Ardeva. Era come un fuoco che gli consumava la pelle dal di dentro…

Ardeva. Era come un fuoco che gli consumava la pelle dal di dentro, gli levava le forze, il respiro, lo spegneva pian piano. Un nucleo freddo, invece, imperniava il suo stomaco, mentre dolori a fitte gli paralizzavano gli arti. Il mondo intorno a lui, poi, era quasi senza consistenza. Capiva vagamente che era giorno, che Bria gli era accanto a provare i medesimi patimenti. Stava morendo, come lui… Di tanto in tanto ne sentiva i nitriti straziati, ed erano sempre più flebili. Bria era una cavalla anziana, forse la sua agonia sarebbe durata meno di quella di lui.

Ma Vidas non voleva arrendersi. Sentiva su di sé l’amara ironia di morire senza capirne il perché. Che senso aveva avvelenare un bastardo, un figlio illegittimo che non poteva ambire a nulla, quale lui era? Avvelenato, ripeteva la sua mente, perché aveva paura che quel pensiero gli sfuggisse come tutto il resto. Era una fra le morti peggiori. Ma come era stato avvelenato? Quando? …Non riusciva più a pensare. Capiva che le risposte erano lì, in un angolo della sua mente, ma cominciava a perdere coerenza. No, non voleva morire… Ma il fuoco ardeva dentro di lui… Aveva bisogno di acqua. Un angolo della sua mente parve reagire a quel desiderio, come se in esso ci fosse stato ogni risposta alle sue precedenti domande, però il pensiero arse anch’esso nel fuoco. Vidas si aggrappò con le dita alla terra fertile, afferrando essa come se fosse la sua stessa vita. Un rigagnolo di acqua fangosa scorreva lì vicino. Si trascinò, così, verso di esso, facendo appello a ogni fibra di forza che ancora possedeva. Ficcò il viso nell’acqua limacciosa in cerca di sollievo, bevve anche, ma non avvertì neanche il sapore amaro del liquido. Allora si girò, viso al sole, incapace di far altro se non aspettare che giungesse la fine. La rabbia, lo sconforto si perdevano nelle fiamme che lo divoravano dall’interno, quelle fiamme immense che spegnevano la sua anima… Moriva…

Le ombre scendevano su di lui… Faceva sera o erano uccelli rapaci già pronti a divorare la sua carcassa? Raggi di sole ferivano ancora il suo unico occhio. No, erano avvoltoi. Gli parve di sentire i loro versi… Inarticolati, incomprensibili, ecco com’erano… Furono su di lui in un istante. Ombre che danzavano, ombre che lo toccavano… Ebbe qualcosa di fresco sulle labbra e poi avvertì che gli scendeva in gola. Sentì il gelo nel suo stomaco espandersi e poi contrarsi, agitarsi come se fosse in preda alla tempesta, ed ebbe bisogno di vomitare. Rimase prono a lottare col suo stomaco per un tempo che parve interminabile, mentre le ombre si muovevano intorno a lui con parole che pian piano ebbero significato. Gli sembrò di rovesciare tutto ciò che aveva dentro, persino gli organi interni, prima di accasciarsi di nuovo stremato al suolo. Dovette dormire, perché si ritrovò, senza sapere come, avvolto in coperte pulite. Il fuoco si dibatteva ancora nelle sue vene come flebile fiamma e la testa pareva scoppiargli, ma i suoi pensieri erano coerenti, la mente lucida. Sapeva che era stato aiutato…

Brano tatto da “Le Terre degli Inganni” di M.S.Bruno

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#Brano de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, #romanzo #fantasy

