Disegnando… i personaggi de “Il Sigillo del Drago Infinito”

Il drago infinito - Safav

Safav, figlio di Okitas

Premetto che non sono proprio un asso con la matita e probabilmente si vede… Quindi, è stato soltanto un gioco!

Il personaggio che vedete a sinistra, in un ritratto approssimativo, è Safav, figlio di Okitas, un giovane contadino che perde tutto: villaggio, famiglia, futura sposa a causa di un nemico a lui sconosciuto. È uno dei protagonisti della saga de “Il Sigillo del Drago Infinito”, romanzo che di fantasy, benché il titolo, ha solo l’ubicazione, ovvero il luogo dove le vicende si svolgono, e qualche concetto, tipo la preveggenza… Per il resto è una vicenda di uomini e donne che, di seguito, presenterò qui con ritratti approssimativi fatti da me…

Ecco come viene descritto per la prima volta Safav nel romanzo:

“ (…)sui vent’anni. Non era molto alto (…) era coperto da umili vesti in alcuni punti pure lacere, ed aveva i capelli del colore della pece, anche se velati da uno strato di polvere, la pelle era cotta dal sole; sicuramente (…) era un contadino. (…) occhi neri profondi, con una luce viva nascosta in essi…”

Il drago infinito - Ajhall

Ajhall, marinaio di Varesia

Questi, invece, è Ajhall, marinaio di un’isola che non ha propriamente una buona reputazione, Varesia … Si dice che siano tutti pirati! In compenso, però, ottimi navigatori… Questo giovane dall’aria scanzonata e furba, ha la caratteristica di essere una “mezza canaglia” dal cuore d’oro. Per esempio, se fa una promessa ama mantenerla. Le sue passioni sono: barare a dadi, le donne e … mettersi nei guai! Come dice lui, la “dea bendata” è sua amante e come tale, a volte, gelosa, gli riserva qualche brutto scherzetto, anche se poi alla fine lo aiuta sempre! Una delle prime volte che appare è così descritto:

“Aveva i capelli rossi, il viso regolare e dei curiosi baffetti dello stesso colore dei capelli. I suoi occhi blu scuro (…) osservavano scanzonati. Era abbronzato (…) nei suoi occhi si poteva leggere una certa conoscenza del mondo e un’innata furbizia.”

Il drago infinito - Ofena

Ofena, la “strega bianca”

Questo è il ritratto approssimativo di Ofena, una donna dalle doti eccezionali. Ne “Il Sigillo del Drago Infinito” è una cacciatrice di taglie dura e spietata, dal passato oscuro e doloroso. È soprannominata “Strega bianca”, non perché possieda poteri magici, ma perché è pericolosa ed abile al punto che “la sua figura era ben conosciuta ed ogni soldato(…) scorgendola rabbrividiva, preferendo cambiare strada… Tutti sapevano che non erano solo voci quelle che giravano sulla inquietante strega”. Usa sempre un bianco mantello che, peraltro, non le impedisce di muoversi nell’ombra e prendere di nascosto la sua preda. Scivola alle spalle del suo avversario e, col suo lungo coltello sulla cui elsa è intarsiato un serpente, lo finisce in un’unica mossa… E’ uno dei “cattivi” più furbi, che, peraltro, agisce per proprio conto.

Viene descritta così:

“La pelle scura, gli zigomi alti, l’alta fronte, i capelli neri raccolti dietro la nuca in una lunga treccia e l’atteggiamento di chi al mondo non chiede nulla ma se lo prende (…)I suoi occhi (…)fissavano con la stessa intensità di una belva feroce che guardi la sua preda (…) Con movenze sinuose, sicure e rapide, da cacciatrice perfetta, Ofena camminava, fra le ombre, nei corridoi (…)Avvolta nel suo mantello bianco si aggirava come una belva in cerca di preda, stringendo nel pugno il lungo coltello dall’elsa con l’intarsio di un serpente (…)”

Il drago infinito - Partaf

Partaf dei Leoni del Vento

Uomo dal grande carisma e personalità, Partaf è uno dei personaggi che lascia più il segno su tutta la vicenda ed i protagonisti. Oltre ad essere il governatore della città di Chart, è un cavaliere di AlbaNotte. Come al solito, è qui rappresentato con un ritratto a dir poco approssimativo nato dalla mia matita… Ma ormai è chiaro che (forse) son più brava con la penna che con la matita! Comunque, così vien descritto la prima volta:

“L’attesa fu poca e Partaf entrò sicuro ed a grandi passi. Era un uomo sulla cinquantina, alto, quasi completamente calvo, robusto, ma ogni fibra del suo essere sembrava trasmettere forza ed infondeva un senso di fiducia e sicurezza. Era un uomo che incuteva rispetto.”

