Appunti di scrittura: #22

Tutti sognano. Che siano belli o brutti, i sogni “popolano” le nostre notti. Viaggi onirici semplici o spettacolari che possiamo ricordare o meno, ma che, comunque, quando li viviamo, ci sembrano reali. Per me, che della fantasia ho fatto il mio “mestiere”, mi capita che i sogni abbiano una trama ben precisa e che io non sia la protagonista, ma “qualcuno” che interpreto (persino un punto di vista alternato nello stesso sogno) … Lo so, è strano, ma credo sia una sorta di “deformazione professionale”. XD

Sono come veri e propri film, trame che, da sveglia, ho fretta di trascrivere nei miei appunti perché c’è una certa coerenza logica e diversi spunti originali. Anche davanti a quello che potrebbe essere definito un incubo (esempio: fine del mondo, apocalisse zombie), la mia mente non si spaventa, ma anzi si “galvanizza” nell’aver “scovato” nuove possibilità di narrazione.

Spero sempre di fare quel tipo di sogno oppure di avere la consapevolezza di stare sognando… Perché se sai di star sognando, puoi prendere possesso del tuo viaggio onirico e, se non proprio cambiarlo in tutto, modificarlo a piacere. Più di una volta, ad esempio, ho mollato la “trama principale” del sogno per mettermi a volare. Sarà idiota, ma fondamentalmente liberatorio. Mantenendo la concentrazione, facevo ciò che nel reale è impossibile… Non è magnifica l’immaginazione?

Approfitto di questo spazio, dato che oggi è la vigilia di Natale, per augurare a tutti coloro che seguono questo blog e i miei “deliri” gli auguri più sinceri di BUONE FESTE!!!

Quest’anno per me non è stato facile. Speriamo che il 2020 porti con sé novità positive e svolte intriganti!

STO ASCOLTANDO: “We are the champions” – Queen

STATO MENTALE: stanca

FATTORI DI DISTURBO: 7/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): cercare di ritrovare il mio spirito natalizio… Forse è finito in cantina durante il trasloco… Boh…

Appunti di scrittura: #21

Ognuno ha il proprio modo di scrivere. Lo stile, il vocabolario, le tematiche sono personali, eppure può capitare che due autori si mettano in gioco e decidano di collaborare e scrivere insieme un romanzo.

Com’è possibile? Beh, con tanta, tanta pazienza e una predisposizione mentale al compromesso. Bisogna venirsi incontro e programmare con attenzione ogni fase del romanzo per creare un unico stile che dia armonia allo scritto. Ci deve essere equilibrio.

Io ho collaborato alla stesura di “Pace Oscura” (con R.Bavastrelli), ma il mio è un caso un po’ “particolare” in quanto il romanzo era l’ultimo capitolo di una saga, quindi sono stata prevalentemente io ad “adattarmi” alla storia e allo stile della mia collega (anche se ci ho messo del mio, specie nel personaggio di Misha e in alcune avventure).

Comunque, molti scrittori, davanti ad una collaborazione, scelgono di “dividersi il lavoro”, ovvero di approcciarsi alla storia con due diversi punti di vista, due personaggi che interagiscono. Ciò è un modo utile e astuto di affrontare una collaborazione. Infatti, la diversità tra i due autori “arricchirà” la storia creando personaggi completi e distinti.

Credo che la collaborazione deve nascere solo quando c’è sintonia tra gli scrittori. È di sicuro, però, un’esperienza affasciante che spero ripeterò!

STO ASCOLTANDO: “Trouble” – Pink

STATO MENTALE: indaffarata

FATTORI DI DISTURBO: 5/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): inserire diversi post sui blog e correggere l’ultimo pezzo scritto del romanzo

Appunti di scrittura: #20

Quando si scrive un romanzo sono tantissime le cose da decidere, non basta avere un’idea. Anche stilisticamente parlando non si può tralasciare nulla. E nel momento in cui abbiamo una trama, dei personaggi più o meno delineati, bisogna decidere come esporre la storia…

Prima o terza persona? Narrazione al presente o al passato?

Personalmente scelgo quasi sempre la terza persona e una narrazione al passato, ovvero una visione da “regista”, che mi permette di passare da un personaggio all’altro, anche ai secondari, se ciò serve per una più completa esposizione della storia.

Però mi è capitato in una collaborazione (“Pace Oscura” con R.Bavastrelli) di scrivere in prima persona e mi è piaciuto parecchio.

È come “indossare” completamente le vesti di un personaggio e, col suo personalissimo punto di vista, narrare la vicenda. Certo, seguendo la soggettività di un protagonista ci sono degli ovvi “limiti”, ma forse permette al lettore una più immediata conoscenza del personaggio.

