Il sole tramontava oltre il crinale…

“Il sole tramontava oltre il crinale. La baia era placida. Le barche da pesca erano cullate dal tenue sciabordio delle onde, mentre il villaggio cominciava ad assaporare la pace della notte imminente. Le case di quel paesello erano poche, tutte umili, tutte strette intorno al guardiano di marmo che era una silenziosa presenza vigile. I fieri lineamenti, consumati dalle intemperie, si volgevano al cielo, mentre il braccio destro indicava il mare. Forse lo ammoniva, forse lo benediceva… Il corpo perfetto riluceva nella sua nudità di rosa e arancio, sotto l’occhio dell’astro morente. A pensarci, era strano che un’opera di quella fattura si trovasse in un simile luogo, ma spiccavano un po’ ovunque là intorno ruderi di una città più antica. E la superba statua apparteneva a quel passato. Il villaggio di pescatori non aveva un nome, mentre la città un tempo era chiamata Haletas.
La mente dell’uomo dai sorprendenti occhi verdi, però, era ben lontana dall’ammirare il panorama. Con fare stizzito, egli si scostò dal volto una ciocca di capelli sfuggiti dal cappuccio del suo mantello. Lunghi e scuri, lisci come aghi di pino, questi erano mossi dalla brezza, quasi fossero vivi, quasi fossero un’ulteriore beffa al suo aspettare… E Athas, il “SenzaNome”, non poteva far altro che aspettare.”

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S.Bruno

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La trappola dentata, arrugginita e smussata dagli elementi, era entrata nella sua carne profondamente…

La trappola dentata, arrugginita e smussata dagli elementi, era entrata nella sua carne profondamente. La mano che l’aveva brandita era stata feroce e senza pietà, eppure, oltre le nebbie del dolore, la sensazione di gelo che si alternava a quella delle braci ardenti, gli dicevano che era ancora vivo. Sì, lo era, si rialzò cauto Monar. La testa gli girava e i rossi raggi del sole erano simili a lame di sangue, ma era vivo e… solo. Manstet era sparito. Lo aveva creduto morto o forse prossimo alla fine e sicuramente poco ci mancava che così fosse davvero. Il sangue gli colava giù lungo il corpo, impiastricciando i suoi capelli e i vestiti, mentre le tante ferite dei denti arrugginiti che erano alla base del suo collo, gli pulsavano in maniera irrefrenabile. Seppe che sarebbe morto dissanguato se non avesse trovato aiuto, oppure lo sarebbe stato ad opera di qualche bestia feroce che avesse fiutato il suo sangue con l’arrivo della notte. Provò a camminare, ma non riusciva a stare dritto. Ogni passo non andava dove egli avrebbe voluto. Ma doveva raggiungere il suo cavallo, sempre se Manstet non se l’era portato con sé… Le palpebre gli si chiusero, mentre scivolava in ginocchio quasi senza rendersene conto. Non aveva più forze e in un soffio, con ironia, considerò che Manstet aveva vinto il loro combattimento e che la cosa faceva male al suo orgoglio. Era giusto pensare all’orgoglio, sentirlo ferito, mentre si moriva? Forse no, rise come se ridesse verso la morte stessa, ma era solo un uomo. E non c’era creatura più complicata… Faceva anche filosofia, adesso? Si prese in giro… Moriva, ma non in ginocchio, decise. Con le ultime forze si alzò in piedi e si forzò ancora a camminare. La sua spada, dov’era? Sul sentiero, si rispose. Non c’era altro da fare, doveva raggiungere la strada, sia se voleva tentare di salvarsi, sia se voleva morire con onore… E per una volta vita e morte seguivano la medesima via…

Brano tratto da LE TERRE DEGLI INGANNI di M.S. Bruno

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Nuova Uscita! LE TERRE DEGLI INGANNI, seguito de L’EREDE PERDUTO, romanzo #EpicFantasy

Gli equilibri mondiali sono a un bivio. Il mondo sembra voler essere diviso fra due Imperi. I Regni ancora liberi sono in pericolo, malgrado le momentanee tregue. Molti segreti però sono stati svelati e Alwaid e Xaver sono pronti a spalleggiarsi contro ogni avversità, mentre le loro gesta cominciano a mutare gli eventi. Ma la loro leggenda è solo al principio…

