Io, ospite de “Il Salotto delle Muse”

11987077_976560615736040_9095125611266958567_nLe Muse sono le eterne compagne di noi scrittori ed oggi posso dire di essere entrata ufficialmente nel loro “salotto”… A chi devo questo pass speciale? Ma a Maria Pace che ha voluto “chiacchierare” un po’ con me… Risultato? Una bella intervista di cui vi lascio il link ^_^ : IL SALOTTO DELLE MUSE

Grazie Maria!!!!

Intervista:

1) Innanzitutto ci dica qualcosa di lei. Chi è Maria Stella Bruno.
Sono una persona che ama leggere e sognare pur mantenendo “i piedi per terra”. Mi piace conoscere sempre cose nuove. Sono curiosa verso tutto ciò che di “bizzarro” e unico può riservare la natura e l’universo. Per questo, mi definisco una lettrice “onnivora”… Fantasy, avventura, fantascienza, poesia, saggistica, filosofia, mi piace ogni genere se ben esposto. Per me, uno scrittore non deve solo narrare una vicenda o un fatto, ma deve anche saper affascinare, coinvolgere il lettore… ed è quello che spero di ottenere con i miei scritti…

2) Quella della scrittura è una passione che ha sempre avuto o che sta coltivando solo da qualche tempo?
Direi da sempre, anche se dal principio, da bambina, era solo un gioco discontinuo ed emulativo… Osservavo mia madre intenta a scrivere ed io cercavo di fare altrettanto. Nell’adolescenza tutto è cambiato. Ho iniziato a leggere molto ed il passo da essere una “semplice” lettrice a mettere su carta le mie storie è stato breve, anche se graduale.

3) Come nasce l’idea di un libro?
“I custodi dei frammenti” è nato da una mappa… Sì, prima ho immaginato il luogo in cui si svolgeva la vicenda e poi ho iniziato a pensare alle genti che ci vivevano, ai loro usi e tradizioni e via dicendo, fino ai contrasti e alle guerre… La mia attenzione infine si è concentrata su un contadino del luogo e… beh, ho cominciato a scrivere… Il tutto ha trovato compimento ne “La Spada e il Drago”, creando la saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”…
Per quanto riguarda la raccolta di poesie, “Clessidre Notturne”, è l’espressione di momenti lirici, di attimi unici che dall’adolescenza mi hanno condotto alla maturità… La poesia non nasce da un’idea, ma da una sensazione…

4) Ci parli un po’ del suo libro
Come già accennato, “I custodi dei frammenti” e “La Spada e il Drago” sono un’unica storia che inizia con la sventura capitata ad un uomo umile. Ma quella che sembra una semplice storia di vendetta poi si apre a ventaglio su molti altri personaggi intingendosi di mistero e avventura, sempre in cerca di quesiti, come “esiste il destino?” o “si può prevedere il futuro?” …Una storia, quella da me scritta, che si discosta un po’ dal fantasy tipico dato che non sono presenti le classiche caratterizzazioni del genere…

5) Il suo libro ha riscosso vari successi. Vuol parlarci un po’ dei Premi e dei Riconoscimenti attribuiti al sui libro?
Beh, molte mie poesie sono state inserite in diverse antologie ed una, “In un soffio di vento”, si è aggiudicata il primo posto nel premio letterario “Il Club egli autori 2002-2003”. Ricordo che alla premiazione ero così emozionata da non essere riuscita a guardarmi intorno… e prima di salire sul palco, ho avuto la tentazione di scappare… In seguito, nella sua prima edizione, con un titolo diverso, “I custodi dei Frammenti” si è aggiudicato il secondo posto nel premio letterario “N. Giordano Bruno 2006” XV ediz. e poi sono stata insignita del premio in ricordo di Anna Moleti Belfiore come scrittrice esordiente, ma anche di quegli eventi ricordo solo la grande emozione…
Questi sono i riconoscimenti “ufficiali”, che lusingano e confondono, ma sono quelli di ogni giorno, che provengono dalle persone che leggono i miei scritti che io apprezzo di più… E neanche da quel punto di vista mi posso lamentare!

6) A quale genere letterario appartiene il suo libro?
Lo definirei d’avventura, ma è anche un fantasy per concetti come “preveggenza” e per il mondo “alternativo” in cui si svolge, un medioevo diverso e uguale al nostro.

7) Quali sono i generi letterari che lei preferisce?
Non ho un genere preferito. Dipende molto dal momento in cui me lo si chiede… Per ora, per esempio, mi sento più affine a quello fantascientifico… forse perché sto scrivendo un romanzo di quel genere…

8) Quali sono secondo lei gli ingredienti necessari per un buon libro?
Deve essere scorrevole nello stile, affascinante nei toni, intrigante nei temi, emozionante per i colpi di scena… Questo è ciò che tento di fare per offrire qualità e intrattenimento ai miei lettori.

9) Quali progetto ha per il futuro?
Progetti ne ho tanti, molti in sospeso. Di prossima pubblicazione sarà un nuovo romanzo, “L’Erede Perduto”, un fantasy d’avventura che si rifà al mondo della saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”. Narra le vicende di un veggente e di suo fratello e del loro destino che pian piano si compie… Poi, ho concluso un romanzo di fantascienza, “Nuova Era”, e per adesso ne sto scrivendo il seguito… Ho in cantiere anche diversi racconti e una nuova raccolta poetica… in pratica, la mia penna abbandona di rado il foglio!

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Una pausa per la Locanda…

L’iniziativa che ho sostenuto per più di un mese, ovvero La Locanda dell’Inchiostro Versato, vede oggi l’ultima intervista… almeno per un po’. Sono per prima cosa una scrittrice, quindi, riprendendo la penna in mano, non avrò molto tempo per dedicarmi ad altro. Non abbandono però il progetto!!! Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e quanti lo avrebbero voluto! Alla prossima, quindi… ^_^

Interviste della Locanda dell’Inchiostro Versato

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Poesia: cura per il dolore – Intervista a Davide Uria

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davide uria Davide Uria – Nasce a Trani nel 1987. Luogo di riferimento la sua città natale diventa fondamentale per l’evoluzione della sua poetica. Nel 2005 Partecipa e si aggiudica il terzo posto al Concorso Nazionale di Poesia e l’anno successivo è ospite alla manifestazione Notti di Poesia a Cassano Murge (BA). Nello stesso anno si diploma presso l’istituto di Grafica Pubblicitaria di Andria (BT). Nel 2008 lavora alla redazione di un libro gestito ed edito dal collettivo della facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università degli Studi di Bari, dal titolo LIBERTA’ D’ IDENTITA’. Nel 2010 comincia il suo percorso universitario presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Dal 2 all’ 8 gennaio 2012 presso il palazzo palmieri di Trani cura l’allestimento e la grafica di un evento artistico intitolato “minuscule”. Il 4 febbraio 2012 pubblica “A cosa serve un cuore?” (poesie 2002-2011) con Edizioni Il Pavone . Il 28 luglio 2012 è selezionato per partecipare a “Notte di Poesia al Dolmen”. Nel settembre dello stesso anno due poesie estratte dalla sua raccolta “A cosa serve un cuore?” vengono pubblicate nel numero di settembre di Pastiche. Il 2012 è anche l’anno in cui si intensifica l’attività dedicata all’arte visiva realizzando un progetto illustrativo “Genealogies” Il 5 marzo 2013 inizia la sua collaborazione con la rivista JUST KIDS cura una rubrica di illustazione e poesia PAROLAimmaginata. Il 7 marzo è ospite, con la sua raccolta “A cosa serve un cuore?”, alla rassegna di poesia “Parola di poeta” presso il teatro Mimesis di Trani. Il 16 luglio 2013 si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Il 2 gennaio 2014 esce UNTITLED un piccolo progetto di poesia supportato da Patamu.

