Recensione: “Diamond. Il mio miglior nemico” di Erika Corvo

diamond il mio miglior nemico Nuovo libro della saga che narra le avventure di Brian Black, soprannominato Diamond, ovvero il diamante, uno dei comandanti pirata più in rilievo (e fra i più temuti) dei Fratelli dello Spazio. Leggendo “Diamond. Il mio miglior nemico” viaggiamo fra le stelle e non, per ritrovare e proteggere la sorella del protagonista. La storia ci viene narrata tramite le “voci” dei quattro personaggi principali: Brian Black, appunto, Stylo Van, suo vice nonché migliore amico, Hermado Valeja, capitano federale, e infine Igrel, la sorella. Il romanzo è pieno d’avventura, azione, scontri e battute ironiche. Già il titolo svela che il punto fondamentale della storia è il rapporto fra Valeja e Black, il primo un federale, l’altro un pirata considerato fra i peggiori. Per volere della sorte e per lo stesso amore (seppur diverso) verso una donna, si troveranno, malgrado le divergenze, a far fronte comune… Non svelo di più della trama, per non rovinare la lettura del romanzo.

La cosa che “salta agli occhi” mentre si legge è la figura di Diamond. Che sia nello spazio o nelle foreste più intrigate, Black è sempre un capo eccezionale, pieno di inventiva e coraggio. Ma è anche un pirata, non scordiamolo, quindi non è privo di ferocia e rabbia. Ma se alcuni gesti di Black sono a dir poco spietati, c’è chi lo supera e surclassa in brutalità. Valeja (ma anche il lettore) se ne renderà conto quando conoscerà Korly e la sua ciurma… Diamond stesso dice di lui: “perfino a me dava il voltastomaco per l’estrema crudeltà dei suoi modi”…Il peggio del peggio, quindi questo Korly, al cui confronto Diamond ne esce quasi come “una Devajdina ai primi sacramenti.”, come penserà Valeja … Insomma Diamond non è privo di umanità. Stylo cercherà di spiegarlo paragonando l’amico a “un mastino ringhioso che, nonostante mostrasse i denti a tutti, riceveva un mare di affetto da chiunque lo conoscesse bene.”. Il romanzo perciò è piacevole, una bella avventura che sa trascinarti. L’unica pecca che ho riscontrato, oltre a piccoli errori “di stampa”, riguarda l’uso della prima persona. Mi spiego meglio… Come nella lettura dei precedenti volumi, anche qui questa scelta sembra stare “un po’ stretta” alla storia, soprattutto nella prima parte del libro. Ad esempio, come fa Diamond a darci il resoconto perfetto (con tanto di dialoghi, come se il tutto avvenisse sotto i suoi occhi) di ciò che accadde sulla nave spaziale Inferno e contemporaneamente su quella federale, se lui non era presente in nessuna delle due? Scopre, e solo in parte, ciò che successe  tempo dopo, facendo deduzioni. Ecco uno dei “limiti” della prima persona: se scegli una “voce” narrante, questa può raccontare solo ciò che vive o riportare ciò che altri gli riferiscono. Poi, il narratore scelto non può esporre per certi i pensieri di chi gli sta parlando. Li può intuire dagli atteggiamenti, dagli sguardi, ma non dire: “Intanto l’altro pensava…”

Comunque, man mano che si procede nella lettura la storia “calza” meglio con lo stile scelto e tutto fila in una sequela di avventure e colpi di scena. La trama è ben orchestrata, la narrazione buona, i protagonisti ben delineati. “Diamond. Il mio miglior nemico” non delude in questo. Si ritrovano anche vecchi personaggi incontrati nei precedenti libri e il tutto si intesse con i nuovi, preparando, probabilmente, un nuovo esaltante libro. Che ci siano in vista grandi novità nella vita di Brian Black? Possibile, e la sottoscritta immagina possano essere molto interessanti…

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Una pausa per la Locanda…

L’iniziativa che ho sostenuto per più di un mese, ovvero La Locanda dell’Inchiostro Versato, vede oggi l’ultima intervista… almeno per un po’. Sono per prima cosa una scrittrice, quindi, riprendendo la penna in mano, non avrò molto tempo per dedicarmi ad altro. Non abbandono però il progetto!!! Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e quanti lo avrebbero voluto! Alla prossima, quindi… ^_^

Interviste della Locanda dell’Inchiostro Versato

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Un romanzo storico “tra paesaggi e dominazioni” – Intervista ad Aura Conte

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Aura conte

Aura Conte, trentunenne siciliana e Amazon/Kobo/iTunes Bestseller author, nasce a Messina (Italia), il 21/09/1983. Diplomata presso il Liceo classico F. Maurolico di Messina anno 2002, laureata all’Università degli Studi di Messina presso la facoltà di Scienze della Formazione (108/110), con tesi “Molto rumore su Shakespeare“. Ha all’attivo 3 libri pubblicati: Purpureo Re-Birth (saga fantasy), Strawberry Fields e Controvento (romanzo storico).

Ispirazione

Altro giorno ed altro ospite alla Locanda dell’Inchiostro Versato! Oggi conosciamo meglio la scrittrice Aura Conte che, grazie al suo romanzo storico “Controvento”, ha già cominciato ad “emergere” nel vasto e difficile mondo editoriale. La mia conterranea (siamo entrambe di Messina!!!! ^_^) ha raccontato della mia città nei suoi maggiori fasti, quando, battagliera e fiera, non abbassava il capo davanti a niente e a nessuno, pronta sempre a far rispettare i suoi diritti. Pronta a… Ok… non continuo… Mi son lasciata prendere “dall’amor di patria”! Meglio ascoltare Aura…

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce da piccolissima, mi piaceva scrivere storie e poi metterle in scena. Per più di una decina di anni ho studiato recitazione teatrale e cinematografia, attraverso diversi corsi o meglio tutti quelli che riuscivo a trovare nella mia città. L’amore per la scrittura mi ha accompagnato e si è accostato a tutto ciò con il passare degli anni.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Sono una lettrice accanita, mi piacciono diversi generi dall’horror al fantasy passando per i romanzi storici e i grandi classici. Probabilmente Fitzgerald, Joyce, Shakespeare, King, Bukowski e Hemingway sono parte fondamentale del mio bagaglio di letture serie ma non m’ispiro a nessuno in particolare. Cerco di scrivere di ciò che mi piace senza dimenticare d’inserire un po’ di ironia e tanto sarcasmo quando la storia me lo permette.

3. Il tuo romanzo “Controvento” ha avuto parecchi consensi, al punto da ricevere diverse menzioni in testate nazionali. Come vivi il successo ottenuto? Ha cambiato qualcosa nella tua vita?

Non vivo molto il successo, anche quel poco che ho ottenuto, non mi piace molto l’idea di ritrovarsi isolati sopra un piedistallo nel momento in cui vieni “scoperto”. Quindi passo le mie giornate a cercare di interagire con più lettori possibili, i circa 30.000 followers e chi mi supporta, per evitare il distacco che il successo solitamente comporta. Noto, specialmente online, che moltissimi artisti raggiunto un minimo di successo si elevano sopra la massa, giudicano tutti e di rado interagiscono con chi li supporta… Io non sarò mai una persona del genere. Però, quel minimo ottenuto, ha cambiato la mia vita in tre cose: 1) i miei amici ora si contano sulle dita di una mano. 2) Non posso mai lamentarmi di qualcosa, parlare troppo o commettere uno sbaglio. 3) Il curriculum ha due o tre cose aggiunte in lista ma continua a doverne avere molte di più.

4. Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

L’amore per la storia e l’osservare la città in cui vivo. Dopo aver studiato e letto quanto fosse splendida Messina in tanti classici della letteratura, mi son domandata come oggi si sia ridotta tanto… pessimamente. Chi è passato in città negli ultimi anni sa a cosa mi riferisco.

5. I temi fondamentali di “Controvento” sono…

La storia: le vicende storiche narrate, seppur crudeli, sono tutte reali. La guerra o rivolta di Messina, dipende dalle fonti. L’amore tra i personaggi principali, Rodrigo e Ginevra, ma anche l’amore che ognuno di noi prova per la propria famiglia e origini. La città di Messina, tra paesaggi e dominazioni.

6. Perché trattare proprio questi argomenti?

Per dimostrare che la Sicilia non è fatta solo di stereotipi stupidi ma anche di una storia piena di uomini che hanno combattuto per la loro sopravvivenza. Per dimostrare che Messina sia stata per lungo tempo di più di una città “morta”.

7. Il tuo è un romanzo storico. Hai dovuto fare molte ricerche? Quanto la fantasia si interseca con i fatti realmente accaduti?

Le ricerche effettuate per Controvento sono state abbastanza complicate. Il libro è stato inizialmente scritto in un mese (Novembre 2010), poiché ha fatto parte dell’iniziativa globale per scrittori NaNoWriMo (ora è nella lista ufficiale dei libri pubblicati nel loro sito). Quindi le prime ricerche sono state fatte in un breve periodo di tempo e corrette per circa due anni. Purtroppo, come spiegato nel libro, i documenti sopravvissuti alla rivolta sono pochi e specialmente non molto accessibili. La fantasia è venuta in aiuto solo per quanto ha riguardato i personaggi, sebbene con dei limiti. Le donne di Controvento possono apparire rivoluzionarie e moderne, ma la verità è che nella storia della città di Messina si sprecano i nomi di donne che hanno combattuto forti come uomini per la salvaguardia delle loro famiglie, anche se “femmine” e siciliane.

8. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Premetto che soffro d’insonnia, ma devo dire che questo testo ha peggiorato il problema durante la stesura e nei due anni successivi. Ricordo, durante quel mese infame, serate passate online con una persona a me molto vicina che leggeva di tutto il mio stress, ore e ore in cui cercavo di elaborare idee e unirle agli eventi storici tra l’italiano e l’inglese. Oppure giornate a cercare carte e mappe della città poiché vi erano posti come il Senato o la Palizzata che con il tempo sono stati distrutti, riuscire a collocarli rispetto alla Messina di oggi è stato un tormento.

9. Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Perché nessuno ha raccontato questi eventi storici sino ad oggi in forma di romanzo.

10. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Gli ultimi testi cartacei che ho acquistato erano relativi alla mia tesi di laurea su “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare, anni fa. L’odore della vecchia carta, intendo libri antichi, è stupendo ma oramai acquisto, divoro e leggo solo ebook. Costano di meno, pesano di meno e ne posso portare con me anche 100 sul cellulare, pc, tablet, eReader e lettore Mp3. Per una divoratrice di libri come me, che tra l’italiano e l’inglese legge circa due o tre libri a settimana, l’ebook rappresenta un salvezza. Ebook tutta la vita o almeno sino alla prossima invenzione.

11. Oltre ad essere scrittrice, sei anche co-editor di Iside Onlus e collabori con Edizioni il Pavone. Cosa pensi del mondo editoriale italiano? Cosa cambieresti come autrice e come “addetta ai lavori”?

Ho iniziato a collaborare ufficialmente con la casa editrice anni fa a causa di un progetto da me creato “Parole Indipendenti” in sostegno degli scrittori emergenti, attraverso l’associazione di arte e cultura Iside Onlus, di cui sono vice presidente dal 2004, e continuo a farlo come sempre a titolo gratuito in quanto onlus e per amore della letteratura. Il mondo editoriale italiano è in uno stato di estrema confusione. A causa di amici scrittori, editor e artisti che vivono all’estero come in Inghilterra, Spagna o Stati Uniti spesso mi ritrovo a parlare delle differenze sostanziali tra noi e loro. In Italia non viene promossa la lettura dei libri, le piccole case editrici non hanno agevolazioni, gli ebook stanno prendendo piede solo adesso più per moda che per piacere di leggere e scrivere. In tutto questo bisogna aggiungere che siamo in tempo di crisi. Come autrice cambierei l’educazione alla lettura, o meglio, l’identificazione del “libro” come qualcosa legata prettamente allo studio e non al piacere. Come addetta ai lavori, vorrei tanto che il governo si rendesse conto che esiste “anche” la piccola e media impresa, l’editoria ne fa parte ed è al collasso. La maggior parte delle case editrici chiude perché non vengono venduti abbastanza libri per pagare le tasse annuali, senza contare i costi riguardanti la creazione di un libro, specialmente se in cartaceo. Bisognerebbe fare delle agevolazioni che aiutino a tal punto le case editrici NOEAP a poter produrre libri e ebook senza ridurle alla chiusura o a divenire EAP perché non è possibile andare avanti.

12. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo giusto 3/4 cose contemporaneamente, per via della sempre presente insonnia. Generi differenti tra cui il seguito del mio primo libro e qualcosa in inglese. Per superstizione non confesso altro 😉

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Ringraziamo Aura! ^_^ Facciamo gli scongiuri con lei, augurandole un grandioso “in bocca al lupo”!

Per restare in contatto con Aura, ecco il link del suo sito:

Aura Conte

Maria Stella Bruno

“Scenari immensi ed intuizioni bizzarre” per Gioia Oddi – Intervista

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Gioia foto

Gioia Oddi è nata a Roma e sono circa 20 anni che si occupa di astrologia. Ha pubblicato nel 2010 un libro dal titolo “la Cura Astrale” e la sua stessa Tesi di laurea ripercorre la tematica letterario-astrologica. Sta frequentando il corso del Cida (Centro Italiano di Discipline Astrologiche) per conseguire un prestigioso diploma. Collabora con Move Magazine curandone la rubrica astrologica; ha scritto per molti anni per la rivista romana Vivaglisposi, specializzandosi in wedding astrale. Ha partecipato a più edizioni del Macef di Milano come docente di seminari per operatori del settore wedding. E’ uscito ad agosto 2013 il suo secondo libro acquistabile sul sito della Feltrinelli, e in vendita anche in tutte le librerie Feltrinelli su territorio nazionale: “Marguerite Yourcenar e l’astrologia. Le stelle nell’Oeuvre au Noir”. Da novembre 2013 cura la rubrica radiofonica “Il Salotto delle stelle” in onda ogni lunedì mattina su Radio Verde. A gennaio 2014 Gioia Oddi ha avuto un grande riconoscimento a livello nazionale con la pubblicazione di un suo articolo sulla rivista astrologica Sirio, inerente una ricerca sul sottile legame che unisce Marguerite Yourcenar al mondo dell’astrologia.

 Ispirazione

E’ sera quando lei entra nella Locanda dell’Inchiostro Versato. Le stelle occhieggiano pigramente dalla finestra e sembrano benigne  osservare l’evolversi dell’umanità. E’ il momento perfetto per l’autrice di oggi che ha scritto “Marguerite Yourcenar e l’astrologia. Le stelle nell’Oeuvre au Noir”. L’astrologa Gioia Oddi ci racconterà di sé, del suo rapporto con le stelle e con la scrittrice francese Marguerite Yourcenar. Ma… lasciamo a lei la parola…

1)Come e quando nasce il tuo amore per l’astrologia? La convinzione che le stelle influenzino il comportamento umano?

E’ un amore che viene da lontano, e sinceramente non saprei datarlo; ricordo che al liceo i miei compagni di classe mi regalavano già libri di astrologia. Domandare alle persone il loro segno zodiacale di appartenenza è stato sempre così impellente, fin dall’adolescenza, e in parte legato alla innata curiosità per la mente umana, per i suoi risvolti meno comprensibili. Eventi insoliti ed improvvisi, sopraggiunti nella mia famiglia di origine, a ritmi ciclici e con dinamiche affini, mi hanno spinto a ricercare le cause in un piano superiore, e l’astrologia è stata sicuramente l’ambito che riusciva a soddisfare nel migliore dei modi i miei interrogativi.

2)Fino a che punto, secondo te, ci si può affidare alle previsioni astrologiche?

La previsione astrologica diventa uno strumento veramente utile ed illuminante qualora sia redatta a partire dalla carta del cielo personale, in base dunque a coordinate precise e soprattutto uniche: data di nascita, luogo ed ora. A mio avviso, nonostante per lavoro mi trovi ad elaborare previsioni settimanali cosiddette “generiche”, consiglio di affidarsi a quelle personalizzate, scaturite dallo studio dei transiti che coinvolgono un cielo natale completo. Per esperienza ventennale di oroscopi – ed includo anche il mio caso – vi sono delle corrispondenze molto precise tra previsioni personalizzate ed “eventi” che si verificano nelle vite individuali. Tuttavia il supporto astrologico non può escludere la libera scelta: esso potrebbe essere paragonato al “suggeritore” del teatro, che aiuta l’attore a proseguire la sua performance, nel momento in cui sopraggiunge un dubbio o un vuoto di memoria.

3)Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

I miei esordi astrologici risalgono a più di 20 anni fa. Un incontro insolito, con un astrologo, in un circolo di tennis, altro mio grande amore nonché lavoro. Eni, questo è il suo nome, mi insegnò gli aspetti tecnici, utili per redigere un grafico o carta del cielo, e da lì il mio percorso non si è più fermato. La prima carta del cielo fatta a mano è stata proprio quella di Marguerite Yourcenar, molti anni fa, quando non pensavo ancora di scrivere su di lei. Ho sentito una grande attrazione per l’astrologia evolutiva, ad impronta spirituale, con integrazioni di astrologia karmica. In questa ottica la carta del cielo è un insieme di strumenti che abbiamo a disposizione per fare il nostro percorso di vita: in base ad essa, saremmo inclini a vivere una serie di esperienze, con l’occasione preziosa dell’evoluzione e della comprensione profonda del proprio percorso e della propria armonia. Amo molto Liz Greene, astrologa che ha creato un proficuo contatto tra questa disciplina e lo studio psicologico profondo; ho trovato illuminanti anche Arroyo e Rudhyar, nonché l’italiana Lisa Morpurgo, astrologa a dir poco geniale. Sto attualmente frequentando il secondo anno della scuola triennale di astrologia, che permette di ottenere l’iscrizione all’albo degli astrologi, ancora privato, riconosciuto dal più importante organo italiano, il Cida (Centro Italiano di Discipline Astrologiche). Questo percorso didattico implica una completa conoscenza dell’astrologia classica, da cui quella moderna si è sviluppata, perdendone tuttavia negli ultimi due secoli alcuni elementi molto preziosi.

4)Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

Molti anni fa, almeno 10 o forse di più, rispetto alla stesura del libro – in realtà è la mia tesi di laurea divenuta in seguito una pubblicazione – ricevetti in regalo l’Opera al Nero, libro della Yourcenar. Era estate, e distesa sul divano, iniziai a sfogliare il testo. Alla fine, nei Carnets, trovai poche righe in cui la scrittrice accenna all’oroscopo di Zenone, protagonista del romanzo, e a quello dell’imperatore romano, figura centrale dell’altro capolavoro della Yourcenar, Le Memorie di Adriano. E lì ebbi la folgorazione. Andai dalla mia docente comunicandole che avevo trovato l’argomento della mia tesi: i legami della scrittrice con il mondo dell’astrologia. Poi sono passati tanti anni e la mia vita è stata animata da episodi talmente intensi che il progetto è rimasto solo nella mia testa. Dopo molto tempo, mi sono ritrovata a scrivere la tesi in circa due mesi, come se avessi avuto bisogno, tuttavia a mia insaputa, di questa lunga gestazione.

5) I temi fondamentali del tuo saggio sono…

Il tema fondamentale del mio libro riguarda l’insolito rapporto tra il mondo dell’astrologia e Marguerite Yourcenar. Esaminando soprattutto l’Opera al nero – per quanto abbia preso spunto anche da brani delle Memorie di Adriano – tento di mettere in evidenza come l’astrologia abbia ispirato alcune scelte della scrittrice nella elaborazione e strutturazione dei suoi personaggi: Zenone e Adriano. Questo legame con il mondo delle stelle è tuttavia ambiguo e caratterizzato da adesioni e negazioni, come se la scrittrice si divertisse, in parte, a confondere i livelli, negando al lettore la totale comprensione del suo pensiero circa l’astrologia.

6)Cosa ti ha attratto della scrittrice Yourcenar?

