Recensione – “Black Diamond” di Erika Corvo

black diamond

Dopo “Fratelli dello Spazio Profondo”, ecco la seconda avventura del pirata Brian Black, capitano della nave interstellare Black Diamond, dal suo soprannome. Ciò che risalta in questo libro di fantascienza è l’azione, la piena avventura, fra intrighi, trovate geniali e mirabolanti salvataggi, ed il carisma di un personaggio intelligente, appunto Brian Black, che è anche diverso dalla risma dei suoi Fratelli dello Spazio. Dal precedente libro troviamo un Brian più adulto, meno arrabbiato e violento, più riflessivo, forse maggiormente consapevole del suo ruolo di guida per i suoi sottoposti. Un uomo che sa di essere responsabile di ogni vita che sta sotto il suo comando e che per questo cerca sempre di valutare ogni situazione per limitare le perdite umane. Certo, è sempre un pirata, non è un eroe, non è un paladino della giustizia, è un uomo carismatico che sa quel che vuole. Che sia rubare una partita di Uranio o introdursi in un palazzo ben sorvegliato o sfuggire a incrociatori nemici, beh, state sicuri che Diamond ci riuscirà! Non è crudele per puro piacere di esserlo come invece può dirsi di Korly, un altro capitano. E di lui Brian dirà, mentre l’uomo avanza fra i morti: “Era William Korly, e la morte era il suo pane quotidiano: naturale che in mezzo ad essa, si sentisse a suo agio.” Ed è quasi come se Brian dovesse ricordarlo a se stesso, poiché egli è diverso. La storia si snoda intorno ad un pianeta, Denhid, ed in particolare al Regno di Bulag. Non importa che sia l’uranio a “chiamare” in quel luogo Brian e la sua ciurma, infine egli ne prenderà a cuore le sorti, tanto da rischiare ogni cosa, la propria vita, quella dei suoi uomini e anche la sua nave, per svelare e sventare un complotto dei Federali, di uno di loro in particolare che dovrebbe annoverarsi nella schiera dei “buoni”. La storia ed il suo scorrere è affidato a tre “voci”, tre persone, tre caratteri che narrano in prima persona gli eventi: Louise, schiava che ritrova la propria dignità e riscatto, Stylo, amico fidato e secondo del capitano, e infine proprio lui, Brian, il diamante nero. La narrazione è ben posta, le immagini sono vivide, anche se a volte sembra che la scelta della prima persona stia un po’ stretta alla storia, specie quando si parla di eventi al di là delle azioni dei narratori. Nel complesso, comunque, è un libro piacevole, in cui immergersi, per scoprire le fantastiche trovate del capitano Brian Black, la sua furbizia, la sua  temerarietà e determinazione, che lo portano sempre ad emergere ed a farsi amare dai suoi sottoposti e non solo…

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