Credo che tenterò ancora di scrivere un romanzo in prima persona e, chissà, forse proverò persino la narrazione al presente che può dare pathos alla storia.

STO ASCOLTANDO: “Everybody (Backstreet’s Back)” – Backstreet Boys

STATO MENTALE: nostalgica

FATTORI DI DISTURBO: 7/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): cercare di non distrarsi per concentrarsi sul lavoro da svolgere.

Appunti di scrittura: #19

Mi è capitato spesso di chiedermi: cosa decreta il successo di un romanzo con il grande pubblico?

Non credo ci sia una formula fissa (o magica XD) per ottenere un tale risultato, ma, come lettrice, posso dire che l’idea di fondo, originale e intrigante al punto giusto, è il primo ingrediente.

Per secondo metterei lo stile accattivante e scorrevole, quel mix tra semplicità e ricercatezza che invoglia a leggere.

E poi direi che non può non mancare un cocktail di colpi di scena, situazioni di immedesimazione e un pizzico di ironia o di commozione (o entrambe)…

Ma come scrittrice mi rendo conto che tutto ciò non basta. Manca quel qualcosa che fa “decollare” la storia e non parlo di questioni “tecniche” inerenti allo scritto in sé… Perché quello potrebbe anche essere “perfetto”, ma se nessuno conosce l’esistenza del romanzo, tanti saluti!

In pratica, ci vuole pubblicità… o fortuna. E chi non ha un portafoglio gonfio, può contare solo su quest’ultima. Ma, come si dice, la fortuna è cieca ed è più che altro una serie di eventi casuali che si incatenano per formare qualcosa che sembra “destino”…

Sì, sto parlando proprio del classico colpo di cul… ehm… del concretizzarsi di aiuti esterni che facciano conoscere il libro al grande pubblico…

Che sia una persona famosa che scopre il romanzo fra altri in un polveroso scaffale di una sconosciuta libreria o del manoscritto che finisce proprio nelle mani della persona giusta o magari dell’intervento dell’amico dell’amico che presenta il tuo libro al suo editore, sta di fatto che il “fattore fortuna” ha il suo peso.

Diciamocela tutta… Ogni scrittore si fa pubblicità come può, ogni scrittore spera di incappare nel “fattore fortuna”…

Ognuno di noi (scrittori) vorrebbe che dal proprio romanzo sia tratto, non so, un videogioco e un telefilm (come Andrzej Sapkowski) o un film (come di Philip Reeve) o, addirittura, una serie di film (come J. K. Rowling)… Ognuno di noi vorrebbe creare un personaggio (o un mondo) immortale nella mente del lettore…

Ma la nuda e cruda verità e che non abbiamo controllo sui fattori esterni al nostro lavoro. Possiamo solo impegnarci in primis per creare un buon romanzo e poi, ogni giorno, nel promuoverlo con costanza…

Se la fortuna vorrà, ci troverà pronti! 😉

STO ASCOLTANDO: “Skyrim” – Peter Hollens & Lindsey Stirling

STATO MENTALE: creativa

FATTORI DI DISTURBO: 4/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): mettere in pratica nuove idee.

Appunti di scrittura: #18

Quando si scrive un romanzo inevitabilmente si racconta anche qualcosa di noi. Nascosti fra pagine di eventi e personaggi, gli scrittori esprimono se stessi, i propri pensieri, sogni o incubi… E’ il bello della prosa che consente di indossare maschere.

Ma c’è un’espressione letteraria, ormai fuorimoda e poco considerata, che invece mette in gioco l’animo stesso dell’autore. Senza filtri.

Mi riferisco alla poesia.

Chi segue regolarmente questo blog sa che scrivo spesso poesie. Ho due raccolte pubblicate che ne sono un’ulteriore prova, ma io non seguo metriche o regole particolari (eccezion fatta per gli Haiku)…

I miei sono versi liberi, momenti lirici che emergono dagli abissi della mente e del cuore.

A volte sono contemplative riflessioni, tra realtà e sogno, della natura che mi circonda, ma altre sono “esplosioni” di sentimenti e sensazioni.

Il modo migliore, secondo me, per conoscere le luci e le ombre di un autore, è quello di leggere le sue poesie…

STO ASCOLTANDO: “Desert rose” – Sting

STATO MENTALE: irritata dalla pioggia

FATTORI DI DISTURBO: 6/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): rivedere i propri piani.

Appunti di scrittura: #17

Cosa preferite leggere: romanzo o racconto? Vi piacciono le storie lunghe con tanti avvenimenti e personaggi diversi con cui immedesimarvi pian piano o siete più per vicende autoconclusive, con pochi personaggi e, magari, un unico evento da narrare?

