“Musashi” di E. Yoshikawa – Recensione di Maria Stella Bruno

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Ho finito di leggere “Musashi” di E. Yoshikawa. Proprio io che divoro libri in pochi giorni, anche grossi tomi, ammetto che questo ho faticato a finirlo. Perché? Mi sono chiesta. La storia è scritta bene, forse in un linguaggio un po’ arcaico, ma compensa con alcune descrizioni bellissime. I personaggi son tanti, sì, ma ci sono abituata. La filosofia orientale non mi è estranea, né la concezione della Via della Spada, c’è tanta avventura, ma è un fatto che questo libro è rimasto parcheggiato sul mio comodino per un bel po’…  Riflettendoci adesso che ho concluso, considero che son tante le cose che hanno contribuito a rendermi la lettura un po’ ostica. Ad esempio:  se posso sforzarmi di capire la concezione che spinge Musashi a errare in cerca della vera via del samurai, non riesco a comprendere invece l’imperituro amore di Otsu nei suoi confronti. Sarà che sono una donna occidentale figlia dei miei tempi, ma ‘sta povera (e strana) ragazza insegue letteralmente Musashi per tutto il libro incappando in svariati problemi che le danno tante preoccupazioni e lacrime ma che, per fortuna, non la toccano né nel corpo né nello spirito. Lui, gelido come un iceberg, continua a sfuggirle perché la ragazza lo distrarrebbe dalla via intrapresa… Solo alla fine Musashi cede sembra più perché gli dicono che è il tempo di accasarsi che per altro. Insomma, cede per stanchezza quasi, anche se le professa che, dopo la sua spada, ama solo lei… Quindi, questo “amore” particolare mi ha un po’ spiazzata. E che dire dei tanti personaggi? Ad un certo punto sembra che tutti vogliano Musashi, chi per amore (almeno due fanciulle. Una è Otsu), chi per vendetta, chi per affrontarlo in duello. E le vicende dei tanti personaggi che si intrecciano con le avventure del protagonista, si intersecano anche fra loro… Per carità, tutto è ben orchestrato, tutto ha un suo filo logico, ma la lettura è un po’ pesante, specie perché si deve fare i conti con una mentalità lontana dalla nostra. Comunque, non sono scontenta di averlo letto, non mi sono pentita, e in alcuni punti (nelle descrizioni delle armi e di come venivano usate, e anche negli usi e costumi del Giappone del 1600) mi è piaciuto davvero tanto. Su cinque stelle, per me ne merita tre… Non deludente, ma neanche entusiasmante. Non mi ha mai “catturata” davvero…

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