Poesia: cura per il dolore – Intervista a Davide Uria

a cosa serve il cuore  cover

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davide uria Davide Uria – Nasce a Trani nel 1987. Luogo di riferimento la sua città natale diventa fondamentale per l’evoluzione della sua poetica. Nel 2005 Partecipa e si aggiudica il terzo posto al Concorso Nazionale di Poesia e l’anno successivo è ospite alla manifestazione Notti di Poesia a Cassano Murge (BA). Nello stesso anno si diploma presso l’istituto di Grafica Pubblicitaria di Andria (BT). Nel 2008 lavora alla redazione di un libro gestito ed edito dal collettivo della facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Bari, dal titolo LIBERTA’ D’ IDENTITA’. Nel 2010 comincia il suo percorso universitario presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Dal 2 all’ 8 gennaio 2012 presso il palazzo palmieri di Trani cura l’allestimento e la grafica di un evento artistico intitolato “minuscule”. Il 4 febbraio 2012 pubblica “A cosa serve un cuore?” (poesie 2002-2011) con Edizioni Il Pavone . Il 28 luglio 2012 è selezionato per partecipare a “Notte di Poesia al Dolmen”. Nel settembre dello stesso anno due poesie estratte dalla sua raccolta “A cosa serve un cuore?” vengono pubblicate nel numero di settembre di Pastiche. Il 2012 è anche l’anno in cui si intensifica l’attività dedicata all’arte visiva realizzando un progetto illustrativo “Genealogies” Il 5 marzo 2013 inizia la sua collaborazione con la rivista JUST KIDS cura una rubrica di illustazione e poesia PAROLAimmaginata. Il 7 marzo è ospite, con la sua raccolta “A cosa serve un cuore?”, alla rassegna di poesia “Parola di poeta” presso il teatro Mimesis di Trani. Il 16 luglio 2013 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il 2 gennaio 2014 esce UNTITLED un piccolo progetto di poesia supportato da Patamu.

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato  oggi ospita Davide Uria. Il nostro autore è un poeta che nella sua raccolta “A cosa serve il cuore?”, espone se stesso in versi sofferti. Ma basta alle ciance! Facciamolo sedere ad uno dei nostri tavoli e cerchiamo di conoscerlo meglio…

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Una passione è un fattore fondamentale per la propria vita, per crescere, per avere obiettivi. Quando rintracci la tua strada puoi ritenerti fortunato, perchè tutto ciò che fai è rivolto alla realizzazione del proprio sogno. Combatti ogni giorno per concretizzare i tuoi progetti di vita. Una passione è come l’ossigeno, aria, è linfa vitale. Per questo motivo credo che la mia attitudine alla scrittura non sia nata in maniera del tutto casuale, sin da quando siamo bambini siamo in un certo senso segnati e destinati a intraprendere un certo tipo di percorso.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Non ho un modello, ma tante sono le letture che hanno fortemente influenzato la mia raccolta, tra cui: Artaud, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Merini, Lorca.

In che modo ha influenzato la tua poetica Trani, la tua bella città?

Trani è una città bellissima ma al contempo segnata e abusata. E’ come una prostituta, usata e abbandonata. Come tante altre realtà meridionali vive la sua condanna e condizione di paese del sud. Ogni anno è una nuova scommessa per la città, ma ogni anno la situazione è sempre la stessa. Nonostante questo la amo, soprattutto in questi mesi, quando l’estate finisce e tutto torna alla normalità, tutto diventa così meravigliosamente nostalgico.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ispira i tuoi versi?

Sicuramente la necessità di esprimersi ha giocato un ruolo davvero importante. Sono partito principalmente dal mio bisogno, senza un secondo fine, non stavo scrivendo l’opera che avrebbe scalato le classifiche, al contrario, stavo comunicando me stesso, mettendoci il cuore e l’anima. La raccolta nasce casualmente dall’incontro con la casa editrice, che ha creduto fortemente in me e nelle mie potenzialità.

