Il sole tramontava oltre il crinale…

“Il sole tramontava oltre il crinale. La baia era placida. Le barche da pesca erano cullate dal tenue sciabordio delle onde, mentre il villaggio cominciava ad assaporare la pace della notte imminente. Le case di quel paesello erano poche, tutte umili, tutte strette intorno al guardiano di marmo che era una silenziosa presenza vigile. I fieri lineamenti, consumati dalle intemperie, si volgevano al cielo, mentre il braccio destro indicava il mare. Forse lo ammoniva, forse lo benediceva… Il corpo perfetto riluceva nella sua nudità di rosa e arancio, sotto l’occhio dell’astro morente. A pensarci, era strano che un’opera di quella fattura si trovasse in un simile luogo, ma spiccavano un po’ ovunque là intorno ruderi di una città più antica. E la superba statua apparteneva a quel passato. Il villaggio di pescatori non aveva un nome, mentre la città un tempo era chiamata Haletas.
La mente dell’uomo dai sorprendenti occhi verdi, però, era ben lontana dall’ammirare il panorama. Con fare stizzito, egli si scostò dal volto una ciocca di capelli sfuggiti dal cappuccio del suo mantello. Lunghi e scuri, lisci come aghi di pino, questi erano mossi dalla brezza, quasi fossero vivi, quasi fossero un’ulteriore beffa al suo aspettare… E Athas, il “SenzaNome”, non poteva far altro che aspettare.”

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S.Bruno

https://www.amazon.it/dp/B06XZBPG6V

 

La trappola dentata, arrugginita e smussata dagli elementi, era entrata nella sua carne profondamente…

La trappola dentata, arrugginita e smussata dagli elementi, era entrata nella sua carne profondamente. La mano che l’aveva brandita era stata feroce e senza pietà, eppure, oltre le nebbie del dolore, la sensazione di gelo che si alternava a quella delle braci ardenti, gli dicevano che era ancora vivo. Sì, lo era, si rialzò cauto Monar. La testa gli girava e i rossi raggi del sole erano simili a lame di sangue, ma era vivo e… solo. Manstet era sparito. Lo aveva creduto morto o forse prossimo alla fine e sicuramente poco ci mancava che così fosse davvero. Il sangue gli colava giù lungo il corpo, impiastricciando i suoi capelli e i vestiti, mentre le tante ferite dei denti arrugginiti che erano alla base del suo collo, gli pulsavano in maniera irrefrenabile. Seppe che sarebbe morto dissanguato se non avesse trovato aiuto, oppure lo sarebbe stato ad opera di qualche bestia feroce che avesse fiutato il suo sangue con l’arrivo della notte. Provò a camminare, ma non riusciva a stare dritto. Ogni passo non andava dove egli avrebbe voluto. Ma doveva raggiungere il suo cavallo, sempre se Manstet non se l’era portato con sé… Le palpebre gli si chiusero, mentre scivolava in ginocchio quasi senza rendersene conto. Non aveva più forze e in un soffio, con ironia, considerò che Manstet aveva vinto il loro combattimento e che la cosa faceva male al suo orgoglio. Era giusto pensare all’orgoglio, sentirlo ferito, mentre si moriva? Forse no, rise come se ridesse verso la morte stessa, ma era solo un uomo. E non c’era creatura più complicata… Faceva anche filosofia, adesso? Si prese in giro… Moriva, ma non in ginocchio, decise. Con le ultime forze si alzò in piedi e si forzò ancora a camminare. La sua spada, dov’era? Sul sentiero, si rispose. Non c’era altro da fare, doveva raggiungere la strada, sia se voleva tentare di salvarsi, sia se voleva morire con onore… E per una volta vita e morte seguivano la medesima via…

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S. Bruno

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Scheda libro: LE TERRE DEGLI INGANNI, #romanzo #EpicFantasy

Titolo: LE TERRE DEGLI INGANNI (L’Occhio del Veggente Vol. II)

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 2 Aprile 2017

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B06XZBPG6V

Descrizione: 

Le vicende della vita hanno separato Alwaid e Xaver, ma nelle Terre del Vento, luogo originario dei loro genitori naturali, sono destinati a rincontrarsi. Seguendo le proprie visioni, il veggente Alwaid giungerà lì con l’intento di sventare i piani delle spie dell’Impero Laindar. Destreggiandosi fra intrighi e attentati, in uno scambio di ruoli, Alwaid si farà passare per il fratello Xaver, già conosciuto in quelle Terre, per compiere la sua missione. Xaver, intanto, in fuga dalla spietata prigione Laindar, chiamata Eremo, in cui era stato imprigionato ingiustamente, dovrà guidare un gruppo di disperati entro i confini del regno dell’Epsterio, dove saranno al sicuro. Ed entrambi i gemelli scopriranno quanto lunghi siano i tentacoli dell’infido Impero Laindar che non mira soltanto al controllo delle Terre del Vento, ma a creare uno spiraglio nelle difese dell’Epsterio. Le visioni di Alwaid e l’ardimento di Xaver potranno impedire l’infrangersi di una tregua sofferta ottenuta dopo più di vent’anni di guerra? E soprattutto Xaver riuscirà a proteggere il gemello dagli intenti del temibile “SenzaNome”?

Estratti (sparsi):

“Il sole tramontava oltre il crinale. La baia era placida. Le barche da pesca erano cullate dal tenue sciabordio delle onde, mentre il villaggio cominciava ad assaporare la pace della notte imminente. Le case di quel paesello erano poche, tutte umili, tutte strette intorno al guardiano di marmo che era una silenziosa presenza vigile. I fieri lineamenti, consumati dalle intemperie, si volgevano al cielo, mentre il braccio destro indicava il mare. Forse lo ammoniva, forse lo benediceva… Il corpo perfetto riluceva nella sua nudità di rosa e arancio, sotto l’occhio dell’astro morente. A pensarci, era strano che un’opera di quella fattura si trovasse in un simile luogo, ma spiccavano un po’ ovunque là intorno ruderi di una città più antica. E la superba statua apparteneva a quel passato. Il villaggio di pescatori non aveva un nome, mentre la città un tempo era chiamata Haletas.

