Scheda libro: “Spietati Confronti” di Rosalba Bavastrelli

libro-spietatiTitolo: SPIETATI CONFRONTI (“La Base della Baia” Vol.III)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01N1OV6MR

Descrizione:

Futuro. L’umanità è sempre più proiettata nello spazio e la Difesa Terrestre ormai non si limita ad aspettare le mosse aliene: ogni giorno sbriciola sempre di più le certezze dell’Impero Sark che ambisce ancora alla Terra. E tutto ciò lo si deve all’audace temerarietà di Edward Shelton e alla sua guida. Anche la sua vita sembra proiettata verso un futuro di serena stabilità, ma il ritorno di Dana, sua moglie, nei ranghi dell’Esercito rischierà di cambiare ogni cosa. Fra missioni e pericoli, l’amore che lega Dana ed Edward sarà messo a dura prova, rischiando di spezzarsi. Davanti a scelte impossibili e spietate, come reagiranno? La logica dell’azione vincerà sulla profondità dei loro sentimenti?

 

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Da quasi due anni avevo lasciato l’Esercito della Difesa Astrale: il capitano Dana Mayer non esisteva più. Una legge ingiusta imponeva nel nostro ambiente di scegliere tra il matrimonio ed il lavoro. La scelta in verità non doveva essere per forza mia, ma io non avevo sposato un collega qualsiasi, mio marito era … il comandante di tutti noi, Edward Shelton! Non ero certo pentita della mia decisione, anche se le lunghe attese avevano spesso riempito i miei occhi di lacrime. Ma c’era una guerra, come c’è tutt’ora, oltre i confini del nostro Sistema, ed io per prima sapevo quanto mio marito fosse importante per i suoi…
Lillian compiva un anno quel giorno. Avevo pettinato con cura i suoi biondi capelli, “chiari come la luna”, come diceva la nonna, da cui la nostra bambina aveva avuto il nome… I capelli di suo padre, ricci però come i miei. Un regalo fattomi dalla natura, perché per tutto il resto, Lillian Shelton è uguale ad Edward Shelton, nell’azzurro degli occhi e sempre più nei tratti del volto. Una bambina bellissima, che forse, da grande, erediterà anche il fascino del padre e, chissà, magari lo spirito di ribellione della mamma… La ribellione mai domata che sentivo dentro di me quel giorno!”

*****

“Mi fu affidata la custodia momentanea di una prigioniera, un’umanoide Sark, il cui fisico resisteva immune nella nostra atmosfera da abbastanza tempo per destare preoccupazioni. Significava che i nemici erano finalmente riusciti a produrre quelle immunizzazioni necessarie al loro sopravvivere sulla Terra. I miei compiti si limitavano a soprintendere alla guardia degli “alloggi schermati”, operata da semplici soldati, ma era pur sempre un incarico che non amavo.
Nimi, questo era il nome dell’aliena, era all’apparenza in tutto e per tutto, uguale ad una terrestre, e il suo carattere, fuori dai momenti di inevitabile depressione, era paziente e dolce.
Fu a causa di Nimi che rividi mio marito dopo altri sedici giorni, e fu a causa sua che pagai un amaro scotto …
Gli alloggi schermati erano apparentemente come quelli di noi ufficiali, per nulla simili alle tradizionali carceri, se non nella invisibile parete schermata che ovviamente impediva, col suo campo di forza, che la si oltrepassasse. Avevo scoperto che Nimi, così silenziosa sempre, con me pronunciava qualche parola. Il ruolo da lei ricoperto nell’esercito Sark doveva essere stato di ben poco conto: Nimi era una semplice pedina, un piccolissimo, trascurabile aggeggio nel complesso e mostruoso meccanismo dell’impero Sark. L’avevano immunizzata e spedita all’avventura, verso le terribili armi dei Terrestri perché vi incontrasse la morte o servisse ad un possibile trapianto sulla Terra. Nimi non era più un nemico, ma solo un’infelice e provavo una certa simpatia per lei. Sapevo che era proibito ai soldati e agli ufficiali, che non ne avessero l’autorizzazione, di scambiare frasi con gli alieni prigionieri. Lo sapevo, ma Nimi quella mattina mi chiamò, attraverso lo schermo sonorizzato della sua prigione.” – Dana

*****

“Bisognava dimenticarlo l’uomo dai capelli color della luna, l’inafferrabile condottiero delle stelle… Dimenticarlo, anche se la sua ombra s’insinuava morbida, silenziosa e inattesa a ricoprire il mio cuore, ad occupare i miei pensieri, silenziosa e inattesa come il suo passo da felino… Troppo distante, nel suo gelido fuoco, l’uomo di sogno non mi apparteneva più, non mi era mai appartenuto…”

*****

“L’esercito terrestre di Sicurezza Astrale allungava le sue rotte sicure e tracciava le sue vie tra i pianeti del Sole, contrastava il nemico ai limiti del suo stesso impero, s’insinuava, temerario e beffardo, a sfidare gli alieni in guerre corsare sui tanti pianeti impraticabili, entro il controllo dei Sark. In due anni il comandante dei Terrestri aveva condotto i suoi uomini oltre l’insperabile, aveva tolto la paura dai cuori, e guardava ai Sark, dal suo Sistema, con la lucida consapevolezza della propria forza, con la costante, minacciosa presenza di una uguale, bellicosa potenza.
Quell’uomo, che era diventato leggendario tra la sua gente e tra i nemici, era fatto di carne e ossa, era giovane e indicibilmente attraente… Era mio marito.”

