Non solo Maria. Non solo Stella. Intervista allo specchio.

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Mi siedo. Esordisco tossendo e mi sento un po’ nervosa, non emozionata, più seccata. Sono nuova nel ruolo di intervistatrice, non so cosa ne uscirà. Guardo il foglio che ho davanti con un misto di astio e divertimento. Sono gli appunti. So bene però che non li seguirò. Mi sto mettendo alla prova. Voglio essere un’intervistatrice “ficcante”, che non ha pietà per il soggetto in esame.

Osservo chi mi osserva e per poco l’altra non scoppia a ridere. Ah, bene! Penso, ironica. Cominciamo col piede giusto… Riprendo il controllo di me e chiedo a bruciapelo:

– Scrivere è lavorare? –

L’altra ricambia il mio sguardo. Pare offesa. Perfetto, penso soddisfatta.

Sto alla scrivania – risponde con voce tranquilla – quanto e più di una segretaria. Ho orari impossibili che vanno ben oltre quelli di ufficio. A volte scrivo anche di notte. Il mio capo è un vero aguzzino. – Ride, allude a se stessa. – Mi paga poco o a volte pure niente… Se non è lavoro questo…

– Ma i più, la gente che incontri per strada e a cui ti presenti, lo considerano un hobby, una carriera impossibile… – faccio io, decisa a non mollare la presa.

Voglio suscitare una reazione. Qualsiasi.

Può essere un hobby, ma non per chi ci si dedica come faccio io. La mia è passione. Perché è più “possibile” far la ballerina ad Amici che diventare una scrittrice con un discreto pubblico di lettori? … Certo, non è facile, ma niente lo è.

– Siete in tanti coloro che scrivono, specie in ebook, e la qualità di ciò che si offre al lettore spesso non è buona. A volte sono autopubblicazioni che non passano neanche attraverso un lavoro di editing. Tu hai pubblicato in ebook, vero? – concludo con nonchalance.

Sì. – replica lei con semplicità, per niente impensierita dalle mie insinuazioni. – Ho pubblicato in ebook, ma tramite una Casa Editrice specializzata che ha vagliato i miei romanzi e li ha approvati e sottoposti a correzione. Poi, non tutte le autopubblicazioni sono da lapidare. Ci sono lavori ottimi comunque. Sarebbe da stupidi non considerare caso per caso.

– Mmhh – mugugno io, fingendo di controllare gli appunti e incassando il colpo – In Italia l’ebook non ha la stessa diffusione degli altri paesi. Molti pensano che ci si accontenti di pubblicare in ebook perché nessun editore voleva farlo in cartaceo. – Incalzo io. Tié, pensò a mo’ di sfida.

Non è così. Per l’ebook è solo più semplice. Ci sono meno costi di pubblicazione da parte dell’editore che quindi è più propenso a pubblicare anche gli esordienti. Poi i costi per il lettore sono decisamente inferiori. Tutti i miei libri sono disponibili a 3,99 €. Il cartaceo, però, è il sogno non tanto segreto di ogni scrittore, ma la maggior parte delle volte è a pagamento o con contributo.

– Lo sai, perché… – lascio la frase a metà e aspetto che lei concluda.

– …ci sono passata. – fa lei infatti.

Naturalmente lo sapevo già.

– La prima edizione del tuo romanzo, vero? Si chiamava “Il Drago Infinito – I custodi”–

Sì, è successo nel 2006, ma sei anni dopo, ho rivisto il romanzo e, cambiato il nome, l’ho riproposto in ebook. –I custodi dei frammenti - il sigillo del drago infinito

– Niente nuove idee da proporre? –

Non è per questo. “I custodi dei frammenti” meritava un’altra chance, soprattutto tenendo conto che il secondo volume era ancora inedito.

– E lo hai pubblicato? –

L’anno scorso. Con “La Spada e il Drago” si è conclusa la mini saga di due soli libri, che poi è un’unica storia.

copertina Bruno LSEIDLo vedo nei suoi occhi. Sta fremendo dalla voglia di parlarne. Di dirmi perché qualcuno dovrebbe comprare il suo romanzo e non quello di un altro.