Un rumore dietro lei la fece girare ed ella
cominciò a correre. Era sicura che qualcuno la stesse seguendo. Continuava a voltarsi indietro con il cuore che le scoppiava in petto. E i rumori divennero passi, sempre più assillanti e angosciosi. La fanciulla svoltò un angolo come una furia, ma andò a cozzare con qualcosa che la tenne stretta. Con orrore guardò il viso di colui che l’aveva fermata. Divertito, l’uomo sconosciuto sogghignava maligno. E Kira seppe che la sua fine era giunta. Come dal nulla, spuntarono altri due uomini che ridevano ai tentativi di lei di divincolarsi dalla stretta del loro amico. Ed essi si avvicinarono assaporando il terrore della preda… La giovane tentò di urlare, ma il brigante che la teneva le serrò la bocca. Invano ella cercò ancora di divincolarsi, di mordergli la mano, ma l’uomo era molto più forte di lei. Con l’altra mano questi cominciò a tastarle il seno, mentre gli altri, bramosi, iniziavano a strapparle le vesti. Kira sentendosi impotente, terrorizzata, prese a piangere, mentre quelle sporche mani la toccavano. Con le ultime forze, Kira tentò di sferrare un calcio all’uomo che l’agguantava e, quasi sorprendendosene, per un attimo fu libera. Ma durò poco. Il brigante di prima la riacciuffò, e in un ringhio le diede un pugno, facendola cadere per terra.
– O con le buone o con le cattive, ragazzina! – sibilò mentre si slacciava i pantaloni.
Nell’ombra più oscura una voce femminile disse:
– Con le cattive! – e colei che aveva parlato si slanciò in avanti verso i tre sbigottiti.
La nuova venuta sfoderò un lungo coltello e con velocità lo infilò nelle parti basse dell’uomo, che cadde in un urlo atroce. Poi, mentre gli altri facevano di riflesso qualche passo indietro, ella si girò verso ognuno di loro con sguardo rovente. I due si guardarono e decisero di attaccare insieme, ma la donna sorrise. Scansò abilmente di lato il primo, ed evitò con maestria il coltello del secondo. Kira ancora riversa per terra vedeva la sconosciuta muoversi come in una danza, in un turbinare del suo bianco mantello. Rideva ambiguamente e Kira ebbe l’impressione che giocasse come il gatto col
topo. Infine il lungo coltello tagliò profondamente la gola di uno. L’altro guardò il sangue sgorgare dalla ferita dell’amico, gli occhi da belva predatrice della donna e il primo uomo con l’inguine squarciato che si dimenava lamentandosi, e tentò la fuga. Ma Ofena non poteva permetterglielo. Lanciò con precisione il suo coltello, che afferrò il brigante alle spalle uccidendolo senza neanche un urlo. La furia della donna sembrava essersi placata. Kira la vide riprendersi con calma il coltello e avvicinarsi all’uomo con l’inguine squarciato, che vedendola sopraggiungere, tentò di strisciare via tenendosi la ferita.
– I vermi come te meritano sorte peggiore di quella che hai avuto. – sibilò la donna con rabbia.
Poi, infilò lentamente il coltello nel collo dell’altro. Il sangue uscì fluido come la forza dei ricordi nella mente di Ofena. Non aveva potuto restare semplice osservatrice. Quella scena a cui aveva assistito, troppo le aveva ricordato un episodio della sua fanciullezza… Quando nessuno era
intervenuto ad aiutarla, neanche i suoi parenti. Sola, aveva strisciato nella polvere, profanata e pestata, cercando riparo e conforto, ma nessuno… Solo la luna le era stata amica e sembrava assisterla ed ella non aveva mai smesso di esserle riconoscente per questo. Quell’episodio aveva cambiato la sua vita in maniera radicale e messo le fondamenta a quello che lei era adesso. Aveva imparato a combattere. Non era più preda, era cacciatrice. Con questa consapevolezza, girò il suo sguardo da belva feroce verso la fanciulla che alzandosi tentava di riunire i lembi strappati della sua veste. Quell’incontro fortuito poteva rivelarsi utile.

