Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo…

Opprimenti nuvole nere tenevano in scacco il cielo. Ferme, pesanti, gravavano su tutto con caparbia tenacia, ma era normale, si disse l’uomo, che in quel periodo dell’anno le Terre del Vento vedessero poco la luce del sole, seguendo le bizze e i desideri del vento. Ora questo era assente e tutto era completamente immobile, bloccato e stagnante sotto quella cupola grigio scura. Pareva che gli animali, gli uccelli e persino gli alberi e gli arbusti fossero in attesa… in attesa della tempesta che percepivano prossima, del ruggire degli elementi che prendeva forza, là, fra le nubi… Ed era così che egli si sentiva nel profondo. Scoccò una nuova occhiata dalla finestra del salone cercando di ricacciare dentro di sé la sua rabbia fremente, e per un attimo gli occhi grigi di Manstet sembrarono simili a quel cielo che egli aveva ammirato. Ma doveva mostrarsi calmo. Non poteva permettersi di essere ancora di più oggetto di scherno da parte degli altri del clan. Doveva forzarsi a un atteggiamento che non gli era proprio, mostrando di non curarsi minimamente delle voci che giravano per il castello. Ma poi erano soltanto voci? Si chiese stringendo il pugno fino a farsi diventare bianche le nocche, fino a sentire la pressione delle unghie sul palmo… Ripensò a quell’odioso e borioso sbarbatello per cui rischiava di perdere tutto… Xaver … Lo odiava, più di quanto odiasse il vecchio che portava lo stesso nome.

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno
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Tempeste di luce

La luce gialla di Flavus, che sorgeva, si unì alle verdi onde che continuavano a danzare in cielo. Per Latona non c’era stata requie in quelle quattro ore di buio. L’esplosione, la fuga e morte del dottore, erano state però piccolezze in confronto a ciò che era accaduto fra le genti del Campo, alla paura, al panico che era dilagato a causa di quello strano fenomeno. Così la Responsabile aveva dovuto rassicurare, frenare e placare gli animi, nell’attesa che spuntassero i soli che avrebbero forse fatto sparire quell’innaturale evento. La speranza di un nuovo giorno quindi non era mai stata così vera e viva, ma ciò che si pensava dovesse diminuire con l’apparire di Flavus, ai primi raggi solari invece mostrò subito di voler peggiorare. Un brontolio sommesso riempì l’aria. Parve che volesse arrivare un enorme temporale, solo che non c’erano nubi in cielo. Squarci argentei spezzarono le verdi onde e si susseguirono gli uni agli altri, come una vera e propria tempesta, richiamando fuori dalle case e in strada le persone e i loro sguardi. Esclamazioni di stupore e paura si udivano provenire da ogni dove. Latona, come gli altri, fissava a bocca aperta quella situazione e sotto il suo sguardo le cose cambiarono ancora. Quegli squarci divennero fulmini che iniziarono ad abbattersi al suolo intorno al Campo e poi su di esso. Un alto arbusto dalle foglie rosate, proprio vicino alla donna, venne colpito da una saetta ed esplose in mille schegge di legno. La gente prese allora a scappare impaurita, urlando, cercando riparo al chiuso. Non sapendo che fare, si sarebbero ancora rivolti a Latona, ma come tutti lei non aveva risposte. Terrorizzata, si riparò sotto un porticato. Il panico l’aveva sopraffatta…

Da NUOVA ERA di M.S. Bruno,

romanzo di fantascienza

 

Vendetta e paura…

“Akaupat sedeva tranquillo nei suoi appartamenti, aspettando che, prima o poi, qualcuno gli comunicasse la nefasta notizia. Fra sé provava il modo migliore per dimostrare a chiunque glielo riferisse la sua sorpresa e il suo rammarico per una così grave perdita. Guardava allo specchio il suo viso spremere ipocrite lacrime e improvvisamente scoppiò a ridere, pienamente e di gusto, riempiendo la stanza dello squillo delle sue risate… E ciò che vide lo specchio fu la contorsione di un volto corrotto e malvagio, tracotante nella certezza di non esser mai scoperto.