Il drago infinito - Inoha

Inoha dei Leoni del Vento

E’ uno dei protagonisti della saga. Inoha dei Leoni del Vento, è un giovane guerriero dalla grande ambizione che però, poi, grazie all’esempio del padre Partaf, imparerà il significato dei veri valori. È uno dei personaggi che cambia di più nel proseguire della vicenda… Potremmo dire: “matura” grazie agli eventi… La prima volta che compare è così descritto:

“(…)era un giovane uomo, dai capelli neri, lunghi sulle forti spalle. Sicuro, portava sotto il braccio ancora l’elmo ed una ferita sanguinolenta gli percorreva la guancia sinistra, deturpando i lineamenti perfetti. Gli occhi del colore del cielo scrutavano, fieri, il padre in cerca di una risposta.”

Il drago infinito - Chias

Chias di Sondìa

Questo è Chias di Sondìa. E’ un guerriero, un barbaro, diremmo, che proviene da una terra dura e inospitale, ed è un “cattivo” che non brilla per la sua intelligenza. Sì, forse a volte è scaltro, ma ciò non toglie che è privo di quella “indipendenza” che invece caratterizza un’altra “cattiva”, Ofena. E’ il braccio destro di Phalaha. La prima volta che compare si sta preparando ad un attentato…

“In contrasto con la frenesia crescente, un uomo camminava con quieto passo. Si distingueva dagli altri non solo per il suo atteggiamento, ma anche per la sua imponenza. Era, infatti, alto circa due metri, biondo, con spalle larghe ed i tratti tipici delle terre di Sondìa… Era avvolto in un mantello scuro e con sguardo gelido scrutava ciò che accadeva intorno a sé.”

Il drago infinito - Phalaha

Phalaha, “Corvo Nero”

Ecco il “cattivo” per eccellenza della saga! E’ lui a bramare il libro di profezie “La spada dei sette” ed è sempre lui a radunare un esercito fra mercenari e scarti della società per conquistare la regione del Kadir… Phalaha, detto il “Corvo Nero” per lo stemma della sua famiglia di origine, è un uomo che ha rinnegato tutto il suo passato di allievo alla Torre dei cavalieri di AlbaNotte per cose più materiali: per la brama di conquista, per il potere ed il denaro… Cinico, ironico, crudele, a volte visionario, ma intelligente, è un uomo che ha pianificato ogni particolare prima di colpire i suoi nemici, ma, si sa, non tutto è prevedibile… La prima volta che appare è così descritto:

“Sui quarant’anni, alto e con le spalle larghe, il mento volitivo era adornato da una barbetta nera e curata, il corpo, celato da una preziosa veste, era agile e scattante, plasmato da numerosi scontri. Occhi scuri come la notte ed uno sguardo che penetrava ed inquietava, l’uomo sedeva sereno di fronte ad una tavola imbandita a festa. (…) Fiero ed altezzoso, completamente a suo agio nelle vesti del conquistatore vittorioso(…)”

Il drago infinito - Neleida

Neleida di Solenaut

La prima volta che compare ha appena saputo di aver perso qualcuno a lei caro…Altro personaggio degno di essere ricordato è Neleida di Solenaut, consigliere di Neix… E’ una donna forte, unica voce che nel Consiglio degli Illuminati parla per il bene della città di Neix e non per favorire se stessa o altri nelle beghe politiche. La prima volta che compare ha appena saputo di aver perso qualcuno a lei caro…

“I capelli grigi raccolti sulla nuca in un intreccio di perle, che ad ogni movimento della testa rifulgevano in una luce argentea, il lungo vestito, dalle maniche ampie, di un verde vellutato, la figura leggermente appesantita dagli anni ed i lineamenti dolci, colmi di una bellezza non ancora del tutto svanita… Girò lo sguardo verso coloro che erano entrati nella sala e, per un attimo, sembrò loro che i suoi occhi, verdi come l’abito, fossero colmi di tristezza… Fu solo un attimo, perché poi vividi ed intelligenti, accompagnarono le parole della donna(…)”
Il drago infinito - Xema

Xema, Cavaliere di AlbaNotte

Questi è Xema, cavaliere di AlbaNotte, ultimo rimasto in vita. Silenzioso e saggio, sarà un vero maestro per Inoha e Safav. La prima volta che appare nel romanzo lo troviamo legato e sofferente, ma sempre indomito…