La mente dell’uomo dai sorprendenti occhi verdi, però, era ben lontana dall’ammirare il panorama. Con fare stizzito, egli si scostò dal volto una ciocca di capelli sfuggiti dal cappuccio del suo mantello. Lunghi e scuri, lisci come aghi di pino, questi erano mossi dalla brezza, quasi fossero vivi, quasi fossero un’ulteriore beffa al suo aspettare… E Athas, il “SenzaNome”, non poteva far altro che aspettare.”

*****

“Le lingue delle fiamme danzavano intorno ai ceppi, li avviluppavano in un abbraccio sensuale che tutto pretende e che, con passione, consuma. Arancio, rosso, giallo erano i colori che si alternavano davanti ai suoi occhi, mentre egli perdeva il suo sguardo nel fuoco rimuginando su ciò che gli avevano appena raccontato. Xaver riguardò Fescys e subito si chiese come avesse fatto a non accorgersi delle cicatrici sul viso dell’amico. Oltre il segno trasversale di una lama nemica, adesso potevano notarsi altri piccoli segni. Erano ovunque sul suo volto e non solo. Quasi il giovane poteva immaginare le rosse formiche intente nel loro pasto… E Lohat… Chiuse gli occhi pensando a lui. Lohat morto. Gli sembrava una cosa impossibile. Quasi, con gli occhi della mente, poteva vederlo seduto dall’altra parte del bivacco, con il suo sguardo truce, il suo fare fosco e ombroso… Un capitano inflessibile e sicuro, un uomo ligio e severo, un amico fidato e prezioso… Era difficile immaginarlo freddo e immobile, perso nelle braccia della signora morte, assassinato da un gruppo di traditori che avevano mire diverse. Con gesto rabbioso s’alzò. Vi era silenzio su quella collina ed erano ormai soli, lui, Fescys e Monar. Pheis dormiva e gli uomini di guardia, Azat ed Ote inclusi, avevano raggiunto gli altri alla base del poggio. Non giungevano più canzoni né risate dal basso. Il campo era sprofondato quasi del tutto nel sonno, tranne vigili sentinelle, sotto un cielo screziato di freddi gioielli.- Se non me ne fossi andato… – cominciò.

Era arrabbiato, triste e sentiva che la colpa era tutta sua.

– Non cominciare a farti simili pensieri. – sbottò Fescys. – Non portano a nulla. Ad uccidere Lohat, a cercar di fare fuori me, non sei stato tu, ma uomini che ti volevano morto! Non sei responsabile delle azioni di chi cerca di ucciderti. Sarebbe assurdo! –”

Nuova Uscita! LE TERRE DEGLI INGANNI, seguito de L’EREDE PERDUTO, romanzo #EpicFantasy

Gli equilibri mondiali sono a un bivio. Il mondo sembra voler essere diviso fra due Imperi. I Regni ancora liberi sono in pericolo, malgrado le momentanee tregue. Molti segreti però sono stati svelati e Alwaid e Xaver sono pronti a spalleggiarsi contro ogni avversità, mentre le loro gesta cominciano a mutare gli eventi. Ma la loro leggenda è solo al principio…

LE TERRE DEGLI INGANNI, seguito de L’EREDE PERDUTO, disponibile su Amazon

Trama

Le vicende della vita hanno separato Alwaid e Xaver, ma nelle Terre del Vento, luogo originario dei loro genitori naturali, sono destinati a rincontrarsi. Seguendo le proprie visioni, il veggente Alwaid giungerà lì con l’intento di sventare i piani delle spie dell’Impero Laindar. Destreggiandosi fra intrighi e attentati, in uno scambio di ruoli, Alwaid si farà passare per il fratello Xaver, già conosciuto in quelle Terre, per compiere la sua missione. Xaver, intanto, in fuga dalla spietata prigione Laindar, chiamata Eremo, in cui era stato imprigionato ingiustamente, dovrà guidare un gruppo di disperati entro i confini del regno dell’Epsterio, dove saranno al sicuro. Ed entrambi i gemelli scopriranno quanto lunghi siano i tentacoli dell’infido Impero Laindar che non mira soltanto al controllo delle Terre del Vento, ma a creare uno spiraglio nelle difese dell’Epsterio. Le visioni di Alwaid e l’ardimento di Xaver potranno impedire l’infrangersi di una tregua sofferta ottenuta dopo più di vent’anni di guerra? E soprattutto Xaver riuscirà a proteggere il gemello dagli intenti del temibile “SenzaNome”?