*****

“M’inerpicai, senza averlo deciso, su per le strade che conducevano all’altipiano, sorvolai, su alti, audacissimi ponti, lanciati come nastri fantastici nel cielo, due megalopoli… poi giunsi in un posto così silenzioso e solitario che mi parve bellissimo, e fermai…
Era poco dopo il tramonto: il sole non aveva lasciato dietro di sé colori accesi. L’azzurro si faceva strisce dorate ad occidente, ed il bruno delle rocce dietro cui esso moriva, creava un contrasto piacevole alla vista e, chissà come, al cuore. Era un luogo un po’selvaggio, quasi del tutto privo di vegetazione, c’era solo qualche alberello semi inaridito, che fremeva ai venti della sera… Mi stavo avvicinando al deserto. Scesi dall’auto e m’accoccolai sull’erba rada. Là, mentre in cielo comparivano le stelle, scoppiai in singhiozzi lunghi, disperati, affannati, i lamenti di una bestiola che muore…” Dana

Scheda libro: “Il Monastero dell’Arcangelo” di Rosalba Bavastrelli

libro-il-monasteroTitolo: IL MONASTERO DELL’ARCANGELO

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 7 Luglio 2016

Formato: e-book (Formato Kindle) / Cartaceo

Prezzo: 2,99€ / 8,90€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01I3MEA5M

Descrizione: 

Cosa celano le finestre chiuse di un apparente, tranquillo paesino nascosto fra le Alpi svizzere? Quali sono i misteri, passati e presenti, di un monastero in rovina? E che segreti nasconde lo sguardo di un lupo? Queste sono le domande che si porrà Erik, giovane architetto annoiato e confuso dalla vita, che per sfida si ritroverà a dover restaurare l’antico Monastero dell’Arcangelo.
Tra mistero e fede, Erik si scontrerà con ipocrisie e violenze per scoprire l’amore per la bella Alessandra, la maestosità di una natura selvaggia, ma consolatrice e una lupa che, ai margini delle vicende umane, sarà giuda ed esempio per superare le difficoltà.

Recensione/Prefazione

Un antico monastero fra i monti, un luogo ascetico, calmo e isolato, carico di segreti del passato, ma denso anche di vita presente, e una lupa, un animale selvaggio, un essere fatto di istinto e saggezza che a volte sembra trascendere la sua stessa essenza, senza mai scadere nel sovrannaturale, ecco i cardini fondamentali per un romanzo dai mille colori, trattato con mano ferma eppur lieve, dalle sfaccettature poliedriche e dai tanti risvolti. “Il Monastero dell’Arcangelo” ruota intorno alle vicende di Erik, giovane architetto sfiduciato e quasi cinico, il cui compito è quello di ricostruire, insieme ad un gruppo di restauratori, parte dell’antico monastero ancora in uso. E all’ombra del monastero, in un villaggio dall’apparente aria cupa e sonnolente, ma dalle nascoste trame, in una girandola di situazione diverse, la vita di tutti cambierà, proprio grazie all’arrivo dello “straniero”, che metterà alla luce ipocrisie e sofferenze, guarendo anch’egli dalle ferite del proprio passato. Man mano che si scorre nella lettura, ciò che sorprende è proprio la figura della lupa, che a volte quasi come essenza protettrice o chiarificatrice, aiuta Erik a comprendere se stesso, a confrontarsi con gli altri e forse persino a ritrovar la gioia di vivere. La natura non viene divinizzata, ma esalta Dio stesso, come quei monaci pieni di umanità e di Fede, che aiutano a superare le vicende a volte traumatiche e dure che permiano la storia. L’autrice però non è mai cruda nel trattare temi forti, ma li bilancia con la stessa poesia con cui descrive i luoghi. Un racconto fresco, una storia che è avventura, dramma, giallo ed introspezione… Un incontro speciale, come quello del protagonista con la lupa, che resta nel cuore!

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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Estratti:

“Capitolo I
Erik scese col suo passo elastico e lento giù dal sentiero verso la valle, che gli appariva bruna là in fondo, dove i ghiacciai da cui proveniva non riflettevano la luce del sole. Era una bella, gelida mattina di Gennaio quella in cui s’era svegliato nel letto di Rose, che non si era affannata neanche a preparargli una tazza di caffè. Il loro saluto era stato un vicendevole sorriso e basta. L’aveva lasciata nuda e scarmigliata ancora tra le coltri. Non era un granché la “bella” Rose, anche se bella appariva agli occhi di tanti al villaggio. Tanti, che l’avevano gustata. Aveva voluto provarci anche lui, e non gli aveva lasciato niente dentro. Rose amava gli uomini e gli uomini si sentivano lusingati. Erik scosse il capo, rimproverando a se stesso quel gusto amaro e incuriosito di volerli imitare. Non era da lui fare ciò che facevano gli altri ma, in quel periodo, si sentiva soffocare dalla noia. Noia e inquietudine. Non si rimproverò a lungo, non era nella sua indole.”

****

“Il lupo gli apparve dinnanzi all’improvviso, sul poggio dove un cespuglio d’erba, inaridito dal gelo, fremeva al vento che veniva su dalla foresta. Vicino, su quel poggio, l’animale lo sovrastava.
Erik si immobilizzò senza staccare gli occhi da quelli avidi del lupo. La bestia selvaggia ringhiava, un ringhio sordo e costante. Era magnifica nel suo pelo bianco e grigio, a rade chiazze color arancio. A Erik parve grande e maestosa, così bella da non incutergli alcuna paura. Acquattato, coi muscoli tesi, il lupo continuava a fissare il giovane uomo immobile sul sentiero, là in basso. Era una femmina affamata e doveva avere dei cuccioli, pensò Erik. Anche isolata dal branco l’avrebbe attaccato. Ma continuò sereno a ricambiarne lo sguardo, così diverso da quello del suo cane, di ogni cane… Occhi grigi e spietati che non conoscevano altro che un sogno di ferocia.”