Il mio amore per la Yourcenar è molto forte: è nato come una folgorazione improvvisa, una vibrazione animata da attrazioni e allontanamenti, come quegli amori che vengono da lontano, carichi di intensità e quasi troppo potenti, al punto da richiedere lunghe pause e momenti di riposo. Ho sempre sostenuto che è la Yourcenar a “chiamarci”, è lei che si presenta con la sua intensità, che decide quando essere avvicinata e gustata. Ciò che mi ha attratta è la sua immensa cultura, la sua versatilità, il suo spaziare dal romanzo alla poesia, dal teatro alla saggistica, sempre con prestazioni di alto livello, senza cadute di stile o banalità. Inoltre, nonostante la sua formazione culturale classica e la sua costante e vigile razionalità, Marguerite Yourcenar ha un animo visionario, capace di accompagnare il lettore in ogni ambito del sentire, con grande saggezza ed equilibrio: una mente geniale e progressista.

7)Perché trattare proprio del legame fra la scrittrice francese Yourcenar e l’astrologia?

Il giorno in cui – come ho raccontato sopra – ho avuto l’illuminazione della tesi e dell’argomento da trattare – i legami della Yourcenar con l’astrologia – ho sentito che non potevo scrivere altro che questo, non so, come un comando superiore, un richiamo così potente che non lascia spazio al ragionamento e ai perché.

8)Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Problemi nella ricerca di fonti o di informazioni? Condividi qualche aneddoto…

Ho scritto il testo in meno di due mesi, la sera e la notte, dopo il lavoro e mentre preparavo gli ultimi due esami. Una fatica immensa costellata da piccoli malesseri fisici che non hanno facilitato l’impresa. Credo che qualche forza superiore mi abbia sostenuta: a volte avevo delle intuizioni, e mi ritrovavo a scrivere per ore, di getto. Ho attinto a pochissime fonti, essendo il testo frutto di una mia ipotesi da cui poi ho sviluppato l’intero lavoro. L’aneddoto più particolare, ma che ha animato l’intera stesura, è il ritrovarmi a sfogliare alcuni testi e venire attratta da una riga o da una frase, che apriva scenari immensi ed intuizioni bizzarre. A volte ho creduto che fosse già tutto pronto, e che dovevo solo scrivere e tirare fuori questa matassa interiore.

9)Perché leggere il tuo saggio?

Perché leggerlo? Per curiosità; per entrare in contatto con questo aspetto insolito della Yourcenar; per conoscere la delicata atmosfera intellettuale e ideologica del 1500, dilaniato da una grande crisi, secolo in cui si è venuta a creare l’insanabilità frattura tra il mondo scientifico e il mondo “magico”, tra la ragione e lo spirito, tra il micro e il macro.

10)Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Rispondo a questa domanda in base al mio personale gusto. Il libro cartaceo ha per me ancora un richiamo immenso, oggetto vivo tra le mani; da esso emanano odori, sensazioni, personaggi. Il mio libro è anche in versione ebook, scelta dettata dalla consapevolezza che si tratta di un canale oggi molto diffuso, che può soddisfare una importante fetta di lettori, anche e soprattutto per i costi più bassi. Per me, tuttavia, il libro rimane quello cartaceo, che sfogli, che vivi. L’ebook resta più freddo, anche se innegabilmente più pratico da trovare, nonché più economico.

11)Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali, specie per il mondo della saggistica. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Appena laureata, sapevo che avrei un giorno pubblicato la mia tesi, era solo questione di tempo e dell’occasione giusta. Ho contattato vari editori, le cui proposte economiche erano per me in quel momento poco favorevoli. E allora ho optato per l’autoproduzione, rivolgendomi al sito IlMioLibro.it. Oggi il mio libro ha una buona visibilità, è in cartaceo e in ebook e per il momento questa condizione mi sembra la migliore, soprattutto perché non ha richiesto una grande spesa iniziale. Ho organizzato un tour di presentazioni, viaggio itinerante in varie realtà, progetto che mi diverte e che ha un buon riscontro di pubblico.

12)L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Uno dei miei progetti futuri consiste nell’espandere il tour di presentazioni che ho chiamato appunto “Marguerite Yourcenar in tour: come una stella errante”, che comprende, oltre alla parte dell’intervista all’autrice, reading di brani della Yourcenar attinenti all’astrologia, proiezioni di foto e, spero a breve, la musica di un violino, da sottofondo alla componente fotografica. Per l’aspetto propriamente della scrittura, invece, sto pensando ad una nuova edizione, con modifiche alla struttura del libro, aggiunte, espansioni, ma in realtà ancora non ho le idee chiare in merito.

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Grazie, Gioia, per essere stata ospite della Locanda! Ti facciamo i migliori auguri per i tuoi studi ed apprezziamo la tua immensa passione per ciò che fai! ^_^

Per sapere di più sul lavoro di Gioia Oddi, eccovi dei bei link:

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Maria Stella Bruno

 

Poesia: cura per il dolore – Intervista a Davide Uria

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davide uria Davide Uria – Nasce a Trani nel 1987. Luogo di riferimento la sua città natale diventa fondamentale per l’evoluzione della sua poetica. Nel 2005 Partecipa e si aggiudica il terzo posto al Concorso Nazionale di Poesia e l’anno successivo è ospite alla manifestazione Notti di Poesia a Cassano Murge (BA). Nello stesso anno si diploma presso l’istituto di Grafica Pubblicitaria di Andria (BT). Nel 2008 lavora alla redazione di un libro gestito ed edito dal collettivo della facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Bari, dal titolo LIBERTA’ D’ IDENTITA’. Nel 2010 comincia il suo percorso universitario presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Dal 2 all’ 8 gennaio 2012 presso il palazzo palmieri di Trani cura l’allestimento e la grafica di un evento artistico intitolato “minuscule”. Il 4 febbraio 2012 pubblica “A cosa serve un cuore?” (poesie 2002-2011) con Edizioni Il Pavone . Il 28 luglio 2012 è selezionato per partecipare a “Notte di Poesia al Dolmen”. Nel settembre dello stesso anno due poesie estratte dalla sua raccolta “A cosa serve un cuore?” vengono pubblicate nel numero di settembre di Pastiche. Il 2012 è anche l’anno in cui si intensifica l’attività dedicata all’arte visiva realizzando un progetto illustrativo “Genealogies” Il 5 marzo 2013 inizia la sua collaborazione con la rivista JUST KIDS cura una rubrica di illustazione e poesia PAROLAimmaginata. Il 7 marzo è ospite, con la sua raccolta “A cosa serve un cuore?”, alla rassegna di poesia “Parola di poeta” presso il teatro Mimesis di Trani. Il 16 luglio 2013 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il 2 gennaio 2014 esce UNTITLED un piccolo progetto di poesia supportato da Patamu.

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato  oggi ospita Davide Uria. Il nostro autore è un poeta che nella sua raccolta “A cosa serve il cuore?”, espone se stesso in versi sofferti. Ma basta alle ciance! Facciamolo sedere ad uno dei nostri tavoli e cerchiamo di conoscerlo meglio…

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Una passione è un fattore fondamentale per la propria vita, per crescere, per avere obiettivi. Quando rintracci la tua strada puoi ritenerti fortunato, perchè tutto ciò che fai è rivolto alla realizzazione del proprio sogno. Combatti ogni giorno per concretizzare i tuoi progetti di vita. Una passione è come l’ossigeno, aria, è linfa vitale. Per questo motivo credo che la mia attitudine alla scrittura non sia nata in maniera del tutto casuale, sin da quando siamo bambini siamo in un certo senso segnati e destinati a intraprendere un certo tipo di percorso.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Non ho un modello, ma tante sono le letture che hanno fortemente influenzato la mia raccolta, tra cui: Artaud, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Merini, Lorca.

In che modo ha influenzato la tua poetica Trani, la tua bella città?

Trani è una città bellissima ma al contempo segnata e abusata. E’ come una prostituta, usata e abbandonata. Come tante altre realtà meridionali vive la sua condanna e condizione di paese del sud. Ogni anno è una nuova scommessa per la città, ma ogni anno la situazione è sempre la stessa. Nonostante questo la amo, soprattutto in questi mesi, quando l’estate finisce e tutto torna alla normalità, tutto diventa così meravigliosamente nostalgico.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ispira i tuoi versi?

Sicuramente la necessità di esprimersi ha giocato un ruolo davvero importante. Sono partito principalmente dal mio bisogno, senza un secondo fine, non stavo scrivendo l’opera che avrebbe scalato le classifiche, al contrario, stavo comunicando me stesso, mettendoci il cuore e l’anima. La raccolta nasce casualmente dall’incontro con la casa editrice, che ha creduto fortemente in me e nelle mie potenzialità.

I temi fondamentali della tua raccolta poetica sono…

La mia raccolta racchiude una moltitudine di temi e sensi. Sono poesie differenti tra loro seppur legate da un tema comune che le rende coerenti e genuine per l’intera raccolta. Sono versi che nascono da un disagio interiore, dalla necessità di rintracciare un senso primordiale a ciò che facciamo nella vita. Una ricerca analitica nelle paure, nel disagio e nella lotta quotidiana che ci spinge ad adattarci alle situazioni e a viverle diversamente per ciò che siamo. Un viaggio all’apice della sofferenza che culmina con un discernimento, siamo irrimediabilmente soli nella nostra tristezza.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Trattare questi temi ha reso tutto un po’ più semplice e chiaro, è stato come disintossicarsi. Spesso viviamo nell’oscurità senza rendercene conto, e in quei dieci anni sono riuscito pian piano a risalire verso la luce e ha trovare una cura per il mio dolore. Ecco perchè ho affrontato questi temi, bisogna attraversare la tragedia per liberarsi dalle proprie angosce. E “A cosa serve un cuore?” è stato proprio questo: un antidoto contro i mali del mondo.

Le “gioie e dolori” dell’essere poeti. Qual è la tua poesia più “sofferta”? Quale la più ottimista?

Sicuramente la più sofferta è “Ennesima piaga” una poesia che si apre con la lucida, consapevole e drammatica immagine di un discernimento, vissuto tra l’ “arco vitale” e “il mortale sapore della malattia”. Decisamente fluido è il passaggio dal sentire “particolare” al dolore “universale”, attraverso cui il lettore viene immerso nella comune vertigine della sofferenza. Mentre la più positiva è “Infiniti fili d’oro“, una poesia che ho dedicato alla mia sorella gemella, persona con cui ho sempre avuto un forte legame e una forte intesa. Gli infiniti fili d’oro sono i suoi biondi capelli, ma anche gli anni vissuti insieme, dei tempi andati, della nostra infanzia.