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato  oggi ospita Davide Uria. Il nostro autore è un poeta che nella sua raccolta “A cosa serve il cuore?”, espone se stesso in versi sofferti. Ma basta alle ciance! Facciamolo sedere ad uno dei nostri tavoli e cerchiamo di conoscerlo meglio…

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Una passione è un fattore fondamentale per la propria vita, per crescere, per avere obiettivi. Quando rintracci la tua strada puoi ritenerti fortunato, perchè tutto ciò che fai è rivolto alla realizzazione del proprio sogno. Combatti ogni giorno per concretizzare i tuoi progetti di vita. Una passione è come l’ossigeno, aria, è linfa vitale. Per questo motivo credo che la mia attitudine alla scrittura non sia nata in maniera del tutto casuale, sin da quando siamo bambini siamo in un certo senso segnati e destinati a intraprendere un certo tipo di percorso.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Non ho un modello, ma tante sono le letture che hanno fortemente influenzato la mia raccolta, tra cui: Artaud, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Merini, Lorca.

In che modo ha influenzato la tua poetica Trani, la tua bella città?

Trani è una città bellissima ma al contempo segnata e abusata. E’ come una prostituta, usata e abbandonata. Come tante altre realtà meridionali vive la sua condanna e condizione di paese del sud. Ogni anno è una nuova scommessa per la città, ma ogni anno la situazione è sempre la stessa. Nonostante questo la amo, soprattutto in questi mesi, quando l’estate finisce e tutto torna alla normalità, tutto diventa così meravigliosamente nostalgico.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ispira i tuoi versi?

Sicuramente la necessità di esprimersi ha giocato un ruolo davvero importante. Sono partito principalmente dal mio bisogno, senza un secondo fine, non stavo scrivendo l’opera che avrebbe scalato le classifiche, al contrario, stavo comunicando me stesso, mettendoci il cuore e l’anima. La raccolta nasce casualmente dall’incontro con la casa editrice, che ha creduto fortemente in me e nelle mie potenzialità.

I temi fondamentali della tua raccolta poetica sono…

La mia raccolta racchiude una moltitudine di temi e sensi. Sono poesie differenti tra loro seppur legate da un tema comune che le rende coerenti e genuine per l’intera raccolta. Sono versi che nascono da un disagio interiore, dalla necessità di rintracciare un senso primordiale a ciò che facciamo nella vita. Una ricerca analitica nelle paure, nel disagio e nella lotta quotidiana che ci spinge ad adattarci alle situazioni e a viverle diversamente per ciò che siamo. Un viaggio all’apice della sofferenza che culmina con un discernimento, siamo irrimediabilmente soli nella nostra tristezza.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Trattare questi temi ha reso tutto un po’ più semplice e chiaro, è stato come disintossicarsi. Spesso viviamo nell’oscurità senza rendercene conto, e in quei dieci anni sono riuscito pian piano a risalire verso la luce e ha trovare una cura per il mio dolore. Ecco perchè ho affrontato questi temi, bisogna attraversare la tragedia per liberarsi dalle proprie angosce. E “A cosa serve un cuore?” è stato proprio questo: un antidoto contro i mali del mondo.

Le “gioie e dolori” dell’essere poeti. Qual è la tua poesia più “sofferta”? Quale la più ottimista?

Sicuramente la più sofferta è “Ennesima piaga” una poesia che si apre con la lucida, consapevole e drammatica immagine di un discernimento, vissuto tra l’ “arco vitale” e “il mortale sapore della malattia”. Decisamente fluido è il passaggio dal sentire “particolare” al dolore “universale”, attraverso cui il lettore viene immerso nella comune vertigine della sofferenza. Mentre la più positiva è “Infiniti fili d’oro“, una poesia che ho dedicato alla mia sorella gemella, persona con cui ho sempre avuto un forte legame e una forte intesa. Gli infiniti fili d’oro sono i suoi biondi capelli, ma anche gli anni vissuti insieme, dei tempi andati, della nostra infanzia.

Perché leggere “A cosa serve un cuore?”?

Secondo me “A cosa serve un cuore?” è una raccolta non semplice da assimilare. Ma già nel titolo contiene tanti interessanti spunti per riflettere. Poi, in fondo, chi nella sua vita non si è mai posto questa domanda?

Modernità e poesia. Crisi e letteratura. Come si rapporta il tuo essere poeta con tutto ciò?

La crisi è ormai il nostro pane quotidiano. Tutto nasce da una crisi, anche la mia raccolta ha  le sue radici nella sofferenza. In un paese come il nostro gli emergenti sono visti in un ottica non propriamente positiva, non sei nessuno e se non sei nessuno, non arrivi da nessuna parte. A volte mi sembra di perder del tempo, noto una scarsa attenzione e interesse da parte dei più, compreso in chi ha valutato e investito sulla tua opera. Credo però che per me l’arte sia fondamentale per vivere meglio, quindi non mi preoccupo più della reazione di un potenziale pubblico, penso soprattutto a me stesso.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Non mi sento adeguato per poter dare dei giudizi. Sono due mezzi differenti con le loro qualità e difetti. In fondo nessuno ci vieta di poter scegliere tra uno o l’altro.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando fai tutto da solo è davvero difficile. La casa editrice si è solo occupata dell’editing, pubblicazione e distribuzione. Che è già tanto in un paese dove per pubblicare devi pagare, e anche tanto. La promozione è affidata a me, alle mie potenzialità, forze, tempo, pazienza, esperienza. Limiti, sempre tanti limiti da tener in conto, cose su cui puoi investire e altre no. Ma se non vendi che fai? Promozione per gloria? Alla fine si opta delle soluzioni più cheap o completamente gratis, privandosi di certe strade più efficaci. Lavoro nella comunicazione, con i social e l’investimento, anche di denaro, con la partecipazione di un team sarebbe la strategia più efficace, ma non tutti la pensano come me.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Attualmente sono alle prese con un progetto social dal titolo #unversoaldì, consistente nella pubblicazione giornaliera di un verso estrapolato da una delle poesie della raccolta “A cosa serve un cuore?”. L’ idea nasce con l’intento di lasciare traccia, per far riflettere o semplicemente far incuriosire. Stimolare il pensiero e le menti o la parte poetica che si nasconde dentro ognuno di noi. L’iniziativa si svolgerà principalmente sulla mia pagina facebook ufficiale, su instagram e sul profilo twitter.

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Grazie, Davide, per la tua partecipazione! ^_^ Come poetessa, capisco quanto possa essere  “intima” e unica una raccolta di poesie.

Un grossissimo “in bocca al lupo!” per tutto!

