“Tutti i doni del buio” di Erika Corvo – Recensione di Maria Stella Bruno

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Tutto inizia con un giovane, Akenion, che vede una ragazza, Mitra, rimanendo incantato dalla sua bellezza.  Dalle sue stesse parole, pensieri e sensazioni apprendiamo di come si avvicina a lei, la conosce e se ne innamora ricambiato. Dove sta la novità, vi direte? Beh, è il mistero a far la differenza, un mistero che circonda Mitra, le sue abitudini, la sua casa, la sua famiglia… Akenion cercherà di dissiparlo ed è solo grazie a lui, in un racconto dentro un racconto, che apprendiamo la stupefacente vita del padre della ragazza, le vicende di Arideth e della sua amicizia con la Shakar Aki…

Siamo nel mondo di “Blado 457”, ma “Tutti i doni del buio” è ambientato forse secoli dopo gli eventi di quel libro. Ritroviamo un’umanità più “stabile”, non preoccupata dall’estinzione, ma da cose che potrebbero turbare l’andamento tranquillo ed il predominio della propria esistenza. I mutanti del genere umano, una costante dopo la bomba atomica, sono mal visti, emarginati, osteggiati, anche se non più uccisi, grazie ad una nuova religione e nuove leggi.  Diversa sorte spetta alle specie non più umane dopo gli eventi radioattivi di tanto tempo prima, quelle sono sterminate anche se non arrecano danno ai villaggi o agli uomini. Gli Shakars, ad esempio, i Signori del Buio, vengono ritenuti semplici bestie, esseri furiosi e terribili, ma è proprio così?

Arideth risponderà a questa domanda ed il suo mondo, come i suoi orizzonti cambieranno per sempre. Egli guarderà oltre le apparenze, a capire “Il diverso” che spesso terrorizza perché solo non si comprende, rimanendo però egli stesso invischiato nella rete delle diffidenze e paure dei suoi simili, ancora chiusi nelle loro convinzioni. Tutto il romanzo pare un’esortazione a “scrutare nel buio”, ovvero a cercare di capire le esistenze estranee alla nostra, per una pacifica e proficua esistenza. Un inno alla tolleranza e fratellanza, oltre le differenze.

La narrazione fluisce via con facilità in maniera semplice e diretta, che permette al lettore di addentrarsi in una storia che ha molti più risvolti “sociali” di quando si immaginasse.  Si perde un po’ “dell’aria di fantascienza” di “Blado 457”, ma si ricava una storia godibile dai toni più luminosi. Quindi, “accendete il buio” e buona lettura! ^_^

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