Perché leggere “A cosa serve un cuore?”?

Secondo me “A cosa serve un cuore?” è una raccolta non semplice da assimilare. Ma già nel titolo contiene tanti interessanti spunti per riflettere. Poi, in fondo, chi nella sua vita non si è mai posto questa domanda?

Modernità e poesia. Crisi e letteratura. Come si rapporta il tuo essere poeta con tutto ciò?

La crisi è ormai il nostro pane quotidiano. Tutto nasce da una crisi, anche la mia raccolta ha  le sue radici nella sofferenza. In un paese come il nostro gli emergenti sono visti in un ottica non propriamente positiva, non sei nessuno e se non sei nessuno, non arrivi da nessuna parte. A volte mi sembra di perder del tempo, noto una scarsa attenzione e interesse da parte dei più, compreso in chi ha valutato e investito sulla tua opera. Credo però che per me l’arte sia fondamentale per vivere meglio, quindi non mi preoccupo più della reazione di un potenziale pubblico, penso soprattutto a me stesso.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Non mi sento adeguato per poter dare dei giudizi. Sono due mezzi differenti con le loro qualità e difetti. In fondo nessuno ci vieta di poter scegliere tra uno o l’altro.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando fai tutto da solo è davvero difficile. La casa editrice si è solo occupata dell’editing, pubblicazione e distribuzione. Che è già tanto in un paese dove per pubblicare devi pagare, e anche tanto. La promozione è affidata a me, alle mie potenzialità, forze, tempo, pazienza, esperienza. Limiti, sempre tanti limiti da tener in conto, cose su cui puoi investire e altre no. Ma se non vendi che fai? Promozione per gloria? Alla fine si opta delle soluzioni più cheap o completamente gratis, privandosi di certe strade più efficaci. Lavoro nella comunicazione, con i social e l’investimento, anche di denaro, con la partecipazione di un team sarebbe la strategia più efficace, ma non tutti la pensano come me.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente sono alle prese con un progetto social dal titolo #unversoaldì, consistente nella pubblicazione giornaliera di un verso estrapolato da una delle poesie della raccolta “A cosa serve un cuore?”. L’ idea nasce con l’intento di lasciare traccia, per far riflettere o semplicemente far incuriosire. Stimolare il pensiero e le menti o la parte poetica che si nasconde dentro ognuno di noi. L’iniziativa si svolgerà principalmente sulla mia pagina facebook ufficiale, su instagram e sul profilo twitter.

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Grazie, Davide, per la tua partecipazione! ^_^ Come poetessa, capisco quanto possa essere  “intima” e unica una raccolta di poesie.

Un grossissimo “in bocca al lupo!” per tutto!

Per restare in contatto con Davide Uria:

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Maria Stella Bruno

Ammirando Robert De Niro – Intervista a Stefano Falotico

l'intoccabile cover

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Stefano Falotico 

Stefano Falotico nasce a Bologna il 13 Settembre del 1979. Il suo esordio letterario è del 2005. Una passeggiata perfetta (Joker Edizioni). Da allora, ha sperimentato vari generi, tentando sempre di rinnovarsi, passando da saggi di Cinema, sua fervida e inesausta passione, a romanzi noir, talora surreali, altre volte intimistici, tutti comunque incentrati su storie forti, oscure, a tinte variegate. Storie difficili, di personaggi tanto coraggiosi caratterialmente quanto fragili dinanzi al respiro sempre ferente della vita. Ritratti di vita vissuta o immaginata, ove comunque le anime hanno assoluta predominanza.

Ispirazione

Oggi è venuto a trovarci alla Locanda dell’Inchiostro Versato un vero appassionato di cinema, un fan sfegatato di Robert De Niro, che ci parlerà del suo saggio dedicato al popolarissimo attore,  intitolato appunto “Robert De Niro, l’intoccabile”. Ma lasciamo che ci spieghi meglio l’autore, Stefano Falotico  ^_^

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce per caso. Anzi, questa mia passione per la scrittura credo sia nata e originatasi per un’urgenza della mia anima. Innanzitutto, partì tutto da un personale, necessario desiderio d’esternare le emozioni del mio sentire interiore. Credo che, potenzialmente, ogni persona sia uno scrittore, solo che molte persone non lo sanno oppure reprimono, per timori infondati, per inibizioni sciocche o paura del ridicolo, poiché scrivere fa “rima” anche con esporsi e “denudarsi”, quel che covano dentro e purtroppo offuscano per non scovarlo. Preferiscono spesso celare la propria anima, non scandagliarla, o semplicemente vivono superficialmente. Non vorrei apparire arrogante. Sembra quasi, detta così, che tutti siano “obbligati” a diventare “scrittori”. Voglio solo dire che sento e parlo con molti ragazzi che mi confidano di aver voglia di poter scrivere appunto un libro ma poi, ripensandoci, dichiarano tristemente che non ne sono capaci. Ecco, è un inganno che compiono a sé stessi. Sanno benissimo che scrivere non richiede solo talento, e semmai non ne difettano, ma anche sacrificio, dedizione e volontà introspettiva. E guardarsi dentro significa soffrire. Soffrire significa scrivere. Scrivere poi significa, a sua volta, gioir(n)e.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Il mio background, diciamo, non lo conosco neppure io a esser sinceri. Sin dall’infanzia, leggo di tutto. Posso però dichiarare che, appunto, non precludendomi nulla, non ho pregiudizi. Vado a “istinto”, diciamo così. Se entro in libreria, è come seguissi un sesto senso che mi conduce poi ad acquistare un libro che, semmai, fino a quel momento, non avrei mai e poi mai pensato di acquistare.
No, non ho nessun modello in particolare a cui m’ispiro. Anche se riconosco che scrittori come Dostoevskij, Edgar Allan Poe, William Burroughs, solo per citarne alcuni, hanno avuto la loro indubbia influenza.

3. Dalla sua biografia apprendiamo la tua predilezione per le storie “ove comunque le anime hanno assoluta predominanza”. In che senso? Nel degrado o nel rinnovamento?

A parte i miei saggi “autarchici”, come amo definirli io, ogni mio “vero e proprio romanzo” è quasi sempre incentrato su uno o più personaggi centrali. Prima d’iniziare un romanzo, infatti, penso ai cosiddetti “characters”, se vogliamo usare un termine cinematografico. E, se mi permette di giocare con le parole, poi ne definisco i “caratteri”.
La storia si crea di conseguenza.

4. Parlaci del tuo saggio, di come ti sei confrontato con un “mito vivente” quale Robert De Niro.

De Niro è una delle mie maggiori “passioni” dall’adolescenza. Non per vantarmi ma, avendo visto tutti i “suoi” film, essendo un immarcescibile aficionado di Robert, posso asserire di esserne oramai, oltre che fervidissimo ammiratore, un indiscutibile esperto in materia.
Naturale quindi che, essendomi cimentato anche con dei saggi di Cinema, prima o poi dovessi andare a parare su di lui. Inevitabile, direi.

5. A parte la tua personale predilezione, cosa ti ha portato a trattare proprio di De Niro? Quando nasce l’idea?

L’idea, come già si può intuire da quanto già detto, nasce quasi come un “obbligo”. Insomma… “Son fan da sempre di De Niro, scrivo e non gli ho mai dedicato un libro?”, mi son chiesto qualche mese fa.
Perciò, innanzitutto ho cominciato a raccogliere molte delle recensioni dei suoi film, che avevo già scritto e custodito nei documenti del mio hard disk, alcune peraltro pubblicate anche su alcuni siti di Cinema, le ho riviste, corrette, ne ho aggiustato il tiro, e le ho messe come “punto fermo”. Dunque, ho organizzato la mia “monografia”, alternando, anche “alterando”, eh eh, i maggiori film da lui interpretati, avendoli visti e filtrati col mio occhio un po’ di “parte” e quasi da “innamorato”, associandoli ad aneddoti, episodi e curiosità.

6. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura e nella ricerca? Condividi qualche aneddoto…

In questo caso, poche difficoltà. Come detto, so pressoché tutto su De Niro. Il mio compito è stato organizzare il mio “archivio” di “espertissimo” in materia e provare a creare qualcosa, spero, di originale, piacevole, informativo e brillante.
È un saggio particolare… nel quale, mi son immaginato come padrone di una biblioteca parigina. Un bibliotecario con la passione, appunto, per De Niro, che decide di dedicargli un libro. Libro che, una volta terminato, entrerà di diritto nella sua collezione pregiata da “custode” di tal pezzo raro e di eterno “antiquariato”. Non antiquato, eh eh, ma “antiquariato” nel senso appunto di esemplare unico e “sacro”.

7. Perché il lettore “non innamorato” di De Niro dovrebbe apprezzare il tuo saggio?

Semplicemente, perché di De Niro ne parlo io e non lui, che non ne è “innamorato”.
Perciò, se volesse innamorarsene, chi meglio di me può guidarlo a divenirne un miglior “amante”?.

8. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro? Pregi e difetti.

Il cartaceo ha un fascino insuperabile, sempre lo avrà. Sfogliare le pagine, toccare il libro con mano, dà la sensazione di essere un tutt’uno col suo autore. Poi, per le mie recenti pubblicazioni, ho scelto il formato tascabile. Così, il lettore può farsi accompagnare ovunque dal mio libro.
L’eBook non ha ancora così “piede” come all’inizio della tanto sbandierata “rivoluzione digitale” si poteva desumere. Il costo di un libro digitale è assai inferiore rispetto al libro in cartaceo, verissimo, ma ho scoperto che molta gente preferisce comunque il cartaceo.
Personalmente, non amo neanch’io leggere o acquistare un libro in eBook. Ma, con le mie pubblicazioni in entrambi i formati, offro la possibilità all’acquirente di poter scegliere ciò che più lo aggrada.

9. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Sono moltissime le difficoltà. Diciamo che, sinché si è sconosciuti, nessuno, dico nessuno, ti prende in considerazione. In linea teorica, potresti essere un fenomenale genio della Letteratura mondiale ma, dalle piccole fin alle più grandi casi editrici, anzi, soprattutto quest’ultime (duole ammetterlo, perché dovrebbero essere proprio quelle “designate” a scoprire e valorizzare i futuri e innovativi talenti), ti scartano a priori. Mandi il tuo manoscritto e lo cestinano, senza neppure “aprirlo”. Non è un problema da poco, che dice? Se già non sei conosciuto e vengon purtroppo favoriti quasi esclusivamente solo i “grandi” nomi già affermati o, peggio, i raccomandati, non vedo come uno possa farsi conoscere.

10. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Questione di giorni, e sarà disponibile alla vendita in cartaceo ed eBook il mio nuovissimo “La pallida ipocondria della Luna”, già acquistabile però in Kindle-Amazon.
Inoltre, sto terminando di scrivere il mio seguito de “Il cavaliere di Alcatraz”.
Ma non posso rivelare altro…

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Una vera passione va sempre premiata e la dedizione del nostro autore nei confronti di De Niro è encomiabile, ma d’altronde Robert è un bravissimo attore, uno di quelli che rende indimenticabile un film solo per la sua presenza scenica. Di veri artisti della recitazione ce ne sono davvero pochi… Robert De Niro è fra questi!

Ringraziamo Stefano per la sua partecipazione ^_^

Per restare in contatto con l’autore:

Stefano Falotico – sito

Maria Stella Bruno

La speranza non muore mai… – Intervista a Mattia Lattanzi

cover oltre l'apocalisse

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Mattia Lattanzi(2) Mattia Lattanzi è nato a Codogno (Lodi) nel novembre 1976. Studia ad Arezzo ed in seguito si trasferisce a Firenze dove nel 2007 diventa Giornalista Pubblicista. Da subito inizia a collaborare con varie testate d’informazione on line, curando anche Festival nazionali di cinema, teatro e televisione, e inizia a scrivere saltuariamente per vari quotidiani toscani. Nel 2009 prende la tessera di critico cinematografico. Ma fin dai primi anni dell’adolescenza, scopre una forte passione/attrazione per il cinema fantasy, horror, fantascienza, e per i libri del maestro Stephen King. Si cimenta con racconti horror per ragazzi usando degli pseudonimi, fino all’impellente bisogno psicofisico di scrivere e di vedere pubblicata la sua vera opera prima, “Oltre l’apocalisse”. Sposato, ex chitarrista e cantante rock, sportivo, amante del buon vino e delle cene in compagnia, animalista, vive con sua moglie e con i suoi 9 coniglietti che adora come se fossero i suoi figli.

Ispirazione

Nuovo giorno sulla Terra. Il sole è sorto, per fortuna, ancora una volta, trovandosi davanti il solito vecchio mondo. E noi siamo ancora qui, al bancone delle Locanda dell’Inchiostro Versato, ad accogliere gli ospiti più diversi, gli scrittori emergenti che desiderano raccontarsi. Oggi è entrato nella Locanda Mattia Lattanzi e ci parlerà del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”. Tenetevi stretti ai cappelli!!! ^_^

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Prima di far pubblicare la mia prima opera, mi divertivo, a tempo perso, a scrivere racconti per ragazzi e “favole” a tema horror. Da quando, all’età di 13 anni, ho iniziato a leggere i libri fantascienza della collana Urania, e in seguito le opere di Stephen King, ho sempre fantasticato su mostri, extraterrestri, creature diaboliche… quindi, sono stato influenzato moltissimo dall’horror e dalla fantascienza. Ma devo ammettere che il vero richiamo alla scrittura è scoccato in me solo un anno fa. Avevo voglia di scrivere un romanzo che piacesse soprattutto a me. Così è stato. E adesso non mi fermo più…

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Oltre ai romanzi della collana “Urania” (ne avrò letti centinaia), ho letto alcuni romanzi di Tolkien, tra cui “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Crescendo ho provato a leggere un po’ di tutto, da “Il piccolo principe” a “I promessi sposi”, soffermandomi con piacere sulla mitologia greca (forse anche queste letture mi hanno fatto “apprezzare” mostri e creature varie). Ma il mio amore è tutto per colui che mi ha regalato le migliori letture, Stephen King.

 Nella biografia hai citato il “maestro Stephen King”. Quanto ti ha influenzato e come? Hai altri modelli a cui ispirarti? 

King mi ha influenzato in parte, così come le opere di Tolkien. Anche se forse ho subìto una maggiore influenza dai fumetti horror che da ragazzino divoravo, Dylan Dog in primis. Sinceramente non ho “modelli” da seguire o a cui ispirarmi.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La mia opera “Oltre l’apocalisse” è nata da un incubo notturno. Un incubo terribile dove il mondo era morto ed io mi ero salvato. Ma non volevo vivere, volevo soltanto morire anche io. Mentre dormivo sapevo che era solo un incubo, ma non potevo, o forse non volevo, svegliarmi. Quando finalmente ho aperto gli occhi sono corso al pc. Quella notte ho scritto le prime 50 pagine del mio romanzo.

I temi fondamentali di “Oltre l’apocalisse” sono…

Dalla sinossi “Oltre l’apocalisse” può sembrare il solito polpettone fantahorror con zombi, predatori cannibali, scenario post apocalittico, sopravvissuti che s’incontrano e combattono per andare avanti. Ma nel mio romanzo c’è molto altro: una bellissima storia d’amore tra un uomo e una ragazza, la riscoperta dei valori semplici, veri e purtroppo “dimenticati” dall’umanità ormai decimata dal virus, excursus di svariati personaggi che si ritrovano ad affrontare la vita dopo l’apocalisse. Il tema fondamentale credo sia la speranza. La speranza che tutto, prima o poi, possa tornare come prima o quasi. La speranza che fa andare avanti, fa amare, fa aiutare il prossimo, fa combattere, e a volte fa morire.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Avevo voglia di scrivere qualcosa che piacesse a me, che mi piacesse davvero; nemmeno pensavo, inizialmente, di far pubblicare il mio libro. Poi anche perché amo gli zombi! Sì, non so perché, ma non riesco a non guardare ogni film che tratta di questi esseri schifosi. Film che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico, per quanto sono fatti male e scadenti, di serie z. Ma è più forte di me.

Hai scritto un horror apocalittico. E’ stata un’esperienza catartica?

Sì, indubbiamente. Mi ha fatto bene, mi ha liberato da qualcosa che mi “disturbava”. E soprattutto ha acceso in me quella voglia di scrivere che mi piace davvero.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Ho scritto “Oltre l’apocalisse” di getto, in sole due settimane, lavorando soprattutto di notte. Non ho riscontrato difficoltà, anzi non riuscivo proprio a fermarmi. Gioie o dolori? Forse dolori, anche se leggeri. Il “dolore” grande l’ho provato quando mi sono reso conto che avevo terminato l’opera. Non avrei voluto finire, non così presto… C’è un capitolo, intitolato “I coniglietti”, che quando lo rileggevo quasi mi mettevo a piangere. Ogni volta che lo rileggevo. Non so spiegarne il motivo. Ma quel capitolo riusciva a farmi entrare dentro la disperazione e l’angoscia che prova il protagonista quando finisce di raccontare una storia alla sua ragazza. Poi ammetto di avere sofferto quando ho fatto morire uno dei protagonisti, il più simpatico del gruppo. Ero talmente dentro la storia che sentivo i personaggi reali. Sarò un po’ “di fuori”? Forse sì…

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Perché l’ho scritto io, con il cuore, come ogni scrittore credo faccia. Quindi senza copiare niente e nessuno. Ho cercato di non prendere spunto nemmeno dall’idea cinematografica degli zombi. Infatti in parte li ho reinventati. Così come i medici, gli scienziati e i ricercatori che scoprono che il virus che uccide gli umani rende gli zombi più intelligenti, regalando loro una sorta di coscienza ritrovata. Il romanzo è anche una corsa contro il tempo alla ricerca di un vaccino per l’inevitabile e imminente presunto ritorno del virus mutato. La speranza fa andare avanti tutto e tutti. Chi l’ha letto mi ha confidato che è un romanzo originale che esce fuori dai soliti schemi horror a tema apocalisse zombi.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sicuramente l’ebook è più economico, quindi in tempi di crisi può essere la scelta che fa la differenza. Io però non sono per gli ebook, preferisco leggere un buon libro e sentire e toccare le pagine con le mani. Il problema è che in Italia non si legge molto (rispetto alla media europea siamo tra gli ultimi: mi pare che l’italiano medio legga un solo libro all’anno) ma si scrive invece tantissimo. Di certo l’ebook può risollevare un po’ le statistiche. Costa poco ed è accessibile a tutti e subito.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando ho deciso di inviare l’opera alle varie case editrici ho scoperto di tutto. Premetto che “Oltre l’apocalisse” è stato il mio primo romanzo pubblicato e fino ad allora non sapevo nemmeno come “muovermi” nell’ambiente. Ho inviato il formato word o pdf a destra e a sinistra, credo quasi ovunque. Dopo appena una settimana mi hanno risposto editori “interessati” alla mia opera che però chiedevano fino a 3mila euro di contributo da parte dell’autore. Li ho gentilmente salutati. Dopo qualche settimana ho avuto due buone offerte e ho scelto quella che mi sembrava migliore. Ho sbagliato. Non ho pagato niente, ma avrei dovuto aspettare di più. Ho scoperto che le case editrici, spesso e volentieri, promettono mari e monti ma non rispettano nemmeno ciò che scrivono sullo stesso contratto che firmano. Non mi dilungo, ma vorrei dare un coniglio agli scrittori emergenti. Aspettate ed abbiate pazienza! Se credete di aver scritto un buon romanzo, racconto o quello che è… non abbiate fretta di vederlo pubblicato. Gli editori seri rispondono anche dopo mesi. Quello che è successo a me… Ma questa è un’altra storia.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri? So di un romanzo in collaborazione con Giacomo Pedroni (già ospite della Locanda )…

Dopo aver concluso la mia prima opera, mi sono messo a scrivere un nuovo romanzo che questa volta ho fatto revisionare per bene da una persona di fiducia. L’ho inviato a due concorsi importanti e devo attendere fine ottobre per conoscere l’esito. Ho già un editore serio disposto a pubblicarlo, ma non posso dire di più. Io e Giacomo abbiamo scritto un romanzo incredibile, “I due coniglietti – Una storia straordinaria”, che vede protagonisti due coniglietti parlanti che devono portare a termine una missione importante e devono far capire al mondo che i consigli sono animali da compagnia a tutti gli effetti. Sia io che Giacomo amiamo gli animali, in particolar modo i coniglietti, e ci siamo divertiti tantissimo a scrivere questa fantastica storia. Abbiamo volutamente trattato anche temi spinosi ma purtroppo reali, come l’abbandono, i maltrattamenti, la sperimentazione inutile in nome della scienza… Entro la fine di ottobre uscirà grazie a Cavinato Editore International, sia in cartaceo che in ebook. Non escludiamo un’altra collaborazione in futuro.