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…l’allegro scoppiettare di un fuocherello riempì il silenzio…

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“…l’allegro scoppiettare di un fuocherello riempì il silenzio greve della grotta. Nessuno parlava. Ognuno era perso nelle proprie riflessioni, ognuno si sforzava di non sondare troppo con lo sguardo l’oscurità oltre l’arco di luce prodotto dal loro fuoco. Tutti erano stretti presso di esso per assorbirne il calore e la luminosità. In quel silenzio pieno del crepitare delle fiamme e del gocciolare delle acque dalle immense protuberanze di rocca sul nero soffitto, poterono udire altro… Scricchiolii e strisciare sommessi, e piccoli squittii. Vi era vita in quel luogo, ma non sembrava possibile che qualche creatura potesse resistere a quella oscurità perenne. Pareva che quel buio stesso fosse un’entità viva, un’entità capace di plasmare creature terribili…”

da L’EREDE PERDUTO, romanzo fantasy della sottoscritta, disponibile su Amazon 😉

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Scheda libro: “Spietati Confronti” di Rosalba Bavastrelli

libro-spietatiTitolo: SPIETATI CONFRONTI (“La Base della Baia” Vol.III)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01N1OV6MR

Descrizione:

Futuro. L’umanità è sempre più proiettata nello spazio e la Difesa Terrestre ormai non si limita ad aspettare le mosse aliene: ogni giorno sbriciola sempre di più le certezze dell’Impero Sark che ambisce ancora alla Terra. E tutto ciò lo si deve all’audace temerarietà di Edward Shelton e alla sua guida. Anche la sua vita sembra proiettata verso un futuro di serena stabilità, ma il ritorno di Dana, sua moglie, nei ranghi dell’Esercito rischierà di cambiare ogni cosa. Fra missioni e pericoli, l’amore che lega Dana ed Edward sarà messo a dura prova, rischiando di spezzarsi. Davanti a scelte impossibili e spietate, come reagiranno? La logica dell’azione vincerà sulla profondità dei loro sentimenti?

 

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Da quasi due anni avevo lasciato l’Esercito della Difesa Astrale: il capitano Dana Mayer non esisteva più. Una legge ingiusta imponeva nel nostro ambiente di scegliere tra il matrimonio ed il lavoro. La scelta in verità non doveva essere per forza mia, ma io non avevo sposato un collega qualsiasi, mio marito era … il comandante di tutti noi, Edward Shelton! Non ero certo pentita della mia decisione, anche se le lunghe attese avevano spesso riempito i miei occhi di lacrime. Ma c’era una guerra, come c’è tutt’ora, oltre i confini del nostro Sistema, ed io per prima sapevo quanto mio marito fosse importante per i suoi…
Lillian compiva un anno quel giorno. Avevo pettinato con cura i suoi biondi capelli, “chiari come la luna”, come diceva la nonna, da cui la nostra bambina aveva avuto il nome… I capelli di suo padre, ricci però come i miei. Un regalo fattomi dalla natura, perché per tutto il resto, Lillian Shelton è uguale ad Edward Shelton, nell’azzurro degli occhi e sempre più nei tratti del volto. Una bambina bellissima, che forse, da grande, erediterà anche il fascino del padre e, chissà, magari lo spirito di ribellione della mamma… La ribellione mai domata che sentivo dentro di me quel giorno!”

*****

“Mi fu affidata la custodia momentanea di una prigioniera, un’umanoide Sark, il cui fisico resisteva immune nella nostra atmosfera da abbastanza tempo per destare preoccupazioni. Significava che i nemici erano finalmente riusciti a produrre quelle immunizzazioni necessarie al loro sopravvivere sulla Terra. I miei compiti si limitavano a soprintendere alla guardia degli “alloggi schermati”, operata da semplici soldati, ma era pur sempre un incarico che non amavo.
Nimi, questo era il nome dell’aliena, era all’apparenza in tutto e per tutto, uguale ad una terrestre, e il suo carattere, fuori dai momenti di inevitabile depressione, era paziente e dolce.
Fu a causa di Nimi che rividi mio marito dopo altri sedici giorni, e fu a causa sua che pagai un amaro scotto …
Gli alloggi schermati erano apparentemente come quelli di noi ufficiali, per nulla simili alle tradizionali carceri, se non nella invisibile parete schermata che ovviamente impediva, col suo campo di forza, che la si oltrepassasse. Avevo scoperto che Nimi, così silenziosa sempre, con me pronunciava qualche parola. Il ruolo da lei ricoperto nell’esercito Sark doveva essere stato di ben poco conto: Nimi era una semplice pedina, un piccolissimo, trascurabile aggeggio nel complesso e mostruoso meccanismo dell’impero Sark. L’avevano immunizzata e spedita all’avventura, verso le terribili armi dei Terrestri perché vi incontrasse la morte o servisse ad un possibile trapianto sulla Terra. Nimi non era più un nemico, ma solo un’infelice e provavo una certa simpatia per lei. Sapevo che era proibito ai soldati e agli ufficiali, che non ne avessero l’autorizzazione, di scambiare frasi con gli alieni prigionieri. Lo sapevo, ma Nimi quella mattina mi chiamò, attraverso lo schermo sonorizzato della sua prigione.” – Dana

*****

“Bisognava dimenticarlo l’uomo dai capelli color della luna, l’inafferrabile condottiero delle stelle… Dimenticarlo, anche se la sua ombra s’insinuava morbida, silenziosa e inattesa a ricoprire il mio cuore, ad occupare i miei pensieri, silenziosa e inattesa come il suo passo da felino… Troppo distante, nel suo gelido fuoco, l’uomo di sogno non mi apparteneva più, non mi era mai appartenuto…”

*****

“L’esercito terrestre di Sicurezza Astrale allungava le sue rotte sicure e tracciava le sue vie tra i pianeti del Sole, contrastava il nemico ai limiti del suo stesso impero, s’insinuava, temerario e beffardo, a sfidare gli alieni in guerre corsare sui tanti pianeti impraticabili, entro il controllo dei Sark. In due anni il comandante dei Terrestri aveva condotto i suoi uomini oltre l’insperabile, aveva tolto la paura dai cuori, e guardava ai Sark, dal suo Sistema, con la lucida consapevolezza della propria forza, con la costante, minacciosa presenza di una uguale, bellicosa potenza.
Quell’uomo, che era diventato leggendario tra la sua gente e tra i nemici, era fatto di carne e ossa, era giovane e indicibilmente attraente… Era mio marito.”

