Momenti di “grazia”

547934_10151093168062722_1656381314_nTrovare il tempo per scrivere è diventato un vero miracolo. Prima ringraziavo la mia inesorabile insonnia, ma adesso, anche quando mi sveglio in piena notte, non trovo la forza di prendere la penna in mano. Però, ci sono momenti di “grazia”, momenti in cui, anche in pieno marasma, mentre la tv spacca i timpani a tutto volume, qualcuno chiacchiera vivacemente e magari ti aspetta l’ennesima commissione o faccenda da fare, in cui, dicevo, riesci ad assentarti da tutti, dimenticare tutto e tutti, persino te stesso, per immergerti nel tuo romanzo, nella storia che stai scrivendo, percependo solo il mondo che descrivi, ogni alito di vento… Allora assapori la vera essenza della creatività, l’esaltazione… Quando questi momenti finiscono, sei soddisfatto di te, rinnovato, ed hai nuova energia. Vorrei potermi “assentare” in questi momenti più spesso, ma, come l’ispirazione, essi sono soggetti alle bizze delle Muse, le insindacabili padrone della vita degli scrittori e poeti ^_^

Comunque, rapita da un simile momento, ho messo su carta un pezzo del mio nuovo romanzo “L’Ombra delle Torri”. Promette di essere diverso dagli altri della saga, ancora in revisione. I gemelli Xaver ed Alwaid si avviano al grandioso destino che li attende, fautori del loro cambiamento e di quello del mondo che li circonda… Beh, vi riporto di seguito l’ultima descrizione che ho fatto su di loro, presente proprio nel Prologo del libro sopra citato:

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“Xaver si mosse nervoso nel suo nascondiglio. Sembrava che il suo gemello stesse fisicamente bene. Fin da bambini erano stati identici, solo l’osservatore più attento avrebbe riconosciuto l’uno dall’altro. Adesso le cose iniziavano a cambiare. Come una buona spada forgiata nel fuoco, anche i loro corpi si modellavano nella vita che conducevano. Continui allenamenti, combattimenti e viaggi avevano reso Xaver muscoloso e scattante, il suo sorriso sicuro e tagliente all’occorrenza, il suo fare sciolto e avvezzo al comando. Era un uomo dedito all’azione, ogni cosa in lui lo denunciava. Dal canto suo Alwaid, pur conservando un corpo agile e ben proporzionato, non aveva la stessa carismatica fisicità del gemello, ma un fascino diverso che andava al di là dell’avvenenza che entrambi possedevano. Il suo occhio interiore, il suo dono unico, lo aveva ammantato del fascino del mistero, un’ammaliante e inquietante aura che sapeva stregare e intimidire. Il suo sguardo era indecifrabile, ameno e intenso, la sua espressione a volte malinconica, il suo fare silenzioso e accorto. Si poteva dire che se Xaver aveva la dirompente energia e irruenza del sole, Alwaid poteva essere più simile all’avvolgente notte, a volte consolante, coi suoi sussurri segreti, le sue pause lente e incisive, ma anche inquieta e allarmante nelle sue ombre più dense. Non per questo il veggente dimenticava il sorriso o aveva un modo di fare cupo. “

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