La speranza non muore mai… – Intervista a Mattia Lattanzi

cover oltre l'apocalisse

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Mattia Lattanzi(2) Mattia Lattanzi è nato a Codogno (Lodi) nel novembre 1976. Studia ad Arezzo ed in seguito si trasferisce a Firenze dove nel 2007 diventa Giornalista Pubblicista. Da subito inizia a collaborare con varie testate d’informazione on line, curando anche Festival nazionali di cinema, teatro e televisione, e inizia a scrivere saltuariamente per vari quotidiani toscani. Nel 2009 prende la tessera di critico cinematografico. Ma fin dai primi anni dell’adolescenza, scopre una forte passione/attrazione per il cinema fantasy, horror, fantascienza, e per i libri del maestro Stephen King. Si cimenta con racconti horror per ragazzi usando degli pseudonimi, fino all’impellente bisogno psicofisico di scrivere e di vedere pubblicata la sua vera opera prima, “Oltre l’apocalisse”. Sposato, ex chitarrista e cantante rock, sportivo, amante del buon vino e delle cene in compagnia, animalista, vive con sua moglie e con i suoi 9 coniglietti che adora come se fossero i suoi figli.

Ispirazione

Nuovo giorno sulla Terra. Il sole è sorto, per fortuna, ancora una volta, trovandosi davanti il solito vecchio mondo. E noi siamo ancora qui, al bancone delle Locanda dell’Inchiostro Versato, ad accogliere gli ospiti più diversi, gli scrittori emergenti che desiderano raccontarsi. Oggi è entrato nella Locanda Mattia Lattanzi e ci parlerà del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”. Tenetevi stretti ai cappelli!!! ^_^

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Prima di far pubblicare la mia prima opera, mi divertivo, a tempo perso, a scrivere racconti per ragazzi e “favole” a tema horror. Da quando, all’età di 13 anni, ho iniziato a leggere i libri fantascienza della collana Urania, e in seguito le opere di Stephen King, ho sempre fantasticato su mostri, extraterrestri, creature diaboliche… quindi, sono stato influenzato moltissimo dall’horror e dalla fantascienza. Ma devo ammettere che il vero richiamo alla scrittura è scoccato in me solo un anno fa. Avevo voglia di scrivere un romanzo che piacesse soprattutto a me. Così è stato. E adesso non mi fermo più…

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Oltre ai romanzi della collana “Urania” (ne avrò letti centinaia), ho letto alcuni romanzi di Tolkien, tra cui “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Crescendo ho provato a leggere un po’ di tutto, da “Il piccolo principe” a “I promessi sposi”, soffermandomi con piacere sulla mitologia greca (forse anche queste letture mi hanno fatto “apprezzare” mostri e creature varie). Ma il mio amore è tutto per colui che mi ha regalato le migliori letture, Stephen King.

 Nella biografia hai citato il “maestro Stephen King”. Quanto ti ha influenzato e come? Hai altri modelli a cui ispirarti? 

King mi ha influenzato in parte, così come le opere di Tolkien. Anche se forse ho subìto una maggiore influenza dai fumetti horror che da ragazzino divoravo, Dylan Dog in primis. Sinceramente non ho “modelli” da seguire o a cui ispirarmi.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La mia opera “Oltre l’apocalisse” è nata da un incubo notturno. Un incubo terribile dove il mondo era morto ed io mi ero salvato. Ma non volevo vivere, volevo soltanto morire anche io. Mentre dormivo sapevo che era solo un incubo, ma non potevo, o forse non volevo, svegliarmi. Quando finalmente ho aperto gli occhi sono corso al pc. Quella notte ho scritto le prime 50 pagine del mio romanzo.

I temi fondamentali di “Oltre l’apocalisse” sono…

Dalla sinossi “Oltre l’apocalisse” può sembrare il solito polpettone fantahorror con zombi, predatori cannibali, scenario post apocalittico, sopravvissuti che s’incontrano e combattono per andare avanti. Ma nel mio romanzo c’è molto altro: una bellissima storia d’amore tra un uomo e una ragazza, la riscoperta dei valori semplici, veri e purtroppo “dimenticati” dall’umanità ormai decimata dal virus, excursus di svariati personaggi che si ritrovano ad affrontare la vita dopo l’apocalisse. Il tema fondamentale credo sia la speranza. La speranza che tutto, prima o poi, possa tornare come prima o quasi. La speranza che fa andare avanti, fa amare, fa aiutare il prossimo, fa combattere, e a volte fa morire.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Avevo voglia di scrivere qualcosa che piacesse a me, che mi piacesse davvero; nemmeno pensavo, inizialmente, di far pubblicare il mio libro. Poi anche perché amo gli zombi! Sì, non so perché, ma non riesco a non guardare ogni film che tratta di questi esseri schifosi. Film che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico, per quanto sono fatti male e scadenti, di serie z. Ma è più forte di me.

Hai scritto un horror apocalittico. E’ stata un’esperienza catartica?

