#Recensione: “Il Monastero dell’Arcangelo” di Rosalba Bavastrelli


Un antico monastero fra i monti, un luogo ascetico, calmo e isolato, carico di segreti del passato, ma denso anche di vita presente, e una lupa, un animale selvaggio, un essere fatto di istinto e saggezza che a volte sembra trascendere la sua stessa essenza, senza mai scadere nel sovrannaturale, ecco i cardini fondamentali per un romanzo dai mille colori, trattato con mano ferma eppur lieve, dalle sfaccettature poliedriche e dai tanti risvolti. “Il Monastero dell’Arcangelo” ruota intorno alle vicende di Erik, giovane architetto sfiduciato e quasi cinico, il cui compito è quello di ricostruire, insieme ad un gruppo di restauratori, parte dell’antico monastero ancora in uso. E all’ombra del monastero, in un villaggio dall’apparente aria cupa e sonnolente, ma dalle nascoste trame, in una girandola di situazione diverse, la vita di tutti cambierà, proprio grazie all’arrivo dello “straniero”, che metterà alla luce ipocrisie e sofferenze, guarendo anch’egli dalle ferite del proprio passato. Man mano che si scorre nella lettura, ciò che sorprende è proprio la figura della lupa, che a volte quasi come essenza protettrice o chiarificatrice, aiuta Erik a comprendere se stesso, a confrontarsi con gli altri e forse persino a ritrovar la gioia di vivere. La natura non viene divinizzata, ma esalta Dio stesso, come quei monaci pieni di umanità e di Fede, che aiutano a superare le vicende a volte traumatiche e dure che permiano la storia. L’autrice però non è mai cruda nel trattare temi forti, ma li bilancia con la stessa poesia con cui descrive i luoghi. Un racconto fresco, una storia che è avventura, dramma, giallo ed introspezione… Un incontro speciale, come quello del protagonista con la lupa, che resta nel cuore!

– M.S. Bruno

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Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile

Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile. Strappato, lacero in più punti, con grosse chiazze di sangue non suo, rappresentava bene ciò che stava accadendo al castello, ma ella prestò attenzione solo un momento alla sua immagine riflessa nello specchio… Un fugace istante in cui l’occhio era scivolato su quella se stessa che subito non riconobbe, dal volto pallido, ma dallo sguardo deciso, per poi tornare sull’uomo ferito e semicosciente, sul compito di fasciargli la gamba. Halysia non aveva tempo per pensare, per recriminare, per piangere, per valutare quanto fossero cambiate le cose in… un’ora, qualche ora, una vita intera? Non lo sapeva e non aveva importanza. L’unica cosa che sembrava avere senso riguardava quelle persone che cercavano il suo aiuto. Con chi come lei non aveva subito i danni dello scoppio, si stava prodigando per i meno fortunati. Ma per quanto facessero, sembrava che il flusso dei feriti che venivano portati nelle stanze dell’Erede non dovesse avere fine. Le voci, poi, che giungevano con loro non erano rassicuranti. Si parlava di un attacco, di nemici che avevano assaltato il castello e dei loro soldati impegnati a trattenerli e scacciarli.

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S. Bruno

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo…

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo. Ferme, pesanti, gravavano su tutto con caparbia tenacia, ma era normale, si disse l’uomo, che in quel periodo dell’anno le Terre del Vento vedessero poco la luce del sole, seguendo le bizze e i desideri del vento. Ora questo era assente e tutto era completamente immobile, bloccato e stagnante sotto quella cupola grigio scura. Pareva che gli animali, gli uccelli e persino gli alberi e gli arbusti fossero in attesa… in attesa della tempesta che percepivano prossima, del ruggire degli elementi che prendeva forza, là, fra le nubi… Ed era così che egli si sentiva nel profondo. Scoccò una nuova occhiata dalla finestra del salone cercando di ricacciare dentro di sé la sua rabbia fremente, e per un attimo gli occhi grigi di Manstet sembrarono simili a quel cielo che egli aveva ammirato. Ma doveva mostrarsi calmo. Non poteva permettersi di essere ancora di più oggetto di scherno da parte degli altri del clan. Doveva forzarsi a un atteggiamento che non gli era proprio, mostrando di non curarsi minimamente delle voci che giravano per il castello. Ma poi erano soltanto voci? Si chiese stringendo il pugno fino a farsi diventare bianche le nocche, fino a sentire la pressione delle unghie sul palmo… Ripensò a quell’odioso e borioso sbarbatello per cui rischiava di perdere tutto… Xaver … Lo odiava, più di quanto odiasse il vecchio che portava lo stesso nome.

