Scheda libro: “Nuova Era”, romanzo di fantascienza

libro-nuovaTitolo: NUOVA ERA

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 8 Settembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle) /cartaceo

Prezzo: 2,99€ / 8,00€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01LT9GUHW

Descrizione: 

Nuova Era è un pianeta, freddo quasi in ogni momento dell’anno, ostile sempre nei suoi eccessi, nelle sue creature, nei suoi segreti. L’umanità vive in 350 insediamenti, rinchiusa dietro recinzioni elettrificate. È finita l’Epoca della Conquista e lontana è la Terra che sembra aver abbandonato i suoi coloni.
Danmar è nato su Nuova Era, ma non riesce ad adattarsi a pieno in una società settoriale, rigida e classista, improntata solo alla sopravvivenza della comunità. Vive nel piccolo campo 213 e, indagando su di un insolito incidente causato dai pericolosi e letali Tamyan, incontrerà l’affascinante ricercatrice Zohya. La donna, dalle conoscenze e tecnologie avanzate, fa parte della misteriosa Corporazione ed ha l’incarico di studiare le creature del pianeta come i Tamyan, senza interferire nella vita dei coloni. Ordine quest’ultimo che ella si troverà ad infrangere. Insieme, Danmar e Zohya, scopriranno tradimenti e dinamiche nascoste all’interno del 213, ma anche un pericolo più grande che minaccia l’esistenza di ogni essere vivente.
Mentre strani eventi sconvolgeranno la superficie del pianeta e il panico dilagherà fra i coloni, i due impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Mettendo in gioco le loro vite, lotteranno contro uomini ed eventi per scoprire le oscure trame che interessano il pianeta Nuova Era. Fra disparità sociali, brame di possesso e politiche sottili, Danmar e Zohya incontreranno una variegata umanità che tale resta, nel bene e nel male, anche lontana anni luce dalla Terra…

Book Trailer

Estratti (sparsi):

cap. I
“Il terzo sole stava tramontando e le poche ore di buio, quattro in tutto, sarebbero scese con velocità inesorabile. Il vento si era alzato in raffiche sferzanti, come ogni volta al calare della notte, portando con sé neve ghiacciata, ma il veicolo procedeva indomito fra le bianche dune rese ora rossastre dal riverbero della luce.
– Dannazione. Accelera, Adam! – proruppe l’uomo anziano che fissava lo scorrere del paesaggio sempre uguale dal finestrino del passeggero della grossa jeep. Sembrava nervoso, continuando a tormentare, con mano fremente, la corta barba ispida che cresceva sulle ampie mascelle.
– Che mi venisse un accidenti! – continuò volgendo il suo grosso naso ed i suoi occhi grifagni al guidatore – Ma che hai oggi? Ti si è rammollito il piede? Schiaccia quell’acceleratore! –
– Calmati! Faccio quello che posso… Non ci vedo niente con questa neve. Poi seguire la bussola non è uno scherzo mentre si guida. Se tu mi aiutassi sarebbe diverso. – replicò l’altro.
Il vecchio sbuffò ma convenne con il suo giovane interlocutore, quindi guardò il piccolo schermo a cristalli liquidi posizionato vicino al cruscotto e lesse le cifre riportate, le loro attuali coordinate e quelle del Campo più vicino, loro meta. Secondo lo strumento, definito amichevolmente bussola, avevano deviato di poco dal giusto percorso.
– Va’ verso sinistra … Sì, così, bene. – l’uomo anziano si sistemò meglio sul sedile, bofonchiò e riprese a parlare, mentre la jeep proseguiva la sua corsa in quella che era ormai diventato quasi un turbinare di neve portata dal vento.
– Scusami, Adam – Il giovane guidatore, che cominciava ad avere solo ora la prima vera ombra di barba, sorrise leggermente a quelle parole, tenendo sempre però gli occhi su ciò che poteva apparirgli innanzi all’improvviso – Questo sole mi fa effetto, specialmente quando tramonta. – continuò il vecchio – È così piccolo e rosso da sembrare una pallina da ping-pong nel cielo, eppure basta a rendere tutti noi delle creature rossastre senza nessun altro colore … e al tramonto è pure peggio! -“

****

“Si alzò dalla sedia per sgranchire un po’ le gambe sotto il portico. Era solo, non aveva nessuna ospite in casa per quella notte. L’ultima sua fiamma lo aveva lasciato dicendogli di volere “qualcosa di più serio” e naturalmente non da lui. Strano, pensava Danmar, lui faceva tutto sempre sul serio, anche stare con lei, ma aveva ormai la fama del cattivo ragazzo, quindi doveva attenercisi senza soffrirne troppo. Sorrise, quel sorriso ampio e affascinante che piaceva tanto alle ragazze, ma che era ormai una maschera del suo disagio verso quella vita. Poi scrollando il capo, cercando di cacciar via i suoi cupi pensieri, decise di rientrare in casa e provare a dormire. Fu allora che si accorse di qualcosa di strano presso le recinzioni esterne.”

