romanzo intriga sempre di più il lettore che vede il dipanarsi rapido di emozioni varie e sempre più intense. “Vede”, poiché è quella la tecnica di scrittura: le immagini si stampano nella mente seguendo le agili parole di una mente che fotografa per noi le avventure di uomini, le tinte sempre diverse di albe e tramonti, i panorami di terre variegate. Stupendo affresco che resta nel cuore.”

Rosalia Alba Bavastrelli, dott. in Lettere

Il Sigillo del Drago Infinito2

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Il mio ebook

I custodi dei frammenti - il sigillo del drago infinito

“Il Sigillo del Drago Infinito (Volume I), I custodi dei frammenti” di
Maria Stella Bruno, Edizioni il Pavone

“Safav è l’unico sopravvissuto del suo villaggio, distrutto da un esercito senzabandiera, e, desideroso di vendetta, parte in cerca di risposte e informazioni. Ajhall è un marinaio, scanzonato e molto furbo, che sembra quasi attirare i guai. Inoha è un giovane irruente e temerario che freme all’ombra del padre, Partaf, cavaliere di AlbaNotte.Le loro vite si intrecceranno ed insieme scopriranno quale grande pericolo incombe sul mondo conosciuto. La brama di potere di un solo uomo minaccia la pace e la stabilità. Phalaha, detto il Corvo Nero, infatti ambisce a riunire i sette frammenti di una chiave che apre un libro di profezie pericoloso e, per impedirglielo, Safav, Inoha e Ajhall vivranno numerose avventure. E fra lotte, intrighi e tradimenti viaggeranno per il mondo imparando a conoscere anche se stessi, in uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…”

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Una rosa rossa dal lungo stelo