Netto, nella stanza risuonò un rumore sordo e la porta cedette al calcio di Inoha. Accecato dall’ira, il giovane si gettò su Akaupat, che ancora con lo specchio in mano urlò di terrore.  Il figlio di Partaf serrò le mani intorno al collo dell’uomo che, sentendosi perduto, cercava di dibattersi sguaiatamente… E Inoha strinse la presa, ancora e ancora, sempre più, fin quando Akaupat sembrò cambiare colore… Negli occhi del giovane guerriero vi era solo il desiderio ardente di vendetta, cieco dolore che si era tramutato in furia. Akaupat fissando con terrore quello sguardo, sentiva lentamente il fiato scivolare via con la sua vita e capiva che per lui non ci sarebbe stata pietà. Poi, molte mani afferrarono con forza il giovane, impedendogli di perpetuare il suo proposito di vendetta sull’uomo, che ormai libero continuava a fissarlo terrorizzato, toccandosi il collo dolorante. Il governatore di Aium non aveva neanche la possibilità di parlare adesso, ma le sue urla di prima erano riuscite a richiamare delle guardie. Queste, consce solo dello stato d’allarme, ignare del resto, avevano visto solo l’aggressione subita da Akaupat, e mentre alcune di loro tenevano saldamente Inoha, altre si sinceravano dello stato di salute del governatore di Aium.

Akaupat, però, non li ascoltava, non ci riusciva, solo un pensiero ossessivo gli girava in mente, acutizzando la sua paura fino a livelli estremi: il figlio di Partaf aveva scoperto tutto, in qualche modo. Presto tutti avrebbero saputo. E il mondo intorno ad Akaupat iniziò a girare, suoni, voci, persino i contorni delle persone avevano perso consistenza, mentre la paura si impossessava sempre più della sua mente…. Si alzò traballando e cereo in volto cominciò a correre via, sotto lo sguardo attonito di chi non capiva il perché del suo comportamento. Inoha, intanto, era riuscito a divincolarsi dalle guardie che lo tenevano e sguainando la spada si era messo all’inseguimento di Akaupat. Anch’egli assente al mondo esterno, accecato dalla rabbia, non si era degnato di parlare a coloro che volevano fermarlo, solo il traditore esisteva e ciò che questi si sarebbe meritato. Il resto era solo un ostacolo da superare. Rovesciò mobili e sbarrò porte, ma riuscì a seminare chi lo inseguiva…

Akaupat corse traballando via, guardandosi di tanto in tanto alle spalle. Piangendo e lamentandosi aveva in mente solo la fuga. Era il terrore a dargli la forza di correre e fuggire via da colui che ormai era vicino.  Non vedeva dove stava dirigendosi, sapeva solo di dover fuggire. Così, correndo per i corridoi infiniti del Palazzo del Consiglio, non riusciva a scovare una via d’uscita. Chiuso in un labirinto, questo gli sembrava… Poi, le parole di Inoha, scandite e con voce fredda, a spezzare il silenzio…

– Maledetto, ti scoverò! Pagherai il tuo tradimento…Hai dato il primo colpo, ma non potrai vantartene! –

Akaupat non capiva da dove giungesse quella voce di morte, ma gli sembrò che fosse da molto vicino, così, in un gemito di pianto, entrò nella prima stanza che incontrò. L’uomo bloccò la porta dietro di sé con uno scaffale e si guardò intorno in cerca di una via di fuga o di un posto dove nascondersi. La polvere giaceva da anni, in quel vecchio studio, e i mobili antichi erano ricoperti da teli sporchi e laceri. La luce delle stelle penetrava da una finestra, congelando la stanza come fuori dal tempo… Forti passi echeggiarono nel corridoio e la maniglia della porta si abbassò piano, sotto gli occhi terrorizzati del governatore di Aium. Ed egli si guardò ancora intorno, ma nessun luogo lo avrebbe nascosto. Il panico cresceva in lui, man mano che l’uomo dietro la porta si faceva sempre più insistente nell’aprirla… E Akaupat vide la finestra e una possibilità di fuga.  Come lepre, corse verso di essa e avventandosi sopra cercò di aprire la maniglia arrugginita. Intanto colpi sordi di metallo provenivano dalla porta, e Akaupat capì di non aver più tempo. Con un supremo sforzo riuscì ad aprire la sua ultima possibilità di fuga, ferendosi profondamente a una mano e, con slancio, si affacciò al balcone… Era al primo piano del palazzo, dalla parte delle scuderie e, sotto proprio quella finestra, vi era un covone di paglia… Akaupat pensò che finalmente era stato fortunato. Poteva saltare sul quel covone senza riportare alcun danno e poi scappare con un cavallo il più lontano possibile. Ma sì, certo, si diceva, poteva chiedere aiuto al comandante dell’esercito che stava per giungere… Quell’uomo gli doveva una ricompensa… Intanto i rumori presso la porta si erano fatti sempre più forti e insistenti. I cardini stavano per cedere e presto Inoha sarebbe stato in quella stanza per ucciderlo, così Akaupat salì sulla balaustra e si lanciò nel vuoto, fiducioso di potersi salvare… Ma il nero della notte aveva celato agli occhi agitati di Akaupat la verità…”

