“Blado 457” di Erika Corvo – recensione di Maria Stella Bruno

BLADO457 copertina e-book

215 anni (e una catastrofe atomica!) bastano per trasformare il nostro pianeta in un mondo alieno, irriconoscibile, ed i suoi abitanti in sopravvissuti con regole di vita e abitudini decisamente diverse. Le radiazioni hanno modificato nel tempo gli uomini rendendoli dei mutanti che si sono adattati alla nuova natura selvaggia riappropriatasi prepotentemente dei suoi spazi. Come vere e proprie specie a se stanti, questi mutanti si oppongono agli eredi di quegli esseri umani che tali son rimasti ma che lottano per non estinguersi… Già, perché che siano appartenenti ai Crew, villaggi di superficie, o Rest, gli abitanti di Rinascita, città sotterranea, l’unica legge fondamentale è quella di far sopravvivere il genere umano. Ed in questo mondo sconvolgente, duro, spietato, viene a trovarsi una donna dei nostri tempi, Susan, che è “sradicata” dal suo tempo proprio nell’ora più buia dell’umanità: la guerra atomica. Viene salvata, potremmo dire, ma insieme a lei apprendiamo lo sconvolgimento, dopo secoli, del pianeta. Così Susan passa dalla sua società, dove le donne erano in rapporto di 7 a 1 e le nascite controllate, ad un’altra diametralmente opposta, dove le donne fertili sono poche, quasi rare, e le nascite un privilegio per conservare i propri geni. Per questo, dai Crew le donne sono Madri, dee, guide, (così ci si rivolge loro: “Dev, Dea, Madre di Ogni Vita, ti rispetto e ti onoro per la fertilità che porti. La mia vita è al tuo servizio. La tua serve l’umanità tutta.”)ma, come regina d’alveare, sono soggette ad un destino da “fattrici” per tutta la vita, cioè finché non muoiono di parto… Le cose non son certo migliori dai Rest, anzi… Rinascita è una città che cerca di proseguire l’opera del mondo lasciato da Susan, ma non crea niente, si limita a raccogliere ciò che è stato lasciato dal passato. E’ un’ombra, un’illusione con molti segreti.

In “Blado 457”, dal nome del protagonista maschile, lo stile è semplice, diretto, coinvolgente. A volte ci vengono porti direttamente i pensieri dei protagonisti, quasi fossero un dialogo con se stessi, così da poter comprendere meglio l’indole dei personaggi. Ma più che questi, ciò che a mio avviso resta maggiormente impresso nel lettore è la prepotenza, la spietatezza del mondo, delle creature, degli usi e degli uomini rimasti. Il pericolo è costante, una realtà di ogni giorno per gli abitanti di superficie, una minaccia celata e più subdola per chi vive sottoterra. Questo “Day After”, come promesso dall’autrice nella premessa, si discosta abbastanza dal genere, “strizzando di più l’occhio” verso la fantascienza coi suoi mondi ostili da esplorare…  Quindi, se deciderete di esplorare questo mondo e le sue imponenti foreste e rovine, vi lascio solo un consiglio: attenti a ciò che respirate o “il canto della morte” vi sorprenderà, lasciandovi facile preda dei Fitokillers(“la peggiore mutazione che le radiazioni abbiano potuto produrre.” come affermerà Blado) ! Perciò buona avventura e come direbbe Blado per accomiatarsi: “Cento siano i vostri figli.”

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