*****

“M’inerpicai, senza averlo deciso, su per le strade che conducevano all’altipiano, sorvolai, su alti, audacissimi ponti, lanciati come nastri fantastici nel cielo, due megalopoli… poi giunsi in un posto così silenzioso e solitario che mi parve bellissimo, e fermai…
Era poco dopo il tramonto: il sole non aveva lasciato dietro di sé colori accesi. L’azzurro si faceva strisce dorate ad occidente, ed il bruno delle rocce dietro cui esso moriva, creava un contrasto piacevole alla vista e, chissà come, al cuore. Era un luogo un po’selvaggio, quasi del tutto privo di vegetazione, c’era solo qualche alberello semi inaridito, che fremeva ai venti della sera… Mi stavo avvicinando al deserto. Scesi dall’auto e m’accoccolai sull’erba rada. Là, mentre in cielo comparivano le stelle, scoppiai in singhiozzi lunghi, disperati, affannati, i lamenti di una bestiola che muore…” Dana

Brano tratto da “L’Erede Perduto”, romanzo #EpicFantasy

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“Le lunghe gambe si muovevano lentamente nelle placide acque cristalline, mentre ella si lasciava cullare dalla tenue melodia delle arpe che giungeva ovattata oltre le bianche tende. Il suo corpo nudo, ancora ben fatto malgrado fosse passato il fulgore della piena giovinezza, si crogiolava nel tepore di quell’acqua, di quella vasca dai marmi verdi che era un lusso della sua alta carica, dato che le altre dovevano lavarsi alla cascata. Suala avrebbe voluto rilassarsi, ma non poteva. Il comando e le responsabilità ad esse connesse, e il potere, solitamente grande fonte di eccitazione per lei, la reclamavano come la donna inginocchiata quasi sul bordo della verde piscina.

– Così è tornata. – si decise a dire, dopo attimi che parvero alla messaggera interminabili.

– Sì, Sacerdotessa Madre. – rispose lei con un cenno del capo e un leggero tremore nella voce.

Controvoglia, Suala si alzò dalle acque ed esse si attardarono sulla sua pelle, quasi a voler ritardare il distacco, come un amante restio a sciogliersi dal suo abbraccio. Ma la sacerdotessa non era donna da volgere indietro lo sguardo. Come in ogni cosa, persino nel gioco dell’amore, ella era solita pretendere e non dare, come sapevano coloro che avevano diviso la notte con lei.

Tranquillamente si fece avanti salendo su per gli scalini della vasca. Benché i suoi capelli corvini cominciassero ad aver qualche bianca ciocca, Suala era ancora avvenente. Mentre la messaggera la osservava, si ritrovò a pensare a ciò che si vociferava sulla sacerdotessa. Si diceva avesse un amante diverso ogni giorno e che molti fossero gli uomini e le donne legati a lei. Inoltre sembrava tenesse al proprio aspetto sopra ogni cosa. Come in uso fra le donne di Eleuka, aveva tatuati lungo tutta la gamba destra dei simboli che rappresentavano le tappe fondamentali della sua vita. Così, dato che Suala era una delle donne più potenti, i suoi tatuaggi riempivano quasi tutta la gamba, dalla coscia alla caviglia. Ad ogni suo passo i lunghi capelli si scostavano e permettevano che una cicatrice frastagliata, simile a ramo, fosse visibile in mezzo alle spalle. Si diceva che ella portasse lunghi i capelli proprio per celarla sempre, ma era per quella cicatrice, o meglio, per l’impresa ad essa collegata che Suala era stata scelta come Sacerdotessa Madre. Suala era stata guerriera abile e ambiziosa e da sola aveva intrapreso molte spedizioni di caccia fra le montagne e le sue valli impervie e nascoste. Ed era stata in una di quelle spedizioni che aveva incontrato un orso gigantesco e lo aveva affrontato uccidendolo. Al villaggio era tornata ferita, ma con la testa e la pelliccia dell’animale. Quella stessa pelliccia che era ora il simbolo del suo potere e con cui una solerte ancella fu pronta a ricoprirla. Era talmente nera e folta da avere, nella poca luce del bagno, riflessi blu intensi.

– Naturalmente… – continuò dopo poco la sacerdotessa, scuotendo dai suoi pensieri la donna che aspettava – …preparate i festeggiamenti. Una figlia di Eleuka è tornata, è cosa che merita la nostra partecipazione. Sarò felice di congratularmi con Naho di persona per l’esito felice del suo viaggio. –

La voce di Suala fu melodiosa come sempre e il sorriso che fece fu dolce e caldo, ma non si estese ai suoi occhi. Per un attimo, appena un battito di ciglia, sembrò alla messaggera che un freddo lampo di collera le attraversasse lo sguardo. La donna non poté non chiedersi cosa avesse provocato tale furia, ma poi si convinse di essersi ingannata e, scuotendo la testa, si congedò per eseguire gli ordini.

Quando ella fu uscita dal suo bagno, Suala poté manifestare quella furia che la messaggera aveva intravisto. Con un gesto secco, gettò in terra una delle tante piccole statue che decoravano l’ambiente, forme stilizzate di animali e piante. Le ancelle si ritrassero spaventate, facendosi più piccole nei loro angoli, e i musici oltre le tende fermarono la loro melodia. Suala sapeva controllarsi, ma la sua collera aveva scatti improvvisi, che erano motivo di timore e quasi terrore per chiunque la conoscesse oltre la sua parvenza formale. Ed ora era davvero infuriata. Non si aspettava certo che Naho tornasse, e quella donna era l’unica che poteva privarla di ciò che era suo. L’unica che le anziane avrebbero potuto scegliere per la successione.”