– La saga de “Il Sigillo del Drago Infinito” – faccio io controvoglia – Sulla scia di ben più famosi fantasy… –

No, no. – mi blocca lei e le ho dato il “La” senza volerlo – E’ più una storia d’avventura. Non c’entra niente con storie di fate, maghi o draghi… La mia storia si svolge in un Medioevo alternativo, in un mondo inventato ma plausibile. Sono pochi gli elementi fantasy e si incentrano tutto sul concetto di preveggenza. C’è un libro di profezie potente da proteggere…

– Sì, ed io tuoi eroi dovranno trovarlo. – sono io ad interromperla adesso, a frenare quel fiume di parole.

I miei eroi – fa lei paziente – vogliono impedire che altri lo trovino, perché chi possiede il potere di conoscere in anticipo gli eventi può manipolarli a proprio piacimento. E ciò non è un bene.clessidre notturne

– La conoscenza del futuro alla base del potere. Concetto interessante, ma il futuro, il tempo che passa inesorabile, non sono una tua ossessione? Hai scritto un libro di poesie col titolo “Clessidre Notturne”.–

Non è proprio un’ossessione, ma il tempo che passa, il mistero di ciò che accade, hanno riempito spesso i miei pensieri. Sono poesie esistenzialiste. Brevi componimenti, un centinaio in tutto…

– “Clessidre Notturne”, mi pare di aver già sentito questo titolo. –

Nel 2003 ho vinto il primo premio di un concorso di poesie. Ed il premio era una pubblicazione fuori commercio in 100 copie. Di tutti i miei componimenti, ne furono scelti trenta da inserire nella raccolta che, nella sua totalità, aveva quel titolo… Ecco perché l’ho riproposto.

– Non si butta via niente. – faccio io beffarda.

Se una cosa nasce con quel nome che lo rappresenta  perché dovrei cambiarlo? – mi sorride tirata lei.

Si sta innervosendo. Ce n’è voluto! …Stop… Mi chiedo improvvisamente perché dovevo farla innervosire. Non lo so, mi rispondo. Mi rifugio ancora negli appunti.

– Stai lavorando ad altri progetti? – biascico, pentendomi subito dopo.

Sì, tanti. Ho finito da poco un romanzo di fantascienza, mentre sto scrivendo il terzo volume di una saga ancora inedita con protagonista il veggente che scrisse il libro di profezie de “Il Sigillo del Drago Infinito” ed il suo gemello. In più sto mettendo insieme una raccolta di racconti e preparando una nuova silloge di poesie.

Caspita, e che è? Un polipo? Quante cose vuole fare insieme?

Tossisco come a schiarirmi la gola , ma cerco solo di schiarirmi le idee.

– Grazie per l’intervista. – decido di chiudere.

Sono a disagio.

Grazie a te per la… chiacchierata. – ride lei.

Mi osserva e sorride. Perché volevo mettere alla sbarra colei che ho di fronte? Mi chiedo. Una ragazza qualunque, dal viso tondeggiante e gli occhi scuri come i capelli. Perché? Lei forse ha la risposta.

Perché era quello che volevo io. – mi dice infatti – Volevo spiegare e narrarmi in una maniera un po’ diversa, per mostrare Maria Stella. Non solo Maria. Non solo Stella. Una persona qualunque, una scrittrice dai tanti volti.

Guardo “l’altra” di fronte a me. Gli specchi spesso mentono, ingannano, ed io mi sono sottoposta al suo inganno per saggiare la verità. Sorrido a me stessa, a quella parte confusa e contraddittoria, al bastian contrario della mia esistenza. Di nuovo integra, mi alzo e riprendo il cammino.

Maria Stella Bruno

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Recensione: “Supernotes”di Agente Kasper e Luigi Carletti

supernotes“Una storia talmente reale da superare la fantasia”