Sì, indubbiamente. Mi ha fatto bene, mi ha liberato da qualcosa che mi “disturbava”. E soprattutto ha acceso in me quella voglia di scrivere che mi piace davvero.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Ho scritto “Oltre l’apocalisse” di getto, in sole due settimane, lavorando soprattutto di notte. Non ho riscontrato difficoltà, anzi non riuscivo proprio a fermarmi. Gioie o dolori? Forse dolori, anche se leggeri. Il “dolore” grande l’ho provato quando mi sono reso conto che avevo terminato l’opera. Non avrei voluto finire, non così presto… C’è un capitolo, intitolato “I coniglietti”, che quando lo rileggevo quasi mi mettevo a piangere. Ogni volta che lo rileggevo. Non so spiegarne il motivo. Ma quel capitolo riusciva a farmi entrare dentro la disperazione e l’angoscia che prova il protagonista quando finisce di raccontare una storia alla sua ragazza. Poi ammetto di avere sofferto quando ho fatto morire uno dei protagonisti, il più simpatico del gruppo. Ero talmente dentro la storia che sentivo i personaggi reali. Sarò un po’ “di fuori”? Forse sì…

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Perché l’ho scritto io, con il cuore, come ogni scrittore credo faccia. Quindi senza copiare niente e nessuno. Ho cercato di non prendere spunto nemmeno dall’idea cinematografica degli zombi. Infatti in parte li ho reinventati. Così come i medici, gli scienziati e i ricercatori che scoprono che il virus che uccide gli umani rende gli zombi più intelligenti, regalando loro una sorta di coscienza ritrovata. Il romanzo è anche una corsa contro il tempo alla ricerca di un vaccino per l’inevitabile e imminente presunto ritorno del virus mutato. La speranza fa andare avanti tutto e tutti. Chi l’ha letto mi ha confidato che è un romanzo originale che esce fuori dai soliti schemi horror a tema apocalisse zombi.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sicuramente l’ebook è più economico, quindi in tempi di crisi può essere la scelta che fa la differenza. Io però non sono per gli ebook, preferisco leggere un buon libro e sentire e toccare le pagine con le mani. Il problema è che in Italia non si legge molto (rispetto alla media europea siamo tra gli ultimi: mi pare che l’italiano medio legga un solo libro all’anno) ma si scrive invece tantissimo. Di certo l’ebook può risollevare un po’ le statistiche. Costa poco ed è accessibile a tutti e subito.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando ho deciso di inviare l’opera alle varie case editrici ho scoperto di tutto. Premetto che “Oltre l’apocalisse” è stato il mio primo romanzo pubblicato e fino ad allora non sapevo nemmeno come “muovermi” nell’ambiente. Ho inviato il formato word o pdf a destra e a sinistra, credo quasi ovunque. Dopo appena una settimana mi hanno risposto editori “interessati” alla mia opera che però chiedevano fino a 3mila euro di contributo da parte dell’autore. Li ho gentilmente salutati. Dopo qualche settimana ho avuto due buone offerte e ho scelto quella che mi sembrava migliore. Ho sbagliato. Non ho pagato niente, ma avrei dovuto aspettare di più. Ho scoperto che le case editrici, spesso e volentieri, promettono mari e monti ma non rispettano nemmeno ciò che scrivono sullo stesso contratto che firmano. Non mi dilungo, ma vorrei dare un coniglio agli scrittori emergenti. Aspettate ed abbiate pazienza! Se credete di aver scritto un buon romanzo, racconto o quello che è… non abbiate fretta di vederlo pubblicato. Gli editori seri rispondono anche dopo mesi. Quello che è successo a me… Ma questa è un’altra storia.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri? So di un romanzo in collaborazione con Giacomo Pedroni (già ospite della Locanda )…

Dopo aver concluso la mia prima opera, mi sono messo a scrivere un nuovo romanzo che questa volta ho fatto revisionare per bene da una persona di fiducia. L’ho inviato a due concorsi importanti e devo attendere fine ottobre per conoscere l’esito. Ho già un editore serio disposto a pubblicarlo, ma non posso dire di più. Io e Giacomo abbiamo scritto un romanzo incredibile, “I due coniglietti – Una storia straordinaria”, che vede protagonisti due coniglietti parlanti che devono portare a termine una missione importante e devono far capire al mondo che i consigli sono animali da compagnia a tutti gli effetti. Sia io che Giacomo amiamo gli animali, in particolar modo i coniglietti, e ci siamo divertiti tantissimo a scrivere questa fantastica storia. Abbiamo volutamente trattato anche temi spinosi ma purtroppo reali, come l’abbandono, i maltrattamenti, la sperimentazione inutile in nome della scienza… Entro la fine di ottobre uscirà grazie a Cavinato Editore International, sia in cartaceo che in ebook. Non escludiamo un’altra collaborazione in futuro.

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Ringraziamo Mattia per la sua collaborazione ed assicuriamo che, malgrado la foto, è una persona cortese e a modo. Scherzi a parte, abbiamo apprezzato la foto in tema del libro e la capacità di raccontarsi dell’autore. Un grande “in bocca a lupo!” a Mattia e Giacomo per il loro nuovo libro!

Per sapere di più su Mattia Lattanzi:

FanPage facebook Oltre l’apocalisse

Maria Stella Bruno

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  1. Trackback: L’amore che gli animali sanno donarci… – Intervista a Giacomo Pedroni | Diario di una scrittrice

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