“La sposa del capitano” di Aura Conte – #Recensione

Letto per voi in anteprima… 😉

Ginevra De Panè è una giovane nobile, prima di quattro figlie, che già dimostra al suo primo apparire di essere l’anima del racconto, di essere “controvento” per l’epoca. Ama leggere in un periodo in cui per le donne era disdicevole, sicuramente non richiesto, e ci tiene a tenersi informata sullo stato delle finanze paterne, anche a costo di spiarne le carte di nascosto. Attraverso le sue vicende e quelle della sua famiglia apprendiamo l’evolversi di una situazione che vede Messina da capitale della Sicilia, con diritti secolari, quasi “indipendente” dal governo spagnolo che pur la possiede, diventare, dopo una sanguinosa rivolta (1674-78), un guscio di oppressione e paura, privo di orgoglio e memoria…

“Correva l’anno 1672. Il sole quella mattina illuminava l’antica Messana, capitale della Sicilia…” e la città sullo Stretto era arroventata non solo dall’astro impietoso che generava carestie, ma anche da fermenti politici che porteranno, due anni dopo, ad una rivolta che verrà repressa senza pietà. Ginevra, si introduce di nascosto del padre nel Senato cittadino per assistere ad una riunione, unica donna in una sala in cui possono scoppiare tumulti fra Merli e Malvizzi, due fazioni opposte ma fraterne, fomentate l’una contro l’altra dal potere spagnolo che voleva avere solo una scusa per depredare Messina dei suoi privilegi e assoggettarla al suo predominio. Da quel momento, da quella riunione, la vita di Ginevra cambierà per sempre, non solo per ciò che accadrà in città, ma per l’incontro con un giovane capitano spagnolo, Rodrigo Olivier, la cui esistenza si intreccerà alla sua indissolubilmente. Il loro rapporto non sarà facile. Entrambi orgogliosi, commetteranno diversi sbagli che rischieranno di allontanarli di più del fatto di essere, in pratica, su due fronti diversi. E mentre Ginevra e Rodrigo vivono i loro dolori personali, le loro tragedie, le ripicche, i sorrisi, risalta Messina, altra indiscutibile protagonista del romanzo. Una Messina fiera che inizialmente rifiuta di chinare il capo all’oppressore straniero, ma che poi si fa imbrogliare dalle trame di questi, in un gorgo di sangue che porterà fratello contro fratello e infine ad una rivolta che, con l’aiuto francese, scaccerà per un po’ i nemici lontano. La libertà della bella città, però, durerà poco. Messina subirà l’onta di essere privata non solo di moltissime vite, ma di ogni cosa che la rendeva ciò che era. Perderà l’università e qualsiasi autonomia, ma anche tutte le memorie storiche…

Lo stile del romanzo sembra volersi avvicinare a quello delle cronache del tempo narrativo, quasi fosse una di quelle memorie o documenti scampati all’ira spagnola che depredò Messina non solo dei suoi antichissimi privilegi, ma della sua stessa identità culturale. La rabbia e la tristezza per ciò che successe allora sembra impregnare il romanzo, quasi fosse ancora una ferita aperta e ci rende più “vere” le vicende di Ginevra, i suoi patimenti, ma anche la sua forza che, per varie vicissitudini, la vedranno sola con una sorella ed un giovanissimo amico ad occuparsi delle terre baronali. E anche il suo amore per Rodrigo, combattuto, negato al principio anche a se stessa, ma che infine matura e trionfa oltre ogni difficoltà “intanto che le onde del mare allontanavano il passato in vista di un futuro ancora ribelle come il vento.”