****

“La lupa sollevo il muso a fiutare a lungo i nuovi odori. Li riconosceva. Su, su per la foresta essi si moltiplicavano, erano odori di vita nuova, richiami antichi…
Volse la testa la fiera superba all’essere piccolo che non sapeva ancora cacciare. Il cucciolo le ruzzolò tra le zampe e, accucciato, pronto a scattare nel gioco, guardò la madre. Non era ancora il tempo di unirsi al branco, di galoppare lassù dove l’uomo raramente arrivava, verso le nevi eterne. Occorreva restare.
Con un’agitazione diversa guardò dal suo poggio la valle. Nei suoi occhi grigi passò il ricordo di un verde luminoso, come in sogno risentì il suono dolce di parole umane, urgenti, incantate… Con una zampata rovesciò il suo cucciolo nel gioco che s’aspettava, brontolò verso di lui che aprì le fauci mostrando le piccole zanne che sarebbero divenute forti come le sue. Occorreva restare”

****

“Il colpo di fucile fu vicinissimo. Udì un guaito e si volse, inorridito e attonito. Il suo cuore batteva forte mentre il suo cervello registrava che la lupa e i lupacchiotti non c’erano più, che erano sfuggiti a quell’infamia. Si guardò intorno con rabbia e dolore a cercarlo, il vigliacco. E lo vide. Willie, appostato dietro un albero, dalla parte opposta del sentiero, aveva fallito il suo bersaglio.
I lupi… o lui?… pensò per una frazione d’istante. Non faceva differenza.
Si slanciò oltre il viottolo, s’arrampicò sul pendio, agilmente, con la velocità di quel proiettile. Mentre l’uomo si volgeva appena per fuggire, lo afferrò per una spalla, lo girò a sé e gli sferrò un pugno con una violenza tale che Willie volò all’indietro, cadde di spalle e rotolò oltre un lieve pendio d’erba. Erik non vedeva dove fosse finito ed avanzò. Un urlo roco ed un ringhio, dalla ferocia a lui sconosciuta, rallentarono il suo passo un istante, poi egli accorse e vide.
L’uomo era a terra, con la lupa a fauci spalancate su di lui. Erik provò un senso di gelo, il brivido di una caduta senza fondo. Non s’accorse neanche di aver cominciato a parlare:
-Lupa… Lascialo, lupa. –
Che faceva? Che credeva? Che la lupa gli obbedisse?
Vinse l’assurdità di quel pensiero. Lo scacciò da sé, come un qualcosa che lo inibisse. Riacquistò freddezza e fermezza. Era illogico, eppure non restava che quello.
Si avvicinò a passi lenti. Mai così volontariamente vicino alla lupa, si fermò.
-Lascialo – ripeté, calmo, il suo ordine.
La lupa continuava a ringhiare forte, gli occhi negli occhi di Willie, il vigliacco, le fauci sul suo collo. Tutta la foresta e la valle sembrarono ad Erik rimbombare di quel rumore tremendo. Eppure, non l’aveva ancora azzannato, aveva drizzato le orecchie alle parole del giovane che sentiva vicino, al suono conosciuto di quelle parole, ora più determinato.
-Lupa, non ne vale la pena. Lupa, lascialo. Lascialo a me. –
Che voleva l’uomo che portava il cibo da lei? Perché parlava ora?
Dolcezza o incanto… Malia o amore… o cosa?
La lupa volse il capo verso Erik. Smise di ringhiare. I suoi gelidi occhi incontrarono quelli color della giada e ricolmi di tenerezza, dolci e determinati. Era lo stesso sguardo che affascinava Alessandra, ma Erik non lo sapeva. La lupa guaì, ululò brevemente. Saltò via dal corpo dell’uomo. Sotto quello sguardo che la incantava, si allontanò dileguandosi. Non era ferita, pensò Erik.
Si chinò allora su Willie in preda a tremiti convulsi, lo afferrò al petto e lo sollevò con rabbia.
-Cammina, vigliacco. Torniamo al villaggio. Ti ci porto io. Tutti dovranno sapere della tua vigliaccheria… –
Lo spintonò in avanti. L’uomo ricadde, si rialzò.”

****

“L’alba era ancora un timido chiarore fra le nubi quando il fuoristrada di Erik ripassò sul ponte malconcio, attraversando il torrente, un’ora prima rispetto al giorno avanti. Tetro, avvolto ancora dalle nebbie del primo albore, il monastero apparve al giovane, subito, ben diverso da come l’aveva visto assieme a padre Peter. Da così lontano, non si notava che la massa scura e massiccia di fortezza. Non era visibile il loggione che l’ingentiliva né il portale rinascimentale. Si scorgeva, però, l’ala franata, quel muro portante, gravato da chissà cosa, che era rotolato giù nella scarpata assieme ad una parte di convento e di montagna. Là, gli alberi e i cespugli ne custodivano i pezzi, più o meno sbriciolati.
Erik si disse perché mai ad un architetto dovesse importare il segreto di quella parete e di ciò che aveva contenuto, tanti secoli prima. Un altro, al posto suo, avrebbe fatto spazzar via i detriti e disegnato il progetto di un muro ben più solido, con contrafforti posti su di un basamento tale da sopperire allo smottamento. Senza inutili indagini. Un altro. Perché lui no? Sospirò osservando le nebbie spostarsi dal convento, al soffio improvviso del vento. La luce aumentava, ma il sole non appariva ancora. C’era un silenzio profondo sullo spiazzo dove i freni della sua auto sulla ghiaia sembrarono sollevare un’attonita ribellione dal suolo stesso e dalla natura attorno. Qualche cornacchia gracchiò, come offesa e si alzò in volo.
Erik scese dal fuoristrada e rimase qualche istante a guardarsi in giro: i frati erano svegli senz’altro, ma intenti in preghiera e gli “ospiti” dormivano ancora. Nulla comunque attestava vita oltre le spesse mura che avevano il colore dei secoli. Decise allora di ispezionare, per quel che si vedeva, il mistero di cui non riusciva a liberarsi. Raggiunse, istintivamente rispettando per come poteva quel silenzio arcano, il fondo del dirupo tra gli alberi e, con lo sguardo al suolo, cercò intorno a sé tra i conci più o meno grossi, nella rovina che l’uomo quasi rassegnato all’inevitabile, per secoli non aveva levato né ispezionato. Le zone d’ombra erano vaste laggiù, ma la luce del giorno s’insinuava, attesa e gradevole più che mai, a permettergli una pur superficiale ricerca.
Di cosa, poi? Ci sarebbero voluti gli esperti d’arte del convento. Sarebbero venuti, lo sapeva, ma più tardi. Perché stava facendo quell’ispezione inutile? Per se stesso, si rispose. Per l’incanto che il mistero del passato esercitava da sempre su di lui. Il passato, la natura. Forse e sorrise tra sé, la stessa spinta gli aveva fatto rispettare l’appuntamento con la lupa! Respirò più profondamente l’aria pura e fredda, alzò lo sguardo e si immobilizzò stupito: poco più avanti, là dove gli alberi si facevano più radi e sterpi anneriti di polvere si piegavano al suo passo, Alessandra cercava come lui. Vestiva un cappottino chiaro, aperto a permetterle più agili mosse. Pantaloni scuri e movenze lievi da fata, là nel segreto più segreto.
Il sole d’un tratto accese il bosco di calda luce ed anche i cocci sparsi di un mondo morto parvero prendere vita. Belli come stelle, gli occhi di lei si volsero al suo richiamo, un lieve timore nel volto bianco e perfetto quasi da bimba, non da dea crucciata. Il suo petto ansimò.
-Mi hai fatto paura. – sussurrò con parole che parvero remote – Che fai qui, a quest’ora? –
-Quello che fai tu. Cerco. – rispose il giovane col suo stesso tono basso.”

Un Agosto di #Fantascieza

Per le nuove uscite, è da segnalare “Difesa Estrema” di Rosalba Bavastrelli, un romanzo di fantascienza che è un “percorso a due”, dove i protagonisti, Edward, logico, duro, a volte spietato, e Dana, giovane, solare, indisciplinata, si ritroveranno a far fronte a pericolosi nemici provenienti dallo spazio…

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Futuro. Dana Mayer è un tenente della difesa spaziale terrestre, Edward Shelton è il suo capo, il comandante dell’intero esercito. Dana è un soldato, un pilota, uno fra tanti, ma è soprattutto una donna in cerca di una propria dimensione. Edward è il più giovane comandante della storia della Difesa Spaziale ed è duro, logico, intelligente. I due non sarebbero destinati a incontrarsi, tanto agli antipodi sono, ma un atto di insubordinazione li metterà a confronto. Un incontro il loro che muterà molte cose sullo sfondo di una guerra senza tregua con nemici sconosciuti e diversi…

Cercalo QUI

NUOVA ERA, il mio nuovo romanzo #SciFi in uscita oggi!!

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Da oggi è possibile trovare nei maggiori store online il mio ultimo romanzo, NUOVA ERA, una storia di fantascienza che saprà trasportarvi in nuovi mondi con un’umanità colonizzatrice che non ricorda più cosa significhi vivere sulla Terra… Creature mostruose, eventi imprevedibili, misteri inquietanti, questi gli elementi di questo racconto.

Avventure, amore, tecnologia…

NUOVA ERA di M.S.Bruno, Edizioni il Pavone

“In una landa ghiacciata sfreccia una jeep. Due dei tre soli sono tramontati e l’ultimo è in procinto di farlo. Giungerà la notte con le sue quattro ore di inferno in cui esseri mostruosi cacciano in cerca del più debole. Gli occupanti del veicolo vorrebbero trovare rifugio presso uno dei 350 insediamenti umani del pianeta, ma un evento insolito segnerà la loro sorte. Indagando sull’incidente, Danmar, colono del Campo 213, incrocerà la sua strada con Zohya, misteriosa quanto affascinante ricercatrice. Insieme scopriranno tradimenti e dinamiche nascoste all’interno del 213, ma anche un pericolo più grande che minaccia l’esistenza di ogni essere vivente. Mentre strani eventi sconvolgeranno la superficie del pianeta e il panico dilagherà fra i coloni, i due impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Mettendo in gioco le loro vite, i due lotteranno contro uomini ed eventi per scoprire le oscure trame che interessano il pianeta Nuova Era. Fra disparità sociali, brame di possesso e politiche sottili, Danmar e Zohya incontreranno una variegata umanità che tale resta, nel bene e nel male, anche lontana anni luce dalla Terra…”

Nuova Era

Il primo capitolo, Il canto dell’ombra, è disponibile QUI

E’ possibile trovarlo su:

Amazon

laFeltrinelli.it

InMondadori

Kobo

iTunes

Un posto segreto per Angela Meloni – Intervista

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Sono nata trentaquattro anni fa ad Alghero, una cittadina posta ai piedi del mare a nord-ovest della Sardegna. Amo i libri praticamente da sempre e collaboro già da quattordici anni in una biblioteca della mia città come volontaria. Mi ha sempre affascinato il mondo dei libri, poi parlare di romanzi con qualcuno mi riempie di gioia, mi fa stare allegra. “Nudità” è la mia prima opera letteraria, pubblicata nel 2011 presso una casa editrice sarda. Ora questa silloge la sto distribuendo gratuitamente in ebook. Chi la volesse, può contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica tanzbambolina80@gmail.com. “La stanza rosa” pubblicata nel 2014 con youcanprint, è una raccolta di otto racconti sull’amore.   Angela Meloni

Ispirazione

Ecco un’altra avventrice de “La Locanda dell’Inchiostro Versato“! Dalle sue stesse parole iniziamo a conoscere Angela Meloni, scrittrice e poetessa, che ci parlerà un po’ di sé e della sua raccolta di racconti “La Stanza Rosa”.

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce in un pomeriggio di primavera. Mentre ascoltavo alla radio una canzone, ho preso carta e penna e scrissi la mia prima poesia. Da quel giorno ho sempre scritto, non mi sono mai fermata

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

E’ molto ampio. Leggo di tutto tranne thriller. Mi piacciono molto i classici; adoro Jane Austen e Grazia Deledda, poi sono appassionata di romanzi di George Simenon. Non ho un modello, ma attingo dalle varie letture.

Sei anche poetessa. Cosa ti rappresenta meglio e come? Poesia o prosa?

Io mi sono avvicinata alla scrittura attraverso i miei primi versi; se vogliamo, nasco come poetessa perchè tutto parte dalla poesia. Mi rappresentano entrambi i generi, con la poesia ho la possibilità di esprimere un mio stato d’animo, mentre con la prosa vado un po’ più a fondo.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

Non posso rispondere a questa domanda la trovo molto personale. È un segreto il mio. Non lo dico mai a nessuno. È come se rivelassi ai clienti di un ristorante l’ingrediente segreto di un piatto. Non si svela.

Ci sono racconti autobiografici o che in qualche modo riflettono una tua esperienza?

Le cose che scrivo hanno sicuramente una base autobiografica o comunque che esprime un mio desiderio, un mio sogno e in questo modo con la scrittura riesco a dargli una forma.

Perché trattare dell’amore nei suoi tanti aspetti? Ti definiresti una persona romantica?

Perchè il mondo, la società è piena di violenza e la gente sta dimenticando i valori ed i sentimenti. Più che romantica sono una persona molto concreta.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o  dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Non ho avuta alcuna difficoltà.

Perché la tua raccolta di racconti è diversa da altre?

Perchè l’ho scritta io ahahha… a parte gli scherzi… è diversa perchè la raccolta ha un filo conduttore che è l’amore. Ogni racconto parla di un amore specifico: amore fisico, amore materno, l’abbandono dell’amore, la paura dell’innamorarsi…

“La stanza rosa”…un titolo molto “femminile”, direi. Nei tuoi racconti è la donna la sola protagonista? Il suo modo d’amare?

No, nei miei racconti i protagonisti sono le persone.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Il rifiuto da parte delle case editrici e il fatto che chiedano soldi. Alcune dicono all’inzio che pubblicano gratuitamente, poi però ti chiedono di acquistare le copie del tuo libro o dei libri a scelta della loro casa editrice. Questo è un modo indiritto di esser case editrici a pagamento. Io vorrei dire a qualsiasi scrittore emergente che se dovessero ricevere offerte di questo tipo da parte delle case editrici, di non accettare assolutamente.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo un nuovo romanzo.

*****

Ringraziamo Angela per la sua disponibilità, per essere “entrata”  nella nostra Locanda!

Se volete leggere altro di lei , eccovi dei bei link:

CreaturaNuda (blog)

Le parole di Angela Meloni, gruppo di Facebook

Maria Stella Bruno

“Croce e delizia” di uno scrittore: intervista a Bud Bambino

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bud bambinoBud Bambino – pseudonimo di Andrea Basile (2 luglio 86) è uno scrittore italiano. Fin da piccolo mostra interesse per la scrittura creativa, componendo poesie bizzarre che ancora oggi i suoi parenti citano durante le feste comandate. La sua spiccata fantasia lo porta ad essere quello dei “temi interessanti ma grammaticalmente scorretti” tanto che abbandona l’idea di iscriversi al liceo per un istituto tecnico dove sarà uno dai “temi infiniti”. Continua però a scrivere poesie per corteggiare le sue donne soprattutto istigato dalla lettura di uno dei suoi autori preferiti H.C.B (conosciuto anche come “Hank”) più precisamente da “scrivo poesie soltanto per portarmi le donne a letto”, passando le sue giornate a leggersi Follet, King e Grisham (altri autori che l’hanno aiutato nel perfezionare il suo stile). Nel 2009 supportato da una sua amica inizia a cercare un editore ed approda nel roster di Edizioni il Pavone dove pubblica la sua prima raccolta di poesie “L’essenziale” e successivamente “Laureati”, partecipando alle raccolte gratuite con numerosi racconti. Il futuro di questo mix fra lo sperimentale, il grottesco ed il resto (tutti i generi che si potrebbero definire per questo autore) è assicurato con altri romanzi/raccolte che usciranno nei prossimi anni.

Ispirazione

Ecco il primo avventore della Locanda dell’Inchiostro Versato: lo scrittore Bud Bambino che, simpaticamente, ci parlerà un po’ di sé e del suo romanzo “Laureati”…

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere? Pur scrivendo da piccolo, c’è stato un momento particolare in cui hai capito che avevi “l’anima dello scrittore”?

Tutto è nato per caso, ero quello nato fra un commodore 64 e gli anime alla Ken Shiro. Mi piaceva molto immaginare storie con i miei personaggi preferiti tanto da raccontare storie su di loro. Verso la quarta elementare la mia maestra correggendomi un tema si accorse della mia fantasia e mi disse che secondo lei dovevo coltivare questa mia passione.

2. Nella tua biografia nomini, fra le letture che ti hanno formato, autori come Follet, King e Grisham, ma fino a che punto hanno influenzato i tuoi scritti? Potresti definirli dei modelli, pur essendo diversi fra loro per stile e argomenti, a cui ambire ed ispirarti?

Per un primo momento sono stati molto importanti come modello stilistico delle storie. Mi piacevano gli horror della serie di “Piccoli brividi”, però poi diventando grande volevo leggere qualcosa di più maturo. Ho iniziato con “misery” di King e “la cruna dell’ago” Follet, poi un giorno arrivò “l’uomo della pioggia” di Grisham, così iniziai a scrivere qualcosa che potesse fondere questi tre autori, però ancora oggi non sono riuscito a portare alla luce quanto scritto…

3. Hai passato un periodo della tua vita scrivendo poesie, cito: “soltanto per portarmi le donne a letto”. La poesia è ancora strumento per te o il rapporto con essa è mutato?

In realtà citavo un libro di Charles Bukowski, anche lui mi ha ispirato tramite quel realismo sporco che usa nei suoi testi, un altro stile che si è unito a quello degli scrittori sopra citati. Un realismo del genere unito a delle storie horror, thriller o fantasy secondo me aumenta l’interesse di chi legge.

4. Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato? Come nasce “Laureati”?

Tempo prima di scrivere “Laureati” dovevo scrivere un soggetto per una web series sulla vita universitaria, e scrissi il soggetto iniziale. La persona che me l’aveva commissionata mi disse che era buono però non poteva ancora sviluppare il tutto, cosi quel soggetto si è trasformato in un romanzo.

5. I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Principalmente l’amicizia e l’unione fra un gruppo di amici che si coltivano quel sentimento nell’università seppur appartenendo a facoltà diverse e, ovviamente l’amore.

6. Perché trattare proprio questi argomenti?

Perché l’amore e l’amicizia sono la mia croce e la mia delizia (cito una frase de ”l’essenziale” altra mia opera)

7. “Laureati” ha in sé qualcosa di autobiografico? Una situazione, un personaggio o altro?

Molti personaggi che ho scritto sono basati su persone che ho conosciuto nella mia vita, amici, quindi direi che è un 40% di autobiografia e il restante di fantasia.

8. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Per scrivere laureati c’ho messo quasi due anni, avevo iniziato a scrivere il racconto e pubblicarlo a puntate su internet poi ho dovuto interrompere per le vacanze estive della testata web. Inoltre la mia vita sentimentale non stava attraversando un buon periodo e l’avevo abbandonata un po’. Poi una sera a causa di un incidente che mi è successo veramente, una ragazza mi aveva tamponato non guardando lo stop, ero veramente furibondo tanto da scrivere un capitolo sull’accaduto.

9. Perché “Laureati” è diverso da altri?

Non so se è diverso, però parla di un legame nato a fronte di un’associazione studentesca, credo che nessun libro fino ad ora che ho letto abbia mai menzionato questa realtà, neanche io prima di approdare all’università conoscevo l’esistenza poi sono entrato ed ho conosciuto persone, alcune qui rappresentate dai miei personaggi, e luoghi che pensavo tranne che per l’Erasmus o progetti simili, si potessero visitare come punto di aggregazione per parlare di politiche universitarie e metodi di protesta da svolgere in tutte o quasi le città italiane.

10. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sinceramente in Italia è difficile la vendita degli ebook, se non per i manuali tecnici, mi spiego. Essendo un tecnico, un informatico trovo più utile leggermi un manuale dal computer o mezzo tecnologico in modo da testarlo in “real time”. Poi però ho visto molte persone dirmi “bello quel che scrivi, però, se ci fosse il cartaceo…” In Italia, come dicevo, la vendita digitale è molto lenta, se l’uniamo a prezzi esorbitanti, alla poca pubblicità, o solo al fatto di essere esordienti, allora passerà ancora un bel po’ di tempo. La soluzione sarebbe vendere, per costo medio di un file digitale, dai 2 euro ai 7 euro per un ebook (varia in base alla rilevanza di chi lo scrive) di tipo narrativo.

11. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Bene, sinceramente parlando, sono deluso dal modello italiano, non ci sono più gli editori che scovano talenti, ma sono più tante piccole tipografie che chiedono soldi per fare il famoso cartaceo (che in Italia regna sovrano, basta andare nei centri cittadini per trovarsi librerie stracolme) oppure altri editori che non ti promettono nulla ne ti chiedono nulla però, allo stesso tempo devi sforzarti di vendere le tue opere agli estranei. Questa cosa non mi va giù pur facendo marketing come ramo di lavoro, e quindi aziende si rivolgono a me per una campagna pubblicitaria, non riesco a fare pubblicità ad un singolo prodotto sapendo che l’ingranaggio è più grande. Preferirei studiare una campagna per una serie di libri che solo quelli di mia proprietà, anche per non cadere nei classici commenti deprimenti del tipo “quello è uno sfigato si fa pubblicità da solo” Credo che arrivare ad un contratto editoriale sia un punto di partenza, che si potrebbe migliorare il tutto ma soprattutto che l’unione, come nel caso di “laureati”, fa realmente la differenza. Altrimenti non avrebbe senso unirsi sotto un logo senza appartenervi.

12. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ci sono tanti racconti ancora nel cassetto, prossimamente, ringraziando i miei editors Claudio e Jessica, spero di pubblicare qualcosa a breve, una raccolta di racconti che parlano di me e dei miei sogni. Sempre che il mio editore voglia soprattutto dopo aver letto quest’intervista (rido),

*****

Ringraziammo Bud per la sua disponibilità! Un grosso “in bocca al lupo!” per ogni cosa. ^_^

Se non volete perdere i contatti con Bud Bambino e conoscere altre sue opere, eccovi un bel link:

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Maria Stella Bruno

Recensione: “Il Monastero dell’Arcangelo”

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titolo Il Monastero dell’Arcangelo
autore Rosalba Bavastrelli
editore Edizioni Il Pavone
categoria  Ebook
formato  Epub ,  Mobi
pubblicazione 2014
ISBN/EAN 9788896425374

Prezzo 3,99 €

Un antico monastero fra i monti, un luogo ascetico, calmo e isolato, carico di segreti del passato, ma denso anche di vita presente, e una lupa, un animale selvaggio, un essere fatto di istinto e saggezza che a volte sembra trascendere la sua stessa essenza, senza mai scadere nel sovrannaturale, ecco i cardini fondamentali per un romanzo dai mille colori, trattato con mano ferma eppur lieve, dalle sfaccettature poliedriche e dai tanti risvolti. “Il Monastero dell’Arcangelo” ruota intorno alle vicende di Erik, giovane architetto sfiduciato e quasi cinico, il cui compito è quello di ricostruire, insieme ad un gruppo di restauratori, parte dell’antico monastero ancora in uso. E all’ombra del monastero, in un villaggio dall’apparente aria cupa e sonnolente, ma dalle nascoste trame, in una girandola di situazione diverse, la vita di tutti cambierà, proprio grazie all’arrivo dello “straniero”, che metterà alla luce ipocrisie e sofferenze, guarendo anch’egli dalle ferite del proprio passato. Man mano che si scorre nella lettura, ciò che sorprende è proprio la figura della lupa, che a volte quasi come essenza protettrice o chiarificatrice, aiuta Erik a comprendere se stesso, a confrontarsi con gli altri e forse persino a ritrovar la gioia di vivere. La natura non viene divinizzata, ma esalta Dio stesso, come quei monaci pieni di umanità e di Fede, che aiutano a superare le vicende a volte traumatiche e dure che permiano la storia. L’autrice però non è mai cruda nel trattare temi forti, ma li bilancia con la stessa poesia con cui descrive i luoghi. Un racconto fresco, una storia che è avventura, dramma, giallo ed introspezione… Un incontro speciale, come quello del protagonista con la lupa, che resta nel cuore!

Disponibile negli store: Amazon , 9am , Ebookizzati , OmniaBuk , Kobo , InMondadori

Ormai ci siamo…

…Ormai ci siamo… 11 Marzo arriva, finalmente…
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IL MONASTERO DELL’ARCANGELO” di Rosalba Bavastrelli
“Erik è un architetto, un giovane uomo che ha perso ispirazione e gioia di vivere. Ha un compito semplice, quasi banale per lui che è una nota promessa nel campo dell’architettura: restaurare un monastero in un villaggio sconosciuto tra le Alpi. E quel lavoro scelto solo per capriccio, per allontanarsi dall’affollata città, si rivelerà ben più complesso di quanto pensasse. All’ombra del monastero, Erik incontrerà una donna dal misterioso passato, frati dalla semplice fede e drammi nascosti di un paesino, solo all’apparenza tranquillo. Ma soprattutto Erik incontrerà una lupa, un animale dall’agire inquietante che guiderà l’uomo nel suo viaggio interiore, un viaggio che lo cambierà, cambiando per sempre anche chi lo circonda…”

Buona novella

Un frullio improvviso d’ali
ed il nuovo nato
apre un sorriso alla vita.
L’amore lo circonda
ed egli lo sente.
Indifeso e forte,
reclama con diritto
ogni cosa buona.
Piccola creatura,
sei buona novella
per coloro che già
istintivamente ami.