 

Brano de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, romanzo fantasy, di M.S. Bruno

Vita e morte – Un #brano de “Le Terre degli Inganni”, romanzo #fantasy

La trappola dentata, arrugginita e smussata dagli elementi, era entrata nella sua carne profondamente. La mano che l’aveva brandita era stata feroce e senza pietà, eppure, oltre le nebbie del dolore, la sensazione di gelo che si alternava a quella delle braci ardenti, gli dicevano che era ancora vivo. Sì, lo era, si rialzò cauto Monar. La testa gli girava e i rossi raggi del sole erano simili a lame di sangue, ma era vivo e… solo. Manstet era sparito. Lo aveva creduto morto o forse prossimo alla fine e sicuramente poco ci mancava che così fosse davvero. Il sangue gli colava giù lungo il corpo, impiastricciando i suoi capelli e i vestiti, mentre le tante ferite dei denti arrugginiti che erano alla base del suo collo, gli pulsavano in maniera irrefrenabile. Seppe che sarebbe morto dissanguato se non avesse trovato aiuto, oppure lo sarebbe stato ad opera di qualche bestia feroce che avesse fiutato il suo sangue con l’arrivo della notte. Provò a camminare, ma non riusciva a stare dritto. Ogni passo non andava dove egli avrebbe voluto. Ma doveva raggiungere il suo cavallo, sempre se Manstet non se l’era portato con sé… Le palpebre gli si chiusero, mentre scivolava in ginocchio quasi senza rendersene conto. Non aveva più forze e in un soffio, con ironia, considerò che Manstet aveva vinto il loro combattimento e che la cosa faceva male al suo orgoglio. Era giusto pensare all’orgoglio, sentirlo ferito, mentre si moriva? Forse no, rise come se ridesse verso la morte stessa, ma era solo un uomo. E non c’era creatura più complicata… Faceva anche filosofia, adesso? Si prese in giro… Moriva, ma non in ginocchio, decise. Con le ultime forze si alzò in piedi e si forzò ancora a camminare. La sua spada, dov’era? Sul sentiero, si rispose. Non c’era altro da fare, doveva raggiungere la strada, sia se voleva tentare di salvarsi, sia se voleva morire con onore… E per una volta vita e morte seguivano la medesima via…

Da “Le Terre degli Inganni” di M.S.Bruno, secondo volume de “Le Terre degli Inganni”

 

Un brano da “LE TERRE DEGLI INGANNI”, romanzo fantasy

“Cytia degli Orsi aveva rivisto tornare Xaver e parte del suo seguito con estremo piacere. Le era rammaricato non poco vederlo partire, non solo per i misteri che portava via con sé, ma anche perché ne era rimasta affascinata. Ne era attratta, non poteva negarlo. Non era soltanto per il suo aspetto, ma ammirava anche il suo coraggio, la sua forza e il suo temperamento. Certo, il fatto che possedesse un bel corpo muscoloso e atletico, un mezzo sorriso, quasi in tralice, ammaliante, e occhi d’ambra che scrutavano con intensità, lo rendeva ancora più appetibile. Ed ora che Monar non c’era, era libera di comportarsi come meglio credeva nei suoi riguardi. Nessun legame di sangue univa lei a Xaver, quindi era caccia aperta. Lo avrebbe conquistato e forse avrebbero potuto guidare il Clan degli Orsi insieme… Anche se per far ciò lui avrebbe dovuto rinunciare al Clan dei Falchi. Dovette dare un freno alla sua immaginazione, ridendone con se stessa. Si stava comportando come una fanciulletta qualsiasi che sognava il suo sposo e l’abito da indossare. No, lei non era così! Era una guerriera, una donna avvezza a comandare sugli uomini e non a ricevere da essi alcun comando. Era la prima donna a essere diventata Erede e sarebbe stata quindi la prima a ricoprire il ruolo di capoclan. Come Signora degli Orsi, avrebbe generato dei figli che avrebbero portato il suo stesso nome e, qualunque uomo avesse scelto di sposare, sarebbe stato solo di secondaria importanza rispetto a lei. Xaver
avrebbe accettato tutto ciò? Certamente no. La sua indole lo portava a non essere secondo a nessuno, proprio come lei, ed era anche per questo che ella lo trovava irresistibile. Sarebbe stata una sfida anche portarselo a letto. Piacevole sfida! Sorrise Cytia, mentre invitava chi aveva bussato ad entrare…”