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno (ebook 2,99€)

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MA697B5

lerede-perduto-coverLa guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

 

Scheda libro: “L’Erede Perduto”, un romanzo tra avventura, mistero e… profezie

libro-leredeTitolo: L’EREDE PERDUTO (L’Occhio del Veggente Vol. I)

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 11 Novembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MA697B5

Descrizione: 

La guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

Seconda Edizione

Estratti (sparsi):

“Mentre il crepuscolo scivolava sul mondo come leggero velo ombrato dopo il rosso gioco del sole morente, i pensieri di Alwaid si susseguivano gli uni agli altri senza un ordine preciso. Ma ogni sua riflessione, ogni domanda si incentrava sempre su quel “dono” che egli non sentiva tale, sulla sofferenza che imperniava la sua esistenza da quando si era reso conto che ciò che vedeva in quei sogni ad occhi aperti era solito avverarsi. E non era qualcosa che egli sapesse controllare né provocare. Un gesto, un contatto, persino una parola detta magari per caso potevano causare quelle “visioni” che lo estraniavano dal momento presente per proiettarlo in una realtà futura a percepire i medesimi sentimenti di chi si trovava ad osservare. Era dolore e terrore ciò che egli condivideva, la maggior parte delle volte, con i protagonisti di quelle sconvolgenti anticipazioni su eventi futuri. Era come una finestra le cui imposte non si chiudevano mai, sempre socchiuse, pronte a spalancarsi alla prima brezza o alla tempesta più violenta con uguale facilità. Alwaid avrebbe volentieri sbarrato quella finestra per dedicarsi alla sua vita di ragazzo normale. Per questo molte volte si era trovato ad invidiare il fratello che trascorreva le sue giornate con spensierata tranquillità, giocando con altri della stessa età, mentre egli ricercava la solitudine sperando così di non avere quegli incubi destinati ad avverarsi. Così aveva cominciato a rifugiarsi nella grande biblioteca della sua città e, giorno dopo giorno, un nuovo mondo si era aperto davanti ai suoi occhi, un mondo fatto di conoscenza che lo estraniava da tutto.
Ultimamente però qualcosa stava cambiando. Stava crescendo e con lui anche la sua capacità si faceva più forte.”

*****

“Il lucido metallo delle spade rifulgeva in un mattino inondato di sole. Il clangore delle armi, che si incontravano e si disimpegnavano, riempiva il piccolo cortile in mattoni. Lo spazio antistante il palazzo-fortezza del conte di Ghoi era occupato da due duellanti, e il loro esercizio attirava di sovente lo sguardo delle sentinelle sui muri di cinta.”

*****

“Il vento portò con sé, in un nuovo soffio, i gemiti di chi riusciva a piangere sul feretro di lei, ma Alwaid non versava più lacrima. Solo tristezza riempiva i suoi occhi resi più grandi dal dolore. Osservava le luci delle torce e sapeva che avrebbe dovuto essere fra loro, a salutarla, a rendere grazie di averla conosciuta, ma non poteva… L’ultimo addio non poteva avvenire a quel modo, di fronte a tutti, di fronte a chi non sapeva che sulle sue spalle gravava il peso di non averla salvata… Ed imprecò nuovamente su ciò che poteva definirsi dono e maledizione. Strinse i pugni, fermo nella sua decisione. Sarebbe tornato in quei luoghi solo quando il suo “dono” sarebbe stato tanto forte da far sì che egli potesse sconfiggere il destino avverso di chi gli stava intorno, solo quando sarebbe riuscito a controllarlo. Così si girò, oppose le spalle ai fuochi e al loro triste compito e si incamminò, ma la corrente trascinò con sé, prima che egli sparisse fra le ombre avvolgenti della notte, un giglio bianco, ultimo saluto ad un giovane amore spezzato.”

*****

“Era sceso un attimo di gelo fra i presenti, come se la fredda mano della morte avesse già posato il suo palmo su di loro. Poi, qualcuno rise, spezzando il momento e a quelle risate se ne aggiunsero altre. Marfak si rilassò un poco. Però non tutti erano increduli. Alcuni si guardavano intorno, quasi fossero sul punto di scappare. Fu improvvisamente chiaro al capo dei banditi che l’unità del suo gruppo era in serio pericolo ed egli non poteva permetterlo. Aveva un’unica opportunità per impedire che la sua banda subisse le manovre di una ragazzina e non se la sarebbe fatta scappare. Con fulmineo gesto, approfittando dell’attimo di confusione fra increduli e spaventati, sfoderò la sua lama ricurva e si mosse verso l’indovina, deciso a recidere il problema alla radice…”