– M.S.Bruno

“L’Offensiva della Pantera” di Rosalba Bavastrelli – Recensione di M.S.Bruno

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“Mi chiamo Edward Shelton”, così inizia “L’Offensiva della Pantera”, secondo capitolo della saga “La Base della Baia”, e il protagonista assoluto di questo romanzo è proprio lui, il comandante della Difesa Terrestre. In prima persona, col suo stile conciso, logico, ma non privo di umanità, il giovane racconta delle sue avventure tra le stelle e in famiglia… Gli ingredienti di questo romanzo sono gli stessi del precedente (“Difesa Estrema”), un sapiente mix di fantascienza, azione e sentimento, solo che questa volta Edward è l’unica voce narrante, dato che Dana ha lasciato l’esercito. Ma le novità non riguardano solo questo! Mentre nel primo l’umanità restava sulla difensiva contro invasori misteriosi e sconosciuti, in questo romanzo lo scontro si sposta nello spazio alieno e molti segreti vengono svelati. Ed avrà il suo da fare a conciliare le strabilianti avventure “corsare” fra pianeti gassosi e astrocaccia nemici con la vita quotidiana, semplice e nuova per lui, che sta costruendo con la donna che ama… I suoi timori infatti non sono rivolti solo a quell’impero nemico che ambisce alla Terra, ma alla propria capacità di restare il comandante di sempre, razionale e spietato se necessario… Naturalmente solo leggendo si potrà scoprire se Edward è realmente cambiato, ma il romanzo si conclude con nuove possibilità e prospettive che probabilmente porteranno nel prossimo volume a nuovi interessanti sviluppi tra le stelle e… non solo! 😉

– M.S. Bruno

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Una nuova #recensione per “Il Monastero dell’Arcangelo” di Rosalba Bavastrelli

nuova copertina Il Monastero dell'Arcangelo Ecco una nuova recensione per “Il Monastero dell’Arcangelo” di R. Bavastrelli a cura della bravissima blogger e scrittrice Cristina Rotoloni… ❤

Erik in cerca della sua vita e giovane architetto che ha già raggiunto fama e successo accetta il restauro del monastero di San Michele sperduto tra le Alpi svizzere. In un villaggio ameno, chiuso nelle sue convinzioni, incontrerà pregiudizi e stima, rispetto e paura, ma soprattutto gli occhi accattivanti e ammaliatori di una lupa. Alessandra giovane restauratrice dal grande talento ma chiusa alla vita, si scontra con un architetto dagli occhi di giada cambiando l’esistenza di tutti. Scomparse, fantasmi, misteri, ma soprattutto amore e sentimenti, legati a un po’ di magia e spiritualismo, si intrecciano tra le vecchie mura che ospitano i frati ed il paesello tenendo il lettore con vivo interesse sul romanzo. La lettura leggera e scorrevole scivola in una buona narrazione che non si fa mai noiosa. L’autrice mescola sapientemente la spiritualità con mentalità chiuse e superstiziose. Dà vita a personaggi piacevoli da leggere e crea una storia invitante. Lo consiglio.

Maggiori informazioni http://cristina-rotoloni.webnode.it/news/il-monastero-dellarcangelo-di-rosalba-bavastrelli/

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“Tatuaggio” di Cristina Rotoloni – Recensione

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Due personalità enigmatiche, due profondità d’essere, due diverse inquietudini e una casa nel bosco, isolata, nascosta quanto i sentimenti dei protagonisti, ecco le premesse di “Tatuaggio” di Cristina Rotoloni, romanzo originale che è un thriller, ma non solo. Maliba è una giovane con un passato che non riesce ancora a dimenticare e solo fra le mura della casa nel bosco si sente al sicuro. Non sa che proprio lì sperimenterà cosa significhi perdere la libertà. Alex è un uomo che vuole giustizia e per ottenerla escogita un piano ardito, quanto disperato e sceglie quella casa e Maliba come punti di partenza per la sua missione. Dieci giorni quelli che passeranno insieme che cambieranno entrambi per sempre. I loro ruoli sono opposti, dal principio nettamente, in un gioco che li porterà a mettersi a confronto non solo l’uno con l’altra, ma anche con se stessi, in un dialogo intimo, e non, con le brutture ingombranti del passato e i misteri del presente. Lo stile del romanzo è scorrevole e coinvolgente, facendoci immergere un po’ per volta nelle psicologie dei personaggi, sempre credibili, nelle loro paure e incognite, nelle perplessità dei ruoli che vogliono interpretare, spiegandoci le trame di una vicenda complessa che ha segnato le vite di molte persone. E così scorgiamo le due “anime” di Alex, le contraddizioni del giovane che confondono e turbano la sensibile Maliba che non sa chi ha di fronte, se un criminale o tutt’altro. Oppure gli incubi di Maliba, in parte dovuti all’esperienza presente e in parte all’eco di quelle passate, nascosti da ostentati coraggi e ostinati orgogli. La distanza fra i due, sottolineata dalla scelta del “voi” nei dialoghi iniziali, pian piano si riduce nelle crepature delle maschere da loro indossate. Come attori incapaci di protrarre oltre il ruolo che si sono imposti, Maliba e Alex inizieranno a conoscersi e ad aiutarsi, in tempo, forse, per affrontare il vero mostro, un efferato e subdolo serial-killer che uccide e smembra le sue vittime. Sullo sfondo, ma vero perno del romanzo, è il tatuaggio, o meglio il significato che esso ha, l’unico obbiettivo dei protagonisti nel senso più totale del termine… Come dicevo, “Tatuaggio” non è solo un thriller, ma un dramma e un inno alla libertà, un affresco dell’anima di due persone piegate ma non spezzate da eventi ingiusti e terribili…