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Ringraziamo Mattia per la sua collaborazione ed assicuriamo che, malgrado la foto, è una persona cortese e a modo. Scherzi a parte, abbiamo apprezzato la foto in tema del libro e la capacità di raccontarsi dell’autore. Un grande “in bocca a lupo!” a Mattia e Giacomo per il loro nuovo libro!

Per sapere di più su Mattia Lattanzi:

FanPage facebook Oltre l’apocalisse

Maria Stella Bruno

Un cassetto dei sogni dischiuso per Lorena Milano – Intervista

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Lorena Milano

“Da sempre amo leggere e fin da piccola ho sentito la necessità di riversare su fogli pensieri, emozioni, considerazioni, sotto forma di poesie o di racconti. Spesso la mia casa è sparsa di pezzetti di carta con su scritto un mio pensiero immediato, o una citazione che ho sentita subito mia, o una poesia o la trama di un probabile racconto. Da qualche anno scrivo le mie considerazioni ed i miei racconti su un blog, anche se non sempre riesco a seguirlo ed aggiornarlo causa impegni familiari e lavorativi. Avrei voluto fare la scrittrice ma mia madre, molto più pragmatica di me, mi ha indirizzata verso ambiti lavorativi più sicuri. Quindi sono da circa trent’anni una dipendente della sanità ospedaliera e da 5 coordinatrice in un reparto ospedaliero. Ma l’anima della scrittrice…quella è rimasta mai sopita e ogni tanto…esce fuori!”

Lorena Milano

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato è sempre più frequentata! Questo mi rende felice ^_^ Oggi presentiamo la scrittrice Lorena Milano e la sua raccolta di racconti “Tutta colpa del blog”.

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

La mia passione per la scrittura è stata, per me, una naturale conseguenza dell’amore per la lettura che io ho nutrito fin da piccola. Quando, da bambina, ero costretta a stare a letto per la febbre, mia mamma sapeva che per consolarmi e farmi felice non doveva comprarmi un giocattolo, ma un libro di fiabe illustrato.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Dopo le fiabe, crescendo, ho iniziato a leggere quelli che io definisco “classici per signorinette” della mia generazione, ovvero Jane Austen, Charlotte ed Emily Bronte, Louisa May Alcott, Emily Dickinson. A questi aggiungo altri classici “scolastici” ovvero il libro Cuore, Guerra e Pace, I Malavoglia. Dalla biblioteca della scuola media ho attinto casualmente alla prima biografia e si trattava di un personaggio geniale e tormentato:Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.Ne fui talmente colpita che grazie a lui incominciai ad amare la pittura. Man mano, diventando quasi adulta si è allargato e approfondito il ventaglio delle mie letture: Svevo, Pirandello, Tolstoj, Joice, Baudelaire, D.H.Lawrenece, W.S.Maugham, Moravia, Buzzati, Silone, Agata Christie, Hemingway, Sciascia, Buzzati, Maraini, Erica Jong, fino ai contemporanei dei nostri giorni. Non mi rifaccio ad un modello in particolare, diciamo che dalle tante letture assimilate viene fuori il mio prodotto, filtrato dalle mie emozioni.

La realtà ospedaliera, tua costante lavorativa, influisce su ciò che scrivi?

La mia realtà lavorativa, che è quella ospedaliera, incide poco su ciò che scrivo. Posso affermare che la scrittura è per me il lieve volo sulla pesantezza della sofferenza con cui mi confronto quotidianamente. Solo due volte il mio lavoro ha ispirato due poesie. Sintetizzo così le due situazioni: 1)un mazzolino di fiori variopinto dentro un vasetto appoggiato su di un tavolo, in una stanza di degenza, tripudio e note di colore in un’assenza di allegria e ed un grigiore di toni.2) Lo sguardo ceruleo sereno ed astratto di una anziana su una sedia a rotelle mentre attorno a lei girava la giostra frenetica di urla e camici bianchi.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ti spinge a prendere la penna in mano e scrivere un racconto?

Quello che mi spinge a prendere la penna in mano(nel vero senso della parola, perchè prima scrivo sui fogli e poi copio sul pc) è l’emozione scaturita da uno sguardo, una parola, un silenzio, un pianto, un sorriso, un accadimento. Scrivo solo spinta dalle emozioni, a volte viene fuori una semplice frase, altre volte una poesia, altre volte ancora un racconto. E’ per questo che prediligo scrivere racconti brevi, perchè ti consentono di scrivere sull’onda immediata dell’emozione. Un racconto lungo o un libro presuppongono dilatazione dell’emozione, elaborazione, cesellatura dello scritto(che rischia di cadere nell’artificiosità) e queste caratteristiche non mi si confanno. Sicuramente questa è la mia caratteristica ma anche il mio limite. Io amo leggere storie lunghe e corpose, ma non riesco a scriverle. Non fino ad oggi, almeno.

 Perché aprire un blog? Come mai hai scelto questo mezzo?

Ho deciso di aprire un blog sulla scia di alcune amiche che lo avevano già “sperimentato” e mi sono detta “perchè no?”. Sul blog condivido i miei pensieri, le mie considerazioni, i resoconti dei miei viaggi, i miei racconti, e riesco a condividerli con tante persone che altrimenti non incontrerei mai.Sai che mi hanno letto da tutto il mondo?

I temi fondamentali della tua raccolta di racconti sono…

I temi fondamentali della mia raccolta sono gli stessi della vita reale: l’amore, l’amicizia, la solidarietà, gli affetti più cari.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Tratto questi argomenti perchè sono capaci di suscitare in me emozioni forti ed io scrivo come per dettatura medianica solo in seguito alle emozioni.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Il racconto emotivamente più sentito, sofferto, è stato senz’altro “Quando l’amore fugge via” perchè in esso sentivo “a pelle” il dolore e le lacrime di tutte le donne che hanno subito l’abbandono e sofferto quindi per la fine di un amore.Un aneddoto? Ma..riguarda uno dei racconti brevi..un uomo anziano che mi corteggiava nella realtà con gli sguardi ed io l’ho trasformato nel protagonista del mio racconto..alla fine, anche se a malincuore, l’ho fatto morire!

 Perché la tua raccolta è diversa da altre?

Bella domanda..non saprei risponderti se non che, come ho già detto, la diversità, la forza ed anche il limite della mia raccolta è che scorre tutta sul canovaccio delle emozioni. E spero che il lettore lo percepisca.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Appartengo alla generazione che predilige, anzi venera, il libro in formato cartaceo. Io amo il libro, oltre che per il suo contenuto, proprio per la sua fisicità. Io prima di acquistare un libro cartaceo in libreria faccio una sorta di minuetto con i libri esposti. Ci giro attorno, li osservo, li tocco, li prendo in mano, accarezzo le pagine, ruvide o lisce, leggo la trama e respiro il caratteristico odore della carta.Quando il libro è mio mi piace tenerlo in mano, se faccio i lavori domestici lo pianto bene in vista così ogni tanto lo coccolo con lo sguardo, e poi posso leggerlo come e quando voglio, sul tram in piedi, seduta sul divano, a letto facendomi cullare prima del sonno..come potrei fare tutto questo con un libro formato digitale..con un ebook? Nonostante ciò sto pubblicando il mio libro anche in formato digitale..mi rendo conto che seppur recalcitrante devo adeguarmi ai tempi.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Sicuramente il mondo dell’editoria è monopolizzato dai grossi gruppi editoriali che difficilmente rischiano investendo su autori sconosciuti o esordienti. Uno scrittore emergente spesso è costretto a pubblicare a sue spese, dopo aver visto più volte respinto il proprio lavoro. Se è fortunato(oltre che talentuoso) il suo libro può avere successo grazie al tam-tam dei lettori ed in questo caso i giganti dell’editoria lo prenderanno in considerazione. Io personalmente non mi sono spesa molto per fare pubblicare i miei racconti da importanti case editrici..forse per pigrizia e forse per modestia. Oggi, inoltre, lo scrittore non può più permettersi, come un tempo, di stare nella torre d’avorio e demandare la promozione al suo editore..Deve fare dei veri e propri tour promozionali per il suo libro … ed io non potrei conciliare il mio lavoro con la frenetica attività promotrice del libro. Mi tengo cara quindi la mia ristretta cerchia di estimatori..crogiolandomi in un ambito di “nicchia”!!!

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio progetto futuro è sempre lo stesso: aprire ogni tanto il cassetto dei sogni e constatare con sollievo che ancora non è vuoto! Grazie e buon lavoro!