Io non ho una preferenza. Almeno quando si parla di leggere. Il grande Conan Doyle ha usato quasi sempre il racconto per narrare i casi del suo Sherlock Holmes. E se scritto bene, un racconto può essere più incisivo e memorabile di un classico romanzo… Io ho adorato leggere i racconti di Conan Doyle!

Però scrivere un racconto è diverso. Condensare in poche pagine, caratterizzazione dei personaggi, evento di interesse con annessa l’avventura e i suoi risvolti, beh… non è sempre facile.

Il romanzo permette una graduale “maturazione”, ma il racconto richiede immediatezza, essere concisi, dinamici. Colpire l’attenzione del lettore con poche frasi…

Ho scritto dei racconti in passato, brevi aneddoti o storie un po’ più lunghe che ho inserito nella raccolta “Ventus Mirabilis”, ma resta il romanzo la mia forma di narrazione preferita.

Sarà che mi piacciono le storie molto complesse o la graduale crescita dei personaggi, ma non riesco, come scrittrice, ad affidarmi completamente al racconto. E mi dispiace. Guardo al maestro Conan Doyle e vorrei saper fare come lui, capace di creare un mito con poche pagine…

STO ASCOLTANDO: “Imperfection” – Evanescence

STATO MENTALE: contemplazione dei propri limiti

FATTORI DI DISTURBO: 7/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): superare l’impasse della contemplazione dei propri limiti.

 

Appunti di scrittura: #16

Mi capita, spesso in verità, di leggere più libri contemporaneamente. Riesco con facilità a tenere in memoria i diversi fili in sospeso delle varie narrazioni senza confondermi. In fondo è come seguire più serie televisive allo stesso tempo e puoi scegliere il libro da continuare in base all’umore.

Ben diverso è scrivere più romanzi nello stesso periodo. L’ho fatto ed è, devo ammetterlo, fortemente dispersivo.

Infatti, ora mi ritrovo con due romanzi “importanti” da concludere e diversi “esperimenti” alla fase iniziale. Troppa carne a cuocere! Si dice in questi casi… Il rischio di non finire nulla diventa consistente.

Non dico che non si possa fare o che la qualità delle storie ne risenta, ma solo che l’immedesimazione può risentirne.

Per me scrivere significa vivere ciò che vivono i miei personaggi, tutti, dai protagonisti alle “comparse”. Io sono l’attore e loro le mie maschere, quindi c’è un certo “attaccamento” emotivo con la storia e separarsene ogni volta per ripetere tutto in un altro mondo letterario, può richiedere un considerevole sforzo di energie a livello psichico e una perdita di tempo a livello pratico…

Del tipo: restare più tempo davanti al foglio solo per riordinare le idee, senza scrivere una riga.

In conclusione, posso dire con tranquillità che è un esperimento che non consiglio.

STO ASCOLTANDO: “Wicked game” – Raign

STATO MENTALE: convinto

FATTORI DI DISTURBO: 4/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): aggiornare il blog e scrivere di Danmar e Zohya (gli altri dovranno attendere!)

Appunti di scrittura: #15

Pseudo sì… Pseudo no…

Scrivere sotto pseudonimo è una scelta che molti fanno, ma che non mi ha mai riguardata, non ancora almeno.

Eppure capisco le motivazioni di chi fa questa scelta. E non è solo un qualcosa per proteggere la propria identità, per una sorta di “timidezza”, ma è anche a volte un modo per fare esperimenti letterari in completa sicurezza.

Anche Stephen King ha scritto dei libri sotto pseudonimo in passato e sapete perché lo ha fatto? Tra tanti motivi, sembra che volesse capire se la gente comprava i suoi romanzi perché valevano davvero o solo perché faceva “figo” avere in libreria un libro col suo nome… Inutile dire che anche sotto pseudo scalò le classifiche…

Quindi, francamente posso dire che scrivere sotto pseudonimo ha un certo fascino, in quanto la “maschera” genera libertà, ovvero permette al nostro io di manifestarsi senza la preoccupazione del giudizio altrui e della “reputazione” legata al nostro vero nome.

Non so se scriverò mai sotto pseudo… Per un certo periodo ho creduto che fare questa scelta equivalesse a non essere fieri di ciò che si è scritto, come prendere le distanze dalla propria “creatura”, ma adesso mi rendo conto che non è propriamente così. Si deve essere sempre fieri del proprio lavoro, al di là dei riconoscimenti, perché si deve scrivere in primis per noi stessi e quindi fare sempre del nostro meglio. Perciò, se scrivere sotto pseudo significa fare esperienza senza pressioni, perché non provare?

