“Andreios – lo straniero” di Morgana Mazzù – Recensione di M.S.Bruno

mazzù

Immaginate una finestra, una tenda dischiusa, smossa dal vento. Immaginate di osservare, nel danzare del telo, cosa accade in quella abitazione, i  frammenti di vita che interessano quelle persone, come immagini impresse su anfore o bassorilievi… Siamo ai tempi di Pericle, presso un’Athenai splendida e terribile nella sua arroganza. La storia, i sentimenti, sono quelli di Andreios, straniero nella sua Atene, che pur vivendoci, pur contribuendo alla vita sociale ed economica della città, al punto da diventare persino amico dello strategos, rimane sempre un escluso, senza alcun diritto. Non ha giustizia per l’assassinio di suo padre anche se non è un mistero l’identità di chi lo ha ucciso, perché Ipparcos, come lui, era solo uno straniero, un diverso, un rifiutato e perciò la sua vita, le sue azioni, avevano meno valore rispetto a quelli di un cittadino ateniese… E di questa ingiustizia, di questa esclusione, Andreios non perdonerà mai Atene, neanche quando verserà del sangue per lei, neanche quando essa sarebbe pronta ad accoglierlo. E con lo scorrere della sua vita, con lo scorrere del filo della sua esistenza, come ad opera delle Parche stesse, Andreios dimostrerà agli altri ma soprattutto a se stesso che è l’uomo a far la differenza, non le sue origini. Come l’archeologo carpisce una storia dai frammenti dei vasi che recupera con  mani esperte e amorevoli, così in questo racconto poetico percepiamo la superbia di Athenai, ma anche una struggente consapevolezza, una saggezza ereditaria, un affetto ed una continuità che passa di padre in figlio, seguendo una trama che infine porta a ciò che avrebbe dovuto essere… Nessuno straniero, nessun diverso, nessun escluso, solo uomini, con le proprie debolezze, i propri punti di forza… Sarà l’eredità di Andreios per suo figlio.“…In una frazione di tempo minima, Andreios comprese il significato di tutto ciò che suo padre gli aveva detto ed aveva fatto per lui in tutta la sua vita; si sentì immensamente forte e tremendamente debole insieme, e la sua forza, come la sua debolezza, stavano tutte in quell’esserino sconosciuto fra le sue braccia.” Ed è in fondo questa l’essenza di essere uomini!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: