Amanda sentiva la pioggia penetrarle fin dentro le ossa…

Amanda sentiva la pioggia penetrarle fin dentro le ossa, ma avere i capelli appiccicati al viso, i vestiti zuppi e gli stivaletti perennemente risucchiati dal fango ad ogni passo, non aveva importanza. Per la prima volta nella sua vita il suo aspetto non le importava, né le chiacchiere, né la scoperta o la ricerca, suoi interessi degli ultimi mesi. Aveva paura. Tanta. Troppa. Persino più di quando erano state rapite o nel difficoltoso viaggio in Ecuador. Era stato tutta un’eccitante avventura, un qualcosa, come nei film, da cui ne sarebbe uscita indenne e con molte storie da raccontare… Ma ora era diverso. La morte correva alle loro spalle, letteralmente, e aveva pensanti stivali e facce truci. Forse ciò che la spaventava di più era la solitudine, l’essere stata separata dalle amiche con cui aveva diviso tutto fino a quel momento. Teneva gli occhi sulle spalle di Juan sperando che egli potesse strapparla a quella morte orribile che immaginava, ma d’improvviso l’uomo fu scaraventato a terra. In un momento orribile, Amanda si ritrovò senza parole e senza capire cosa stesse accadendo, mentre Juan era avvinghiato nella lotta con un grosso uomo… fu l’unica cosa che Amanda riuscì a vedere… e per un po’ sembrò che Juan stesse avendo la peggio. Subiva i colpi, li parava a volte, ma non riusciva a divincolarsi dall’uomo che lo sovrastava. Infine, in un tentativo di rivalsa di Juan, i due finirono oltre un dosso… Seguirono gemiti, versi inarticolati… Poi, qualcuno riemerse dal folto di alcuni cespugli.

Brano tratto da VENTUS MIABILIS

raccolta di racconti

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Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile

Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile. Strappato, lacero in più punti, con grosse chiazze di sangue non suo, rappresentava bene ciò che stava accadendo al castello, ma ella prestò attenzione solo un momento alla sua immagine riflessa nello specchio… Un fugace istante in cui l’occhio era scivolato su quella se stessa che subito non riconobbe, dal volto pallido, ma dallo sguardo deciso, per poi tornare sull’uomo ferito e semicosciente, sul compito di fasciargli la gamba. Halysia non aveva tempo per pensare, per recriminare, per piangere, per valutare quanto fossero cambiate le cose in… un’ora, qualche ora, una vita intera? Non lo sapeva e non aveva importanza. L’unica cosa che sembrava avere senso riguardava quelle persone che cercavano il suo aiuto. Con chi come lei non aveva subito i danni dello scoppio, si stava prodigando per i meno fortunati. Ma per quanto facessero, sembrava che il flusso dei feriti che venivano portati nelle stanze dell’Erede non dovesse avere fine. Le voci, poi, che giungevano con loro non erano rassicuranti. Si parlava di un attacco, di nemici che avevano assaltato il castello e dei loro soldati impegnati a trattenerli e scacciarli.

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S. Bruno

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo…

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo. Ferme, pesanti, gravavano su tutto con caparbia tenacia, ma era normale, si disse l’uomo, che in quel periodo dell’anno le Terre del Vento vedessero poco la luce del sole, seguendo le bizze e i desideri del vento. Ora questo era assente e tutto era completamente immobile, bloccato e stagnante sotto quella cupola grigio scura. Pareva che gli animali, gli uccelli e persino gli alberi e gli arbusti fossero in attesa… in attesa della tempesta che percepivano prossima, del ruggire degli elementi che prendeva forza, là, fra le nubi… Ed era così che egli si sentiva nel profondo. Scoccò una nuova occhiata dalla finestra del salone cercando di ricacciare dentro di sé la sua rabbia fremente, e per un attimo gli occhi grigi di Manstet sembrarono simili a quel cielo che egli aveva ammirato. Ma doveva mostrarsi calmo. Non poteva permettersi di essere ancora di più oggetto di scherno da parte degli altri del clan. Doveva forzarsi a un atteggiamento che non gli era proprio, mostrando di non curarsi minimamente delle voci che giravano per il castello. Ma poi erano soltanto voci? Si chiese stringendo il pugno fino a farsi diventare bianche le nocche, fino a sentire la pressione delle unghie sul palmo… Ripensò a quell’odioso e borioso sbarbatello per cui rischiava di perdere tutto… Xaver … Lo odiava, più di quanto odiasse il vecchio che portava lo stesso nome.

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno
#fantasy #epicFantasy #Amazon #KindleUnlimited #Kindle

Tempeste di luce

La luce gialla di Flavus, che sorgeva, si unì alle verdi onde che continuavano a danzare in cielo. Per Latona non c’era stata requie in quelle quattro ore di buio. L’esplosione, la fuga e morte del dottore, erano state però piccolezze in confronto a ciò che era accaduto fra le genti del Campo, alla paura, al panico che era dilagato a causa di quello strano fenomeno. Così la Responsabile aveva dovuto rassicurare, frenare e placare gli animi, nell’attesa che spuntassero i soli che avrebbero forse fatto sparire quell’innaturale evento. La speranza di un nuovo giorno quindi non era mai stata così vera e viva, ma ciò che si pensava dovesse diminuire con l’apparire di Flavus, ai primi raggi solari invece mostrò subito di voler peggiorare. Un brontolio sommesso riempì l’aria. Parve che volesse arrivare un enorme temporale, solo che non c’erano nubi in cielo. Squarci argentei spezzarono le verdi onde e si susseguirono gli uni agli altri, come una vera e propria tempesta, richiamando fuori dalle case e in strada le persone e i loro sguardi. Esclamazioni di stupore e paura si udivano provenire da ogni dove. Latona, come gli altri, fissava a bocca aperta quella situazione e sotto il suo sguardo le cose cambiarono ancora. Quegli squarci divennero fulmini che iniziarono ad abbattersi al suolo intorno al Campo e poi su di esso. Un alto arbusto dalle foglie rosate, proprio vicino alla donna, venne colpito da una saetta ed esplose in mille schegge di legno. La gente prese allora a scappare impaurita, urlando, cercando riparo al chiuso. Non sapendo che fare, si sarebbero ancora rivolti a Latona, ma come tutti lei non aveva risposte. Terrorizzata, si riparò sotto un porticato. Il panico l’aveva sopraffatta…

Da NUOVA ERA di M.S. Bruno,

romanzo di fantascienza

 

#Brano tratto da VENTUS MIRABILIS, #racconto d’ #avventura #fantasy e #mistero

Amanda sentiva la pioggia penetrarle fin dentro le ossa, ma avere i capelli appiccicati al viso, i vestiti zuppi e gli stivaletti perennemente risucchiati dal fango ad ogni passo, non aveva importanza. Per la prima volta nella sua vita il suo aspetto non le importava, né le chiacchiere, né la scoperta o la ricerca, suoi interessi degli ultimi mesi. Aveva paura. Tanta. Troppa. Persino più di quando erano state rapite o nel difficoltoso viaggio in Ecuador. Era stato tutta un’eccitante avventura, un qualcosa, come nei film, da cui ne sarebbe uscita indenne e con molte storie da raccontare… Ma ora era diverso. La morte correva alle loro spalle, letteralmente, e aveva pensanti stivali e facce truci. Forse ciò che la spaventava di più era la solitudine, l’essere stata separata dalle amiche con cui aveva diviso tutto fino a quel momento. Teneva gli occhi sulle spalle di Juan sperando che egli potesse strapparla a quella morte orribile che immaginava, ma d’improvviso l’uomo fu scaraventato a terra. In un momento orribile, Amanda si ritrovò senza parole e senza capire cosa stesse accadendo, mentre Juan era avvinghiato nella lotta con un grosso uomo… fu l’unica cosa che Amanda riuscì a vedere… e per un po’ sembrò che Juan stesse avendo la peggio. Subiva i colpi, li parava a volte, ma non riusciva a divincolarsi dall’uomo che lo sovrastava. Infine, in un tentativo di rivalsa di Juan, i due finirono oltre un dosso… Seguirono gemiti, versi inarticolati… Poi, qualcuno riemerse dal folto di alcuni cespugli. Era sporco, senza fiato, ma Juan sembrava stare bene.

– Devono esserci proprio alle costole. Questo era in avanscoperta. – ansimò.

Amanda si guardò intorno e poi gettò lo sguardo oltre il dosso. Juan sghignazzò.

– Starà bene. – disse spingendola a procedere – Quando si riprenderà, naturalmente… Non sono facile io ad esser accoppato! –

Per una volta, la chiacchierona Amanda non aveva voglia di parlare. Ripresero il loro avanzare verso il fiume. Ora la voce del corso d’acqua, gonfio di pioggia, giungeva fino a loro. Non dovevano essere lontani. Il cielo cominciava ad avere pietà e l’acquazzone, così come era arrivato, sparì. La foresta rigogliosa e forte, selvaggia e indomita si apriva su di uno slargo che riempì di luce gli occhi della giovane. Ma non poté avanzare. Juan la fermò.

– Non mi piace. – disse soltanto.

Da VENTUS MIABILIS

raccolta di racconti

#Brano tratto da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, #romanzo #epicfantasy

Come entità viva, il deserto li circondava e il vento caldo soffiando, sempre più forte, portava arsura e disagio ai mesti viaggiatori che procedevano a cavallo. A detta di Kasuf, la loro guida, presto si sarebbe scatenata una tempesta che avrebbe rallentato il loro cammino. Per lui e la sua gente, il deserto del Ghar era come un vecchio guerriero, splendido e terribile, che non aveva remore a difendere i suoi rari tesori dalle mani bramose degli sconosciuti. Kira, celando il viso dalla rabbia del deserto, ascoltava distrattamente i racconti dell’uomo che, con parole semplici, descriveva l’aspetto da leggenda del mitico Ghar. La sua mente scivolava spesso, arrossandole le gote, alle parole pronunciate fra lei e Inoha. Così si ritrovava a guardarlo, a cercare il suo viso, a sognare a occhi aperti, ma subito la confusione per un futuro incerto offuscava la chiarezza dei suoi sentimenti. Era il secondo giorno di marcia da quando avevano lasciato i dintorni di Nenmer. Man mano che avanzavano, il deserto diventava sempre più ostile e duro, splendido allo sguardo per l’infinito dei suoi confini, fra l’oro delle sabbie e il cielo terso, colline e colline che si perdevano a vista d’occhio, affascinando in un terribile gioco la mente.

Safav si rannicchiò sulla sella cercando di proteggersi dalla sabbia che gli sferzava il viso, benché egli tenesse il cappuccio del mantello alzato. Adesso, più di prima, capiva il perché degli avvolgenti abiti di coloro che vivevano nel deserto e ne invidiava la protezione.

– Non riesco più a vedere niente. – urlò cercando di sovrastare il vento.

– Forse è opportuno fermarci. – incalzò Inoha faticando non poco a sentire la propria voce.

– Non ancora… Presto arriverà la tempesta vera e propria. Conviene trovare un riparo, e qui vicino vi è un pozzo, l’ultimo.  – replicò la guida.

Xema guardò intorno a sé, scrutando fra i turbinii delle sabbie e condivise l’opinione di Kasuf.

– Sbrighiamoci. Ho l’impressione che la situazione peggiorerà presto! – si limitò a dire.

Come a conferma delle sue parole, il vento aumentò la sua voce e sferzando più forte innalzò un grande vortice di sabbia che sembrò circondare il piccolo gruppo. Ben presto, fu necessario scendere dai cavalli e trascinarli per le briglie a fendere un muro di sabbia in movimento, come sembrò quasi a Safav.

Infine, con passo difficoltoso e malfermo, giunsero al pozzo, quando ormai le gole di tutti erano riarse e la sabbia aveva ricoperto ogni lembo dei loro abiti. In una grotta naturale, al riparo dalla tempesta, scendevano da una stalattite di pietra gocce d’acqua che finivano in una piccola pozza giallastra. Ormai, dovevano solo attendere che la tempesta di sabbia si placasse. Quest’inconveniente li stava bloccando nel loro inseguimento, ma come Xema fece notare ad Inoha, anche colei che li precedeva avrebbe avuto gli stessi inconvenienti nell’affrontare una natura implacabile e imprevedibile. 

La tempesta sferzò e imperversò al di là della piccola grotta. Ruggiva e soffiava, come volesse mostrare il suo malcontento a coloro che udivano al riparo la sua voce. Ma come si era infuriata, così la tempesta piano si placò. Li aveva trattenuti per un po’, ma i viaggiatori ripresero ben presto la loro marcia verso la mitica Oasi di Khatra-Lein. Il susseguirsi di dune su dune ormai aveva abituato lo sguardo di ognuno, provocando la spiacevole sensazione di muoversi restando sempre nel medesimo luogo. Senza Kasuf sarebbe stato quasi impossibile raggiungere l’oasi che avvistarono il giorno seguente, quando il sole era nel suo più alto fulgore. Inizialmente le verdi cime di palme tremolanti nell’orizzonte infuocato parvero loro quasi un miraggio, ma avvicinandosi si resero conto della reale meraviglia che si profilava davanti. 