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Parole (2)

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Notti insonni
mentre
danzano le parole.
Immagini nuove
appaiono alla mente
in volute di fumo
dai colori iridescenti
dell’arcobaleno.
Parole che fuggono.
Parole che giocano.
Parole,
Parole,
Parole…

M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”

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Orizzonte

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Chiudi gli occhi
sotto la pioggia che batte.
Ascolta il tempo
percorrere la tua pelle.
Assapora la fresca brezza
che ti bacia le labbra.
Afferra le sensazioni
e le emozioni
che ti invadono dentro.
E poi…
Poi torna ad osservare
l’orizzonte…
Sarà uguale eppur diverso.
Esso ti appartiene
adesso.

M.S. Bruno

dalla raccolta “Ombre nel vento”

Poeta

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Anima antica
che giaci fra le stelle,
come fiamma vorace
sei
animatore di notti
senza luce…
Cosciente
di gocce d’universo
nel divenire
dell’esistere,
hai bevuto
al sacro calice
della solitudine…
Hai seguito
il volo
dell’albatros
e ti sei perso
ammirando le nuvole…
Sei solo
nel tuo navigare,
cercatore
di nuove terre,
che come
fuoco che arde
ti spegni…

M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”

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​Frammenti di specchi

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In frammenti di specchi
attimi di vita,
che come gemme solitarie
emergono
dalle nebbie delle ombre
per perdersi
nella brina dell’alba…
Attimi di vita
come frammenti di specchi,
lacrime di mare
nell’espandersi del tempo…

M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”

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Ancora Haiku

Dolce saluto

comincia dal profondo:

è un sorriso.

*****

Soffia il vento.

Mira l’elegante

danza del fiore.

*****

Prima del balzo

respiro d’attimo

che si esalta.

*****

Mano tremante

piano s’allunga

verso la luna.

***** 

Dolci mimose:

dove siete ora?

Perse nel vento.

*****

Il cane nero

abbaia senza posa.

È agitato. 

*****

Vaga tranquillo

l’elegante cigno.

Felice scena.

*****

La notevole

attesa del gabbato.

Aspetta, spera.

*****

Svetta la meta.

Alzo il capo stanca.

Ed è giorno.

*****

Strane parole

vengono alla mente.

Scrivo lo stesso.

*****

M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”

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Altri HAIKU

Erba bagnata,
profumo di rinnovo.
Ed io aspetto.

°°°°°

Esile giunco,
pur sognando il cielo,
chini il capo.

°°°°°

Dorme la stella
dietro l’oscuro monte,
ma io la vedo.

°°°°°

Colori caldi,
estive promesse.
Il sole splende.

°°°°°
M.S­. Bruno
da “Clessidre Notturne”
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Provando nuove App…

Ormai lo saprete… Cerco sempre di dare sembianze “visive” ai miei personaggi. Non mi basta descriverli con la penna, poiché nella mia immaginazione hanno un aspetto molto “reale”. Di solito, mi armo di matita e provo a disegnarli io, ma stavolta ho trovato una divertente App per lo smartphone, si chiama “Mystic Prince”, ed ho deciso di creare gli avatar dei gemelli della saga Epic Fantasy, L’OCCHIO DEL VEGGENTE.

I risultati sono carini. Vedere il veggente Alwaid e il futuro cavaliere Xaver in versione Anime/Manga mi ha divertita parecchio. Ho creato due versioni, ovvero ho fatto indossare loro due diversi abiti… Quale vi piacerà di più? XD

Prima versione 

Seconda versione

 

*****

Alwaid e Xaver sono i protagonisti de L’OCCHIO DEL VEGGENTE, saga di M.S.Bruno

Due uomini destinati a diventar leggenda, due gemelli identici, ma guidati da un diverso fato… Xaver e Alwaid, il cavaliere e il veggente… Seguite le loro avventure!!!

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🌟LE TERRE DEGLI INGANNI – Vol 2

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