Maria Stella Bruno

Una rosa rossa dal lungo stelo

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Densa di commozione e malinconia, è la voce di mia nonna quando mi racconta la sua storia, la storia di un amore profondo e vero, che è durato più di cinquant’anni e non si è spento neanche nell’ultimo respiro di lui. Una storia che sa di antico, del pudore di altri tempi, quasi fosse una vicenda rubata da un film ingiallito o da un diario ritrovato chissà dove. Ero… nell’età in cui si aspetta, trepidante, di provare la magia dei primi battiti d’amore, la prima volta che me la raccontò e da allora assaporai ogni parola immaginando, sperando, che un giorno qualcosa di simile toccasse anche a me.
Era il 1946, la guerra era appena finita e si cercava alla meno peggio di ricostruire le cose. Il Paese, da Nord a Sud, riprendeva faticosamente a vivere, bramando di ritrovare una normalità in un mare di macerie. Stella era una giovane di ventidue anni, portava i capelli sciolti in boccoli lunghi neri sulle spalle, ed aveva lo sguardo trasognato di chi è stato cresciuto in una serra per fiori delicati. La paura della guerra, le bombe, la morte, l’avevano solo sfiorata, letteralmente. Suo padre, un galantuomo avventuroso, in questo era stato molto bravo. Figlia unica, le era stato insegnato tutto ciò che poteva essere utile ad una futura sposa. Dopo il diploma magistrale, impegnava le sue giornate nelle lezioni di piano.
Quel giorno era uno come tanti, lo scirocco ruggiva fra i palazzi della bella Messina, adagiata mollemente sulle rive dello stretto. Stella camminava veloce per raggiungere la casa dell’insegnante di piano che viveva sulla stessa strada di casa sua. Ma era destino che quella volta non ci sarebbe stata lezione.
– Il figlio della nostra vicina è a Palermo col tifo. Sta molto male! – le disse l’anziana insegnante. – Povero giovane, dopo la guerra anche questo! Dovremmo pregare. –
Sì, era giusto, pensò Stella. Pregarono per tutto il tempo della lezione, per quel giovane che ella non conosceva, con ardore, con compassione, sperando che superasse la malattia. E forse furono quelle preghiere a contribuire alla guarigione.
Passò del tempo e per Stella la vita procedeva come sempre. Molti uomini avevano iniziato a notarla ed alcuni avevano già chiesto a suo padre la possibilità di corteggiarla, ma egli non aveva dato il suo assenso a nessuno, neanche al figlio di un amico. Era un crepuscolo d’oro e sangue quello in cui i miei nonni si videro per la prima volta. I loro rispettivi giardini erano separati da una bassa recinzione, quindi fu facile per i loro sguardi incontrarsi. Alto, dalle spalle larghe, dal viso forse un po’ pallido, ma con due occhi profondi, sinceri che la guardavano dolcemente, ecco come le apparve lui. Bellissima come un angelo, dagli occhi luminosi come il suo nome ed il viso perfetto, così gli apparve lei. Giuseppe, però, sapeva chi aveva di fronte, glielo avevano raccontato. Era la giovane che aveva pregato per lui, per la sua guarigione. Era venuto a ringraziarla, ma non si aspettava che fosse così bella.
Cominciarono a parlare semplicemente, e diventarono amici. Così Stella seppe di come lui si stesse laureando in giurisprudenza con le proprie forze. L’università la pagava con borse di studio, ed i libri, beh, quelli che non poteva comprarsi li trascriveva a mano nelle biblioteche, come gli antichi monaci. Ricordo bene la sua scrittura, quanto minuta fosse, nata probabilmente per necessità di trascrivere più nozioni in una sola pagina. Ma Giuseppe aveva dovuto interrompere la sua vita universitaria. La guerra, il richiamo della Patria, lo aveva colto nel mezzo degli studi. Ora che tutto era finito e che del tifo non c’era più traccia, se non nel bastone che portava, aveva ripreso a studiare.
– Ma tu porti il bastone… – osservò una volta Stella – …non me ne ero resa conto, finora. –
Come poteva? Forse per pudore, Giuseppe aveva cercato di non ostentarlo. Lui le sorrise e lanciò il bastone lontano, nelle erbe alte.
– Adesso non ne ho bisogno. – disse con semplicità.
Stella ne rimase colpita. Aveva paura che potesse cadere e non voleva che fosse per colpa sua. Ma mio nonno non cadde mai… Per lei si mantenne in piedi quella volta e non solo. La loro amicizia proseguiva e mutava pian piano in qualcosa di cui forse lei non aveva piena coscienza, ma per lui… Gli occhi di Stella riempivano il suo cuore.
La rosa rossa dal lungo stelo era poggiata quasi dimenticata sul muretto di divisione delle due famiglie, lì da dove i due giovani erano soliti parlarsi. Stella ne fu sorpresa ma la prese assaporandone il profumo fin dentro l’anima. Immaginava chi l’avesse lasciata per lei. Ne fu contenta, più di quanto pensasse e lo fu ancor di più nello scorgere il messaggio. Sullo stelo c’era avvolta una sottile striscia di carta. La sciolse e lesse: “Ti amo”. Due parole, troppo comuni oggi, ma che, forse come ogni cosa, avevano un sapore diverso a quei tempi. Erano ammantate di pudore, purezza, segretezza… Le lacrime sono sempre presenti negli occhi di mia nonna quando parla di quel momento. Da allora le rose rosse diventarono simbolo dell’amore dei miei nonni.
– Ah, ho visto sua figlia. Faceva l’ammuri con il figlio della vicina! –
Le male lingue non tardarono a farsi udire. “Fare l’ammuri” a quei tempi era un concetto molto più ampio di quello odierno. Parlare da sola con un ragazzo era sconveniente, specie per chi ha negli occhi il peccato. Il risultato di ciò che disse l’impicciona, fu che la madre di Stella la chiuse in casa. E da una finestra ella dovette comunicare a Giuseppe la sua condanna:
– Non posso più vederti. – gli disse e scomparve piangendo.
Quella sera stessa a casa di Stella giunsero visite. Giuseppe l’amava veramente. Si presentò con i suoi e chiese ufficialmente al padre di lei la possibilità di corteggiarla. Il mio bisnonno era un uomo intelligente e aveva capito i sentimenti della figlia, difatti, malgrado fosse solito rifiutare i pretendenti, accettò Giuseppe e… non ebbe di che pentirsene. Fu un altro figlio, ancora più affezionato alla famiglia di Stella, poiché la sua lo aveva lasciato a se stesso, specie negli studi. Il desiderio di laurearsi di Giuseppe non era ben visto da alcuni suoi familiari, mentre il padre di Stella trovava fosse lodevole.
Il periodo del fidanzamento passò serenamente, secondo usi a noi un po’ inconsueti. I fidanzati non potevano uscire soli e dovevano portarsi dietro una delle cugine più piccole di lei. Ebbero anche la sfortuna, durante il loro viaggio di nozze a Taormina, di incontrare dei lontani parenti che, con scarsa delicatezza, si aggregarono a ogni spostamento dei neo sposi. Ma loro sopportarono anche questo con un sorriso. Mia nonna ricorda che la prima volta che si mise il rossetto fu durante quel viaggio e fu mio nonno a passarglielo sulle labbra…
I veri, grandi dolori per i miei nonni sopraggiunsero dopo la nascita del primo figlio. Un bimbo voluto, amato, il coronamento di due sposi che vogliono una famiglia, ma averlo fu una gioia di poco. Due anni per l’esattezza. Era un bambino dolce, sensibile, precoce, forse perché sapeva cosa fosse soffrire in quanto cagionevole di salute. Morì di meningite, malgrado le cure e le preghiere. Stella soffrì sopra ogni dire. Il corredino fatto per quel bimbo adorato, cucito, ricamato tutto di suo pugno, fu donato in beneficenza e, per molto, parve a Giuseppe che Stella non si sarebbe più ripresa. Ma il suo amore costante, il suo esserci sempre, la aiutò. Ebbero altre due bimbe che crebbero e generarono a loro volta dei figli. Io sono la prima nipote, la più grande, quella che ha più ricordi del nonno. Egli ci ha lasciati dopo aver fatto l’ultimo grande dono alla sua Stella. Malato, con le mani tremanti, nel 1998, rinnovò nuovamente i voti nuziali.
La loro storia d’amore fu molto più grande di quanto io possa narrare in queste poche righe, però questo è un semplice, dolce racconto vero, che narra di come una rosa rossa dal lungo stelo posta su di una tomba possa ancora oggi rammentare un amore profondo e infinito…

Maria Stella Bruno

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