Khatra-Lein era un miracolo della natura. Uno spettacolo per lo sguardo. Era uno smeraldo fra l’oro delle sabbie. Oltrepassarono la prima vegetazione quasi come se entrassero in un tempio di serenità e riposo. Kira aveva sempre sentito parlare di quel posto, ma mai avrebbe immaginato che ciò che si raccontava fosse davvero reale. Lei, così abituata alla steppa o ai rari boschi della zona di Colbia, aveva davanti a sé una natura rigogliosa e colma d’acqua, il tutto in mezzo al deserto.

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

#Brano tratto da NUOVA ERA, #romanzo di #fantascienza

Pareva che la luce di Flavus e Sol, offuscata da quel cremisi nel cielo, non fosse sufficiente a tenere lontani i Tamyan dalla superficie. Era incredibile pensare che la loro prima difesa contro quei mostri era adesso la loro più grande minaccia. Chi poteva mai credere che dai soli, fonte di luce, calore e vita, potesse giungere anche una terribile morte, ma in quel momento fu solo un fugace pensiero nella mente di Darius, poiché era nascosto dietro il muro di un edificio col fucile sotto braccio a scambiarsi occhiate con Cristian celato poco più in là. Aspettavano impazienti che l’ennesimo Tamyan, stordito, ma sempre letale, muovesse i lunghi suoi arti lontano da lì, cosicché potessero passare e raggiungere il luogo dove si trovava il Computer Centrale. Avevano già visto delle scutigere, ma queste, talmente beate da tanta energia proveniente dal cielo, non si erano neanche accorte di loro. Per quegli esseri doveva essere come una festa, tutta quell’elettricità a disposizione, tale e tanta da ubriacarsi per sempre. Ed era questo che pareva stessero facendo andando a cercare quasi le saette. Avevano un istinto eccezionale intercettando dove i fulmini si sarebbero abbattuti, anche se per alcune di loro significava finire stecchite, quindi bastava evitare le scutigere e si evitava anche buona parte del pericolo proveniente dal cielo. Si erano mostrate così infine utili. In definitiva i due uomini erano stati fino a quel momento abbastanza fortunati, sgusciando fra creatura e creatura senza eccessivi problemi. Il Campo 213 era ormai stato riconquistato dagli esseri del pianeta, ma non era un problema di quel momento. Ora il pericolo veniva dal cielo e non dai fulmini, ma da quei venti provenienti dai soli che confluendo, congiungendosi, si abbattevano sul pianeta come una tempesta infernale, provocando cambiamenti climatici e quel caldo tremendo. Altre scosse si erano succedute, ma non erano state forti come le prime. Si trovavano in una sorta di limbo in cui sembrava che la situazione volesse stabilizzarsi, ma era un’illusione. Darius e Cristian sapevano che dovevano concludere tutto prima che Ruber si unisse alla festa o sarebbe stata la fine per Nuova Era.

Da NUOVA ERA di M.S. Bruno,

romanzo di fantascienza

Brano tratto da “L’Erede Perduto”, romanzo #EpicFantasy

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“Le lunghe gambe si muovevano lentamente nelle placide acque cristalline, mentre ella si lasciava cullare dalla tenue melodia delle arpe che giungeva ovattata oltre le bianche tende. Il suo corpo nudo, ancora ben fatto malgrado fosse passato il fulgore della piena giovinezza, si crogiolava nel tepore di quell’acqua, di quella vasca dai marmi verdi che era un lusso della sua alta carica, dato che le altre dovevano lavarsi alla cascata. Suala avrebbe voluto rilassarsi, ma non poteva. Il comando e le responsabilità ad esse connesse, e il potere, solitamente grande fonte di eccitazione per lei, la reclamavano come la donna inginocchiata quasi sul bordo della verde piscina.

– Così è tornata. – si decise a dire, dopo attimi che parvero alla messaggera interminabili.

– Sì, Sacerdotessa Madre. – rispose lei con un cenno del capo e un leggero tremore nella voce.

Controvoglia, Suala si alzò dalle acque ed esse si attardarono sulla sua pelle, quasi a voler ritardare il distacco, come un amante restio a sciogliersi dal suo abbraccio. Ma la sacerdotessa non era donna da volgere indietro lo sguardo. Come in ogni cosa, persino nel gioco dell’amore, ella era solita pretendere e non dare, come sapevano coloro che avevano diviso la notte con lei.