STO ASCOLTANDO: “Il mondo prima di te” – Annalisa

STATO MENTALE: meditativo tendente al triste

FATTORI DI DISTURBO: 6/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): riordinare le idee sulle cose da fare.

Appunti di scrittura: #14

Durante le mie lunghe ore di veglia, cercando e ricercando, in vano, di convincere Morfeo a farmi visita, mi sono ritrovata a riflettere… Per ora l’ispirazione non mi manca. Non posso lamentarmi. Se ho tempo e non sono troppo stanca, riesco a far procedere speditamente la storia verso il finale agognato. Ma non è sempre stato così.

Tutti gli scrittori, o aspiranti tali, sono incappati, prima o poi, nel famigerato blocco. Temibile, oscuro, asfissiante, il blocco dello scrittore è un buco nero che assorbe ogni speranza letteraria, gettando l’autore in una spirale di bassa autostima e panico da foglio bianco.

Ogni scrittore ha il suo metodo per uscirne e ognuno sarà prodigo di consigli, ma la verità è che non c’è un rimedio “fisso” e non è detto che una soluzione funzioni due volte allo stesso modo.

Secondo me, tutto dipende dal motivo scatenante del blocco. Ne ho individuati tre principali:

1 – Mancanza di stimoli. —>La storia ha fatto il suo corso, ma c’è una situazione che non riusciamo a sbrogliare o tutto è diventato troppo “piatto”.

2 – Trama non “sentita”. —> E’ quel tipo di storia che “a tavolino” funziona, ma non ha “anima”, non ci coinvolge davvero. È esercizio di scrittura che non “prende vita”.

3 – Situazioni o disagi esterni al mondo letterario. —> Quando i problemi personali si intrufolano prepotentemente nel mondo immaginario.

Per il primo caso, proporrei di leggere, distrarsi, dimenticare per un po’ il foglio. La soluzione verrà quando ci saremo rilassati. E che sia un colpo di scena o solo un nuovo input, si riprenderà a scrivere senza problemi.

Nel secondo caso, invece… Beh, mi tonano sempre in mente le parole di Michelangelo/Charlton Heston nel film “Il Tormento e l’Estasi” (o meglio, sono le parole di un oste che Michelangelo farà sue): “Se il vino è diventato aceto, si butta!”. Ovvero, se una cosa non funziona (appunto “è aceto”, amaro, impossibile da bere) inutile sforzarsi di farcela andare bene. Bisogna mettere da parte quel lavoro (buttarlo) e dedicarsi ad un altro che ci piaccia davvero.

Nel terzo caso di blocco… ahimè, l’unica cosa da fare è accantonare ogni progetto letterario, rimettere in piedi noi stessi, sistemare tutti i casini e poi, a mente serena, ricominciare a scrivere…

STO ASCOLTANDO: “Black or Withe” – Michael Jackson

STATO MENTALE: Ho sonno.

FATTORI DI DISTURBO: N.C.

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): ascoltare a tutto volume la mia playlist di canzoni adrenaliniche per svegliarmi.

Appunti di scrittura: #13

Per ricevere e accettare una critica, senza sclerare, bisogna essere davvero maturi, specie per quel tipo di “giudizio” che sembra scritto da qualcuno che, o non ha mai letto il romanzo, o ha frainteso completamente il senso della storia (poi c’è una categoria a parte di quelli che parlano male a prescindere).

Naturalmente ci sono anche le critiche che, seppur dure, non sono fatte con cattiveria, ma con intento costruttivo. Queste ultime possono essere anzi d’aiuto per migliorarsi, ma, come dicevo, anche in questo caso bisogna essere maturi e soprattutto avere l’umiltà e la forza di “staccarsi” dall’affetto per il proprio lavoro e dall’orgoglio e cercare di capire se la critica è fondata o meno.

Stranamente, ho più facilità a “digerire” una critica negativa (d’altronde non si può piacere a tutti!) che non imbarazzarmi per una positiva.

Intendiamoci: mi piace (ovvio) ricevere recensioni positive (anzi, se avete letto qualcosa di mio, e vi è piaciuto, non siate timidi, recensite!), ma quasi rimango incredula che quel frammento scritto delle storie che mi porto dentro possa piacere a qualcun altro. Mi stupisce sempre…

E voi, come reagite alle critiche, non solo per un vostro lavoro, ma negli affari della vita?

STO ASCOLTANDO: “Supermassive black hole” – Muse

STATO MENTALE: capacità di concentrazione di un criceto.

FATTORI DI DISTURBO: 6/10

AZIONE COMPIUTA (o da compiere): correzione ultimo capitolo scritto.

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