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Il Sigillo del Drago Infinito, il mio primo vero romanzo

Un’avventura fantastica, un viaggio tra mistero e intrighi, una lotta contro il tempo per impedire che un pericoloso libro di profezie venga ritrovato e aperto…”
IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno, disponibile su Amazon e con Kindle Unlimited

Genere: fantasy, epicfantasy

Link https://www.amazon.it/dp/B01ILP80IE

ebook 2,99€
cartaceo 15,98 €
TRAMA – In un mondo sconvolto da trame oscure di conquista e possesso, la vita di tre giovani si intreccerà a quella di un misterioso libro di profezie, un libro da leggenda talmente pericoloso da essere stato sigillato e nascosto. Così, Safav, unico sopravvissuto del suo villaggio, Ajhall, scanzonato marinaio capace di mettersi sempre nei guai, e Inoha, irruente e temerario guerriero, si ritroveranno in una lotta contro il tempo per impedire che Phalaha, detto il Corvo Nero, riesca nei suoi piani di dominio. Tra intrighi, tradimenti e complotti, Safav, Inoha e Ajhall, combatteranno perché i frammenti della chiave del Sigillo del Drago Infinito, che chiude il famoso libro di profezie nascosto nei recessi della foresta di Amixia, non cadano nelle mani del Corvo. In una girandola di colpi di scena, i tre si scontreranno con situazioni e avversari formidabili, forgiando se stessi e anche il mondo che li circonda. Uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…

Volume conclusivo – Seconda Edizione de “I Custodi dei Frammenti” e “La Spada e il Drago”

L’Erede Perduto… in una foto (o più)!

Foto di Giacomo Bruno

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L’EREDE PERDUTO

di M.S.Bruno

Disponibile su Amazon e con Kindle Unlimited 
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Due uomini destinati a diventar leggenda, due gemelli identici, ma guidati da un diverso fato… Xaver e Alwaid, il cavaliere e il veggente… Seguite le loro avventure!!!
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TRAMALa guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori. 

Il Sigillo del Drago Infinito… in una foto (o più)

 

Foto di Giacomo Bruno

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IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno
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ebook 2,99€
cartaceo 16,00 €
In un mondo sconvolto da trame oscure di conquista e possesso, la vita di tre giovani si intreccerà a quella di un misterioso libro di profezie, un libro da leggenda talmente pericoloso da essere stato sigillato e nascosto. Così, Safav, unico sopravvissuto del suo villaggio, Ajhall, scanzonato marinaio capace di mettersi sempre nei guai, e Inoha, irruente e temerario guerriero, si ritroveranno in una lotta contro il tempo per impedire che Phalaha, detto il Corvo Nero, riesca nei suoi piani di dominio. Tra intrighi, tradimenti e complotti, Safav, Inoha e Ajhall, combatteranno perché i frammenti della chiave del Sigillo del Drago Infinito, che chiude il famoso libro di profezie nascosto nei recessi della foresta di Amixia, non cadano nelle mani del Corvo. In una girandola di colpi di scena, i tre si scontreranno con situazioni e avversari formidabili, forgiando se stessi e anche il mondo che li circonda. Uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…

Volume unico – Seconda Edizione de “I Custodi dei Frammenti” e “La Spada e il Drago”

Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile

Il suo vestito da sposa era ormai quasi irriconoscibile. Strappato, lacero in più punti, con grosse chiazze di sangue non suo, rappresentava bene ciò che stava accadendo al castello, ma ella prestò attenzione solo un momento alla sua immagine riflessa nello specchio… Un fugace istante in cui l’occhio era scivolato su quella se stessa che subito non riconobbe, dal volto pallido, ma dallo sguardo deciso, per poi tornare sull’uomo ferito e semicosciente, sul compito di fasciargli la gamba. Halysia non aveva tempo per pensare, per recriminare, per piangere, per valutare quanto fossero cambiate le cose in… un’ora, qualche ora, una vita intera? Non lo sapeva e non aveva importanza. L’unica cosa che sembrava avere senso riguardava quelle persone che cercavano il suo aiuto. Con chi come lei non aveva subito i danni dello scoppio, si stava prodigando per i meno fortunati. Ma per quanto facessero, sembrava che il flusso dei feriti che venivano portati nelle stanze dell’Erede non dovesse avere fine. Le voci, poi, che giungevano con loro non erano rassicuranti. Si parlava di un attacco, di nemici che avevano assaltato il castello e dei loro soldati impegnati a trattenerli e scacciarli.

