“Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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“Sono una moglie e una mamma. Laureata in Lettere Moderne, adoro leggere e, benché scriva fin da bambina storie e romanzi, non mi piace definirmi una scrittrice. La verità è che lo scrivere per me è qualcosa di molto personale. Essendo io stessa la prima compagna di giochi di mia figlia, ho stimolato la sua creatività con i miei racconti. Ora che è diventata grande, ha scovato un mio romanzo, “Il Monastero dell’Arcangelo”, lo ha letto e le è piaciuto. La sua personale “crociata” con le mie reticenze ha portato alla pubblicazione di questo in un formato che conosco grazie a lei: l’ebook. Non so in che guaio mi ha messo. Non so dove mi porterà questa avventura. So solo che amo questa storia, come amo ogni  storia che scrivo.”

Rosalba Bavastrelli

Ispirazione

Altro giorno, altro avventore alla Locanda dell’Inchiostro Versato… Diamo il benvenuto a Rosalba Bavastrelli, una professoressa che ama fantasia e realtà….

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Scrivere per me è sempre stato molto importante: esternavo nei diari, interrogando me stessa, le mie ansie, cercando i “perché” a gioie e dolori…Ero una ragazzina e la mia fantasia andava sempre più accrescendosi, mentre curiosavo tuffandomi in generi a quel tempo quasi tutti d’avventura. Non disdegnavo però opere più impegnative, come “Le mie prigioni” del Pellico, che  ho riletto più volte, una gradevole ossessione. Non avevo certo a quei tempi la maturità per capire tutto, ma mi dilettavo nello scoprire il mondo…e cosa meglio dei libri per farlo? Quindi cominciai, quasi naturalmente, a  scrivere storie mie. Lo facevo per me, per il piacere personale che ne ricavavo.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Sono laureata in Lettere Moderne. Questo ha senz’altro influito sul mio modo di scrivere di quand’ero ragazza, ma  siamo tutti il prodotto di tante cose: dei nostri gusti personali, della nostra indole, delle vicende della nostra vita, oltre ciò di cui veniamo a conoscenza attraverso letture o media. E come siamo scriviamo. Credo di essere da tempo padrona di uno stile tutto mio.

Scrivi fin da bambina. Qual è il tuo genere preferito?

Non il noir. Non il giallo. Piuttosto vengo attratta dal fantasioso, se non eccede, dalla fantascienza, se entrambi comunque hanno per centro l’uomo e la sua umanità, non mostri o creature false e distorte. E le storie d’amore, sincere e semplici, mi piacciono, specie se condite da un po’ d’avventura. L’introspezione dell’anima umana, per quanto sia possibile, è molto intrigante…

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

“Il Monastero dell’Arcangelo” nasce dal voler esplorare la noia e la ricerca di sé di un giovane uomo, che ho collocato su di un sentiero innevato ai margini di una foresta…Tutto il resto è venuto poi.

I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Tanti. E ruotano tutti intorno ad Erick, il protagonista…assieme alla lupa! La lupa è un “personaggio” unico, la sua comparsa ha dato vigore al racconto, e a me che mi sono divertita a “navigare” nel fantasioso, quasi smentendolo poco dopo, cioè dando una possibile spiegazione logica a ciò che pare irreale…Il risultato è che lascio ad intendere che a quelle spiegazioni credo poco anch’io! Almeno così spero. E ciò mi piace.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Erano gli argomenti giusti in quel momento della mia vita.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Nessuna noia. Le idee mi venivano una dopo l’altra. Un avvenimento stimolava il seguito, quasi naturalmente. Quindi gioia, solo la gioia di inventare! Un aneddoto? Non ne ho, ma è  accaduto che la notte pensavo ad Erick, agli abitanti del paese e del monastero…e alla lupa, ovviamente, come se esistessero davvero.

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Io non so se è diverso. E’ particolare, è mio, quindi è unico, perché tutti siamo “unici”.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Ho molta propensione per l’ebook, penso che sia il futuro della prosa, ma purtroppo il cartaceo qui da noi, in Italia, è ancora insuperabile.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Non chiederlo a me. Non ho alcuna stima in chi non rischia puntando sulle nuove leve, in qualsiasi campo, anche e soprattutto in quello dell’editoria! Qualcosa dovrebbe cambiare, in effetti molto dovrebbe cambiare…

Non ami definirti “scrittrice”. Perché? E quando si può essere definiti scrittori?

Infatti. Io invento storie, so di saper scrivere bene, ma non sono una scrittrice. Non ne farei una professione, anche se per un fato incredibile fossi chiamata a farlo.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Aspettare che la Musa mi ispiri! Così tornerò a divertirmi…

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Allora facciamole un grosso “in bocca al lupo!”… Speriamo torni a divertirsi presto, cosicché possa scrivere altri romanzi!

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Maria Stella Bruno