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno
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Vendetta e paura…

“Akaupat sedeva tranquillo nei suoi appartamenti, aspettando che, prima o poi, qualcuno gli comunicasse la nefasta notizia. Fra sé provava il modo migliore per dimostrare a chiunque glielo riferisse la sua sorpresa e il suo rammarico per una così grave perdita. Guardava allo specchio il suo viso spremere ipocrite lacrime e improvvisamente scoppiò a ridere, pienamente e di gusto, riempiendo la stanza dello squillo delle sue risate… E ciò che vide lo specchio fu la contorsione di un volto corrotto e malvagio, tracotante nella certezza di non esser mai scoperto.

Netto, nella stanza risuonò un rumore sordo e la porta cedette al calcio di Inoha. Accecato dall’ira, il giovane si gettò su Akaupat, che ancora con lo specchio in mano urlò di terrore.  Il figlio di Partaf serrò le mani intorno al collo dell’uomo che, sentendosi perduto, cercava di dibattersi sguaiatamente… E Inoha strinse la presa, ancora e ancora, sempre più, fin quando Akaupat sembrò cambiare colore… Negli occhi del giovane guerriero vi era solo il desiderio ardente di vendetta, cieco dolore che si era tramutato in furia. Akaupat fissando con terrore quello sguardo, sentiva lentamente il fiato scivolare via con la sua vita e capiva che per lui non ci sarebbe stata pietà. Poi, molte mani afferrarono con forza il giovane, impedendogli di perpetuare il suo proposito di vendetta sull’uomo, che ormai libero continuava a fissarlo terrorizzato, toccandosi il collo dolorante. Il governatore di Aium non aveva neanche la possibilità di parlare adesso, ma le sue urla di prima erano riuscite a richiamare delle guardie. Queste, consce solo dello stato d’allarme, ignare del resto, avevano visto solo l’aggressione subita da Akaupat, e mentre alcune di loro tenevano saldamente Inoha, altre si sinceravano dello stato di salute del governatore di Aium.

Akaupat, però, non li ascoltava, non ci riusciva, solo un pensiero ossessivo gli girava in mente, acutizzando la sua paura fino a livelli estremi: il figlio di Partaf aveva scoperto tutto, in qualche modo. Presto tutti avrebbero saputo. E il mondo intorno ad Akaupat iniziò a girare, suoni, voci, persino i contorni delle persone avevano perso consistenza, mentre la paura si impossessava sempre più della sua mente…. Si alzò traballando e cereo in volto cominciò a correre via, sotto lo sguardo attonito di chi non capiva il perché del suo comportamento. Inoha, intanto, era riuscito a divincolarsi dalle guardie che lo tenevano e sguainando la spada si era messo all’inseguimento di Akaupat. Anch’egli assente al mondo esterno, accecato dalla rabbia, non si era degnato di parlare a coloro che volevano fermarlo, solo il traditore esisteva e ciò che questi si sarebbe meritato. Il resto era solo un ostacolo da superare. Rovesciò mobili e sbarrò porte, ma riuscì a seminare chi lo inseguiva…

Akaupat corse traballando via, guardandosi di tanto in tanto alle spalle. Piangendo e lamentandosi aveva in mente solo la fuga. Era il terrore a dargli la forza di correre e fuggire via da colui che ormai era vicino.  Non vedeva dove stava dirigendosi, sapeva solo di dover fuggire. Così, correndo per i corridoi infiniti del Palazzo del Consiglio, non riusciva a scovare una via d’uscita. Chiuso in un labirinto, questo gli sembrava… Poi, le parole di Inoha, scandite e con voce fredda, a spezzare il silenzio…

– Maledetto, ti scoverò! Pagherai il tuo tradimento…Hai dato il primo colpo, ma non potrai vantartene! –