“Aveva i polsi, sanguinanti e bluastri, legati da catene al soffitto e le sue gambe mal ridotte non potevano più sopportare il peso del suo corpo, che fra lividi e lacerazioni, mostrava un’imponente muscolatura. Sui quarant’anni, di pelle scura; dalle labbra carnose scendeva un rivolo di sangue (…)”

Il drago infinito - Kira

Kira di Geneus

Ecco Kira di Geneus. È una giovane destinata a sposare un uomo che odia e che è arrivato a far cose terribili per costringerla a quel matrimonio. Scappando per sottrarsi a questo supplizio, Kira incontrerà il gruppo dei protagonisti…
Viene così descritta:
“Era rannicchiata nel mantello ed i suoi occhi grigi assumevano la luce dorata delle fiamme; i capelli neri e ricci le ricadevano dolcemente sul viso in alcune ciocche, che lei cercava di allontanare dal volto.”
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“Il Drago Infinito – I Custodi” versus “Il Sigillo del Drago Infinito (Volume I), I custodi dei frammenti”

Questa recensione fu fatta al mio romanzo nel 2009, nella sua prima versione(2006), quando il titolo era semplicemente (e poteva trarre in inganno sui contenuti) “Il Drago Infinito – I custodi”. Adesso il romanzo è stato corretto, riveduto in alcune parti, ed è disponibile in ebook. Il nuovo titolo, “Il Sigillo del Drago Infinito (Volume I), I custodi dei frammenti”, come la copertina, rispecchiano di più una trama che non tratta temi strettamente fantasy o figure classiche del genere… Creature magiche, maghi, elfi e varie, non sono presenti. La magia stessa non è un concetto contemplato. Tutta la vicenda “gira” intorno ad un libro di profezie sigillato e nascosto che, per il bene di tutti, non deve essere ritrovato. Qui di seguito, comunque, ripropongo la recensione del critico Maria Teresa Prestigiacomo che può dare ancora un’idea del mio romanzo…

2006                                                         2012

Immagine (2)  I custodi dei frammenti - il sigillo del drago infinito

Non appena ci si accinge alla lettura del romanzo di Maria Stella Bruno, opera prima, dal titolo “ Il drago Infinito”, ci si accorge che la giovanissima scrittrice rappresenta una nuova promessa della letteratura Italiana Contemporanea. Pertanto, ci troviamo di fronte non ad una tra le tante scrittrici che affollano la cosiddetta “Letteratura Minore” del Duemila, ma ad un’autrice che, presto, guadagnerà un posto al sole nel panorama letterario del terzo millennio.

Bruno affronta con sicurezza ed umiltà, con forza virile e sensibilità femminile, il romanzo di genere, “gotico-fantastico”, un genere che, sebbene affondi le sue radici nel secolo scorso ed anche più indietro, nel Settecento, si è affermato prepotentemente, in questi ultimi anni, per merito della globalizzazione, per opera di quella che è stata la rivoluzione del secolo: il computer ed internet, interpretando il gusto dominante della new generation, gusto dominato da ingredienti come “ l’inquietante, il misterioso, l’intrigante, il fosco ed il surreale”.

Bruno accoglie le lezioni dei maestri del grande thriller, del Giallo, del gotico-fantasy e percorre la sua strada; ella beve alla sorgente del maestro Tolkien, si nutre alla ricca mensa letteraria di Follett.

A questo punto, la scrittrice siciliana “metabolizza” le mille letture che hanno contrassegnato la sua adolescenza di “piccola intellettuale” ed in un modo personale e convincente, si afferma con il suo elegante stile narrativo, ricco di avvincenti intrecci che hanno per protagonisti e co-protagonisti i numerosi personaggi che incarnano le forze del Bene e del Male, nel suo romanzo che segna il suo felice debutto da scrittrice di romanzi.

Misteriose e fantastiche le ambientazioni, nello spazio narrativo dell’autrice, “crepuscolari”, nelle atmosfere, a volte, e, per contrasto, poetico-idilliache, incastonate in una dimensione “altra”, senza spazio definito, né tempo…

L’intreccio della fabula di Bruno si dipana su un canovaccio di tempo medievale, tra cavalieri e pirati d’Europa? Oppure, i personaggi di Maria Stella Bruno potrebbero essere accostati, in similitudine, ai predatori sulla Via Della Seta, personaggi realmente esistiti? