Io, ospite de “Il Salotto delle Muse”

11987077_976560615736040_9095125611266958567_nLe Muse sono le eterne compagne di noi scrittori ed oggi posso dire di essere entrata ufficialmente nel loro “salotto”… A chi devo questo pass speciale? Ma a Maria Pace che ha voluto “chiacchierare” un po’ con me… Risultato? Una bella intervista di cui vi lascio il link ^_^ : IL SALOTTO DELLE MUSE

Grazie Maria!!!!

Intervista:

1) Innanzitutto ci dica qualcosa di lei. Chi è Maria Stella Bruno.
Sono una persona che ama leggere e sognare pur mantenendo “i piedi per terra”. Mi piace conoscere sempre cose nuove. Sono curiosa verso tutto ciò che di “bizzarro” e unico può riservare la natura e l’universo. Per questo, mi definisco una lettrice “onnivora”… Fantasy, avventura, fantascienza, poesia, saggistica, filosofia, mi piace ogni genere se ben esposto. Per me, uno scrittore non deve solo narrare una vicenda o un fatto, ma deve anche saper affascinare, coinvolgere il lettore… ed è quello che spero di ottenere con i miei scritti…

2) Quella della scrittura è una passione che ha sempre avuto o che sta coltivando solo da qualche tempo?
Direi da sempre, anche se dal principio, da bambina, era solo un gioco discontinuo ed emulativo… Osservavo mia madre intenta a scrivere ed io cercavo di fare altrettanto. Nell’adolescenza tutto è cambiato. Ho iniziato a leggere molto ed il passo da essere una “semplice” lettrice a mettere su carta le mie storie è stato breve, anche se graduale.

3) Come nasce l’idea di un libro?
“I custodi dei frammenti” è nato da una mappa… Sì, prima ho immaginato il luogo in cui si svolgeva la vicenda e poi ho iniziato a pensare alle genti che ci vivevano, ai loro usi e tradizioni e via dicendo, fino ai contrasti e alle guerre… La mia attenzione infine si è concentrata su un contadino del luogo e… beh, ho cominciato a scrivere… Il tutto ha trovato compimento ne “La Spada e il Drago”, creando la saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”…
Per quanto riguarda la raccolta di poesie, “Clessidre Notturne”, è l’espressione di momenti lirici, di attimi unici che dall’adolescenza mi hanno condotto alla maturità… La poesia non nasce da un’idea, ma da una sensazione…

4) Ci parli un po’ del suo libro
Come già accennato, “I custodi dei frammenti” e “La Spada e il Drago” sono un’unica storia che inizia con la sventura capitata ad un uomo umile. Ma quella che sembra una semplice storia di vendetta poi si apre a ventaglio su molti altri personaggi intingendosi di mistero e avventura, sempre in cerca di quesiti, come “esiste il destino?” o “si può prevedere il futuro?” …Una storia, quella da me scritta, che si discosta un po’ dal fantasy tipico dato che non sono presenti le classiche caratterizzazioni del genere…

5) Il suo libro ha riscosso vari successi. Vuol parlarci un po’ dei Premi e dei Riconoscimenti attribuiti al sui libro?
Beh, molte mie poesie sono state inserite in diverse antologie ed una, “In un soffio di vento”, si è aggiudicata il primo posto nel premio letterario “Il Club egli autori 2002-2003”. Ricordo che alla premiazione ero così emozionata da non essere riuscita a guardarmi intorno… e prima di salire sul palco, ho avuto la tentazione di scappare… In seguito, nella sua prima edizione, con un titolo diverso, “I custodi dei Frammenti” si è aggiudicato il secondo posto nel premio letterario “N. Giordano Bruno 2006” XV ediz. e poi sono stata insignita del premio in ricordo di Anna Moleti Belfiore come scrittrice esordiente, ma anche di quegli eventi ricordo solo la grande emozione…
Questi sono i riconoscimenti “ufficiali”, che lusingano e confondono, ma sono quelli di ogni giorno, che provengono dalle persone che leggono i miei scritti che io apprezzo di più… E neanche da quel punto di vista mi posso lamentare!

6) A quale genere letterario appartiene il suo libro?
Lo definirei d’avventura, ma è anche un fantasy per concetti come “preveggenza” e per il mondo “alternativo” in cui si svolge, un medioevo diverso e uguale al nostro.

7) Quali sono i generi letterari che lei preferisce?
Non ho un genere preferito. Dipende molto dal momento in cui me lo si chiede… Per ora, per esempio, mi sento più affine a quello fantascientifico… forse perché sto scrivendo un romanzo di quel genere…

8) Quali sono secondo lei gli ingredienti necessari per un buon libro?
Deve essere scorrevole nello stile, affascinante nei toni, intrigante nei temi, emozionante per i colpi di scena… Questo è ciò che tento di fare per offrire qualità e intrattenimento ai miei lettori.

9) Quali progetto ha per il futuro?
Progetti ne ho tanti, molti in sospeso. Di prossima pubblicazione sarà un nuovo romanzo, “L’Erede Perduto”, un fantasy d’avventura che si rifà al mondo della saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”. Narra le vicende di un veggente e di suo fratello e del loro destino che pian piano si compie… Poi, ho concluso un romanzo di fantascienza, “Nuova Era”, e per adesso ne sto scrivendo il seguito… Ho in cantiere anche diversi racconti e una nuova raccolta poetica… in pratica, la mia penna abbandona di rado il foglio!

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I Druidi

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Figure misteriose i druidi, ammantate di leggenda e a volte “prese in prestito” dal genere fantasy, ma cosa racconta di loro la storia?

Clero celta di grande cultura e complessità, i druidi si preparavano per 20 anni prima di occupare la loro posizione di custodi dei miti segreti della loro religione. Solo dopo aver superato prove di iniziazione, il druido entrava a far parte di una casta a sé, addirittura superiore a quella dei guerrieri. I druidi servivano la loro tribù non solo come sacerdoti, ma anche come giudici e storici.

Celebravano i loro riti religiosi, che contemplavano sacrifici umani, in fitte foreste (il “bosco sacro”). I sacrifici rituali tra i celti seguivano regole precise. Per esempio, sebbene le vittime fossero di solito arse vive, in gabbie di vimini a forma di enormi teste, questo destino era riservato ai prigionieri di guerra, tenuti in vita appositamente, e veniva raramente inflitto ai celti, per essere offerti come vittime innocenti.

Lo scrittore del I sec. a.C. Plinio il Vecchio ci da un’affascinante descrizione dei druidi che, in bianche vesti, celebravano la sesta notte del novilunio, tagliando un ramo di sacro vischio cresciuto su una quercia sacra (la parola “druido” significa “che conosce la quercia”, in gaelico, la lingua dei Celti della Britannia). Il vischio, secondo Plinio, veniva tagliato con una falce d’oro e posato su un mantello bianco steso per terra. Poi era usato per pozioni magiche. Sembra, quindi, che i druidi fossero anche dei guaritori, erboristi e maghi. I Celti erano per lo più analfabeti, ma i druidi sapevano leggere e scrivere, e molti conoscevano il latino, oltre alla loro lingua. Erano, inoltre, studiosi delle stelle. Non solo praticavano una forma astrologica di magia guardando la sfera di cristallo, ma avevano anche cognizioni di astronomia pari a quelle dei Romani. Il loro calendario, per esempio, si basava su un anno comprendente 12 mesi di 30 giorni, più alcuni giorni intercalari. Dopo la distruzione del centro religioso di Mona, tuttavia, il druidico perse la sua autorità e prestigio.

Di lì a qualche generazione i druidi erano scesi a un livello di poco superiore a quello di stregoni.

La Locanda dell’Inchiostro Versato incontra “Una Settimana in Rosa”

banner2015rosaDal 5 all’11 Ottobre 2015, si svolgerà “Una Settimana in Rosa“, evento web con il meritevole intento di promuovere le scrittrici e gli scrittori che scelgono l’amore come centro dei loro romanzi.

La Locanda dell’Inchiostro Versato“, rubrica di questo blog, si presterà per l’iniziativa come vetrina per le presentazioni di questi autori. Ogni giorno, durante la settimana, avrete la possibilità di conoscere di più i loro scritti dalle parole di chi ha messo se stesso in quei volumi.

Calendario Presentazioni:

6 Ottobre: Gina Laddaga con “Moonstone” “Sognami”

7 Ottobre: Silvia Azzaroli e Simona Ingrassia con “La memoria del futuro”

8 Ottobre: Aura Conte con “Controvento

9 Ottobre: Rosalba Bavastrelli con “Il Monastero dell’Arcangelo” e “Difesa Estrema”

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Sirene: ammaliatrici dei naviganti

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Le sirene nell’immaginario moderno sono raffigurate come bellissime donne con la coda di pesce, ma è dal Medioevo che hanno questo aspetto. Nella mitologia greca esse erano orribili creature dalla testa umana ed il corpo d’uccello (simili alle Arpie), ma Omero, il primo che narra di loro, non descrive il loro aspetto, forse dato per scontato, ma ci fa sapere tramite le parole di Circe che ammaliavano i naviganti per portarli alla morte. Chi sente il canto delle sirene dimentica patria e sposa, bramando solo di raggiungerle… e le ossa dei morti si accumulavano intorno a loro… 960419531Sono due le sirene che cercarono di ammaliare Ulisse e sapevano tutto di lui, delle vicende accadute davanti a Troia. Conoscevano persino il suo nome, questo poiché erano onniscienti. Inoltre potevano anche controllare i mari e i venti. Infatti, quando Ulisse s’avvicinò a loro con la sua nave, il vento cessò immediatamente. La leggenda è ben nota a tutti… Legato all‘albero maestro della sua nave, Ulisse, colui che voleva tutto conoscere, passò indenne dallo stretto delle sirene… E vi è una leggenda successiva al racconto di Omero che narra delle due sirene che, prostrate per il loro fallimento con l’eroe, si suicidarono…

La mia storia

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Ciò che so è che per metà della mia vita o quasi ho desiderato avere un sogno, uno di quelli coinvolgenti, che ti “rapiscono” la vita, l’assorbono, l’esaltano ed insieme la “trafiggono”, come una spada… Era di un sogno che sentivo la mancanza, di quel tipo di cui trattano spesso i film o i libri, quelli in cui uomini o donne ambiscono a qualcosa di più grande di loro, qualcosa che sembra impossibile ai più, ma con coraggio e determinazione riescono ad ottenere, perché sapevano che era giusto, che non avrebbero potuto fare altro nella vita, ed io, ragazzina, senza apparenti doti speciali, ammiravo tutto questo. Mi sentivo lasciata indietro, mentre tutti si proponevano mete a breve o a lunga scadenza. Ed io? Beh, nessuna strada mi attirava. Ero brava a scuola, ma niente di speciale… Poi, d’un tratto, quasi per gioco, nacque in me la necessità di mettere per iscritto le mie sensazioni. Strano, poiché non ero mai stata attirata dalla poesia! E da quei versi, ispirati proprio dai miei quesiti e riflessioni sull’esistenza, riscoprii la necessità di narrare storie… Così la mia storia prese pian piano vita! Una mappa, un mondo fantastico, con usi, tradizioni, guerre tutte proprie, di genti che amavano e odiavano e, dall’immaginazione, il passo successivo fu breve…

Diventai scrittrice o..  aspirante tale… e condividere con altri i romanzi che nascevano dalla mia penna divenne il mio sogno. Nel creare trovavo nuova sostanza, nuova luce. Felice è la parola, di quella felicità che ti fa sentire viva e che insieme può anche riempirti di struggente malinconia. Un’arma a doppio taglio che “prende in ostaggio” l’esistenza…

La storia di Safav, Ajhall, Inoha è in fondo anche la mia storia, poiché vi sono io nelle pagine de “I Custodi dei Frammenti” o in quelle de “La Spada e il Drago”, c’è il mio sogno, le mie speranze, i miei incubi… E in ogni personaggio, persino nei “cattivi”, nella perfida e astuta Ofena, nell’ambizioso e intelligente Phalaha, vi è una briciola della mia anima…

La passione del mio sogno arde ancora in me, forse arderà per sempre, se il reale non mi schiaccerà prima, continuerà a farlo, benché molti non capiscano. Io sorrido, poiché non demordo… Credo che potrei anche farcela un giorno. E quando sarò vecchia il rimpianto non verrà a cercarmi perché io ho sempre e comunque tentato!

M.S.Bruno

Come reagire alle difficoltà?

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Sinceramente non so… Ma ho letto, tempo fa, su un giornale una storia che mi ha colpito. Narrava di una giovane donna che stava avendo delle non specificate difficoltà, era sfiduciata e aveva tanta voglia di mollare tutto. Lo comunicò al padre, un cuoco, e questi, senza dire una parola – così proseguiva il racconto – portò la figlia nella cucina del ristorante dove lavorava e mise a bollire tre pentole piene d’acqua. Quando l’acqua cominciò a bollire, mise in una pentola delle carote, in un’altra delle uova e nell’ultima dei chicchi di caffè… Passarono venti minuti d’attesa, la figlia era impaziente e non capiva, ma poi il padre spense il fuoco e mise il contenuto delle pentole in tre recipienti diversi e li pose innanzi a lei. Esortò la figlia ad osservare ogni elemento: le soffici carote, le uova ormai sode e l’aromatico caffé, e spiegò…

La carota prima di essere immersa nell’acqua calda (ovvero nelle difficoltà) era dura, fiera, ma poi nella cottura è diventata morbida, facilmente sfaldabile…

L’uovo, invece, aveva solo un fragile guscio a proteggere l’interno molle, ma dopo la cottura è diventato duro e compatto in ogni sua parte..

I chicchi di caffé, però, non erano mutati, anzi, avevano cambiato l’acqua fino a renderla scura e aromatica…

Ed il cuoco disse a sua figlia: “Come vuoi reagire alle avversità, tu? Come la carota che subito si sfalda, come l’uovo che in apparenza sembra uguale, ma il cui cuore è diventato duro e rigido, oppure come i chicchi di caffé che hanno mutato l’acqua cambiando gli eventi in qualcosa di buono?”

Non so cosa rispose la figlia, poiché il racconto finiva così, ma non ha importanza perché è a noi lettori che si pone quella domanda. Ed io, ora, mi ritrovo spesso a pormela, impegnandomi, per quel che posso, a essere come i chicchi di caffé, a reagire positivamente agli eventi negativi, a cambiarli e trasformali in cose migliori, perché solo così non mi lascerò vincere e aiuterò me stessa e chi mi sta accanto!

Grazie di cuore a chi ha scritto quel racconto e a chi lo ha pubblicato!

Ametista, il mito

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L’Ametista è adesso un bellissimo cristallo dai toni violacei, ma il mito vuole che in principio fosse una splendida ninfa. Dioniso, dio del vino e della gioia, si innamorò di lei, ma l’eterea Ametista non accettò le profferte amorose del forse troppo invadente corteggiatore e fuggì. Dioniso, comunque, non s’arrese e la inseguì dovunque ella andasse. Disperata, infine, la ninfa, che aveva votato la sua verginità alla dea della caccia, Artemide, si rivolse alla sua protettrice per ottenere salvezza, ed ella la trasformò in una bella pietra cristallina. Dioniso solo allora comprese il male che aveva fatto ad Ametista e, pentendosi del suo comportamento, versò sulla pietra una coppa di vino, che conferì al cristallo il caratteristico e attuale colore…

Ametista, poi, non è la prima ninfa che viene trasformata in qualcosa per sfuggire alle attenzioni troppo invadenti di un dio: un esempio fra tutti è quello di Dafne che, perseguitata da Apollo, dio del sole, dopo una preghiera a Zeus fu trasformata in alloro.

Recensione: “Ali ai piedi” di Marco Terramoccia

Ali ai piedi

Giorgio vive a Morlone ed è un ragazzo di provincia, cresciuto con dei valori, che condivide la sua vita con gli amici di sempre, fra la passione per il mare, la bici e le prime cotte adolescenziali. È un sedicenne essenzialmente normale che è attratto dalla velocità ed è veloce tanto, troppo rispetto ai suoi compagni. Ha le “ali ai piedi” e inizialmente non ne comprende il motivo. Nei sogni, continui ed insistenti, così veri da sembrare ricordi, ricostruirà la verità, una verità incredibile che ha radici duemila anni nel passato, al tempo del mito e della magia… E con la scoperta di chi è in realtà, il giovane non trae solo nuovi sbalorditivi poteri, ma anche un’eredità di quel passato decisamente più pesante: un nemico giurato che vive e cerca solo vendetta…

“Ali ai piedi” è una storia di fantasia che ha il sapore di una favola e radici nei miti greci, ma soprattutto è la vita di un adolescente, una vita spensierata e allegra. La sua quotidianità fra i banchi di scuola, le amicizie, i primi amori… Ma anche i semplici gesti della vita di provincia, di una cittadina, bella e amata nelle descrizioni al punto da essere un’altra protagonista, silente e sorniona, che sa ammaliare. Già nelle prime righe del romanzo l’autore la descrive come “uno degli ultimi paradisi terrestri rimasti. Bagnato da un mare pulitissimo e immerso nel verde più bello della macchia mediterranea, mista a tratti di bosco e non troppo alta, che arriva fino alle rive del mare.” Giorgio ama il suo pase, ma la sua mente spesso corre verso un futuro che lo vede navigare in quel mare infinito, infatti sta studiando al Nautico. La scoperta del suo mitico passato sconvolgerà poco la sua esistenza (forse grazie ad una maturità e ad una saggezza insiti nel suo essere alle “radici del mito”), ma che comunque non tarderà anche a dargli delle preoccupazioni, tutte da ricollegarsi a quel nemico di cui parlavo prima… Giorgio non si sente superiore per i doni che possiede ed è grato della vita che ha. Rispetta e adora i suoi genitori e “voleva essere accettato così com’era, con la sua super-normalità”…Andando avanti con la sua vita, scopre di non essere il solo ad avere un segreto. Il suo più fedele amico lo ha seguito in questa vita come aveva fatto in quella precedente, anche se adesso è provvisto di muso e coda scodinzolante… Argento, cane valoroso, sarà consigliere e aiuto per il protagonista. Dovunque vanno, Giorgio e Argento, portano del bene, lo “espandono” come un vento benefico, al contrario del loro nemico, Girotti, che semina male con azioni e “infetta” chiunque gli si avvicini troppo, approfittando dei cuori più deboli e facendo sprofondare nel baratro dell’oscurità chiunque già vive in bilico con i cattivi sentimenti… E la storia diventa allegoria della perenne lotta fra il Bene e il Male, un male, quello rappresentato da Girotti, volutamente raffigurato grottesco, animale, portato agli eccessi anche a livello fisico e comportamentale. Tutto in lui ci repelle, come sarebbe giusto che ci ripugni il male… anche se spesso nel nostro vivere non è così manifesto e facilmente distinguibile.

“Ali ai piedi” è quindi un’allegoria fiabesca, intessuta nel mito e nella provincia italiana, che mira al bene e ai buoni sentimenti, dove può esserci il riscatto e tutti hanno ciò che meritano. Sembra volerci ricordare le semplici regole che stanno alla base di una vita serena: l’amore per la famiglia e gli amici, il rispetto per gli animali e infine, ma non ultimo, la coscienza che in tutto c’è un po’ di magia, anche nella “normalità” e che il sogno può davvero metterci le ali ai piedi e farci volare “su di un mare nero, calmo, in un cielo chiaro, illuminato da una luna spavalda, che piena di bagliore argenteo tentava di schiarire la notte.”

Il Tesoro di Alarico (370-410 d.C.)

tesoroNell’Agosto del 410, Alarico, re dei Visigoti, irrompe con i suoi entro le mura di Roma e mette a sacco la città. La capitale dell’impero, dopo ottocento anni, subisce l’onta dell’invasione e del saccheggio. Quali meraviglie e quali splendori si sarà portato dietro il re dei Visigoti che, dopo questa impresa, si mosse, con le sue schiere, verso il Mezzogiorno con lo scopo di indirizzarsi alle fertili sponde africane. Ma la scarsa esperienza di mare sconsigliò l’impresa, sicché, giunto alle coste calabri, decise di ripiegare. In questo luogo, in quello stesso 410, nei pressi di Cosenza, Alarico improvvisamente moriva di malattia. E qui la storia si ammanta di leggenda, infatti, si narra che il suo popolo, riconoscente, decise di deviare il corso del fiume Busento per fare nel suo letto una tomba degna di lui. Affinché nessuno la trovasse, il fiume venne riportato nel suo greto, nascondendo per sempre il re e la sua tomba. Si dice anche che Alarico fu seppellito con tutta la sua armatura e, con tutto ciò che, come re, gli toccava di parte del tesoro sottratto a Roma. E la tomba, dice la leggenda, è ancora là, sotto le acque del fiume Busento, con tutti i suoi tesori…

Chissà se oggi ci prendessimo la briga di usare tutta la nostra tecnologia, i fantastici computer o i satelliti, o qualsiasi diavoleria moderna, per sondare il greto del fiume Busento, troveremmo davvero qualcosa… Le leggende, si sa, sono solo tali, ma, a volte, hanno un fondo di verità. Quindi, e a me piace pensare che sia così, forse le spoglie del re visigoto ancora riposano sotto il corso del fiume, nascondendo i tesori di un tempo passato, come meravigliose testimonianze di uno splendore che non c’è più e che, forse, un giorno qualcuno scoverà… E sarà magari, un sognatore come me…

Dalla Webzine “JAPANIMANDO”…

Il cinquantunesimo numero di “JAPANIMANDO“,  bellissima rivista online dedicata al mondo del fantastico e del fantascientifico (non solo “made in Japan”), mi ha dedicato ben due pagine, lasciandomi la possibilità di presentarvi i miei libri già editi e darvi anche qualche anticipazione 😉

Ecco la copertina della rivista…

Japanimando 51

…e l’articolo su di me ^_^

Japanimando 51 - intervista ms

Vi consiglio però di leggervi tutta la webzine, perché lo merita!!!

Links:

WEBZINE “JAPANIMANDO” 2015 – 2016

JAPANIMANDO – pagina facebook

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