Recensione: “Ali ai piedi” di Marco Terramoccia

Ali ai piedi

Giorgio vive a Morlone ed è un ragazzo di provincia, cresciuto con dei valori, che condivide la sua vita con gli amici di sempre, fra la passione per il mare, la bici e le prime cotte adolescenziali. È un sedicenne essenzialmente normale che è attratto dalla velocità ed è veloce tanto, troppo rispetto ai suoi compagni. Ha le “ali ai piedi” e inizialmente non ne comprende il motivo. Nei sogni, continui ed insistenti, così veri da sembrare ricordi, ricostruirà la verità, una verità incredibile che ha radici duemila anni nel passato, al tempo del mito e della magia… E con la scoperta di chi è in realtà, il giovane non trae solo nuovi sbalorditivi poteri, ma anche un’eredità di quel passato decisamente più pesante: un nemico giurato che vive e cerca solo vendetta…

“Ali ai piedi” è una storia di fantasia che ha il sapore di una favola e radici nei miti greci, ma soprattutto è la vita di un adolescente, una vita spensierata e allegra. La sua quotidianità fra i banchi di scuola, le amicizie, i primi amori… Ma anche i semplici gesti della vita di provincia, di una cittadina, bella e amata nelle descrizioni al punto da essere un’altra protagonista, silente e sorniona, che sa ammaliare. Già nelle prime righe del romanzo l’autore la descrive come “uno degli ultimi paradisi terrestri rimasti. Bagnato da un mare pulitissimo e immerso nel verde più bello della macchia mediterranea, mista a tratti di bosco e non troppo alta, che arriva fino alle rive del mare.” Giorgio ama il suo pase, ma la sua mente spesso corre verso un futuro che lo vede navigare in quel mare infinito, infatti sta studiando al Nautico. La scoperta del suo mitico passato sconvolgerà poco la sua esistenza (forse grazie ad una maturità e ad una saggezza insiti nel suo essere alle “radici del mito”), ma che comunque non tarderà anche a dargli delle preoccupazioni, tutte da ricollegarsi a quel nemico di cui parlavo prima… Giorgio non si sente superiore per i doni che possiede ed è grato della vita che ha. Rispetta e adora i suoi genitori e “voleva essere accettato così com’era, con la sua super-normalità”…Andando avanti con la sua vita, scopre di non essere il solo ad avere un segreto. Il suo più fedele amico lo ha seguito in questa vita come aveva fatto in quella precedente, anche se adesso è provvisto di muso e coda scodinzolante… Argento, cane valoroso, sarà consigliere e aiuto per il protagonista. Dovunque vanno, Giorgio e Argento, portano del bene, lo “espandono” come un vento benefico, al contrario del loro nemico, Girotti, che semina male con azioni e “infetta” chiunque gli si avvicini troppo, approfittando dei cuori più deboli e facendo sprofondare nel baratro dell’oscurità chiunque già vive in bilico con i cattivi sentimenti… E la storia diventa allegoria della perenne lotta fra il Bene e il Male, un male, quello rappresentato da Girotti, volutamente raffigurato grottesco, animale, portato agli eccessi anche a livello fisico e comportamentale. Tutto in lui ci repelle, come sarebbe giusto che ci ripugni il male… anche se spesso nel nostro vivere non è così manifesto e facilmente distinguibile.

“Ali ai piedi” è quindi un’allegoria fiabesca, intessuta nel mito e nella provincia italiana, che mira al bene e ai buoni sentimenti, dove può esserci il riscatto e tutti hanno ciò che meritano. Sembra volerci ricordare le semplici regole che stanno alla base di una vita serena: l’amore per la famiglia e gli amici, il rispetto per gli animali e infine, ma non ultimo, la coscienza che in tutto c’è un po’ di magia, anche nella “normalità” e che il sogno può davvero metterci le ali ai piedi e farci volare “su di un mare nero, calmo, in un cielo chiaro, illuminato da una luna spavalda, che piena di bagliore argenteo tentava di schiarire la notte.” …

“Difesa Estrema” di Rosalba Bavastrelli… Oggi in uscita!

