I colori, le sfumature, le pennellate di una scrittrice – Intervista a Cristina Rotoloni

Tatuaggio(2)

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Cristina Rotoloni    Cristina Rotoloni nasce a Roma il 20 luglio 1977. Vive parte della sua vita tra L’Aquila, Ville di Fano e Capitignano. Si diploma come Maestro D’Arte e consegue la Maturità Artistica all’Istituto Statale d’Arte. Si laurea con il massimo dei voti in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Ha esposto due mostre pittoriche: una a Ville di Fano e l’altra a Montereale (AQ). Ha collaborato per l’organizzazione e la scenografia di alcuni spettacoli teatrali con l’Accademia di Belle Arti e l’Istituto Gramma di L’Aquila. Ha progettato e realizzato, in collaborazione con Annalisa di Filippo, dei cappelli per la “Perdonanza Celestiniana”. Ha collaborato con l’associazione onlus “Il Camaleonte” per dei corsi di “Arte, immagine e modellismo”. Dipinge quadri ad olio e pittura su vari materiali. Dopo il terremoto di L’Aquila 2009 si trasferisce in provincia di Chieti dove scrive e illustra le sue favole dal titolo Stellino” e “Tom”. Si dedica anche alle illustrazioni delle favole di altri autori come “Matilde” di Antonio Sparatore. Scrive articoli per il Magazine online “Volodeisensi°” di Emanuela Arlotta. E’ la referente abruzzese per l’Associazione Culturale Tertulia’s.  Idea e cura la pagina su facebook “Un Racconto a più Mani”. Intervista, recensisce e presenta i libri degli autori emergenti per i quali ha ideato e realizzato la Video Rubrica  “Oggi parliamo di…” E’ nel 2013 tra i finalisti del concorso “Montesilvano Scrive –  Una storia di Natale”. Pubblica, come libro d’esordio, la raccolta di racconti “Frammenti di Vita” nel 2012. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo dal titolo: “Tatuaggio”.

Ispirazione

La piccola campana sulla porta tintinna… E’ entrato un nuovo avventore alla Locanda dell’inchiostro Versato. Non si siede al bancone, ma decide per uno dei tavoli più in luce. Apre la borsa e prende un taccuino. Guarda fuori la finestra e inizia a scrivere. Mi duole quasi disturbarla, ma è mio obbligo presentarla agli altri della Locanda… Così iniziamo a chiacchierare… Cristina Rotoloni ci parlerà di sé e del suo ultimo romanzo, “Tatuaggio”.

La tua preparazione è prevalentemente artistica. Sei una pittrice. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Non so dire se sono una pittrice o una scrittrice, ma so che tutto ciò che vedo mi rimane impresso come un dipinto o si muta, nella mia mente, in parole che scrivo. Il desiderio impellente di scrivere è iniziato alla morte di mio padre. Prima usavo la scrittura per tirar fuori i pensieri che non riuscivo a convertire in parole, poiché ero una bambina molto timida e chiusa, poi, con la scomparsa del mio papà, è diventata una necessità per tirar fuori il dolore e la frustrazione. Mai avrei immaginato che questa esigenza, divenuta passione, potesse in futuro dar vita a dei libri.

 Come influenza la tua predisposizione alle arti visive col tuo essere anche scrittrice?

Quando scrivo immagino i punti della narrazione come dipinti. Creo una scena che potrebbe essere reale, che potrei aver visto. Mentalmente ne decido i colori, le sfumature, le pennellate. Congelo il tutto finché non è su carta. Così non dimentico nulla. Una volta che inizio a scrivere lascio spazio a nuove tonalità che possano aiutarmi, leggendo ad alta voce, ad avvicinarmi il più possibile all’illustrazione che mi ero fatta nel pensiero.

Hai ideato “Oggi parliamo di…”, video rubrica dedicata agli scrittori esordienti. Come hai cominciato? Quale la spinta?

Ho iniziato con il commentare qualche libro. Sono stata così diretta e sincera da credere che nessuno volesse sapere cosa pensavo del loro scrivere e invece in molti mi hanno contattata per avere un parere. Dopo sono passata alle recensioni e poi alle video presentazioni. Quest’ultima scelta è nata perché volevo fare qualcosa di diverso e ho deciso di sperimentare, di scoprire il mio rapporto con la telecamera. La reazione degli autori è stata così positiva da indurmi a dar vita ad una rubrica apposita.

 Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

In realtà non ho un modello. Ho letto e leggo di tutto. Da piccola ho usato molto le biblioteche o i libri prestati e non sempre ho potuto scegliere. Questa è stata una cosa positiva e utile perché mia ha permesso di ampliare le mie letture e non focalizzarmi sempre sulle stesse. Quando ero bambina sono stata influenzata dalle poesie di mia madre che mi hanno così colpita da portarmi, all’epoca, a tentare di scriverne. Come libri della mia infanzia mi porto dietro quelli che parlano di favole, poesie e racconti d’avventura. Importanti sono stati “Anna e il segnale del Re” di Le Notre e le Fiabe di Andersen. Nel periodo scolastico sono stata attratta dalle poesie del Pascoli e profondamente da Pirandello e le opere teatrali di Eduardo De Filippo. Successivamente mi hanno molto coinvolta le poesie di Alma di Giulio Lepidi e ultimamente mi sono particolarmente legata ai romanzi di Kathleen E. Woodiwiss. Non nego di avere una particolare passione per il “chiacchiericcio” (passatemi il termine) di Jane Austin, ma questa è nata negli ultimi anni. Ai libri e agli autori che ho citato non mi sono ispirata, sono le letture che per me hanno un significato particolare perché presenti in un determinato periodo della mia vita. Sono quello che adoro leggere quando ho bisogno di recuperare emozioni e ricordi del mio passato.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La Vita. Grazie a lei, se fosse possibile, scriverei milioni di libri perché mi basta poco per vedervi nascere una storia. La mia testa non si ferma mai. La raccolta di “Frammenti di Vita” non ha caso ha preso spunto dalla realtà e “Tatuaggio” non è da meno. Il mio romanzo è una storia inventata, nonostante questo, l’idea iniziale è nata da quello che mi circondava. Stavo osservando un ragazzo che faceva la spesa nel supermercato dove lavoravo. L’uomo in questione aveva un tatuaggio sul collo e il desiderio di scoprirne il significato mi ha portata a varie supposizioni. Poiché lui non me ne ha dato la traduzione ho iniziato a immaginare concetti di grande valore che vi si potevano associare e che lo avessero spinto a stamparsi una parola in modo indelebile sulla pelle.  Da questo ho continuato ponendomi altre domande e più domande mi facevo e più la storia prendeva forma. In poco tempo mi sono ritrovata a parlare di una ragazza che viene rapita nel luogo dove si sentiva più al sicuro. Di un omicida seriale che massacra brutalmente le sue vittime tanto da essere chiamato Il Carnefice. Di un uomo che non riesce a superare un conflitto interiore che lo spinge ad azioni sconsiderate. Il tutto condito da amore, dubbi, paure e coraggio. Il rapimento di questa storia è un rapimento atipico e ha a che fare con il tatuaggio. In breve sono passata dalla curiosità di sapere cosa potesse significare una scritta su un collo allo scrivere un romanzo.

 I temi fondamentali di “Tatuaggio” sono…

La storia inizia con una ragazza dalla vita apparentemente tranquilla e monotona che viene rapita in un luogo segreto. L’ombra di un serial killer aleggia nella vicenda e il distretto di zona sa che se fosse vero ha il tempo contato per trovare la vittima. Nonostante queste righe inducano a pensare ad un poliziesco la storia parla principalmente d’amore. L’amore verso se stessi, il prossimo e l’altro sesso. Parla di paura e dell’incapacità di interiorizzare e superare le emozioni dell’animo. Il rapimento si muove in parallelo con i sentimenti. L’uno compensa l’altro. E’ una storia dove i cuori si incontrano e si scontrano a causa dei propri timori, delle incertezze e degli errori. In questo romanzo si deve sfuggire ad un rapitore, si deve fermare un killer, ma alla fine i personaggi si ritroveranno più che altro a combattere con i propri sensi di colpa, a smettere di fuggire da se stessi. Ogni scelta fatta dai singoli individui costruirà passo dopo passo la storia. Un rapimento fuori dal consueto porterà alla luce tante altre problematiche che si credevano sepolte.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

In questo libro, come in quello pubblicato in precedenza, tratto, come è tipico della mia persona, gli argomenti della violenza e dell’incapacità di comunicare con se stessi e con gli altri. Credo che non si debba mai smettere di ricordare quanto basti poco per varcare quei limiti che portano l’essere umano a perdere l’umanità. Nel mio libro racconto il timore di comunicare i sentimenti e le scelte sbagliate nate da questo. Spesso sono loro la causa delle problematiche della vita. Parlo della violenza e delle aggressioni. Mali della quotidianità mai debellati. Probabilmente non smetterò di trattarli nei miei libri perché sono realtà che conosco e che combatto da sempre. Parlane e scriverne, renderli tangibili dando la possibilità al lettore di entrare in un personaggio che affronta queste vicissitudini, è per me uno dei modi con cui si crea empatia e si fronteggiano questi mali.

 Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Questo libro è stato pensato nel 2009, scritto nel 2010, iniziata la revisione nel 2012 e pubblicato nel 2014. Ha richiesto un lungo lavoro che lo ha ridotto da più di 500 pagine a ben 288. Mi ha portato più imbarazzo dei Racconti nel farlo leggere anche ad un solo individuo. Ho cercato di renderlo impersonale e ho scoperto che, secondo alcuni, uno dei personaggi mi identifica totalmente. Tutti gli altri sono riconducibili a persone che hanno sfiorato o tracciato la mia vita. Eppure, nello stesso tempo, è totalmente diverso da me. La sua nascita è stata lunga e travagliata. E’ rimasto uguale nel suo essere pur mutando nella riduzione del testo. Di aneddoti, quindi, ne avrei tanti, ma ne cito solo uno perché è stato significativo per la definizione del personaggio “Il Carnefice” e per la chiusura del libro. La mia redattrice nel leggerlo durante una delle ennesime correzione di bozza mi fece notare che il killer era troppo blando e non rendeva la sua mostruosità, serviva un momento in cui lui si mostrasse realmente al mondo. Avevo poco tempo per scrivere qualche riga che lo rivelasse e lei mi ha lasciato in tarda notte in una stanza con un foglio ed una penna. Le poche frasi che ho scritto in meno di 10 minuti le hanno fatto accendere gli occhi dicendomi: <<ok, è lui. Lo hai colto in pieno! Non ti facevo tanto cruenta!>>. Ho concluso così la stesura del libro.

 Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Come rispondere a questa domanda?! Se non è bastato tutto ciò che ho detto nelle precedenti risposte, leggetelo e saprete dirmi perché è diverso!

 Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Per me la risposta è scontata: cartaceo. Lo scelgo sempre e comunque. Adoro le pagine, le copertine, il peso del testo, il profumo, le pieghe, i tratti di matita che posso farci. Porto i libri ovunque e non mi crea nessun problema. Il negativo è il costo che volendo si può abbassare, ma non accade (in molti casi) per motivi commerciali. Non ho il cellulare predisposto per internet o e-book per scelta. Pur sapendo che la tecnologia serve ho deciso di non essere da lei dipendente. Passo già troppe ore davanti ad un pc. Il buono degli e-book è che costano meno e sono fruibili online. Il negativo è lo schermo da cui vanno letti che me li rende impersonali.

 Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

L’argomento è lungo e pieno di risvolti. Ci tengo a precisare che ho finalmente capito un punto di vista sugli autori emergenti per me fondamentale. Al contrario di quello che mi è stato sempre detto sono dell’idea che uno scrittore alle prime armi non ha bisogno di una casa editrice, ha bisogno di lettori. Nel momento in cui ci sono i lettori le case editrici ti cercheranno. Probabilmente mi farò altri nemici, ma sulla linea della mia franchezza dirò un parere su tutte le parti. Ho incontrato in questo mondo molti autori emergenti arroganti e non validi, poco disposti a condividere quello che sapevano come se ne potessero essere depredati. Ci tengo a ricordare a queste persone che se c’è un talento nessuno può togliervelo. Ho scoperto che in Italia scriviamo tutti e che molti non siamo bravi. I pochi che lo sono faticano ad emergere. Le case editrici grandi ignorano gli emergenti, richiedono tropo lavoro e troppa selezione. Ci sono molte società che pubblicano libri a pagamento con l’unico scopo di cibarsi delle illusioni di chi scrive, aiutando la diffusione di materiale da spazzatura. Le piccole case editrice combattono contro un marasma di insidie e spesso lo sono loro per gli autori. Poche sono veramente valide e propongo gli scrittori con coscienza. E’ una rarità e una grande fortuna trovarle. I lettori, non è vero che non leggono, lo fanno, ma scelgono il sicuro. Scelgono scrittori famosi. Molti autori conosciuti grazie alle loro tirature possono proporre libri a prezzi più abbordabili rispetto ad un emergente e comunque hanno dietro una tale catena mediatica da spingere un acquisto verso le loro opere.  Il lettore, cauto durante il periodo benestante, diventa estremamente attento in quello di crisi e non spende per un libro che non è sicuro possa piacergli o che non gli è stato garantito a livello pubblicitario. Su queste basi scarta gli autori emergenti dove il rischio di delusione può essere maggiore perché tutti scriviamo e a volte senza editing.

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono una fonte di progetti futuri. Parto da quelli più vicini. Sto realizzando una piccola raccolta di favole da pubblicare dal titolo “Stellino, Tom e Zio Leone”. Inizio la lavorazione del mio prossimo libro che è un giallo/noir dal titolo “Ilenia e la Notte”. Ho già la bozza pronta, devo solo decidere di dedicargli il mio tempo.

Grazie Maria Stella per queste tue domande che mi hanno permesso di scoprirmi un po’ di più.

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Grazie a te, Cristina per essere entrata nella nostra Locanda!

Lei si rimette a scrivere ed io mi alzo in silenzio. Mai disturbare uno scrittore mentre è all’opera, ne so qualcosa… ^_^

Per contattare Cristina Rotoloni, eccovi dei bei link:

Sito

Blog

Maria Stella Bruno

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