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Maria Stella Bruno

Ammirando Robert De Niro – Intervista a Stefano Falotico

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Stefano Falotico 

Stefano Falotico nasce a Bologna il 13 Settembre del 1979. Il suo esordio letterario è del 2005. Una passeggiata perfetta (Joker Edizioni). Da allora, ha sperimentato vari generi, tentando sempre di rinnovarsi, passando da saggi di Cinema, sua fervida e inesausta passione, a romanzi noir, talora surreali, altre volte intimistici, tutti comunque incentrati su storie forti, oscure, a tinte variegate. Storie difficili, di personaggi tanto coraggiosi caratterialmente quanto fragili dinanzi al respiro sempre ferente della vita. Ritratti di vita vissuta o immaginata, ove comunque le anime hanno assoluta predominanza.

Ispirazione

Oggi è venuto a trovarci alla Locanda dell’Inchiostro Versato un vero appassionato di cinema, un fan sfegatato di Robert De Niro, che ci parlerà del suo saggio dedicato al popolarissimo attore,  intitolato appunto “Robert De Niro, l’intoccabile”. Ma lasciamo che ci spieghi meglio l’autore, Stefano Falotico  ^_^

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce per caso. Anzi, questa mia passione per la scrittura credo sia nata e originatasi per un’urgenza della mia anima. Innanzitutto, partì tutto da un personale, necessario desiderio d’esternare le emozioni del mio sentire interiore. Credo che, potenzialmente, ogni persona sia uno scrittore, solo che molte persone non lo sanno oppure reprimono, per timori infondati, per inibizioni sciocche o paura del ridicolo, poiché scrivere fa “rima” anche con esporsi e “denudarsi”, quel che covano dentro e purtroppo offuscano per non scovarlo. Preferiscono spesso celare la propria anima, non scandagliarla, o semplicemente vivono superficialmente. Non vorrei apparire arrogante. Sembra quasi, detta così, che tutti siano “obbligati” a diventare “scrittori”. Voglio solo dire che sento e parlo con molti ragazzi che mi confidano di aver voglia di poter scrivere appunto un libro ma poi, ripensandoci, dichiarano tristemente che non ne sono capaci. Ecco, è un inganno che compiono a sé stessi. Sanno benissimo che scrivere non richiede solo talento, e semmai non ne difettano, ma anche sacrificio, dedizione e volontà introspettiva. E guardarsi dentro significa soffrire. Soffrire significa scrivere. Scrivere poi significa, a sua volta, gioir(n)e.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Il mio background, diciamo, non lo conosco neppure io a esser sinceri. Sin dall’infanzia, leggo di tutto. Posso però dichiarare che, appunto, non precludendomi nulla, non ho pregiudizi. Vado a “istinto”, diciamo così. Se entro in libreria, è come seguissi un sesto senso che mi conduce poi ad acquistare un libro che, semmai, fino a quel momento, non avrei mai e poi mai pensato di acquistare.
No, non ho nessun modello in particolare a cui m’ispiro. Anche se riconosco che scrittori come Dostoevskij, Edgar Allan Poe, William Burroughs, solo per citarne alcuni, hanno avuto la loro indubbia influenza.

3. Dalla sua biografia apprendiamo la tua predilezione per le storie “ove comunque le anime hanno assoluta predominanza”. In che senso? Nel degrado o nel rinnovamento?

A parte i miei saggi “autarchici”, come amo definirli io, ogni mio “vero e proprio romanzo” è quasi sempre incentrato su uno o più personaggi centrali. Prima d’iniziare un romanzo, infatti, penso ai cosiddetti “characters”, se vogliamo usare un termine cinematografico. E, se mi permette di giocare con le parole, poi ne definisco i “caratteri”.
La storia si crea di conseguenza.

4. Parlaci del tuo saggio, di come ti sei confrontato con un “mito vivente” quale Robert De Niro.

De Niro è una delle mie maggiori “passioni” dall’adolescenza. Non per vantarmi ma, avendo visto tutti i “suoi” film, essendo un immarcescibile aficionado di Robert, posso asserire di esserne oramai, oltre che fervidissimo ammiratore, un indiscutibile esperto in materia.
Naturale quindi che, essendomi cimentato anche con dei saggi di Cinema, prima o poi dovessi andare a parare su di lui. Inevitabile, direi.

5. A parte la tua personale predilezione, cosa ti ha portato a trattare proprio di De Niro? Quando nasce l’idea?

L’idea, come già si può intuire da quanto già detto, nasce quasi come un “obbligo”. Insomma… “Son fan da sempre di De Niro, scrivo e non gli ho mai dedicato un libro?”, mi son chiesto qualche mese fa.
Perciò, innanzitutto ho cominciato a raccogliere molte delle recensioni dei suoi film, che avevo già scritto e custodito nei documenti del mio hard disk, alcune peraltro pubblicate anche su alcuni siti di Cinema, le ho riviste, corrette, ne ho aggiustato il tiro, e le ho messe come “punto fermo”. Dunque, ho organizzato la mia “monografia”, alternando, anche “alterando”, eh eh, i maggiori film da lui interpretati, avendoli visti e filtrati col mio occhio un po’ di “parte” e quasi da “innamorato”, associandoli ad aneddoti, episodi e curiosità.

6. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura e nella ricerca? Condividi qualche aneddoto…

In questo caso, poche difficoltà. Come detto, so pressoché tutto su De Niro. Il mio compito è stato organizzare il mio “archivio” di “espertissimo” in materia e provare a creare qualcosa, spero, di originale, piacevole, informativo e brillante.
È un saggio particolare… nel quale, mi son immaginato come padrone di una biblioteca parigina. Un bibliotecario con la passione, appunto, per De Niro, che decide di dedicargli un libro. Libro che, una volta terminato, entrerà di diritto nella sua collezione pregiata da “custode” di tal pezzo raro e di eterno “antiquariato”. Non antiquato, eh eh, ma “antiquariato” nel senso appunto di esemplare unico e “sacro”.

7. Perché il lettore “non innamorato” di De Niro dovrebbe apprezzare il tuo saggio?

Semplicemente, perché di De Niro ne parlo io e non lui, che non ne è “innamorato”.
Perciò, se volesse innamorarsene, chi meglio di me può guidarlo a divenirne un miglior “amante”?.

8. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro? Pregi e difetti.

Il cartaceo ha un fascino insuperabile, sempre lo avrà. Sfogliare le pagine, toccare il libro con mano, dà la sensazione di essere un tutt’uno col suo autore. Poi, per le mie recenti pubblicazioni, ho scelto il formato tascabile. Così, il lettore può farsi accompagnare ovunque dal mio libro.
L’eBook non ha ancora così “piede” come all’inizio della tanto sbandierata “rivoluzione digitale” si poteva desumere. Il costo di un libro digitale è assai inferiore rispetto al libro in cartaceo, verissimo, ma ho scoperto che molta gente preferisce comunque il cartaceo.
Personalmente, non amo neanch’io leggere o acquistare un libro in eBook. Ma, con le mie pubblicazioni in entrambi i formati, offro la possibilità all’acquirente di poter scegliere ciò che più lo aggrada.

9. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Sono moltissime le difficoltà. Diciamo che, sinché si è sconosciuti, nessuno, dico nessuno, ti prende in considerazione. In linea teorica, potresti essere un fenomenale genio della Letteratura mondiale ma, dalle piccole fin alle più grandi casi editrici, anzi, soprattutto quest’ultime (duole ammetterlo, perché dovrebbero essere proprio quelle “designate” a scoprire e valorizzare i futuri e innovativi talenti), ti scartano a priori. Mandi il tuo manoscritto e lo cestinano, senza neppure “aprirlo”. Non è un problema da poco, che dice? Se già non sei conosciuto e vengon purtroppo favoriti quasi esclusivamente solo i “grandi” nomi già affermati o, peggio, i raccomandati, non vedo come uno possa farsi conoscere.

10. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Questione di giorni, e sarà disponibile alla vendita in cartaceo ed eBook il mio nuovissimo “La pallida ipocondria della Luna”, già acquistabile però in Kindle-Amazon.
Inoltre, sto terminando di scrivere il mio seguito de “Il cavaliere di Alcatraz”.
Ma non posso rivelare altro…

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Una vera passione va sempre premiata e la dedizione del nostro autore nei confronti di De Niro è encomiabile, ma d’altronde Robert è un bravissimo attore, uno di quelli che rende indimenticabile un film solo per la sua presenza scenica. Di veri artisti della recitazione ce ne sono davvero pochi… Robert De Niro è fra questi!

Ringraziamo Stefano per la sua partecipazione ^_^

Per restare in contatto con l’autore:

Stefano Falotico – sito

Maria Stella Bruno

Un cassetto dei sogni dischiuso per Lorena Milano – Intervista

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Lorena Milano

“Da sempre amo leggere e fin da piccola ho sentito la necessità di riversare su fogli pensieri, emozioni, considerazioni, sotto forma di poesie o di racconti. Spesso la mia casa è sparsa di pezzetti di carta con su scritto un mio pensiero immediato, o una citazione che ho sentita subito mia, o una poesia o la trama di un probabile racconto. Da qualche anno scrivo le mie considerazioni ed i miei racconti su un blog, anche se non sempre riesco a seguirlo ed aggiornarlo causa impegni familiari e lavorativi. Avrei voluto fare la scrittrice ma mia madre, molto più pragmatica di me, mi ha indirizzata verso ambiti lavorativi più sicuri. Quindi sono da circa trent’anni una dipendente della sanità ospedaliera e da 5 coordinatrice in un reparto ospedaliero. Ma l’anima della scrittrice…quella è rimasta mai sopita e ogni tanto…esce fuori!”

Lorena Milano

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato è sempre più frequentata! Questo mi rende felice ^_^ Oggi presentiamo la scrittrice Lorena Milano e la sua raccolta di racconti “Tutta colpa del blog”.

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

La mia passione per la scrittura è stata, per me, una naturale conseguenza dell’amore per la lettura che io ho nutrito fin da piccola. Quando, da bambina, ero costretta a stare a letto per la febbre, mia mamma sapeva che per consolarmi e farmi felice non doveva comprarmi un giocattolo, ma un libro di fiabe illustrato.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Dopo le fiabe, crescendo, ho iniziato a leggere quelli che io definisco “classici per signorinette” della mia generazione, ovvero Jane Austen, Charlotte ed Emily Bronte, Louisa May Alcott, Emily Dickinson. A questi aggiungo altri classici “scolastici” ovvero il libro Cuore, Guerra e Pace, I Malavoglia. Dalla biblioteca della scuola media ho attinto casualmente alla prima biografia e si trattava di un personaggio geniale e tormentato:Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.Ne fui talmente colpita che grazie a lui incominciai ad amare la pittura. Man mano, diventando quasi adulta si è allargato e approfondito il ventaglio delle mie letture: Svevo, Pirandello, Tolstoj, Joice, Baudelaire, D.H.Lawrenece, W.S.Maugham, Moravia, Buzzati, Silone, Agata Christie, Hemingway, Sciascia, Buzzati, Maraini, Erica Jong, fino ai contemporanei dei nostri giorni. Non mi rifaccio ad un modello in particolare, diciamo che dalle tante letture assimilate viene fuori il mio prodotto, filtrato dalle mie emozioni.

La realtà ospedaliera, tua costante lavorativa, influisce su ciò che scrivi?

La mia realtà lavorativa, che è quella ospedaliera, incide poco su ciò che scrivo. Posso affermare che la scrittura è per me il lieve volo sulla pesantezza della sofferenza con cui mi confronto quotidianamente. Solo due volte il mio lavoro ha ispirato due poesie. Sintetizzo così le due situazioni: 1)un mazzolino di fiori variopinto dentro un vasetto appoggiato su di un tavolo, in una stanza di degenza, tripudio e note di colore in un’assenza di allegria e ed un grigiore di toni.2) Lo sguardo ceruleo sereno ed astratto di una anziana su una sedia a rotelle mentre attorno a lei girava la giostra frenetica di urla e camici bianchi.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ti spinge a prendere la penna in mano e scrivere un racconto?

Quello che mi spinge a prendere la penna in mano(nel vero senso della parola, perchè prima scrivo sui fogli e poi copio sul pc) è l’emozione scaturita da uno sguardo, una parola, un silenzio, un pianto, un sorriso, un accadimento. Scrivo solo spinta dalle emozioni, a volte viene fuori una semplice frase, altre volte una poesia, altre volte ancora un racconto. E’ per questo che prediligo scrivere racconti brevi, perchè ti consentono di scrivere sull’onda immediata dell’emozione. Un racconto lungo o un libro presuppongono dilatazione dell’emozione, elaborazione, cesellatura dello scritto(che rischia di cadere nell’artificiosità) e queste caratteristiche non mi si confanno. Sicuramente questa è la mia caratteristica ma anche il mio limite. Io amo leggere storie lunghe e corpose, ma non riesco a scriverle. Non fino ad oggi, almeno.

 Perché aprire un blog? Come mai hai scelto questo mezzo?

Ho deciso di aprire un blog sulla scia di alcune amiche che lo avevano già “sperimentato” e mi sono detta “perchè no?”. Sul blog condivido i miei pensieri, le mie considerazioni, i resoconti dei miei viaggi, i miei racconti, e riesco a condividerli con tante persone che altrimenti non incontrerei mai.Sai che mi hanno letto da tutto il mondo?

I temi fondamentali della tua raccolta di racconti sono…

I temi fondamentali della mia raccolta sono gli stessi della vita reale: l’amore, l’amicizia, la solidarietà, gli affetti più cari.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Tratto questi argomenti perchè sono capaci di suscitare in me emozioni forti ed io scrivo come per dettatura medianica solo in seguito alle emozioni.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Il racconto emotivamente più sentito, sofferto, è stato senz’altro “Quando l’amore fugge via” perchè in esso sentivo “a pelle” il dolore e le lacrime di tutte le donne che hanno subito l’abbandono e sofferto quindi per la fine di un amore.Un aneddoto? Ma..riguarda uno dei racconti brevi..un uomo anziano che mi corteggiava nella realtà con gli sguardi ed io l’ho trasformato nel protagonista del mio racconto..alla fine, anche se a malincuore, l’ho fatto morire!