“Tutto cominciò quella volta che a 500.000 Km di quota gli gridai quel che pensavo.
Ero stremata, sconvolta, indignata oltre ogni limite: avevo visto Dick Marshall accasciarsi ferito, colpito al capo da una parte del rivestimento interno del nostro astrocaccia. Stavamo andando letteralmente a pezzi. Cercai lo sguardo di Jimmy sbigottito ed immobile alla consolle di comando, d’impulso m’accostai chinandomi alla radio e tentai d’imporre al nostro capo lontano la mia logica ribelle:
– Signore! Abbiamo due feriti a bordo e ci attaccano da ogni lato… Siamo stati colpiti e perdiamo pezzi fin dentro la cabina di comando. Come potremmo? È… assurdo! –
– Tenente Mayer… – cominciò oltre gli spazi, con gelida collera, la voce di Shelton – L’assurdo è che lei esprima pareri.-“

Così inizia il nuovo romanzo di Rosalba Bavastrelli, il suo nuovo ebook in uscita oggi. Decisamente diverso dal precedente libro (“Il Monastero dell’Arcangelo”) sia per ambientazioni che per tematiche, “Difesa Estrema” promette comunque di catturare il lettore. Abbandonati gli splendidi panorami delle Alpi Svizzere, il fascino di antichi monasteri coi suoi arcani segreti da scoprire, dimenticato il mistero selvaggio di un legame fra uomo e natura  per immergersi in un mistero diverso e… “duplice”… “Difesa Estrema” infatti non è un “semplice” romanzo di fantascienza, ma una storia “a due”, due punti di vista su una vicenda che sconvolgerà la vita dei protagonisti… Ma cominciamo dalla trama…

cover difesa estremaFuturo. Dana Mayer è un tenente della difesa spaziale terrestre, Edward Shelton è il suo capo, il comandante dell’intero esercito. Dana è una soldatessa, un pilota e una fra tanti ma è soprattutto una donna in cerca di una propria dimensione. Edward è il più giovane comandante della storia della Difesa Spaziale ed è duro, logico, intelligente. I due non sarebbero destinati a incontrarsi, tanto sono agli antipodi ma un atto di insubordinazione li metterà a confronto. Un incontro il loro che muterà molte cose sullo sfondo di una guerra senza tregua con nemici sconosciuti e diversi…
ISBN: 9788896425718
Autore: Rosalba Bavastrelli
Uscita: 21 Maggio 2015 in occasione “Incontra un libro” ed Il Maggio dei Libri
Disponibile dal 21 Maggio 2015 in tutti i migliori stores, come: Amazon – IBS –Hoepli

Da come si può intuire, il romanzo tratta anche d’amore, ma soprattutto è un’indagine psicologica sul “mondo” interiore dei protagonisti. Ho curato la prefazione dell’ebook che qui vi riporto:

“Difesa Estrema” è la storia di un lui e di una lei e, appunto, di un’estrema difesa.
Una difesa contro gli alieni che minacciano il Mondo, ma anche vissuta personalmente e con sofferenza dai protagonisti. Un romanzo a “due voci” e due tempi, scritti ovvero dall’autrice in momenti diversi della propria vita. La storia in principio era intitolata nella sua totalità “La Base della Baia” e trattava nella prima parte (ora dal titolo “Difesa Estrema”) solo di Dana e del suo punto di vista. Una vicenda a una sola “dimensione” che, pur mostrando un lato umano e affettivo ben complesso, mancava ancora di qualcosa. Anni dopo l’autrice, che intanto aveva continuato a narrare delle gesta dei due protagonisti Dana ed Edward, decide quindi di riprendere quella prima parte per aggiungere un’altra “voce”. Nasce così, potremmo dire, un secondo romanzo parallelo al primo poiché sono trattati i medesimi argomenti, ma esposti in maniera diversa, in quanto diverso il protagonista narrante… Edward è più sintetico, logico, per lui hanno maggior impatto differenti avvenimenti, mentre altri non lasciano che poche tracce. Il suo punto di vista però è certamente più avventuroso di quello di Dana, forse più duro e cinico.
Dopo un difficile lavoro di revisione dell’autrice e della sottoscritta, “Difesa Estrema” è un romanzo che nasce dall’unione di queste due dimensioni differenti, quella di Dana e quella di Edward, creando un singolare percorso a due. Le loro voci narrative si accompagnano secondo il personale modo di vedere, si accavallano a volte ed infine spesso si susseguono o esprimono, in maniera quasi parallela, la loro storia. Un unico contesto il loro, un contesto particolare, essendo entrambi militari dell’Esercito Terrestre impegnato in una lotta contro invasori di altri pianeti.
Un esercito la cui base è celata nelle viscere di un lungo e vasto promontorio che si estende sul mar di Cornovaglia. Sono migliaia di uomini e donne dall’agire misterioso, la cui esistenza è ignorata dagli abitanti della Terra, ma che ogni giorno e ogni notte rischiano la vita e muoiono per la salvezza del pianeta. Lontanissima la distanza che separa gerarchicamente i due protagonisti: Edward è un giovane comandante, con poteri quasi assoluti nell’ambito di un’Organizzazione difensiva, persino indipendente dal potere politico dei governanti. Dana è soltanto uno dei suoi numerosi ufficiali alle prime esperienze. Un fortuito incidente li farà incontrare e scontrare cambiandosi reciprocamente la vita per sempre…

– Maria Stella Bruno

Cosa aggiungere altro? …Ah, sì, buona lettura! 😉

Snowpiercer, film diretto da Bong Joon-ho (Attenzione Spoiler!!)

Snowpiercer-poster-italiano “Snowpiercer” è un film del filone (sempre verde) fantascientifico apocalittico. Parte con premesse molto interessanti: l’umanità, per contrastare gli effetti del surriscaldamento globale, lancia nell’atmosfera un elemento chimico che svolge troppo bene il suo compito portando alla glaciazione il pianeta. Quindici anni dopo l’accaduto scopriamo che gli unici sopravvissuti al cataclisma vivono su un lunghissimo treno in perenne movimento su rotaie (costruite da un fanatico imprenditore di treni prima del cataclisma) che collegano i continenti. Il treno è diviso in prima, seconda classe ed una terza che, più che altro, definirei per il bestiame umano, un vero letamaio da cui, si capisce, la gente vuol fuggire. Fin dai primi minuti si apprende del giusto malcontento e dell’inevitabile rivolta dei poveretti verso le classi più agiate… Una sorta di rivoluzione francese su rotaie, dove il “popolo” non marcia sulla Bastiglia o su Versailles, ma per giungere in capo al treno, ovvero alla locomotiva dove il fanatico imprenditore e costruttore di treni di cui parlavo prima spadroneggia su tutti… Fin qui, il film manteneva le promesse che mi aspettavo, ma poi… beh… tutto si perde in una sequela di scene di azione e sangue, a scapito della psicologia dei personaggi, e in altre surreali tipo la pausa sushi (seduti al bancone, come se niente fosse, mangiano sushi in compagnia del loro prigioniero che fa da Cicerone quasi), mentre avanzano verso la prima carrozza, o quella dell’allegra maestra incinta che prima fa intonare alla scolaresca una grottesca canzocina su quanto sia magnifico e quasi divino colui che ha costruito il treno, poi, con nonchalance, tira fuori un mitra e comincia a sparare sul piccolo gruppo di  rivoltosi giunto fin lì, senza curarsi dei suoi alunni… Come non menzionale poi quella sorta di semi-immortale “carceriere” che insegue il gruppo, animato da furore perché gli hanno ammazzato l’amico. Una vera “perla” la scena del duello alla western fra lui ed il protagonista che avviene da finestrino a finestrino di due diversi vagoni, dato che in quel momento il treno percorreva una lunghissima curva ad U…  Il semi-immortale da solo “sfoltisce” molto il gruppo di rivoltosi, fino ad arrivare quasi in testa. Persino quando verrà infilzato al fianco si rialzerà dopo poco, neanche fosse uno zombie di Resident Evil… Andando avanti nella marcia sempre più solitaria del protagonista apprendiamo che la pazzia dilaga sul treno, fra gli sfrenati eccessi di droghe e orge della prima classe, e i discorsi del fanatico imprenditore costruttore di treni che sta nella locomotiva.  Se c’era un messaggio ecologista, sociologico o altro, non si è capito… Rimane solo l’ultima scena dove, deragliato il treno, i due sopravvissuti, una ragazzina e un bambino, guardano i monti innevati e vedono un orso polare che li guarda. Probabilmente sta a significare che c’è ancora vita sulla terra o forse l’orso li guarda come a dire: “Prima mi stavo per estinguere io e ora rischiate voi.”? Non lo so, ma io ho pensato, con un sospiro di sollevo, che il film era finalmente finito…

Una stella su cinque.

Recensione: “Nudità”, raccolta di poesie di Angela Meloni.

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 Nello scorrere del tempo scandito dalle date che accompagnano ogni poesia, l’autrice mette a nudo, proprio come esposto nel titolo, se stessa. Il lettore “scorge” la sua anima dibattersi coi sentimenti e i cambiamenti del vivere, proprio come se leggesse le pagine del suo diario. Amori che nascono, che si spengono, la speranza e  la ricerca, l’incertezza e il dolore… Ogni poesia estrapola un momento di vita, in bilico fra luce e ombra, fra la scoperta e la perdita. Se nella poesia “Non voglio più essere”, l’autrice anela a “uno scoglio/ Dove potermi riposare/ Ammirare la luna che si bagna nel mare”, in “Mutazione” canta al cambiamento che sorge improvviso come una tempesta  dicendo: “Il giardino ricomincia a dissetarsi / I fiori si lasciano baciare / Da gocce di pioggia cristallina.”.  E poi c’è l’amore che muta, l’incertezza e le consapevolezze strappate, momenti di pura contemplazione e altri di osservazioni sulla natura come in “La falena”,  ad esempio… “Io osservo il suo elegante passo di danza / Notturna / La seguo con lo sguardo desiderosa anche io / Di volare insieme a lei”  … o in “Risveglio”, un dolce inno alla primavera. Ma il tema ricorrente resta l’amore che domina su tutto, così sfaccettato da lasciare molte ferite nel cuore. La rinascita dei sentimenti, il rimpianto o lo struggimento per un amore perduto, come in “Dove sei?” in cui l’autrice scrive: “Nell’oscurità antica della notte, / il mio cuore piange in silenzio / e la mia anima grida la tua assenza”. Leggendo questa raccolta, ciò che resta è la sensazione di aver sfiorato un’anima sensibile e lieve come una foglia d’autunno, pronta a librarsi in alto al più piccolo vento e toccare persino le nuvole, ma anche a scivolare giù inesorabilmente nel cupo sottobosco. Una raccolta dolce, semplice, sofferta anche…

Recensione: “Diamond. Il mio miglior nemico” di Erika Corvo

diamond il mio miglior nemico Nuovo libro della saga che narra le avventure di Brian Black, soprannominato Diamond, ovvero il diamante, uno dei comandanti pirata più in rilievo (e fra i più temuti) dei Fratelli dello Spazio. Leggendo “Diamond. Il mio miglior nemico” viaggiamo fra le stelle e non, per ritrovare e proteggere la sorella del protagonista. La storia ci viene narrata tramite le “voci” dei quattro personaggi principali: Brian Black, appunto, Stylo Van, suo vice nonché migliore amico, Hermado Valeja, capitano federale, e infine Igrel, la sorella. Il romanzo è pieno d’avventura, azione, scontri e battute ironiche. Già il titolo svela che il punto fondamentale della storia è il rapporto fra Valeja e Black, il primo un federale, l’altro un pirata considerato fra i peggiori. Per volere della sorte e per lo stesso amore (seppur diverso) verso una donna, si troveranno, malgrado le divergenze, a far fronte comune… Non svelo di più della trama, per non rovinare la lettura del romanzo.

La cosa che “salta agli occhi” mentre si legge è la figura di Diamond. Che sia nello spazio o nelle foreste più intrigate, Black è sempre un capo eccezionale, pieno di inventiva e coraggio. Ma è anche un pirata, non scordiamolo, quindi non è privo di ferocia e rabbia. Ma se alcuni gesti di Black sono a dir poco spietati, c’è chi lo supera e surclassa in brutalità. Valeja (ma anche il lettore) se ne renderà conto quando conoscerà Korly e la sua ciurma… Diamond stesso dice di lui: “perfino a me dava il voltastomaco per l’estrema crudeltà dei suoi modi”…Il peggio del peggio, quindi questo Korly, al cui confronto Diamond ne esce quasi come “una Devajdina ai primi sacramenti.”, come penserà Valeja … Insomma Diamond non è privo di umanità. Stylo cercherà di spiegarlo paragonando l’amico a “un mastino ringhioso che, nonostante mostrasse i denti a tutti, riceveva un mare di affetto da chiunque lo conoscesse bene.”. Il romanzo perciò è piacevole, una bella avventura che sa trascinarti. L’unica pecca che ho riscontrato, oltre a piccoli errori “di stampa”, riguarda l’uso della prima persona. Mi spiego meglio… Come nella lettura dei precedenti volumi, anche qui questa scelta sembra stare “un po’ stretta” alla storia, soprattutto nella prima parte del libro. Ad esempio, come fa Diamond a darci il resoconto perfetto (con tanto di dialoghi, come se il tutto avvenisse sotto i suoi occhi) di ciò che accadde sulla nave spaziale Inferno e contemporaneamente su quella federale, se lui non era presente in nessuna delle due? Scopre, e solo in parte, ciò che successe  tempo dopo, facendo deduzioni. Ecco uno dei “limiti” della prima persona: se scegli una “voce” narrante, questa può raccontare solo ciò che vive o riportare ciò che altri gli riferiscono. Poi, il narratore scelto non può esporre per certi i pensieri di chi gli sta parlando. Li può intuire dagli atteggiamenti, dagli sguardi, ma non dire: “Intanto l’altro pensava…”

Comunque, man mano che si procede nella lettura la storia “calza” meglio con lo stile scelto e tutto fila in una sequela di avventure e colpi di scena. La trama è ben orchestrata, la narrazione buona, i protagonisti ben delineati. “Diamond. Il mio miglior nemico” non delude in questo. Si ritrovano anche vecchi personaggi incontrati nei precedenti libri e il tutto si intesse con i nuovi, preparando, probabilmente, un nuovo esaltante libro. Che ci siano in vista grandi novità nella vita di Brian Black? Possibile, e la sottoscritta immagina possano essere molto interessanti…

“Se l’uomo non più domanda e Dio non più risponde” di Mario Germinario

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“Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa fui prima che io fossi? Cosa sarò dopo che più non ci sarò? Perché io venni al mondo invece di altri che non entreranno mai sul palcoscenico della vita? Perché l’essere invece del nulla?”

Tramite destrezze del ragionamento, comparazioni del pensiero di filosofi credenti e non, l’autore, un sacerdote di sicura ampia cultura, spiega l’importanza delle domande esistenziali che accompagnano l’uomo. Tali domande sono essenziali anche se destinate a non aver risposta, perché senza di esse finirebbe l’umanità dell’Uomo. La società che forma uomini senza quelle domande, reputandole inutili, anzi senza “senso”, è una società destinata a collassare.

“Se l’uomo non più domanda e Dio non più risponde” è un trattato filosofico/teologico che si sofferma su quesiti come: “Cosa io fui prima di essere e cosa sarò dopo la fine” o su concetti come la “provvisorietà della morte”, la Resurrezione del corpo e infine la “realizzazione” dell’uomo e della sua esistenza.

Il libro disserta e confronta varie tesi, ma non può dar risposte. Si serve del ragionamento, coi suoi limiti, per esporre ciò che si sa, ma… per il resto? La Fede è la risposta dell’autore. Fede in Dio che, alla fine del nostro percorso, sazierà ogni domanda esistenziale. Domande che comunque è importante porsi per non perdere se stessi. Conclusione questa, conclusione di Fede, che fra l’altro mi trovo a condividere.

In definitiva, “Se l’uomo non più domanda e Dio non più risponde” è una lettura impegnativa, che fa pensare, invogliando la mente al ragionamento, come d’altronde ogni buon trattato di filosofia deve saper fare. Il libro è adatto a chi ama la filosofia, a chi vuol mettere alla prova le proprie convinzioni e a chi cerca un suggerimento per riflettere o, magari, un punto di vista diverso su quelle domande che, a parer mio, (secondo l’autore molti al giorno d’oggi non si pongono più simili domande) anche nella nostra società, sempre più tecnologica, persistono in ogni animo…

Maria Stella Bruno

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