*****

“Pelle di Leopardo era seduta in disparte, all’ombra di una grossa tenda in broccato giallo cupo. Le sue piccole gambe tendevano a dolerle se stava molto tempo in piedi e poi era troppo nervosa per sopportare tutte le chiacchiere, i pettegolezzi, i giochi di potere e le astuzie che i membri di quella sorta di democrazia erano soliti fare prima di ogni riunione. Come nelle Città Libere, ognuno in quella stanza, uomo o donna che fosse, eccetto naturalmente chi aspettava un giudizio o era in attesa di approvazione, poteva esprimere il suo parere. Ognuno era uguale all’altro, senza alcuna distinzione di sorta… Sì, rise amara fra sé Sarin, sulla pergamena era scritto proprio così. Vergato con mano ferma, quello scritto ingiallito, che doveva essere legge, adesso era incorniciato come un bell’ornamento sul muro proprio di fronte a lei, ma nessuno sembrava più farci caso. Persino Sarin lo notava solo adesso dopo tanto. In verità, nel mettere in pratica i decreti di coloro che scrissero quella pergamena, c’era sempre chi, avendo più sostegno, aveva anche maggiore rilievo nelle decisioni da prendere, quindi maggiore potere, e Blikav, guarda caso, era uno di questi… Era stata lei a far sì che raggiungesse quella posizione, lei lo aveva iniziato a quel mondo e lo aveva aiutato a capire le dinamiche sotterranee di quella società segreta… L’amarezza nel suo cuore aumentò… Persino in quel momento, molti in quel salone lo stavano attendendo, per chiedergli favori, aiuto per affari pericolosi o solo per ottenere maggiore potere in quella sede, e Blikav, lei lo sapeva bene, li avrebbe ascoltati tutti, solo per volgere ogni cosa a suo favore. Aveva imparato persino questo da lei. Pelle di Leopardo era stata proprio un’ottima maestra, e alla fine, come spesso accade, l’allievo l’aveva superata. Sarin adesso aveva perso in favore di lui molto del suo antico prestigio. Se n’era resa conto proprio quel mattino. Aveva cercato di ristabilire vecchie alleanze, riscuotere antichi favori, per scoprire che Blikav le aveva fatto terra bruciata intorno. Sicuramente presto non avrebbe avuto più bisogno di lei e l’avrebbe lasciata. Così scopriva di essere stata come cieca. La perenne lusinga che Blikav sembrava porgerle era bastata per nutrire la sua cecità. Ma il velo che celava la realtà ai suoi occhi era caduto… Ora vedeva, e avrebbe lottato.”

Scheda libro: “L’Offensiva della Pantera” di Rosalba Bavastrelli


libro-loffensivaTitolo:
 L’OFFENSIVA DELLA PANTERA (“La Base della Baia” Vol.II)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 9 Ottobre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01LZDDQ1Y

Descrizione: 

Futuro. La Terra è tecnologicamente avanzata. Possiede mezzi e conoscenze tali da poter perlustrare lo spazio, ma soprattutto la possibilità di difendersi da pericolose intelligenze che mirano alla conquista. Edward Shelton è il comandante indiscusso, adorato e temuto, della Difesa Terrestre e capisce che ormai non è più tempo di subire passivamente la prepotenza aliena. Decide così di passare al contrattacco. Seguendo in prima persona piani astuti quanto spericolati, farà assaggiare ai nemici la tempra dei terrestri, mentre nella sua vita di tutti i giorni, nei brevi momenti di quiete, assaporerà il calore di nuovi affetti. Ma l’uomo che credeva di non poter amare riuscirà a restare il capo inflessibile, duro e spietato di un tempo, lucido al punto da rischiare tranquillamente la morte? O l’avere una famiglia frenerà la sua sete d’avventura e rischio? Queste le domande che egli stesso si porrà, trovando forse anche delle risposte…

Recensione

“Mi chiamo Edward Shelton”, così inizia “L’Offensiva della Pantera”, secondo capitolo della saga “La Base della Baia”, e il protagonista assoluto di questo romanzo è proprio lui, il comandante della Difesa Terrestre. In prima persona, col suo stile conciso, logico, ma non privo di umanità, il giovane racconta delle sue avventure tra le stelle e in famiglia… Gli ingredienti di questo romanzo sono gli stessi del precedente (“Difesa Estrema”), un sapiente mix di fantascienza, azione e sentimento, solo che questa volta Edward è l’unica voce narrante, dato che Dana ha lasciato l’esercito. Ma le novità non riguardano solo questo! Mentre nel primo l’umanità restava sulla difensiva contro invasori misteriosi e sconosciuti, in questo romanzo lo scontro si sposta nello spazio alieno e molti segreti vengono svelati. Ed avrà il suo da fare a conciliare le strabilianti avventure “corsare” fra pianeti gassosi e astrocaccia nemici con la vita quotidiana, semplice e nuova per lui, che sta costruendo con la donna che ama… I suoi timori infatti non sono rivolti solo a quell’impero nemico che ambisce alla Terra, ma alla propria capacità di restare il comandante di sempre, razionale e spietato se necessario… Naturalmente solo leggendo si potrà scoprire se Edward è realmente cambiato, ma il romanzo si conclude con nuove possibilità e prospettive che probabilmente porteranno nel prossimo volume a nuovi interessanti sviluppi tra le stelle e… non solo!

M.S. Bruno

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Mi chiamo Edward Shelton. Ho ventisette anni. Sono il Comandante dell’Esercito Spaziale che tutela la Terra dagli attacchi degli alieni. E sono… il marito di Dana. Un ufficiale abbastanza indisciplinato, il capitano Dana Mayer, il più grazioso impasto di impulsività ribelle e dedizione che mi sia capitato di conoscere. Adesso è a casa della nonna ad attendermi. Vi è stata confinata da una delle più odiate leggi della nostra Organizzazione, quella che impone, sostanzialmente alla donna, di lasciare il servizio in caso di matrimonio con un collega. Me ne sono innamorato al di là di ogni mia previsione e assolutamente contro la mia volontà, cosa questa che ha creato nel passato molto recente non pochi problemi… Me ne sono innamorato profondamente, tanto da pensarla fin troppo e da averne una costante nostalgia quando le sono lontano, a volte anche per mesi…
Quel pomeriggio sapevo di poter uscire dalla Base, celata nelle viscere della roccia di un vasto promontorio, proteso sul mare di Cornovaglia. I nemici erano stati più volte respinti negli ultimi giorni ed avevamo ottenuto parecchie informazioni utili dai prigionieri caduti nelle nostre mani. C’era un certo clima di festosa soddisfazione tra i miei alti ufficiali, i quali non facevano che congratularsi a vicenda degli esiti positivi delle nostre ultime missioni, nello studio K, dietro la cui scrivania stavo pigramente ad osservarli con la speranza che se ne andassero presto…Il mio silenzio durava da troppo tempo perché non se ne accorgessero…”

****

Gli alieni tornarono non molto dopo. Le loro astronavi trapassarono più volte i gas di Chroma, cercandoci fuori e dentro l’atmosfera del pianeta, invano. Eludemmo la loro caccia divertendoci come ragazzi. Sir Francis sarebbe stato fiero di noi… Sentivo la mia nave docile e veloce al tocco delle mie dita. Ci calammo nel cratere di un vulcano spento sulla superficie di Chroma, e da lì restammo in agguato di nuove prede…che non si fecero attendere. Rare volte ci scambiammo i segnali con Mattei, e furono anche rare le volte in cui il colonnello dovette intervenire a stroncare la fuga di qualche nave aliena, scampata al nostro controllo. Per quattro mesi seminammo il terrore tra le astronavi che rasentavano l’orbita di Chroma per dirigersi verso la Terra. Conoscevamo sulla superficie del pianeta parecchi utili rifugi e vari sistemi per sfuggire al nemico. Perfettamente sicuri e padroni di noi stessi e dei nostri mezzi, eravamo coscienti di rasentare l’incredibile, con l’orgoglio di condurre vittoriosamente ciò che non era mai stato tentato prima, ma ugualmente coscienti che non sarebbe stato possibile continuare a sfidare gli alieni ancora a lungo, in quel luogo tanto vicino alla loro casa…

Scheda libro: “Difesa Estrema” di Rosalba Bavastrelli

libro-difesaTitolo: DIFESA ESTREMA (“La Base della Baia” Vol.I)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 3 Agosto 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01JD9J2ZW

Descrizione: 

In un futuro tecnologicamente avanzato, il mondo è riappacificato sotto un unico Consiglio globale. Lontane sono le guerre fratricide e l’umanità è libera di prosperare. Ma questo senso di sicurezza è un’illusione ben elaborata. Nell’ombra e nel segreto, la Difesa Spaziale vigila e combatte forze aliene, crudeli intelletti o esseri brutali, che minacciano di conquistare la Terra. L’esercito terrestre è costituito da uomini e donne che studiano, lottano e muoiono nel tentativo di frenare questa infida avanzata. Dana Mayer è un tenente, un pilota, uno fra tanti, ma soprattutto è una donna appassionata e sensibile, in cerca di una propria dimensione. Edward Shelton è il suo capo, il comandante dell’intero esercito, il più giovane e determinato mai stato in carica. È duro, logico, intelligente, anche spietato. I loro mondi sono agli antipodi, anche se fanno parte della medesima organizzazione. Non sarebbero destinati ad incontrarsi se un atto di insubordinazione di lei non li mettesse a confronto. Un incontro il loro che muterà molte cose sullo sfondo di una guerra senza tregua con nemici sconosciuti e diversi…

Prefazione

“Difesa Estrema” è la storia di un lui e di una lei e, appunto, di una estrema difesa.

Una difesa contro gli alieni che minacciano la Terra, ma anche vissuta personalmente e con sofferenza dai protagonisti. Un romanzo a “due voci” dunque, due voci e due tempi, scritti ovvero dall’autrice in due momenti diversi della propria vita. La storia è intitolata nella sua totalità “La Base della Baia” e trattava, nella prima parte (ora dal titolo “Difesa Estrema”) solo di Dana e del suo punto di vista. Una vicenda ad una sola “dimensione” che, pur mostrando un lato umano e affettivo ben complesso, mancava ancora di qualcosa. Anni dopo l’autrice, che intanto aveva continuato a narrare delle gesta di Dana ed Edward, i due protagonisti, decide di riprendere quella prima parte per aggiungere un’altra “voce”. Nasce così, potremmo dire, un secondo romanzo parallelo al primo poiché sono trattati i medesimi argomenti, ma esposti in maniera diversa, in quanto diverso il protagonista narrante… Edward è più sintetico, logico, per lui hanno maggior impatto differenti avvenimenti, mentre altri non lasciano che poche tracce. Il suo punto di vista però è certamente più avventuroso di quello di Dana e forse più duro e cinico.

“Difesa Estrema” è il romanzo che nasce, dopo un difficile lavoro di revisione dell’autrice e della sottoscritta, dall’unione di queste due dimensioni differenti, quella di Dana e quella di Edward, creando un singolare percorso a due, dove le loro voci narrative si accompagnano, secondo il personale modo di vedere, si accavallano a volte, a volte si susseguono o esprimono, in maniera quasi parallela, la loro storia. Un unico contesto il loro, un contesto particolare, essendo entrambi militari dell’Esercito Terrestre impegnato in una lotta contro invasori di altri pianeti.

Un esercito la cui base è celata nelle viscere di un lungo e vasto promontorio che si estende sul mar di Cornovaglia. Sono migliaia di uomini e donne dall’agire misterioso, la cui esistenza è ignorata dagli abitanti della Terra, ma che ogni giorno e ogni notte rischiano la vita e muoiono per la salvezza del pianeta. Lontanissima la distanza che separa gerarchicamente i due protagonisti: Edward è il giovane comandante, con poteri quasi assoluti nell’ambito di una Organizzazione difensiva, persino indipendente dal potere politico dei governanti. Dana è soltanto uno dei suoi numerosi ufficiali alle prime esperienze. Un fortuito incidente li farà incontrare e scontrare cambiando loro reciprocamente la vita per sempre…