****

“Adam urlò, poiché adesso era riuscito anche lui a scorgerla. E l’aveva riconosciuta. Nera, dagli arti lunghi, quasi grotteschi, l’ombra, come quella di uomo su di un muro, sembrava non possedere spessore né espressione, ma amare storie raccontavano che un ghigno di sangue compariva là dove doveva esserci il viso, quando la vittima designata era stata trovata. Ad Adam sembrò che quel sorriso fosse comparso proprio per lui. Fu così che, senza sapere come, il veicolo perse aderenza e sbandò, rovinò da un lato fendendo cumuli di neve, mentre il vento continuava a sferzare tutto intorno a loro.”

****

“Momenti. Momenti di luce e buio. Un susseguirsi di coscienza e incoscienza, di volti sconosciuti, di parole che non capiva. Passava da attimi in cui non sapeva dove si trovasse, persino chi fosse, ad altri in cui ricadeva nell’incubo di un’incognita senza nome, di un inferno che cadeva nel buio infinito. E c’era qualcuno con lui in quell’incubo. Lo affrontavano insieme, cercando una soluzione, un modo per sopravvivere, però poi tornava solo, immobile in un luogo diverso. La costante era il dolore. Ma il dolore dell’incubo era diverso, più intimo, impregnato di un senso di fine e di rimpianto, mentre l’altro dolore, quello del risveglio, era fisico, ineluttabile, totale. Non seppe per quanto tempo fosse rimasto così, in bilico, seppe soltanto che d’un tratto aveva di nuovo coscienza di sé, di chi fosse, qualcosa di quello che era successo… Tutta la sua vita era un mosaico a cui però mancavano ancora dei pezzi.”

****

“La mente di Zohya correva febbrilmente fra pensiero e pensiero, cercando, ricordando ogni minimo brandello di ciò che conosceva sulla razza di quella creatura. I punti di forza erano chiari, ma quali erano i punti deboli? Danmar le si era messo davanti con fare protettivo, però ella non aveva il tempo per soffermarsi sul gesto di lui. Ricordò i segni delle operazioni subite e le cicatrici notate sul Tamyan e capì che, per quanto il dottore avesse dimostrato di essere uno scienziato di talento, anche se sconsiderato, non poteva aver usato strumenti eccezionali per i suoi esperimenti. Quindi se la pistola sonica non funzionava, forse le lame avrebbero potuto scalfire quella pelle dura. Avvicinarsi però sarebbe stata una follia… Allora cosa restava? Si chiedeva. Restava il vapore… Il caldo aveva avuto sull’essere una reazione decisa. La donna si guardò intorno in cerca di risorse, di ispirazione o quant’altro che potesse salvarli, ma il laboratorio era mezzo sfasciato, con scintille ovunque, e sembrava silenzioso e vuoto come ora la sua mente. Si sentì sola, come se non peggio, nei mesi passati nella landa ghiacciata. Malgrado la sua istruzione, il suo addestramento, mentre il Tamyan trascinava i lunghi arti verso di loro, avanzando col suo sorriso di sangue, senza il Lhatif, Zohya cominciò a provare qualcosa di insinuante, di infido… Paura, capì. No, si disse, panico. Stava cedendo al panico ed era la prima volta. Fu un momento sconvolgente per lei, perché la sua mente razionale era quasi inerme di fronte al mostro nero che avanzava anche dentro il suo io. Si sentì perduta e fu allora che Danmar le afferrò la mano. La strinse, mentre teneva sotto tiro inutilmente il Tamyan con la pistola. Anche lui aveva paura, anche lui sapeva che c’era ben poco che avrebbero potuto fare contro l’essere, eppure resisteva. Non si arrendeva. Quel senso di solitudine si disciolse e piano Zohya ricominciò a pensare, mentre ricambiava la stretta dell’uomo. Respirò profondamente. Vide e seppe cosa dovevano tentare.”

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