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Ringraziamo Lorena per aver voluto partecipare! Continua ad emozionarti ed emozionare i tuoi lettori! ^_^

Per restare in contatto con Lorena Milano, ecco il link del suo blog (quello citato nel titolo della raccolta!):

Fashionable 

Maria Stella Bruno

I colori, le sfumature, le pennellate di una scrittrice – Intervista a Cristina Rotoloni

Tatuaggio(2)

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Cristina Rotoloni    Cristina Rotoloni nasce a Roma il 20 luglio 1977. Vive parte della sua vita tra L’Aquila, Ville di Fano e Capitignano. Si diploma come Maestro D’Arte e consegue la Maturità Artistica all’Istituto Statale d’Arte. Si laurea con il massimo dei voti in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Ha esposto due mostre pittoriche: una a Ville di Fano e l’altra a Montereale (AQ). Ha collaborato per l’organizzazione e la scenografia di alcuni spettacoli teatrali con l’Accademia di Belle Arti e l’Istituto Gramma di L’Aquila. Ha progettato e realizzato, in collaborazione con Annalisa di Filippo, dei cappelli per la “Perdonanza Celestiniana”. Ha collaborato con l’associazione onlus “Il Camaleonte” per dei corsi di “Arte, immagine e modellismo”. Dipinge quadri ad olio e pittura su vari materiali. Dopo il terremoto di L’Aquila 2009 si trasferisce in provincia di Chieti dove scrive e illustra le sue favole dal titolo Stellino” e “Tom”. Si dedica anche alle illustrazioni delle favole di altri autori come “Matilde” di Antonio Sparatore. Scrive articoli per il Magazine online “Volodeisensi°” di Emanuela Arlotta. E’ la referente abruzzese per l’Associazione Culturale Tertulia’s.  Idea e cura la pagina su facebook “Un Racconto a più Mani”. Intervista, recensisce e presenta i libri degli autori emergenti per i quali ha ideato e realizzato la Video Rubrica  “Oggi parliamo di…” E’ nel 2013 tra i finalisti del concorso “Montesilvano Scrive –  Una storia di Natale”. Pubblica, come libro d’esordio, la raccolta di racconti “Frammenti di Vita” nel 2012. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo dal titolo: “Tatuaggio”.

Ispirazione

La piccola campana sulla porta tintinna… E’ entrato un nuovo avventore alla Locanda dell’inchiostro Versato. Non si siede al bancone, ma decide per uno dei tavoli più in luce. Apre la borsa e prende un taccuino. Guarda fuori la finestra e inizia a scrivere. Mi duole quasi disturbarla, ma è mio obbligo presentarla agli altri della Locanda… Così iniziamo a chiacchierare… Cristina Rotoloni ci parlerà di sé e del suo ultimo romanzo, “Tatuaggio”.

La tua preparazione è prevalentemente artistica. Sei una pittrice. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Non so dire se sono una pittrice o una scrittrice, ma so che tutto ciò che vedo mi rimane impresso come un dipinto o si muta, nella mia mente, in parole che scrivo. Il desiderio impellente di scrivere è iniziato alla morte di mio padre. Prima usavo la scrittura per tirar fuori i pensieri che non riuscivo a convertire in parole, poiché ero una bambina molto timida e chiusa, poi, con la scomparsa del mio papà, è diventata una necessità per tirar fuori il dolore e la frustrazione. Mai avrei immaginato che questa esigenza, divenuta passione, potesse in futuro dar vita a dei libri.

 Come influenza la tua predisposizione alle arti visive col tuo essere anche scrittrice?

Quando scrivo immagino i punti della narrazione come dipinti. Creo una scena che potrebbe essere reale, che potrei aver visto. Mentalmente ne decido i colori, le sfumature, le pennellate. Congelo il tutto finché non è su carta. Così non dimentico nulla. Una volta che inizio a scrivere lascio spazio a nuove tonalità che possano aiutarmi, leggendo ad alta voce, ad avvicinarmi il più possibile all’illustrazione che mi ero fatta nel pensiero.

Hai ideato “Oggi parliamo di…”, video rubrica dedicata agli scrittori esordienti. Come hai cominciato? Quale la spinta?

Ho iniziato con il commentare qualche libro. Sono stata così diretta e sincera da credere che nessuno volesse sapere cosa pensavo del loro scrivere e invece in molti mi hanno contattata per avere un parere. Dopo sono passata alle recensioni e poi alle video presentazioni. Quest’ultima scelta è nata perché volevo fare qualcosa di diverso e ho deciso di sperimentare, di scoprire il mio rapporto con la telecamera. La reazione degli autori è stata così positiva da indurmi a dar vita ad una rubrica apposita.

 Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

In realtà non ho un modello. Ho letto e leggo di tutto. Da piccola ho usato molto le biblioteche o i libri prestati e non sempre ho potuto scegliere. Questa è stata una cosa positiva e utile perché mia ha permesso di ampliare le mie letture e non focalizzarmi sempre sulle stesse. Quando ero bambina sono stata influenzata dalle poesie di mia madre che mi hanno così colpita da portarmi, all’epoca, a tentare di scriverne. Come libri della mia infanzia mi porto dietro quelli che parlano di favole, poesie e racconti d’avventura. Importanti sono stati “Anna e il segnale del Re” di Le Notre e le Fiabe di Andersen. Nel periodo scolastico sono stata attratta dalle poesie del Pascoli e profondamente da Pirandello e le opere teatrali di Eduardo De Filippo. Successivamente mi hanno molto coinvolta le poesie di Alma di Giulio Lepidi e ultimamente mi sono particolarmente legata ai romanzi di Kathleen E. Woodiwiss. Non nego di avere una particolare passione per il “chiacchiericcio” (passatemi il termine) di Jane Austin, ma questa è nata negli ultimi anni. Ai libri e agli autori che ho citato non mi sono ispirata, sono le letture che per me hanno un significato particolare perché presenti in un determinato periodo della mia vita. Sono quello che adoro leggere quando ho bisogno di recuperare emozioni e ricordi del mio passato.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La Vita. Grazie a lei, se fosse possibile, scriverei milioni di libri perché mi basta poco per vedervi nascere una storia. La mia testa non si ferma mai. La raccolta di “Frammenti di Vita” non ha caso ha preso spunto dalla realtà e “Tatuaggio” non è da meno. Il mio romanzo è una storia inventata, nonostante questo, l’idea iniziale è nata da quello che mi circondava. Stavo osservando un ragazzo che faceva la spesa nel supermercato dove lavoravo. L’uomo in questione aveva un tatuaggio sul collo e il desiderio di scoprirne il significato mi ha portata a varie supposizioni. Poiché lui non me ne ha dato la traduzione ho iniziato a immaginare concetti di grande valore che vi si potevano associare e che lo avessero spinto a stamparsi una parola in modo indelebile sulla pelle.  Da questo ho continuato ponendomi altre domande e più domande mi facevo e più la storia prendeva forma. In poco tempo mi sono ritrovata a parlare di una ragazza che viene rapita nel luogo dove si sentiva più al sicuro. Di un omicida seriale che massacra brutalmente le sue vittime tanto da essere chiamato Il Carnefice. Di un uomo che non riesce a superare un conflitto interiore che lo spinge ad azioni sconsiderate. Il tutto condito da amore, dubbi, paure e coraggio. Il rapimento di questa storia è un rapimento atipico e ha a che fare con il tatuaggio. In breve sono passata dalla curiosità di sapere cosa potesse significare una scritta su un collo allo scrivere un romanzo.

 I temi fondamentali di “Tatuaggio” sono…

La storia inizia con una ragazza dalla vita apparentemente tranquilla e monotona che viene rapita in un luogo segreto. L’ombra di un serial killer aleggia nella vicenda e il distretto di zona sa che se fosse vero ha il tempo contato per trovare la vittima. Nonostante queste righe inducano a pensare ad un poliziesco la storia parla principalmente d’amore. L’amore verso se stessi, il prossimo e l’altro sesso. Parla di paura e dell’incapacità di interiorizzare e superare le emozioni dell’animo. Il rapimento si muove in parallelo con i sentimenti. L’uno compensa l’altro. E’ una storia dove i cuori si incontrano e si scontrano a causa dei propri timori, delle incertezze e degli errori. In questo romanzo si deve sfuggire ad un rapitore, si deve fermare un killer, ma alla fine i personaggi si ritroveranno più che altro a combattere con i propri sensi di colpa, a smettere di fuggire da se stessi. Ogni scelta fatta dai singoli individui costruirà passo dopo passo la storia. Un rapimento fuori dal consueto porterà alla luce tante altre problematiche che si credevano sepolte.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

In questo libro, come in quello pubblicato in precedenza, tratto, come è tipico della mia persona, gli argomenti della violenza e dell’incapacità di comunicare con se stessi e con gli altri. Credo che non si debba mai smettere di ricordare quanto basti poco per varcare quei limiti che portano l’essere umano a perdere l’umanità. Nel mio libro racconto il timore di comunicare i sentimenti e le scelte sbagliate nate da questo. Spesso sono loro la causa delle problematiche della vita. Parlo della violenza e delle aggressioni. Mali della quotidianità mai debellati. Probabilmente non smetterò di trattarli nei miei libri perché sono realtà che conosco e che combatto da sempre. Parlane e scriverne, renderli tangibili dando la possibilità al lettore di entrare in un personaggio che affronta queste vicissitudini, è per me uno dei modi con cui si crea empatia e si fronteggiano questi mali.

 Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Questo libro è stato pensato nel 2009, scritto nel 2010, iniziata la revisione nel 2012 e pubblicato nel 2014. Ha richiesto un lungo lavoro che lo ha ridotto da più di 500 pagine a ben 288. Mi ha portato più imbarazzo dei Racconti nel farlo leggere anche ad un solo individuo. Ho cercato di renderlo impersonale e ho scoperto che, secondo alcuni, uno dei personaggi mi identifica totalmente. Tutti gli altri sono riconducibili a persone che hanno sfiorato o tracciato la mia vita. Eppure, nello stesso tempo, è totalmente diverso da me. La sua nascita è stata lunga e travagliata. E’ rimasto uguale nel suo essere pur mutando nella riduzione del testo. Di aneddoti, quindi, ne avrei tanti, ma ne cito solo uno perché è stato significativo per la definizione del personaggio “Il Carnefice” e per la chiusura del libro. La mia redattrice nel leggerlo durante una delle ennesime correzione di bozza mi fece notare che il killer era troppo blando e non rendeva la sua mostruosità, serviva un momento in cui lui si mostrasse realmente al mondo. Avevo poco tempo per scrivere qualche riga che lo rivelasse e lei mi ha lasciato in tarda notte in una stanza con un foglio ed una penna. Le poche frasi che ho scritto in meno di 10 minuti le hanno fatto accendere gli occhi dicendomi: <<ok, è lui. Lo hai colto in pieno! Non ti facevo tanto cruenta!>>. Ho concluso così la stesura del libro.

 Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Come rispondere a questa domanda?! Se non è bastato tutto ciò che ho detto nelle precedenti risposte, leggetelo e saprete dirmi perché è diverso!

 Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Per me la risposta è scontata: cartaceo. Lo scelgo sempre e comunque. Adoro le pagine, le copertine, il peso del testo, il profumo, le pieghe, i tratti di matita che posso farci. Porto i libri ovunque e non mi crea nessun problema. Il negativo è il costo che volendo si può abbassare, ma non accade (in molti casi) per motivi commerciali. Non ho il cellulare predisposto per internet o e-book per scelta. Pur sapendo che la tecnologia serve ho deciso di non essere da lei dipendente. Passo già troppe ore davanti ad un pc. Il buono degli e-book è che costano meno e sono fruibili online. Il negativo è lo schermo da cui vanno letti che me li rende impersonali.

 Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

L’argomento è lungo e pieno di risvolti. Ci tengo a precisare che ho finalmente capito un punto di vista sugli autori emergenti per me fondamentale. Al contrario di quello che mi è stato sempre detto sono dell’idea che uno scrittore alle prime armi non ha bisogno di una casa editrice, ha bisogno di lettori. Nel momento in cui ci sono i lettori le case editrici ti cercheranno. Probabilmente mi farò altri nemici, ma sulla linea della mia franchezza dirò un parere su tutte le parti. Ho incontrato in questo mondo molti autori emergenti arroganti e non validi, poco disposti a condividere quello che sapevano come se ne potessero essere depredati. Ci tengo a ricordare a queste persone che se c’è un talento nessuno può togliervelo. Ho scoperto che in Italia scriviamo tutti e che molti non siamo bravi. I pochi che lo sono faticano ad emergere. Le case editrici grandi ignorano gli emergenti, richiedono tropo lavoro e troppa selezione. Ci sono molte società che pubblicano libri a pagamento con l’unico scopo di cibarsi delle illusioni di chi scrive, aiutando la diffusione di materiale da spazzatura. Le piccole case editrice combattono contro un marasma di insidie e spesso lo sono loro per gli autori. Poche sono veramente valide e propongo gli scrittori con coscienza. E’ una rarità e una grande fortuna trovarle. I lettori, non è vero che non leggono, lo fanno, ma scelgono il sicuro. Scelgono scrittori famosi. Molti autori conosciuti grazie alle loro tirature possono proporre libri a prezzi più abbordabili rispetto ad un emergente e comunque hanno dietro una tale catena mediatica da spingere un acquisto verso le loro opere.  Il lettore, cauto durante il periodo benestante, diventa estremamente attento in quello di crisi e non spende per un libro che non è sicuro possa piacergli o che non gli è stato garantito a livello pubblicitario. Su queste basi scarta gli autori emergenti dove il rischio di delusione può essere maggiore perché tutti scriviamo e a volte senza editing.

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono una fonte di progetti futuri. Parto da quelli più vicini. Sto realizzando una piccola raccolta di favole da pubblicare dal titolo “Stellino, Tom e Zio Leone”. Inizio la lavorazione del mio prossimo libro che è un giallo/noir dal titolo “Ilenia e la Notte”. Ho già la bozza pronta, devo solo decidere di dedicargli il mio tempo.

Grazie Maria Stella per queste tue domande che mi hanno permesso di scoprirmi un po’ di più.

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Grazie a te, Cristina per essere entrata nella nostra Locanda!

Lei si rimette a scrivere ed io mi alzo in silenzio. Mai disturbare uno scrittore mentre è all’opera, ne so qualcosa… ^_^

Per contattare Cristina Rotoloni, eccovi dei bei link:

Sito

Blog

Maria Stella Bruno

Raccontare il passato per scrivere il futuro… – Intervista a Vittorio De Agrò

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Vittorio De Agrò

Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. E’ un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 13000 persone e visitato da 57 paesi nei 5 continenti.

“Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

Nel 2014 produrrà un corto ispirato al libro.

Ispirazione

Come ospite della Locanda dell’Inchiostro Versato, oggi c’è Vittorio De Agrò col suo primo romanzo Essere Melvin”. Diamogli il benvenuto!

1)Come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Buongiorno e grazie per avermi accolto nel suo accogliente e cortese spazio. Non sono uno scrittore, non vorrei essere denunciato dal sindacato degli scrittori.. Da bambino sognavo di fare il presentatore. A scuola in italiano scritto ero uno disastro. In quinto ginnasio sono stato pure rimandato. Quando la mia vita nell’estate del 2009è implosa e ho capito che avevo bisogno di un aiuto, ho iniziato un percorso terapeutico con” Lo Splendente”, il mio psichiatra. E’ stato lui il primo, dopo pochi mesi di terapia, a vedere in me”uno scrittore”. Ero distrutto eppure lo Splendente alla fine di ogni seduta sorridendo mi diceva”Vittorio, sei bravo a raccontare, la tua storia diventerebbe un bel libro.”. Gli devo molto, ha creduto in me, quando io stesso non ci credevo. Essere Melvin è prima di ogni cosa,il mio esercizio terapeutico.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Mi considero un “diverso ignorante” e un teledipendente. Mi sono avvicinato alla lettura solo dopo la fine della scuola, prima mi limitavo a leggere il giornale. Adesso in un anno cerco di leggere i miei 50 libri.

3. “Essere Melvin” è un romanzo autobiografico. Cosa ti ha portato a mettere su carta un periodo della tua esistenza?

Scrivere per me è stato terapeutico. E’ stata parte integrante della mia terapia. Condividere con il mondo prima con il mio blog(ilritornodimelvin.wordpress.com) nel 2013 e poi con il mio libro il passato, mi ha permesso di distruggere i miei demoni. Melvin è stato il mio “Hyde”. Melvin mi stava trascinando verso la distruzione. Scrivere mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita. Mi sono rialzato e ho ripreso a correre. Racconto il passato per scrivere il futuro

4. I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Essere Melvin è tante cose: una confessione laica, un viaggio nella memoria, un atto d’espiazione, una storia d’amore che il Corriere della Sera nell’aprile del 2013 ha definito come”La Notting Hill italiana”, ma soprattutto spero che per i lettori sia un invito alla speranza. Chi entra nel girone dantesco del disagio mentale, spesso si sente solo e abbandonato. Si può guarire e tornare a vivere. Il “malato di mente” non va emarginato, ma ascoltato e soprattutto amato.

5. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Hai avuto problemi a riversare su carta qualcosa di così personale?

No. L’unica vera paura era quella di subire l’indifferenza degli altri, accogliere freddezza degli amici, ma fin dal primo post sul blog ho riscontrato sostegno e affetto amici e soprattutto da estranei. Ho condiviso la mia anima e il mio dolore con il mondo ed è stata un’esperienza unica.

6. Pensi che la crisi di Melvin sia anche frutto dei tempi che stiamo vivendo?

Melvin era una maschera.Un personaggio nato dalla mia fantasia. Melvin è nato dalla solitudine e dal senso d’inadeguatezza che mi sono portato dietro per anni.Ognuno di noi nel corso della vita vive un momento di difficoltà e di disagio. La storia di Melvin mi auguro che insegni che non bisogna avere timore a chiedere aiuto alla famiglia e soprattutto a dei bravi professionisti. Ancora oggi in Italia viviamo con il pregiudizio e ignoranza che chi va dallo psichiatra sia “matto”.L’Italia anche in questo campo è più Paese da Terzo Mondo che terza potenza industriale

7. Perché il tuo romanzo è diverso da altri? Perché leggerlo?

Tutti mentono almeno una volta nella propria vita, pochi lo ammettono e cercano di capire perché lo hanno fatto. Melvin non è ovviamente un eroe, anzi è un uomo qualunque che però decide di non arrendersi alla malattia mentale che lo avvolge ad un certo punto della sua vita. Il finale di Melvin potrebbe essere definito aperto da qualcuno, pacificatorio da altri, ma in vero mi piace definirlo come un nuovo inizio per il protagonista. Perché leggerlo? Penso a tutte quelle persone che almeno una volta sono caduti e a tutti quelli che soffrono in silenzio. Ad essi e non solo, Melvin potrebbe essere il libro giusto per non smettere di credere in un futuro felice e sereno che dovremmo meritare.

8. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sono un lettore “old style”.Ho le librerie di mia fiducia. Mi piace girare tra i vari reparti per poter scegliere la copertina o il titolo che maggiormente colpisca la mia curiosità e stuzzichi la fantasia. Mi piace sfogliare le pagine di un libro, ma mi rendo conto che l’e-book è il futuro. Ho cominciato da qualche mese a leggere libri con il kindle. Difficile stabilire pregi e difetti .Ritengo che sia molto soggettivo. L’auspicio è che comunque si allarghi la platea dei lettori.

9. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Fino al 14 febbraio, giorno in cui ho auto pubblicato Melvin, conoscevo poco e nulla del mondo dell’editoria. In questi mesi sto facendo esperienza sul campo. Ho scoperto un mondo anche grazie al sito writer’s dream costituito da scrittori più o meno esordienti dove ci scambia informazioni e consigli. Lo consiglio a tutti i “miei colleghi” che decidessero di affrontare questa avventura.Ho avuto la possibilità di lavorare con l’agenzia letteraria West Egg che ha reso con professionalità e talento il mio esercizio terapeutico, un vero romanzo.

10. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho iniziato a formare un gruppo di lavoro per affrontare, al momento,la sfida teatrale. Ci credo e spero nel 2015 di portare Melvin a teatro. Ci sono altri progetti che spero di realizzare con l’aiuto dello sceneggiatore Giancarlo Buzzi, ma come dico sempre,un passo alla volta e incrociamo le dita…

Se il sindacato degli scrittori non dovesse chiedermi i danni, un’idea in mente la tengo, ma ancora devo raccogliere il materiale e capire cosa farne. Vi terrò aggiornati…

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Se il Sindacato Scrittori esistesse, non credo avrebbe niente da ridire al nostro autore, ma… a pensarci, la categoria avrebbe proprio bisogno di un sindacato! Ringraziamo Vittorio per la sua disponibilità!

Per contattare Vittorio De Agrò:

Il mondo di Melvin – blog

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Maria Stella Bruno

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