Tranquillamente si fece avanti salendo su per gli scalini della vasca. Benché i suoi capelli corvini cominciassero ad aver qualche bianca ciocca, Suala era ancora avvenente. Mentre la messaggera la osservava, si ritrovò a pensare a ciò che si vociferava sulla sacerdotessa. Si diceva avesse un amante diverso ogni giorno e che molti fossero gli uomini e le donne legati a lei. Inoltre sembrava tenesse al proprio aspetto sopra ogni cosa. Come in uso fra le donne di Eleuka, aveva tatuati lungo tutta la gamba destra dei simboli che rappresentavano le tappe fondamentali della sua vita. Così, dato che Suala era una delle donne più potenti, i suoi tatuaggi riempivano quasi tutta la gamba, dalla coscia alla caviglia. Ad ogni suo passo i lunghi capelli si scostavano e permettevano che una cicatrice frastagliata, simile a ramo, fosse visibile in mezzo alle spalle. Si diceva che ella portasse lunghi i capelli proprio per celarla sempre, ma era per quella cicatrice, o meglio, per l’impresa ad essa collegata che Suala era stata scelta come Sacerdotessa Madre. Suala era stata guerriera abile e ambiziosa e da sola aveva intrapreso molte spedizioni di caccia fra le montagne e le sue valli impervie e nascoste. Ed era stata in una di quelle spedizioni che aveva incontrato un orso gigantesco e lo aveva affrontato uccidendolo. Al villaggio era tornata ferita, ma con la testa e la pelliccia dell’animale. Quella stessa pelliccia che era ora il simbolo del suo potere e con cui una solerte ancella fu pronta a ricoprirla. Era talmente nera e folta da avere, nella poca luce del bagno, riflessi blu intensi.

– Naturalmente… – continuò dopo poco la sacerdotessa, scuotendo dai suoi pensieri la donna che aspettava – …preparate i festeggiamenti. Una figlia di Eleuka è tornata, è cosa che merita la nostra partecipazione. Sarò felice di congratularmi con Naho di persona per l’esito felice del suo viaggio. –

La voce di Suala fu melodiosa come sempre e il sorriso che fece fu dolce e caldo, ma non si estese ai suoi occhi. Per un attimo, appena un battito di ciglia, sembrò alla messaggera che un freddo lampo di collera le attraversasse lo sguardo. La donna non poté non chiedersi cosa avesse provocato tale furia, ma poi si convinse di essersi ingannata e, scuotendo la testa, si congedò per eseguire gli ordini.

Quando ella fu uscita dal suo bagno, Suala poté manifestare quella furia che la messaggera aveva intravisto. Con un gesto secco, gettò in terra una delle tante piccole statue che decoravano l’ambiente, forme stilizzate di animali e piante. Le ancelle si ritrassero spaventate, facendosi più piccole nei loro angoli, e i musici oltre le tende fermarono la loro melodia. Suala sapeva controllarsi, ma la sua collera aveva scatti improvvisi, che erano motivo di timore e quasi terrore per chiunque la conoscesse oltre la sua parvenza formale. Ed ora era davvero infuriata. Non si aspettava certo che Naho tornasse, e quella donna era l’unica che poteva privarla di ciò che era suo. L’unica che le anziane avrebbero potuto scegliere per la successione.”

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno (ebook 2,99€)

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lerede-perduto-coverLa guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

 

Cosa fareste se…

Cosa fareste se tutto ciò che credevate vero si rivelasse fondato su di una bugia? Come vi comportereste se scopriste che la vostra famiglia è un’altra? Che gli intrighi, la politica e i tradimenti sono una costante nella realtà di chi vi è parente di sangue? …Io non l’ho presa bene, lo ammetto, ma non mi arrendo, non mi ritiro davanti ad una sfida. Sono Xaver e non so cosa sarà del mio destino. Non ho il dono della preveggenza come il mio gemello Alwaid, però so per certo che non permetterò a nessuno di schiacciarmi e, grazie alla mia spada e alla mia determinazione, uscirò vincitore… 
LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S.Bruno
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Immagina…

Immagina di vedere attraverso il velo del tempo. Immagina quanto possa essere sconvolgente vivere le emozioni, i dolori e… persino la morte di chi vedi nelle tue visioni. Immagina la voglia di cambiare gli eventi che vedi… Immagina tutto questo. Immagina anche di dover tenere il segreto, per non passare per pazzo, o peggio, per non essere strumentalizzato… Ecco… Lo hai fatto? Hai un’idea di come sia la mia vita. Sono Alwaid, il veggente, l’ultimo ancora in vita, e così inizia la mia storia…
L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno
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