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S. Bruno

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo…

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo. Ferme, pesanti, gravavano su tutto con caparbia tenacia, ma era normale, si disse l’uomo, che in quel periodo dell’anno le Terre del Vento vedessero poco la luce del sole, seguendo le bizze e i desideri del vento. Ora questo era assente e tutto era completamente immobile, bloccato e stagnante sotto quella cupola grigio scura. Pareva che gli animali, gli uccelli e persino gli alberi e gli arbusti fossero in attesa… in attesa della tempesta che percepivano prossima, del ruggire degli elementi che prendeva forza, là, fra le nubi… Ed era così che egli si sentiva nel profondo. Scoccò una nuova occhiata dalla finestra del salone cercando di ricacciare dentro di sé la sua rabbia fremente, e per un attimo gli occhi grigi di Manstet sembrarono simili a quel cielo che egli aveva ammirato. Ma doveva mostrarsi calmo. Non poteva permettersi di essere ancora di più oggetto di scherno da parte degli altri del clan. Doveva forzarsi a un atteggiamento che non gli era proprio, mostrando di non curarsi minimamente delle voci che giravano per il castello. Ma poi erano soltanto voci? Si chiese stringendo il pugno fino a farsi diventare bianche le nocche, fino a sentire la pressione delle unghie sul palmo… Ripensò a quell’odioso e borioso sbarbatello per cui rischiava di perdere tutto… Xaver … Lo odiava, più di quanto odiasse il vecchio che portava lo stesso nome.

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno
#fantasy #epicFantasy #Amazon #KindleUnlimited #Kindle

Vendetta e paura…

“Akaupat sedeva tranquillo nei suoi appartamenti, aspettando che, prima o poi, qualcuno gli comunicasse la nefasta notizia. Fra sé provava il modo migliore per dimostrare a chiunque glielo riferisse la sua sorpresa e il suo rammarico per una così grave perdita. Guardava allo specchio il suo viso spremere ipocrite lacrime e improvvisamente scoppiò a ridere, pienamente e di gusto, riempiendo la stanza dello squillo delle sue risate… E ciò che vide lo specchio fu la contorsione di un volto corrotto e malvagio, tracotante nella certezza di non esser mai scoperto.

Netto, nella stanza risuonò un rumore sordo e la porta cedette al calcio di Inoha. Accecato dall’ira, il giovane si gettò su Akaupat, che ancora con lo specchio in mano urlò di terrore.  Il figlio di Partaf serrò le mani intorno al collo dell’uomo che, sentendosi perduto, cercava di dibattersi sguaiatamente… E Inoha strinse la presa, ancora e ancora, sempre più, fin quando Akaupat sembrò cambiare colore… Negli occhi del giovane guerriero vi era solo il desiderio ardente di vendetta, cieco dolore che si era tramutato in furia. Akaupat fissando con terrore quello sguardo, sentiva lentamente il fiato scivolare via con la sua vita e capiva che per lui non ci sarebbe stata pietà. Poi, molte mani afferrarono con forza il giovane, impedendogli di perpetuare il suo proposito di vendetta sull’uomo, che ormai libero continuava a fissarlo terrorizzato, toccandosi il collo dolorante. Il governatore di Aium non aveva neanche la possibilità di parlare adesso, ma le sue urla di prima erano riuscite a richiamare delle guardie. Queste, consce solo dello stato d’allarme, ignare del resto, avevano visto solo l’aggressione subita da Akaupat, e mentre alcune di loro tenevano saldamente Inoha, altre si sinceravano dello stato di salute del governatore di Aium.