 Perché la tua raccolta è diversa da altre?

Bella domanda..non saprei risponderti se non che, come ho già detto, la diversità, la forza ed anche il limite della mia raccolta è che scorre tutta sul canovaccio delle emozioni. E spero che il lettore lo percepisca.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Appartengo alla generazione che predilige, anzi venera, il libro in formato cartaceo. Io amo il libro, oltre che per il suo contenuto, proprio per la sua fisicità. Io prima di acquistare un libro cartaceo in libreria faccio una sorta di minuetto con i libri esposti. Ci giro attorno, li osservo, li tocco, li prendo in mano, accarezzo le pagine, ruvide o lisce, leggo la trama e respiro il caratteristico odore della carta.Quando il libro è mio mi piace tenerlo in mano, se faccio i lavori domestici lo pianto bene in vista così ogni tanto lo coccolo con lo sguardo, e poi posso leggerlo come e quando voglio, sul tram in piedi, seduta sul divano, a letto facendomi cullare prima del sonno..come potrei fare tutto questo con un libro formato digitale..con un ebook? Nonostante ciò sto pubblicando il mio libro anche in formato digitale..mi rendo conto che seppur recalcitrante devo adeguarmi ai tempi.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Sicuramente il mondo dell’editoria è monopolizzato dai grossi gruppi editoriali che difficilmente rischiano investendo su autori sconosciuti o esordienti. Uno scrittore emergente spesso è costretto a pubblicare a sue spese, dopo aver visto più volte respinto il proprio lavoro. Se è fortunato(oltre che talentuoso) il suo libro può avere successo grazie al tam-tam dei lettori ed in questo caso i giganti dell’editoria lo prenderanno in considerazione. Io personalmente non mi sono spesa molto per fare pubblicare i miei racconti da importanti case editrici..forse per pigrizia e forse per modestia. Oggi, inoltre, lo scrittore non può più permettersi, come un tempo, di stare nella torre d’avorio e demandare la promozione al suo editore..Deve fare dei veri e propri tour promozionali per il suo libro … ed io non potrei conciliare il mio lavoro con la frenetica attività promotrice del libro. Mi tengo cara quindi la mia ristretta cerchia di estimatori..crogiolandomi in un ambito di “nicchia”!!!

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio progetto futuro è sempre lo stesso: aprire ogni tanto il cassetto dei sogni e constatare con sollievo che ancora non è vuoto! Grazie e buon lavoro!

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Ringraziamo Lorena per aver voluto partecipare! Continua ad emozionarti ed emozionare i tuoi lettori! ^_^

Per restare in contatto con Lorena Milano, ecco il link del suo blog (quello citato nel titolo della raccolta!):

Fashionable 

Maria Stella Bruno

I colori, le sfumature, le pennellate di una scrittrice – Intervista a Cristina Rotoloni

Tatuaggio(2)

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Cristina Rotoloni    Cristina Rotoloni nasce a Roma il 20 luglio 1977. Vive parte della sua vita tra L’Aquila, Ville di Fano e Capitignano. Si diploma come Maestro D’Arte e consegue la Maturità Artistica all’Istituto Statale d’Arte. Si laurea con il massimo dei voti in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Ha esposto due mostre pittoriche: una a Ville di Fano e l’altra a Montereale (AQ). Ha collaborato per l’organizzazione e la scenografia di alcuni spettacoli teatrali con l’Accademia di Belle Arti e l’Istituto Gramma di L’Aquila. Ha progettato e realizzato, in collaborazione con Annalisa di Filippo, dei cappelli per la “Perdonanza Celestiniana”. Ha collaborato con l’associazione onlus “Il Camaleonte” per dei corsi di “Arte, immagine e modellismo”. Dipinge quadri ad olio e pittura su vari materiali. Dopo il terremoto di L’Aquila 2009 si trasferisce in provincia di Chieti dove scrive e illustra le sue favole dal titolo Stellino” e “Tom”. Si dedica anche alle illustrazioni delle favole di altri autori come “Matilde” di Antonio Sparatore. Scrive articoli per il Magazine online “Volodeisensi°” di Emanuela Arlotta. E’ la referente abruzzese per l’Associazione Culturale Tertulia’s.  Idea e cura la pagina su facebook “Un Racconto a più Mani”. Intervista, recensisce e presenta i libri degli autori emergenti per i quali ha ideato e realizzato la Video Rubrica  “Oggi parliamo di…” E’ nel 2013 tra i finalisti del concorso “Montesilvano Scrive –  Una storia di Natale”. Pubblica, come libro d’esordio, la raccolta di racconti “Frammenti di Vita” nel 2012. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo dal titolo: “Tatuaggio”.

Ispirazione

La piccola campana sulla porta tintinna… E’ entrato un nuovo avventore alla Locanda dell’inchiostro Versato. Non si siede al bancone, ma decide per uno dei tavoli più in luce. Apre la borsa e prende un taccuino. Guarda fuori la finestra e inizia a scrivere. Mi duole quasi disturbarla, ma è mio obbligo presentarla agli altri della Locanda… Così iniziamo a chiacchierare… Cristina Rotoloni ci parlerà di sé e del suo ultimo romanzo, “Tatuaggio”.

La tua preparazione è prevalentemente artistica. Sei una pittrice. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Non so dire se sono una pittrice o una scrittrice, ma so che tutto ciò che vedo mi rimane impresso come un dipinto o si muta, nella mia mente, in parole che scrivo. Il desiderio impellente di scrivere è iniziato alla morte di mio padre. Prima usavo la scrittura per tirar fuori i pensieri che non riuscivo a convertire in parole, poiché ero una bambina molto timida e chiusa, poi, con la scomparsa del mio papà, è diventata una necessità per tirar fuori il dolore e la frustrazione. Mai avrei immaginato che questa esigenza, divenuta passione, potesse in futuro dar vita a dei libri.

 Come influenza la tua predisposizione alle arti visive col tuo essere anche scrittrice?

Quando scrivo immagino i punti della narrazione come dipinti. Creo una scena che potrebbe essere reale, che potrei aver visto. Mentalmente ne decido i colori, le sfumature, le pennellate. Congelo il tutto finché non è su carta. Così non dimentico nulla. Una volta che inizio a scrivere lascio spazio a nuove tonalità che possano aiutarmi, leggendo ad alta voce, ad avvicinarmi il più possibile all’illustrazione che mi ero fatta nel pensiero.

Hai ideato “Oggi parliamo di…”, video rubrica dedicata agli scrittori esordienti. Come hai cominciato? Quale la spinta?

Ho iniziato con il commentare qualche libro. Sono stata così diretta e sincera da credere che nessuno volesse sapere cosa pensavo del loro scrivere e invece in molti mi hanno contattata per avere un parere. Dopo sono passata alle recensioni e poi alle video presentazioni. Quest’ultima scelta è nata perché volevo fare qualcosa di diverso e ho deciso di sperimentare, di scoprire il mio rapporto con la telecamera. La reazione degli autori è stata così positiva da indurmi a dar vita ad una rubrica apposita.

 Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

In realtà non ho un modello. Ho letto e leggo di tutto. Da piccola ho usato molto le biblioteche o i libri prestati e non sempre ho potuto scegliere. Questa è stata una cosa positiva e utile perché mia ha permesso di ampliare le mie letture e non focalizzarmi sempre sulle stesse. Quando ero bambina sono stata influenzata dalle poesie di mia madre che mi hanno così colpita da portarmi, all’epoca, a tentare di scriverne. Come libri della mia infanzia mi porto dietro quelli che parlano di favole, poesie e racconti d’avventura. Importanti sono stati “Anna e il segnale del Re” di Le Notre e le Fiabe di Andersen. Nel periodo scolastico sono stata attratta dalle poesie del Pascoli e profondamente da Pirandello e le opere teatrali di Eduardo De Filippo. Successivamente mi hanno molto coinvolta le poesie di Alma di Giulio Lepidi e ultimamente mi sono particolarmente legata ai romanzi di Kathleen E. Woodiwiss. Non nego di avere una particolare passione per il “chiacchiericcio” (passatemi il termine) di Jane Austin, ma questa è nata negli ultimi anni. Ai libri e agli autori che ho citato non mi sono ispirata, sono le letture che per me hanno un significato particolare perché presenti in un determinato periodo della mia vita. Sono quello che adoro leggere quando ho bisogno di recuperare emozioni e ricordi del mio passato.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La Vita. Grazie a lei, se fosse possibile, scriverei milioni di libri perché mi basta poco per vedervi nascere una storia. La mia testa non si ferma mai. La raccolta di “Frammenti di Vita” non ha caso ha preso spunto dalla realtà e “Tatuaggio” non è da meno. Il mio romanzo è una storia inventata, nonostante questo, l’idea iniziale è nata da quello che mi circondava. Stavo osservando un ragazzo che faceva la spesa nel supermercato dove lavoravo. L’uomo in questione aveva un tatuaggio sul collo e il desiderio di scoprirne il significato mi ha portata a varie supposizioni. Poiché lui non me ne ha dato la traduzione ho iniziato a immaginare concetti di grande valore che vi si potevano associare e che lo avessero spinto a stamparsi una parola in modo indelebile sulla pelle.  Da questo ho continuato ponendomi altre domande e più domande mi facevo e più la storia prendeva forma. In poco tempo mi sono ritrovata a parlare di una ragazza che viene rapita nel luogo dove si sentiva più al sicuro. Di un omicida seriale che massacra brutalmente le sue vittime tanto da essere chiamato Il Carnefice. Di un uomo che non riesce a superare un conflitto interiore che lo spinge ad azioni sconsiderate. Il tutto condito da amore, dubbi, paure e coraggio. Il rapimento di questa storia è un rapimento atipico e ha a che fare con il tatuaggio. In breve sono passata dalla curiosità di sapere cosa potesse significare una scritta su un collo allo scrivere un romanzo.

 I temi fondamentali di “Tatuaggio” sono…

La storia inizia con una ragazza dalla vita apparentemente tranquilla e monotona che viene rapita in un luogo segreto. L’ombra di un serial killer aleggia nella vicenda e il distretto di zona sa che se fosse vero ha il tempo contato per trovare la vittima. Nonostante queste righe inducano a pensare ad un poliziesco la storia parla principalmente d’amore. L’amore verso se stessi, il prossimo e l’altro sesso. Parla di paura e dell’incapacità di interiorizzare e superare le emozioni dell’animo. Il rapimento si muove in parallelo con i sentimenti. L’uno compensa l’altro. E’ una storia dove i cuori si incontrano e si scontrano a causa dei propri timori, delle incertezze e degli errori. In questo romanzo si deve sfuggire ad un rapitore, si deve fermare un killer, ma alla fine i personaggi si ritroveranno più che altro a combattere con i propri sensi di colpa, a smettere di fuggire da se stessi. Ogni scelta fatta dai singoli individui costruirà passo dopo passo la storia. Un rapimento fuori dal consueto porterà alla luce tante altre problematiche che si credevano sepolte.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

In questo libro, come in quello pubblicato in precedenza, tratto, come è tipico della mia persona, gli argomenti della violenza e dell’incapacità di comunicare con se stessi e con gli altri. Credo che non si debba mai smettere di ricordare quanto basti poco per varcare quei limiti che portano l’essere umano a perdere l’umanità. Nel mio libro racconto il timore di comunicare i sentimenti e le scelte sbagliate nate da questo. Spesso sono loro la causa delle problematiche della vita. Parlo della violenza e delle aggressioni. Mali della quotidianità mai debellati. Probabilmente non smetterò di trattarli nei miei libri perché sono realtà che conosco e che combatto da sempre. Parlane e scriverne, renderli tangibili dando la possibilità al lettore di entrare in un personaggio che affronta queste vicissitudini, è per me uno dei modi con cui si crea empatia e si fronteggiano questi mali.

 Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Questo libro è stato pensato nel 2009, scritto nel 2010, iniziata la revisione nel 2012 e pubblicato nel 2014. Ha richiesto un lungo lavoro che lo ha ridotto da più di 500 pagine a ben 288. Mi ha portato più imbarazzo dei Racconti nel farlo leggere anche ad un solo individuo. Ho cercato di renderlo impersonale e ho scoperto che, secondo alcuni, uno dei personaggi mi identifica totalmente. Tutti gli altri sono riconducibili a persone che hanno sfiorato o tracciato la mia vita. Eppure, nello stesso tempo, è totalmente diverso da me. La sua nascita è stata lunga e travagliata. E’ rimasto uguale nel suo essere pur mutando nella riduzione del testo. Di aneddoti, quindi, ne avrei tanti, ma ne cito solo uno perché è stato significativo per la definizione del personaggio “Il Carnefice” e per la chiusura del libro. La mia redattrice nel leggerlo durante una delle ennesime correzione di bozza mi fece notare che il killer era troppo blando e non rendeva la sua mostruosità, serviva un momento in cui lui si mostrasse realmente al mondo. Avevo poco tempo per scrivere qualche riga che lo rivelasse e lei mi ha lasciato in tarda notte in una stanza con un foglio ed una penna. Le poche frasi che ho scritto in meno di 10 minuti le hanno fatto accendere gli occhi dicendomi: <<ok, è lui. Lo hai colto in pieno! Non ti facevo tanto cruenta!>>. Ho concluso così la stesura del libro.

 Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Come rispondere a questa domanda?! Se non è bastato tutto ciò che ho detto nelle precedenti risposte, leggetelo e saprete dirmi perché è diverso!

 Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Per me la risposta è scontata: cartaceo. Lo scelgo sempre e comunque. Adoro le pagine, le copertine, il peso del testo, il profumo, le pieghe, i tratti di matita che posso farci. Porto i libri ovunque e non mi crea nessun problema. Il negativo è il costo che volendo si può abbassare, ma non accade (in molti casi) per motivi commerciali. Non ho il cellulare predisposto per internet o e-book per scelta. Pur sapendo che la tecnologia serve ho deciso di non essere da lei dipendente. Passo già troppe ore davanti ad un pc. Il buono degli e-book è che costano meno e sono fruibili online. Il negativo è lo schermo da cui vanno letti che me li rende impersonali.

 Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

L’argomento è lungo e pieno di risvolti. Ci tengo a precisare che ho finalmente capito un punto di vista sugli autori emergenti per me fondamentale. Al contrario di quello che mi è stato sempre detto sono dell’idea che uno scrittore alle prime armi non ha bisogno di una casa editrice, ha bisogno di lettori. Nel momento in cui ci sono i lettori le case editrici ti cercheranno. Probabilmente mi farò altri nemici, ma sulla linea della mia franchezza dirò un parere su tutte le parti. Ho incontrato in questo mondo molti autori emergenti arroganti e non validi, poco disposti a condividere quello che sapevano come se ne potessero essere depredati. Ci tengo a ricordare a queste persone che se c’è un talento nessuno può togliervelo. Ho scoperto che in Italia scriviamo tutti e che molti non siamo bravi. I pochi che lo sono faticano ad emergere. Le case editrici grandi ignorano gli emergenti, richiedono tropo lavoro e troppa selezione. Ci sono molte società che pubblicano libri a pagamento con l’unico scopo di cibarsi delle illusioni di chi scrive, aiutando la diffusione di materiale da spazzatura. Le piccole case editrice combattono contro un marasma di insidie e spesso lo sono loro per gli autori. Poche sono veramente valide e propongo gli scrittori con coscienza. E’ una rarità e una grande fortuna trovarle. I lettori, non è vero che non leggono, lo fanno, ma scelgono il sicuro. Scelgono scrittori famosi. Molti autori conosciuti grazie alle loro tirature possono proporre libri a prezzi più abbordabili rispetto ad un emergente e comunque hanno dietro una tale catena mediatica da spingere un acquisto verso le loro opere.  Il lettore, cauto durante il periodo benestante, diventa estremamente attento in quello di crisi e non spende per un libro che non è sicuro possa piacergli o che non gli è stato garantito a livello pubblicitario. Su queste basi scarta gli autori emergenti dove il rischio di delusione può essere maggiore perché tutti scriviamo e a volte senza editing.

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sono una fonte di progetti futuri. Parto da quelli più vicini. Sto realizzando una piccola raccolta di favole da pubblicare dal titolo “Stellino, Tom e Zio Leone”. Inizio la lavorazione del mio prossimo libro che è un giallo/noir dal titolo “Ilenia e la Notte”. Ho già la bozza pronta, devo solo decidere di dedicargli il mio tempo.

Grazie Maria Stella per queste tue domande che mi hanno permesso di scoprirmi un po’ di più.

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Grazie a te, Cristina per essere entrata nella nostra Locanda!

Lei si rimette a scrivere ed io mi alzo in silenzio. Mai disturbare uno scrittore mentre è all’opera, ne so qualcosa… ^_^

Per contattare Cristina Rotoloni, eccovi dei bei link:

Sito

Blog

Maria Stella Bruno

Raccontare il passato per scrivere il futuro… – Intervista a Vittorio De Agrò

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Vittorio De Agrò

Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. E’ un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 13000 persone e visitato da 57 paesi nei 5 continenti.

“Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

Nel 2014 produrrà un corto ispirato al libro.

Ispirazione

Come ospite della Locanda dell’Inchiostro Versato, oggi c’è Vittorio De Agrò col suo primo romanzo Essere Melvin”. Diamogli il benvenuto!

1)Come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Buongiorno e grazie per avermi accolto nel suo accogliente e cortese spazio. Non sono uno scrittore, non vorrei essere denunciato dal sindacato degli scrittori.. Da bambino sognavo di fare il presentatore. A scuola in italiano scritto ero uno disastro. In quinto ginnasio sono stato pure rimandato. Quando la mia vita nell’estate del 2009è implosa e ho capito che avevo bisogno di un aiuto, ho iniziato un percorso terapeutico con” Lo Splendente”, il mio psichiatra. E’ stato lui il primo, dopo pochi mesi di terapia, a vedere in me”uno scrittore”. Ero distrutto eppure lo Splendente alla fine di ogni seduta sorridendo mi diceva”Vittorio, sei bravo a raccontare, la tua storia diventerebbe un bel libro.”. Gli devo molto, ha creduto in me, quando io stesso non ci credevo. Essere Melvin è prima di ogni cosa,il mio esercizio terapeutico.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Mi considero un “diverso ignorante” e un teledipendente. Mi sono avvicinato alla lettura solo dopo la fine della scuola, prima mi limitavo a leggere il giornale. Adesso in un anno cerco di leggere i miei 50 libri.

3. “Essere Melvin” è un romanzo autobiografico. Cosa ti ha portato a mettere su carta un periodo della tua esistenza?

Scrivere per me è stato terapeutico. E’ stata parte integrante della mia terapia. Condividere con il mondo prima con il mio blog(ilritornodimelvin.wordpress.com) nel 2013 e poi con il mio libro il passato, mi ha permesso di distruggere i miei demoni. Melvin è stato il mio “Hyde”. Melvin mi stava trascinando verso la distruzione. Scrivere mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita. Mi sono rialzato e ho ripreso a correre. Racconto il passato per scrivere il futuro

4. I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Essere Melvin è tante cose: una confessione laica, un viaggio nella memoria, un atto d’espiazione, una storia d’amore che il Corriere della Sera nell’aprile del 2013 ha definito come”La Notting Hill italiana”, ma soprattutto spero che per i lettori sia un invito alla speranza. Chi entra nel girone dantesco del disagio mentale, spesso si sente solo e abbandonato. Si può guarire e tornare a vivere. Il “malato di mente” non va emarginato, ma ascoltato e soprattutto amato.

5. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Hai avuto problemi a riversare su carta qualcosa di così personale?

No. L’unica vera paura era quella di subire l’indifferenza degli altri, accogliere freddezza degli amici, ma fin dal primo post sul blog ho riscontrato sostegno e affetto amici e soprattutto da estranei. Ho condiviso la mia anima e il mio dolore con il mondo ed è stata un’esperienza unica.

6. Pensi che la crisi di Melvin sia anche frutto dei tempi che stiamo vivendo?

Melvin era una maschera.Un personaggio nato dalla mia fantasia. Melvin è nato dalla solitudine e dal senso d’inadeguatezza che mi sono portato dietro per anni.Ognuno di noi nel corso della vita vive un momento di difficoltà e di disagio. La storia di Melvin mi auguro che insegni che non bisogna avere timore a chiedere aiuto alla famiglia e soprattutto a dei bravi professionisti. Ancora oggi in Italia viviamo con il pregiudizio e ignoranza che chi va dallo psichiatra sia “matto”.L’Italia anche in questo campo è più Paese da Terzo Mondo che terza potenza industriale

7. Perché il tuo romanzo è diverso da altri? Perché leggerlo?

Tutti mentono almeno una volta nella propria vita, pochi lo ammettono e cercano di capire perché lo hanno fatto. Melvin non è ovviamente un eroe, anzi è un uomo qualunque che però decide di non arrendersi alla malattia mentale che lo avvolge ad un certo punto della sua vita. Il finale di Melvin potrebbe essere definito aperto da qualcuno, pacificatorio da altri, ma in vero mi piace definirlo come un nuovo inizio per il protagonista. Perché leggerlo? Penso a tutte quelle persone che almeno una volta sono caduti e a tutti quelli che soffrono in silenzio. Ad essi e non solo, Melvin potrebbe essere il libro giusto per non smettere di credere in un futuro felice e sereno che dovremmo meritare.

8. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sono un lettore “old style”.Ho le librerie di mia fiducia. Mi piace girare tra i vari reparti per poter scegliere la copertina o il titolo che maggiormente colpisca la mia curiosità e stuzzichi la fantasia. Mi piace sfogliare le pagine di un libro, ma mi rendo conto che l’e-book è il futuro. Ho cominciato da qualche mese a leggere libri con il kindle. Difficile stabilire pregi e difetti .Ritengo che sia molto soggettivo. L’auspicio è che comunque si allarghi la platea dei lettori.

9. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Fino al 14 febbraio, giorno in cui ho auto pubblicato Melvin, conoscevo poco e nulla del mondo dell’editoria. In questi mesi sto facendo esperienza sul campo. Ho scoperto un mondo anche grazie al sito writer’s dream costituito da scrittori più o meno esordienti dove ci scambia informazioni e consigli. Lo consiglio a tutti i “miei colleghi” che decidessero di affrontare questa avventura.Ho avuto la possibilità di lavorare con l’agenzia letteraria West Egg che ha reso con professionalità e talento il mio esercizio terapeutico, un vero romanzo.

10. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho iniziato a formare un gruppo di lavoro per affrontare, al momento,la sfida teatrale. Ci credo e spero nel 2015 di portare Melvin a teatro. Ci sono altri progetti che spero di realizzare con l’aiuto dello sceneggiatore Giancarlo Buzzi, ma come dico sempre,un passo alla volta e incrociamo le dita…

Se il sindacato degli scrittori non dovesse chiedermi i danni, un’idea in mente la tengo, ma ancora devo raccogliere il materiale e capire cosa farne. Vi terrò aggiornati…

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Se il Sindacato Scrittori esistesse, non credo avrebbe niente da ridire al nostro autore, ma… a pensarci, la categoria avrebbe proprio bisogno di un sindacato! Ringraziamo Vittorio per la sua disponibilità!

Per contattare Vittorio De Agrò:

Il mondo di Melvin – blog

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Maria Stella Bruno

“Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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“Sono una moglie e una mamma. Laureata in Lettere Moderne, adoro leggere e, benché scriva fin da bambina storie e romanzi, non mi piace definirmi una scrittrice. La verità è che lo scrivere per me è qualcosa di molto personale. Essendo io stessa la prima compagna di giochi di mia figlia, ho stimolato la sua creatività con i miei racconti. Ora che è diventata grande, ha scovato un mio romanzo, “Il Monastero dell’Arcangelo”, lo ha letto e le è piaciuto. La sua personale “crociata” con le mie reticenze ha portato alla pubblicazione di questo in un formato che conosco grazie a lei: l’ebook. Non so in che guaio mi ha messo. Non so dove mi porterà questa avventura. So solo che amo questa storia, come amo ogni  storia che scrivo.”

Rosalba Bavastrelli

Ispirazione

Altro giorno, altro avventore alla Locanda dell’Inchiostro Versato… Diamo il benvenuto a Rosalba Bavastrelli, una professoressa che ama fantasia e realtà….

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Scrivere per me è sempre stato molto importante: esternavo nei diari, interrogando me stessa, le mie ansie, cercando i “perché” a gioie e dolori…Ero una ragazzina e la mia fantasia andava sempre più accrescendosi, mentre curiosavo tuffandomi in generi a quel tempo quasi tutti d’avventura. Non disdegnavo però opere più impegnative, come “Le mie prigioni” del Pellico, che  ho riletto più volte, una gradevole ossessione. Non avevo certo a quei tempi la maturità per capire tutto, ma mi dilettavo nello scoprire il mondo…e cosa meglio dei libri per farlo? Quindi cominciai, quasi naturalmente, a  scrivere storie mie. Lo facevo per me, per il piacere personale che ne ricavavo.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Sono laureata in Lettere Moderne. Questo ha senz’altro influito sul mio modo di scrivere di quand’ero ragazza, ma  siamo tutti il prodotto di tante cose: dei nostri gusti personali, della nostra indole, delle vicende della nostra vita, oltre ciò di cui veniamo a conoscenza attraverso letture o media. E come siamo scriviamo. Credo di essere da tempo padrona di uno stile tutto mio.

Scrivi fin da bambina. Qual è il tuo genere preferito?

Non il noir. Non il giallo. Piuttosto vengo attratta dal fantasioso, se non eccede, dalla fantascienza, se entrambi comunque hanno per centro l’uomo e la sua umanità, non mostri o creature false e distorte. E le storie d’amore, sincere e semplici, mi piacciono, specie se condite da un po’ d’avventura. L’introspezione dell’anima umana, per quanto sia possibile, è molto intrigante…

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

“Il Monastero dell’Arcangelo” nasce dal voler esplorare la noia e la ricerca di sé di un giovane uomo, che ho collocato su di un sentiero innevato ai margini di una foresta…Tutto il resto è venuto poi.

I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Tanti. E ruotano tutti intorno ad Erick, il protagonista…assieme alla lupa! La lupa è un “personaggio” unico, la sua comparsa ha dato vigore al racconto, e a me che mi sono divertita a “navigare” nel fantasioso, quasi smentendolo poco dopo, cioè dando una possibile spiegazione logica a ciò che pare irreale…Il risultato è che lascio ad intendere che a quelle spiegazioni credo poco anch’io! Almeno così spero. E ciò mi piace.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Erano gli argomenti giusti in quel momento della mia vita.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Nessuna noia. Le idee mi venivano una dopo l’altra. Un avvenimento stimolava il seguito, quasi naturalmente. Quindi gioia, solo la gioia di inventare! Un aneddoto? Non ne ho, ma è  accaduto che la notte pensavo ad Erick, agli abitanti del paese e del monastero…e alla lupa, ovviamente, come se esistessero davvero.

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Io non so se è diverso. E’ particolare, è mio, quindi è unico, perché tutti siamo “unici”.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Ho molta propensione per l’ebook, penso che sia il futuro della prosa, ma purtroppo il cartaceo qui da noi, in Italia, è ancora insuperabile.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Non chiederlo a me. Non ho alcuna stima in chi non rischia puntando sulle nuove leve, in qualsiasi campo, anche e soprattutto in quello dell’editoria! Qualcosa dovrebbe cambiare, in effetti molto dovrebbe cambiare…

Non ami definirti “scrittrice”. Perché? E quando si può essere definiti scrittori?

Infatti. Io invento storie, so di saper scrivere bene, ma non sono una scrittrice. Non ne farei una professione, anche se per un fato incredibile fossi chiamata a farlo.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Aspettare che la Musa mi ispiri! Così tornerò a divertirmi…

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Allora facciamole un grosso “in bocca al lupo!”… Speriamo torni a divertirsi presto, cosicché possa scrivere altri romanzi!

Per restare in contatto con Rosalba, eccovi un link:

FanPage Facebook “Il Monastero dell’Arcangelo”

Maria Stella Bruno

La Locanda dell’Inchiostro Versato

La Locanda dell’Inchiostro Versato apre i battenti! Chi saranno i primi avventori?

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