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Densa di commozione e malinconia, è la voce di mia nonna quando mi racconta la sua storia, la storia di un amore profondo e vero, che è durato più di cinquant’anni e non si è spento neanche nell’ultimo respiro di lui. Una storia che sa di antico, del pudore di altri tempi, quasi fosse una vicenda rubata da un film ingiallito o da un diario ritrovato chissà dove. Ero… nell’età in cui si aspetta, trepidante, di provare la magia dei primi battiti d’amore, la prima volta che me la raccontò e da allora assaporai ogni parola immaginando, sperando, che un giorno qualcosa di simile toccasse anche a me.
Era il 1946, la guerra era appena finita e si cercava alla meno peggio di ricostruire le cose. Il Paese, da Nord a Sud, riprendeva faticosamente a vivere, bramando di ritrovare una normalità in un mare di macerie. Stella era una giovane di ventidue anni, portava i capelli sciolti in boccoli lunghi neri sulle spalle, ed aveva lo sguardo trasognato di chi è stato cresciuto in una serra per fiori delicati. La paura della guerra, le bombe, la morte, l’avevano solo sfiorata, letteralmente. Suo padre, un galantuomo avventuroso, in questo era stato molto bravo. Figlia unica, le era stato insegnato tutto ciò che poteva essere utile ad una futura sposa. Dopo il diploma magistrale, impegnava le sue giornate nelle lezioni di piano.
Quel giorno era uno come tanti, lo scirocco ruggiva fra i palazzi della bella Messina, adagiata mollemente sulle rive dello stretto. Stella camminava veloce per raggiungere la casa dell’insegnante di piano che viveva sulla stessa strada di casa sua. Ma era destino che quella volta non ci sarebbe stata lezione.
– Il figlio della nostra vicina è a Palermo col tifo. Sta molto male! – le disse l’anziana insegnante. – Povero giovane, dopo la guerra anche questo! Dovremmo pregare. –
Sì, era giusto, pensò Stella. Pregarono per tutto il tempo della lezione, per quel giovane che ella non conosceva, con ardore, con compassione, sperando che superasse la malattia. E forse furono quelle preghiere a contribuire alla guarigione.
Passò del tempo e per Stella la vita procedeva come sempre. Molti uomini avevano iniziato a notarla ed alcuni avevano già chiesto a suo padre la possibilità di corteggiarla, ma egli non aveva dato il suo assenso a nessuno, neanche al figlio di un amico. Era un crepuscolo d’oro e sangue quello in cui i miei nonni si videro per la prima volta. I loro rispettivi giardini erano separati da una bassa recinzione, quindi fu facile per i loro sguardi incontrarsi. Alto, dalle spalle larghe, dal viso forse un po’ pallido, ma con due occhi profondi, sinceri che la guardavano dolcemente, ecco come le apparve lui. Bellissima come un angelo, dagli occhi luminosi come il suo nome ed il viso perfetto, così gli apparve lei. Giuseppe, però, sapeva chi aveva di fronte, glielo avevano raccontato. Era la giovane che aveva pregato per lui, per la sua guarigione. Era venuto a ringraziarla, ma non si aspettava che fosse così bella.
Cominciarono a parlare semplicemente, e diventarono amici. Così Stella seppe di come lui si stesse laureando in giurisprudenza con le proprie forze. L’università la pagava con borse di studio, ed i libri, beh, quelli che non poteva comprarsi li trascriveva a mano nelle biblioteche, come gli antichi monaci. Ricordo bene la sua scrittura, quanto minuta fosse, nata probabilmente per necessità di trascrivere più nozioni in una sola pagina. Ma Giuseppe aveva dovuto interrompere la sua vita universitaria. La guerra, il richiamo della Patria, lo aveva colto nel mezzo degli studi. Ora che tutto era finito e che del tifo non c’era più traccia, se non nel bastone che portava, aveva ripreso a studiare.
– Ma tu porti il bastone… – osservò una volta Stella – …non me ne ero resa conto, finora. –
Come poteva? Forse per pudore, Giuseppe aveva cercato di non ostentarlo. Lui le sorrise e lanciò il bastone lontano, nelle erbe alte.
– Adesso non ne ho bisogno. – disse con semplicità.
Stella ne rimase colpita. Aveva paura che potesse cadere e non voleva che fosse per colpa sua. Ma mio nonno non cadde mai… Per lei si mantenne in piedi quella volta e non solo. La loro amicizia proseguiva e mutava pian piano in qualcosa di cui forse lei non aveva piena coscienza, ma per lui… Gli occhi di Stella riempivano il suo cuore.
La rosa rossa dal lungo stelo era poggiata quasi dimenticata sul muretto di divisione delle due famiglie, lì da dove i due giovani erano soliti parlarsi. Stella ne fu sorpresa ma la prese assaporandone il profumo fin dentro l’anima. Immaginava chi l’avesse lasciata per lei. Ne fu contenta, più di quanto pensasse e lo fu ancor di più nello scorgere il messaggio. Sullo stelo c’era avvolta una sottile striscia di carta. La sciolse e lesse: “Ti amo”. Due parole, troppo comuni oggi, ma che, forse come ogni cosa, avevano un sapore diverso a quei tempi. Erano ammantate di pudore, purezza, segretezza… Le lacrime sono sempre presenti negli occhi di mia nonna quando parla di quel momento. Da allora le rose rosse diventarono simbolo dell’amore dei miei nonni.
– Ah, ho visto sua figlia. Faceva l’ammuri con il figlio della vicina! –
Le male lingue non tardarono a farsi udire. “Fare l’ammuri” a quei tempi era un concetto molto più ampio di quello odierno. Parlare da sola con un ragazzo era sconveniente, specie per chi ha negli occhi il peccato. Il risultato di ciò che disse l’impicciona, fu che la madre di Stella la chiuse in casa. E da una finestra ella dovette comunicare a Giuseppe la sua condanna:
– Non posso più vederti. – gli disse e scomparve piangendo.
Quella sera stessa a casa di Stella giunsero visite. Giuseppe l’amava veramente. Si presentò con i suoi e chiese ufficialmente al padre di lei la possibilità di corteggiarla. Il mio bisnonno era un uomo intelligente e aveva capito i sentimenti della figlia, difatti, malgrado fosse solito rifiutare i pretendenti, accettò Giuseppe e… non ebbe di che pentirsene. Fu un altro figlio, ancora più affezionato alla famiglia di Stella, poiché la sua lo aveva lasciato a se stesso, specie negli studi. Il desiderio di laurearsi di Giuseppe non era ben visto da alcuni suoi familiari, mentre il padre di Stella trovava fosse lodevole.
Il periodo del fidanzamento passò serenamente, secondo usi a noi un po’ inconsueti. I fidanzati non potevano uscire soli e dovevano portarsi dietro una delle cugine più piccole di lei. Ebbero anche la sfortuna, durante il loro viaggio di nozze a Taormina, di incontrare dei lontani parenti che, con scarsa delicatezza, si aggregarono a ogni spostamento dei neo sposi. Ma loro sopportarono anche questo con un sorriso. Mia nonna ricorda che la prima volta che si mise il rossetto fu durante quel viaggio e fu mio nonno a passarglielo sulle labbra…
I veri, grandi dolori per i miei nonni sopraggiunsero dopo la nascita del primo figlio. Un bimbo voluto, amato, il coronamento di due sposi che vogliono una famiglia, ma averlo fu una gioia di poco. Due anni per l’esattezza. Era un bambino dolce, sensibile, precoce, forse perché sapeva cosa fosse soffrire in quanto cagionevole di salute. Morì di meningite, malgrado le cure e le preghiere. Stella soffrì sopra ogni dire. Il corredino fatto per quel bimbo adorato, cucito, ricamato tutto di suo pugno, fu donato in beneficenza e, per molto, parve a Giuseppe che Stella non si sarebbe più ripresa. Ma il suo amore costante, il suo esserci sempre, la aiutò. Ebbero altre due bimbe che crebbero e generarono a loro volta dei figli. Io sono la prima nipote, la più grande, quella che ha più ricordi del nonno. Egli ci ha lasciati dopo aver fatto l’ultimo grande dono alla sua Stella. Malato, con le mani tremanti, nel 1998, rinnovò nuovamente i voti nuziali.
La loro storia d’amore fu molto più grande di quanto io possa narrare in queste poche righe, però questo è un semplice, dolce racconto vero, che narra di come una rosa rossa dal lungo stelo posta su di una tomba possa ancora oggi rammentare un amore profondo e infinito…

Maria Stella Bruno

Influenza

IspirazioneL’influenza mi ha messa KO. Ho passato il fine settimana tra brividi di freddo, starnuti e mal di gola… Condannata ad un riposo forzato, però, ho trovato anche un po’ di ispirazione per scrivere.  Già, ho scritto, ma… cosa? Adesso che sto meglio, non ho cuore di riprendere il quaderno e controllare la logicità di ciò che ho messo su carta. Beh, sì, perché con 38 e passa quanto si può essere lucidi? Diciamo che io non vaneggio neanche a 40, ma scrivere un romanzo, specie in un punto difficile, non è cosa da fare con l’influenza. Forse… Sarebbe davvero il colmo se questa  “pestilenza” mi avesse aiutata! Bah! Se ne riparlerà quando il virus mi avrà definitivamente lasciata.  ^_^

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