Questo è ciò che dice, o meglio pensa fra sé l’avvocato Barbara Belli a proposito della vicenda in cui è stata proiettata, un retroscena incredibile, un mondo nel mondo, il “dietro le quinte” della Storia ufficiale, fatta di spie, corruzione, opportunismo, tripli giochi, dinamiche internazionali controverse e operazioni americane poco pulite. Il romanzo narra della storia di Kasper, nome fittizio di un uomo con tanti nomi, di uno 007 italiano “prestato” spesso alla CIA, che si ritrova “incastrato” in una faccenda “scomoda” al punto da rendere anche lui “scomodo”. Rapito in Cambogia, torturato e detenuto, passerà 373 giorni di pura agonia, di inferno, come anche lui definisce quel periodo, che lo costringeranno a rivedere la sua vita e infine a cambiarla definitivamente, una volta libero. La  narrazione è incalzante, lo stile duro, lapidario a volte, sicuramente incisivo. Ci viene esposta su “due fronti”: ciò che Kasper vive(durante la sua prigionia in Cambogia) e ricorda, le missioni passate che sono collegate in qualche modo all’indagine che lo ha messo nei guai, e le ricerche dell’avvocato Barbara Belli, a Roma (incaricata dalla famiglia di aiutare l’uomo), le sue scoperte su Kasper e la sua impotenza nello scontrarsi con “un muro di gomma” mentre cerca di smuovere le autorità italiane per salvare il suo assistito. “Supernotes” non è un libro “facile”, specie se si tiene conto che narra di una storia vera, che davvero da qualche parte c’è un uomo che ha vissuto quell’inferno, che ha subito torture fisiche e psicologiche, che si è sentito abbandonato dal Paese che serviva, ma che può ancora raccontarlo.  E per farlo è dovuto fuggire, altrimenti… Interessante è la parola chiave di questo libro, un “interessante” che non è blando o sornione, ma attento e vigile perché svela alcune cose del panorama internazionale passato (ma poi davvero tanto!?!) ed altre del Bel Paese. Ciò che risalta maggiormente è l’onnipresenza americana su tutto, della CIA e di altre sigle che cercano di fagocitarsi a vicenda, una guerra intestina fra “Ditte” sorelle che crea più danni che altro anche a livello internazionale. Poi c’è la durezza, la spietatezza, la ferocia di un Paese, la Cambogia, vista oltre l’occhio del turista, nelle verità scomode, inumane, non certo mostrate nei dépliant pubblicitari. Beh, dopo aver letto “Supernotes” mi son detta: “Accidenti! Ed io che mi indignavo delle schifezze che la politica, internazionale e non, combina alla luce del sole, sotto i riflettori dei Media! Chissà cosa accade oltre lo sguardo del popolo, quante verità celate, quanti panni sporchi insabbiati, quanta sofferenza, quanti giochi di potere!” … Niente di nuovo, mi son detta infine. La Storia ha i suoi segreti, ma non sempre rimangono tali, vedi “Supernotes”…

Quattro stelle su cinque.

Recensione: “Storia del lupo Kola” di Francesco Perri

storia_del_lupo_kolaUscito nel 1960, “Storia del lupo Kola” ha come tema il rapporto fra Uomo e Natura. Kola, lupo catturato da cucciolo, vive i primi tre anni della sua vita nella casa dell’uomo, a malapena consapevole dei suoi istinti assopiti dall’amorevole “prigionia”. Alla fine, proprio per salvare il suo “padrone” si riapproprierà della libertà. Sembra una storia già sentita, alla Jack London che in libri come “Zanna Bianca” e “Il richiamo della foresta” ha narrato di simili argomenti, ma non è così. “Storia del lupo Kola” offre soprattutto il punto di vista del lupo, come si potesse avere uno squarcio sui pensieri segreti di un animale in fondo ancora selvaggio. Il libro possiede una semplicità ed una dolcezza simile alla fiaba. Malgrado alcune… definiamole ingenuità sulla vita del lupo (ad esempio che non avrebbe l’odorato), il romanzo riesce a dare all’animale la giusta aura indomita e selvaggia, donandogli allo stesso tempo nobiltà e forza degni della sua maestosità, per la quale l’uomo prova da sempre fascino e paura. In definitiva, ho trovato la lettura scorrevole, discreta, anche se denuncio una poca cura dell’edizione che ho trovato. Nonostante la bella e accurata prefazione di Francesco Bevilacqua, virgolette mancanti, frasi messe a capo improvvisamente, punti dispersi, dimostrano estrema distrazione di chi si è occupato dell’ennesima stampa. Dato che l’autore non può più indignarsi, mi sento in dovere di farlo io per lui.

Tre stelle e mezza su cinque.