Akaupat, però, non li ascoltava, non ci riusciva, solo un pensiero ossessivo gli girava in mente, acutizzando la sua paura fino a livelli estremi: il figlio di Partaf aveva scoperto tutto, in qualche modo. Presto tutti avrebbero saputo. E il mondo intorno ad Akaupat iniziò a girare, suoni, voci, persino i contorni delle persone avevano perso consistenza, mentre la paura si impossessava sempre più della sua mente…. Si alzò traballando e cereo in volto cominciò a correre via, sotto lo sguardo attonito di chi non capiva il perché del suo comportamento. Inoha, intanto, era riuscito a divincolarsi dalle guardie che lo tenevano e sguainando la spada si era messo all’inseguimento di Akaupat. Anch’egli assente al mondo esterno, accecato dalla rabbia, non si era degnato di parlare a coloro che volevano fermarlo, solo il traditore esisteva e ciò che questi si sarebbe meritato. Il resto era solo un ostacolo da superare. Rovesciò mobili e sbarrò porte, ma riuscì a seminare chi lo inseguiva…

Akaupat corse traballando via, guardandosi di tanto in tanto alle spalle. Piangendo e lamentandosi aveva in mente solo la fuga. Era il terrore a dargli la forza di correre e fuggire via da colui che ormai era vicino.  Non vedeva dove stava dirigendosi, sapeva solo di dover fuggire. Così, correndo per i corridoi infiniti del Palazzo del Consiglio, non riusciva a scovare una via d’uscita. Chiuso in un labirinto, questo gli sembrava… Poi, le parole di Inoha, scandite e con voce fredda, a spezzare il silenzio…

– Maledetto, ti scoverò! Pagherai il tuo tradimento…Hai dato il primo colpo, ma non potrai vantartene! –

Akaupat non capiva da dove giungesse quella voce di morte, ma gli sembrò che fosse da molto vicino, così, in un gemito di pianto, entrò nella prima stanza che incontrò. L’uomo bloccò la porta dietro di sé con uno scaffale e si guardò intorno in cerca di una via di fuga o di un posto dove nascondersi. La polvere giaceva da anni, in quel vecchio studio, e i mobili antichi erano ricoperti da teli sporchi e laceri. La luce delle stelle penetrava da una finestra, congelando la stanza come fuori dal tempo… Forti passi echeggiarono nel corridoio e la maniglia della porta si abbassò piano, sotto gli occhi terrorizzati del governatore di Aium. Ed egli si guardò ancora intorno, ma nessun luogo lo avrebbe nascosto. Il panico cresceva in lui, man mano che l’uomo dietro la porta si faceva sempre più insistente nell’aprirla… E Akaupat vide la finestra e una possibilità di fuga.  Come lepre, corse verso di essa e avventandosi sopra cercò di aprire la maniglia arrugginita. Intanto colpi sordi di metallo provenivano dalla porta, e Akaupat capì di non aver più tempo. Con un supremo sforzo riuscì ad aprire la sua ultima possibilità di fuga, ferendosi profondamente a una mano e, con slancio, si affacciò al balcone… Era al primo piano del palazzo, dalla parte delle scuderie e, sotto proprio quella finestra, vi era un covone di paglia… Akaupat pensò che finalmente era stato fortunato. Poteva saltare sul quel covone senza riportare alcun danno e poi scappare con un cavallo il più lontano possibile. Ma sì, certo, si diceva, poteva chiedere aiuto al comandante dell’esercito che stava per giungere… Quell’uomo gli doveva una ricompensa… Intanto i rumori presso la porta si erano fatti sempre più forti e insistenti. I cardini stavano per cedere e presto Inoha sarebbe stato in quella stanza per ucciderlo, così Akaupat salì sulla balaustra e si lanciò nel vuoto, fiducioso di potersi salvare… Ma il nero della notte aveva celato agli occhi agitati di Akaupat la verità…”

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

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