M.S. Bruno

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Tutto cominciò quella volta che a 500.000 Km di quota gli gridai quel che pensavo.
Ero stremata, sconvolta, indignata oltre ogni limite: avevo visto Dick Marshall accasciarsi ferito, colpito al capo da una parte del rivestimento interno del nostro astrocaccia. Stavamo andando letteralmente a pezzi. Cercai lo sguardo di Jimmy sbigottito ed immobile alla consolle di comando, d’impulso m’accostai chinandomi alla radio e tentai d’imporre al nostro capo lontano la mia logica ribelle:
– Signore! Abbiamo due feriti a bordo e ci attaccano da ogni lato… Siamo stati colpiti e perdiamo pezzi fin dentro la cabina di comando. Come potremmo? È… assurdo! –
– Tenente Mayer… – cominciò oltre gli spazi, con gelida collera, la voce di Shelton – L’assurdo è che lei esprima pareri.-“ -Dana

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“…Sforzandomi di non pensare troppo, pensare nella mia condizione era controproducente, mi recai sveltamente dove mi era stato indicato. Valicai gli accessi senza difficoltà, e una volta nel corridoio H, luminoso nel suo candore e assolutamente vuoto, sostai perplessa e preoccupata. Fu allora che sentii alle spalle la voce conosciuta, laconica e pungente nel suo divertito sarcasmo:
– Non si allarmi, tenente. Nessun alieno ha alterato i suoi ordini, neanche stavolta. –
Mi volsi di scatto, fremente e furibonda. Le labbra mi tremavano, volevano dire parole di cui mi sarei senz’altro pentita. Ero più che mai sconvolta, troppo convinta di una dignità che sentivo ferita e che avrei dovuto finalmente difendere.
Me lo trovai di fronte, ad un passo di distanza, alto e magnifico in quella sua morbida, sensuale bellezza, così virile e seducente in una naturale sicurezza di modi e atteggiamenti, che non potei non notare, come accadeva ogni volta, nonostante la rabbia…”-Dana

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“Avanzai fino a lui irrigidendomi sugli attenti nel saluto. Non alzò il capo che dopo qualche istante. Aveva capelli biondi, appena mossi, che gli ricadevano in ciocche sulla fronte. Gli occhi azzurrissimi, di un azzurro denso, si sollevarono su di me penetranti. Nel suo volto intento e nei bei lineamenti c’era tutta la sicurezza di chi è abituato al comando, l’intelligenza immediata e audace di chi sa prontamente decidere. Straordinario quel fuoco intenso, fu la prima cosa che pensai… poi mi fu difficile anche pensare e restai, quasi incantata e certamente controvoglia, ad ammirarlo.
Era senz’altro un uomo fuori dal comune, dalla bellezza irrequieta, dal fascino pericoloso.
– È lei il tenente Mayer? – mi chiese.
– Sì, signore. –
Ebbe un lampo rapido, vivace e soddisfatto nello sguardo, s’abbandonò alla spalliera. Osservò deciso, lievemente canzonatore:
– Bene, tenente. Vorrei che continuasse quanto stava dicendo quando il capitano Helmer l’ha interrotta! –
Non me l’aspettavo. Mi sentii smarrire. Capivo d’essere emozionata a parlargli e capivo che l’emozione poteva perdermi.
– Mi dispiace – risposi d’impulso – So d’avere sbagliato. Le chiedo scusa. –
Ebbe un breve moto come di stupore, poi apparve divertito:
– D’altronde aveva già detto parecchio! Non crederà di cavarsela con le scuse… Indipendentemente da come si è comportata nei miei confronti, la sua azione oggettivamente può dare adito a due giudizi. –
Mi scrutò qualche istante in silenzio. Pensai di detestarlo.
– Non vuol saperli? –
– Sì, signore. –
Si alzò. Era alto, snello ed atletico, prestante. Perfetto.
Mi sfiorò passandomi accanto, si fermò.
– Insubordinazione. Ribellione punibile anche con la morte in tempo di guerra… e lei sa che siamo in guerra, una guerra con esseri che non conosciamo, una guerra quasi ad occhi chiusi! Lottiamo per respingere l’aggressore alieno che vuole impossessarsi del nostro mondo, delle nostre civiltà, delle nostre vite! –
La sua voce suonò dura, vibrante di collera controllata. Strano, mi dissi. Mi parve persino strano che fosse così in collera, ma ero stanca. La luce vivida della sala mi gravava sulle palpebre. Ero pronta a tutto, mi sentivo offesa, ferita, ma avrei sopportato tutto in una sfida silenziosa e passiva.”-Dana

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“Mi avvicinai e le denudai il fianco, allargando i lembi strappati della sua divisa.
Avvertii con tenerezza il suo lieve tremito. La ferita non appariva seria, era un lungo taglio poco profondo, che andava però ispezionato. S’allungava su tutto l’arco perfetto del suo fianco, fin quasi a partire dalla vita.
Sentivo il suo sguardo mentre prendevo il contenitore delle medicazioni e sterilizzavo le mie mani. Ero deciso e divertito, ma piacevolmente interessato a quanto stavo facendo… e vedendo.
Poi la toccai. Dovevo accertarmi che non ci fossero corpi estranei dentro la ferita.
– Faccio male? – le sorrisi.
– No…- sussurrò con un respiro più profondo – Per niente! –
Terminai la medicazione, cercando di mantenermi impersonale e distaccato, come un medico. Fingendo di esserlo… Accidenti!
Poi, l’aiutai a sollevarsi. E non m’importò più che i miei occhi, come i suoi, parlassero… Restammo a guardarci e ci sorridemmo. Bellissima Dana, commossa e commovente nel suo candore. Attraente e calda, come una carezza sull’anima, un respiro più ampio, un respiro inebriante. I miei sensi erano accesi, e una gioia nuova e strana mi riempiva il cuore. Ed era questo il pericolo…”
Edward

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