Akaupat non capiva da dove giungesse quella voce di morte, ma gli sembrò che fosse da molto vicino, così, in un gemito di pianto, entrò nella prima stanza che incontrò. L’uomo bloccò la porta dietro di sé con uno scaffale e si guardò intorno in cerca di una via di fuga o di un posto dove nascondersi. La polvere giaceva da anni, in quel vecchio studio, e i mobili antichi erano ricoperti da teli sporchi e laceri. La luce delle stelle penetrava da una finestra, congelando la stanza come fuori dal tempo… Forti passi echeggiarono nel corridoio e la maniglia della porta si abbassò piano, sotto gli occhi terrorizzati del governatore di Aium. Ed egli si guardò ancora intorno, ma nessun luogo lo avrebbe nascosto. Il panico cresceva in lui, man mano che l’uomo dietro la porta si faceva sempre più insistente nell’aprirla… E Akaupat vide la finestra e una possibilità di fuga.  Come lepre, corse verso di essa e avventandosi sopra cercò di aprire la maniglia arrugginita. Intanto colpi sordi di metallo provenivano dalla porta, e Akaupat capì di non aver più tempo. Con un supremo sforzo riuscì ad aprire la sua ultima possibilità di fuga, ferendosi profondamente a una mano e, con slancio, si affacciò al balcone… Era al primo piano del palazzo, dalla parte delle scuderie e, sotto proprio quella finestra, vi era un covone di paglia… Akaupat pensò che finalmente era stato fortunato. Poteva saltare sul quel covone senza riportare alcun danno e poi scappare con un cavallo il più lontano possibile. Ma sì, certo, si diceva, poteva chiedere aiuto al comandante dell’esercito che stava per giungere… Quell’uomo gli doveva una ricompensa… Intanto i rumori presso la porta si erano fatti sempre più forti e insistenti. I cardini stavano per cedere e presto Inoha sarebbe stato in quella stanza per ucciderlo, così Akaupat salì sulla balaustra e si lanciò nel vuoto, fiducioso di potersi salvare… Ma il nero della notte aveva celato agli occhi agitati di Akaupat la verità…”

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Parole (2)

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Notti insonni
mentre
danzano le parole.
Immagini nuove
appaiono alla mente
in volute di fumo
dai colori iridescenti
dell’arcobaleno.
Parole che fuggono.
Parole che giocano.
Parole,
Parole,
Parole…

M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”

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Il cerbiatto

capriolo-femmina-1“I colori dell’alba tinsero il cielo del loro splendore, ed era quadro che giace nel buio… Come occhio di artista, la luce si attardava sulla sua opera accarezzando lentamente le colline che svelavano le ombre da cui erano celate… La notte si rifiutava di andare, tentando un’inutile resistenza, ed era lotta fra l’incedere del giorno e la pigrizia della notte… Ed infine il sole si levò alto spezzando ogni incertezza…
Il gorgoglio del fiume accompagnava il suo lento scorrere, mentre la natura piano si risvegliava.
Un cerbiatto, uscito cautamente tra gli alberi, si avvicinò alle argentee acque e cominciò a bere. Le colline davanti a lui oltre il fiume non promettevano il dolce e familiare riparo che offriva la foresta alle sue spalle, e l’animale guardò la nuda sterpaglia con orrore, come se questa rappresentasse la morte che egli da sempre cercava di evitare… Predatori o prede, questo era il suo mondo… Tornò a bere ripensando ai profumi dei suoi boschi; presto sarebbe ritornato lì, insieme ai suoi simili, al sicuro… Un sibilo improvviso lo fece girare ed un forte dolore gli si irradiò dalle costole… Cadde… Liquida e calda sentì la propria vita scivolare via… Nella nebbia degli ultimi istanti, riguardò il fiume e le sterpaglie, sentì dei passi e vide dei neri stivali avvicinarsi a lui… Era la morte, lo sapeva…
Sifer, con un ghigno, si chinò sul corpo del cerbiatto. La sua freccia aveva fatto un centro perfetto, pensò. Avevano bisogno di riprendere le forze per l’inseguimento che li aspettava, e quella sarebbe stata un’ottima colazione.”

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Inoha dei Leoni del Vento

Il drago infinito - Inoha

E’ uno dei protagonisti della saga “Il Sigillo del Drago Infinito”. E’ un giovane guerriero dalla grande ambizione, che non capisce il motivo per cui il padre Partaf, da generale dalle grandi vittorie, da cavaliere di AlbaNotte rispettato, si sia ritirato a far da governatore in una cittadina del remoto Kadir. Ama il padre ma freme nella sua ombra. Aspetta un’occasione per emergere e questa arriva, ma non come vorrebbe. E’ trascinato dagli eventi lontano dalla sua città, insieme a Safav. Man mano che la storia si dipana, Inoha capirà meglio il padre ed i suoi ideali. Si impegnerà con tutte le forze per impedire che la chiave del Sigillo del Drago Infinito venga ricomposta ed il libro di profezie aperto.

È uno dei personaggi che cambia di più nel proseguire della vicenda… Potremmo dire: “matura” grazie agli eventi…

La prima volta che compare è così descritto:

“(…)era un giovane uomo, dai capelli neri, lunghi sulle forti spalle. Sicuro, portava sotto il braccio ancora l’elmo ed una ferita sanguinolenta gli percorreva la guancia sinistra, deturpando i lineamenti perfetti. Gli occhi del colore del cielo scrutavano, fieri, il padre in cerca di una risposta.”

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Partaf dei Leoni del Vento


Il drago infinito - Partaf
Uomo dal grande carisma e personalità, è uno dei personaggi de “Il Sigillo del Drago Infinito” che lascia più il segno su tutta la vicenda ed i protagonisti. Oltre ad essere il governatore della città di Chart, è un cavaliere di AlbaNotte. Come al solito, è qui rappresentato con un ritratto a dir poco approssimativo… Ma ormai vi è noto che (forse) son più brava con la penna che con la matita!

Comunque, così vien descritto la prima volta:

“L’attesa fu poca e Partaf entrò sicuro ed a grandi passi. Era un uomo sulla cinquantina, alto, quasi completamente calvo, robusto, ma ogni fibra del suo essere sembrava trasmettere forza ed infondeva un senso di fiducia e sicurezza. Era un uomo che incuteva rispetto.”

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Ofena, la “Strega bianca”

Il drago infinito - OfenaQuesto è il ritratto approssimativo di una donna dalle doti eccezionali. Ne “Il Sigillo del Drago Infinito”  è una cacciatrice di taglie dura e spietata, dal passato oscuro e doloroso. È soprannominata “Strega bianca”, non perché possieda poteri magici, ma perché è pericolosa ed abile al punto che “la sua figura era ben conosciuta ed ogni soldato(…) scorgendola rabbrividiva, preferendo cambiare strada… Tutti sapevano che non erano solo voci quelle che giravano sulla inquietante strega”. Usa sempre un bianco mantello che, peraltro, non le impedisce di muoversi nell’ombra e prendere di nascosto la sua preda. Scivola alle spalle del suo avversario e, col suo lungo coltello sulla cui elsa è intarsiato un serpente, lo finisce con un’unica mossa… E’ uno dei “cattivi” più furbi, che, peraltro, agisce per proprio conto, nell’ombra.

Viene descritta così:

“La pelle scura, gli zigomi alti, l’alta fronte, i capelli neri raccolti dietro la nuca in una lunga treccia e l’atteggiamento di chi al mondo non chiede nulla ma se lo prende (…)I suoi occhi (…)fissavano con la stessa intensità di una belva feroce che guardi la sua preda (…) Con movenze sinuose, sicure e rapide, da cacciatrice perfetta, Ofena camminava, fra le ombre, nei corridoi (…)Avvolta nel suo mantello bianco si aggirava come una belva in cerca di preda, stringendo nel pugno il lungo coltello dall’elsa con l’intarsio di un serpente (…)”

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Ajhall di Varesia

Il drago infinito - AjhallIl personaggio che vedete qui, in quest’altro ritratto approssimativo de “Il Sigillo del Drago Infinito”, è Ajhall, marinaio di un’isola che non ha propriamente una buona reputazione, Varesia … Si dice che siano tutti pirati! In compenso, però, ottimi navigatori… Questo giovane dall’aria scanzonata e furba, ha la caratteristica di essere una “mezza canaglia” dal cuore d’oro. Per esempio, se fa una promessa ama mantenerla. Le sue passioni sono: barare a dadi, le donne e … mettersi nei guai! Come dice lui, la “dea bendata” è sua amante e come tale, a volte, gelosa, gli riserva qualche brutto scherzetto, anche se poi alla fine lo aiuta sempre!
Una delle prime volte che appare è così descritto:
“Aveva i capelli rossi, il viso regolare e dei curiosi baffetti dello stesso colore dei capelli. I suoi occhi blu scuro (…) osservavano scanzonati. Era abbronzato (…) nei suoi occhi si poteva leggere una certa conoscenza del mondo e un’innata furbizia.”

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

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