I temi fondamentali della tua raccolta poetica sono…

La mia raccolta racchiude una moltitudine di temi e sensi. Sono poesie differenti tra loro seppur legate da un tema comune che le rende coerenti e genuine per l’intera raccolta. Sono versi che nascono da un disagio interiore, dalla necessità di rintracciare un senso primordiale a ciò che facciamo nella vita. Una ricerca analitica nelle paure, nel disagio e nella lotta quotidiana che ci spinge ad adattarci alle situazioni e a viverle diversamente per ciò che siamo. Un viaggio all’apice della sofferenza che culmina con un discernimento, siamo irrimediabilmente soli nella nostra tristezza.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Trattare questi temi ha reso tutto un po’ più semplice e chiaro, è stato come disintossicarsi. Spesso viviamo nell’oscurità senza rendercene conto, e in quei dieci anni sono riuscito pian piano a risalire verso la luce e ha trovare una cura per il mio dolore. Ecco perchè ho affrontato questi temi, bisogna attraversare la tragedia per liberarsi dalle proprie angosce. E “A cosa serve un cuore?” è stato proprio questo: un antidoto contro i mali del mondo.

Le “gioie e dolori” dell’essere poeti. Qual è la tua poesia più “sofferta”? Quale la più ottimista?

Sicuramente la più sofferta è “Ennesima piaga” una poesia che si apre con la lucida, consapevole e drammatica immagine di un discernimento, vissuto tra l’ “arco vitale” e “il mortale sapore della malattia”. Decisamente fluido è il passaggio dal sentire “particolare” al dolore “universale”, attraverso cui il lettore viene immerso nella comune vertigine della sofferenza. Mentre la più positiva è “Infiniti fili d’oro“, una poesia che ho dedicato alla mia sorella gemella, persona con cui ho sempre avuto un forte legame e una forte intesa. Gli infiniti fili d’oro sono i suoi biondi capelli, ma anche gli anni vissuti insieme, dei tempi andati, della nostra infanzia.

Perché leggere “A cosa serve un cuore?”?

Secondo me “A cosa serve un cuore?” è una raccolta non semplice da assimilare. Ma già nel titolo contiene tanti interessanti spunti per riflettere. Poi, in fondo, chi nella sua vita non si è mai posto questa domanda?

Modernità e poesia. Crisi e letteratura. Come si rapporta il tuo essere poeta con tutto ciò?

La crisi è ormai il nostro pane quotidiano. Tutto nasce da una crisi, anche la mia raccolta ha  le sue radici nella sofferenza. In un paese come il nostro gli emergenti sono visti in un ottica non propriamente positiva, non sei nessuno e se non sei nessuno, non arrivi da nessuna parte. A volte mi sembra di perder del tempo, noto una scarsa attenzione e interesse da parte dei più, compreso in chi ha valutato e investito sulla tua opera. Credo però che per me l’arte sia fondamentale per vivere meglio, quindi non mi preoccupo più della reazione di un potenziale pubblico, penso soprattutto a me stesso.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Non mi sento adeguato per poter dare dei giudizi. Sono due mezzi differenti con le loro qualità e difetti. In fondo nessuno ci vieta di poter scegliere tra uno o l’altro.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando fai tutto da solo è davvero difficile. La casa editrice si è solo occupata dell’editing, pubblicazione e distribuzione. Che è già tanto in un paese dove per pubblicare devi pagare, e anche tanto. La promozione è affidata a me, alle mie potenzialità, forze, tempo, pazienza, esperienza. Limiti, sempre tanti limiti da tener in conto, cose su cui puoi investire e altre no. Ma se non vendi che fai? Promozione per gloria? Alla fine si opta delle soluzioni più cheap o completamente gratis, privandosi di certe strade più efficaci. Lavoro nella comunicazione, con i social e l’investimento, anche di denaro, con la partecipazione di un team sarebbe la strategia più efficace, ma non tutti la pensano come me.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente sono alle prese con un progetto social dal titolo #unversoaldì, consistente nella pubblicazione giornaliera di un verso estrapolato da una delle poesie della raccolta “A cosa serve un cuore?”. L’ idea nasce con l’intento di lasciare traccia, per far riflettere o semplicemente far incuriosire. Stimolare il pensiero e le menti o la parte poetica che si nasconde dentro ognuno di noi. L’iniziativa si svolgerà principalmente sulla mia pagina facebook ufficiale, su instagram e sul profilo twitter.

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Grazie, Davide, per la tua partecipazione! ^_^ Come poetessa, capisco quanto possa essere  “intima” e unica una raccolta di poesie.

Un grossissimo “in bocca al lupo!” per tutto!

Per restare in contatto con Davide Uria:

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Maria Stella Bruno

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