LE TERRE DEGLI INGANNI, seguito de L’EREDE PERDUTO, disponibile su Amazon

Trama

Le vicende della vita hanno separato Alwaid e Xaver, ma nelle Terre del Vento, luogo originario dei loro genitori naturali, sono destinati a rincontrarsi. Seguendo le proprie visioni, il veggente Alwaid giungerà lì con l’intento di sventare i piani delle spie dell’Impero Laindar. Destreggiandosi fra intrighi e attentati, in uno scambio di ruoli, Alwaid si farà passare per il fratello Xaver, già conosciuto in quelle Terre, per compiere la sua missione. Xaver, intanto, in fuga dalla spietata prigione Laindar, chiamata Eremo, in cui era stato imprigionato ingiustamente, dovrà guidare un gruppo di disperati entro i confini del regno dell’Epsterio, dove saranno al sicuro. Ed entrambi i gemelli scopriranno quanto lunghi siano i tentacoli dell’infido Impero Laindar che non mira soltanto al controllo delle Terre del Vento, ma a creare uno spiraglio nelle difese dell’Epsterio. Le visioni di Alwaid e l’ardimento di Xaver potranno impedire l’infrangersi di una tregua sofferta ottenuta dopo più di vent’anni di guerra? E soprattutto Xaver riuscirà a proteggere il gemello dagli intenti del temibile “SenzaNome”?

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Promozione – #fantasy vs #poesia >_<

Il 31 Luglio, per due giorni, in occasione dell’uscita del #fantasy “Il Sigillo del Drago Infinito”, la mia raccolta di #poesie “Clessidre Notturne” sarà scaricabile GRATUITAMENTE!!! Approfittatene! ❤

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Clessidre Notturne coverIl Sigillo del Drago Infinito - cover

L’Erede Perduto, oggi in uscita ^_^

L'Erede perduto cover 2Oggi è il giorno!!! ^_^ In concomitanza col mio compleanno, esce, nei migliori store online, il mio nuovo romanzo!!!

“L’Erede Perduto” di Maria Stella Bruno, Edizioni Il Pavone
(ebook-3,99€)
“Xaver e Alwaid sono gemelli identici nell’aspetto, ma diversi nelle aspirazioni. Xaver è socievole ed un po’ spaccone, sempre pronto ad ascoltare racconti di guerra, Alwaid è più schivo, solitario, a causa di una capacità rara e preziosa, quella di riuscire a prevedere alcuni eventi futuri. Entrambi i fratelli non conoscono le loro reali origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro tranquilla Ghoi, cambierà per sempre le loro vite. Vivendo numerose avventure, tra agguati, inganni e visioni misteriose, Alwaid e Xaver si troveranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato..”

Due uomini destinati a diventar leggenda, due gemelli identici, ma guidati da un diverso fato… Xaver e Alwaid, il cavaliere e il veggente… Seguite le loro avventure!!!

L’ebook è disponibile anche su:

laFeltrinelli.it  – Kobo  – Amazon.it – Mondadori Store

..E dato che questo è il mio giorno, vi faccio io un REGALO 😉 … Ecco il Prologo de “L’Erede Perduto”… 

“Più e più volte la donna urlò nella capanna, mentre il cozzare delle armi e il fragore della battaglia celavano al mondo la sua disperazione. La levatrice le asciugò il sudore sulla fronte e controllò la situazione all’esterno da un buco nella porta… Solo uomini che morivano e combattevano per insano desiderio di conquista, ma pareva che i loro soldati stessero avendo la meglio. La donna urlò ancora e l’urlo sembrò lacerare l’aria richiamando la levatrice che accorse. Fra sacchi di sementi, in un lurido magazzino, la vita stava per trionfare sulla stupidità degli uomini che sanno generare solo morte.
– Mia signora, abbiate pazienza… Vostro figlio sta per nascere. Vedrete, andrà tutto bene! – esclamò la levatrice, mentre osservava una piccola testa farsi largo.
Aveva visto mille volte una donna partorire, ma mai ne aveva aiutata una a farlo durante una battaglia, con la paura che uno di quei pazzi irrompesse nella stanza. La partoriente era per giunta nobile. Si asciugò il sudore dalla fronte. Intanto un’altra contrazione spingeva il bambino alla vita.
Il pianto del neonato riempì la stanza con l’urgenza e la prepotenza di cui la piccola presenza disponeva, sembrando sovrastare le urla degli uomini che morivano nei pressi della capanna.
– È un maschio. – disse la levatrice, mentre lo avvolgeva in un misero panno trovato e lo porgeva alla madre di giovane età, dai capelli dorati e gli occhi verdi e tristi. Ella sorrise pur continuando a provar dolore. Tenendo suo figlio fra le braccia, parlò con voce malferma:
– Ti chiamerai Xaver, come tuo nonno paterno prima di te ma di lui avrai solo questo, poiché egli nient’altro si merita. – Una nuova fitta le tolse il fiato, però subito riprese a parlare, mentre la levatrice si guardava intorno con la paura che cresceva ogni qualvolta il cozzare delle armi si faceva più vicino – Di tuo padre avrai… – continuò forzandosi – l’indole… Il coraggio, l’onore, la forza, la gentilezza… Egli non ha terre da darti, ma so che non ti serviranno… – Un nuovo profondo dolore la fece urlare e la levatrice, che si era accostata all’uscio chiuso del capanno, si avvicinò a lei, le prese il bambino e lo mise in una cesta. Poi, controllò la madre…
– Un altro! – esclamò con sorpresa. Intanto la nuova vita spingeva per venire al mondo.
La donna urlò ancora, mentre le forze l’abbandonavano. Sentiva che infine la sua ora era giunta, ma non voleva morire. Non voleva lasciare i suoi figli da soli al mondo. Gridò di nuovo e insieme pianse, mentre il suo secondo figlio lottava per nascere. Che cosa avrebbero fatto senza di lei? Non sarebbero sopravvissuti. Non avrebbero appreso del sacrificio del loro padre. Poi, il bimbo, un altro maschietto, nacque e il dolore si affievolì. La vita però fluiva via col suo sangue sulla terra brulla e alla sua mente vennero immagini di un tempo futuro… Sorrise, la madre, nel vedere i suoi due figli adulti, belli e forti, in una delle sue rare visioni che le concedevano di squarciare il velo del tempo. Con un fil di voce, mentre la levatrice avvolgeva il nuovo nato, disse:
– Alwaid, sarà il tuo nome… come la stella che è l’occhio del drago nel cielo notturno. Da me avrai il dono di anticipare gli eventi… Non mi conoscerete mai… – Dai suoi occhi scesero calde lacrime – ma tu e tuo fratello vivrete… Sì, vivrete! – In un mesto sorriso, nello scivolare dell’ultima lacrima giù dal suo giovane volto, la vita l’abbandonò.
Quando la levatrice si accorse della morte della donna, reggeva ancora fra le braccia il secondo nato. Il bimbo, dagli occhi d’indefinibile colore, socchiusi, stringeva con il suo piccolo pugno il dito di lei. Vi era tenacia in quella stretta, desiderio di vivere. Intanto, al di fuori della capanna, la battaglia proseguiva. La donna avrebbe voluto fuggire, avrebbe voluto farlo fin dal principio, ma non aveva potuto abbandonare la partoriente. La levatrice riguardò le due giovani vite indifese, ignare della battaglia e del lutto appena subito e si rese conto che avevano solo lei. Il pensiero la terrorizzò, ma al contempo sembrò darle forza.
Senza neanche ben sapere cosa stesse facendo, sistemò entrambi i neonati nella cesta, li ricoprì con dei panni e si avvicinò nuovamente all’uscio, con il suo fagotto sotto braccio. Dal solito buco spiò la situazione e, quando si ritenne pronta, scivolò fuori. La terra, calpestata e scura, era ricoperta di cadaveri e moribondi. Il fragore delle armi proseguiva, come la mischia che poco più in là continuava a generare morte. Fu la fortuna forse o le ombre sempre più avvolgenti della sera a rendere la minuta donna e il suo prezioso fardello quasi invisibile agli occhi dei soldati, così ella giunse infine in prossimità di Ghoi.
I suoi torrioni e le mura possenti si ergevano maestose verso il cielo vermiglio di un giorno morente, ancora pronte, per l’ennesima volta a resistere all’esercito invasore. A casa, si disse la donna con la cesta fra le braccia, finalmente.”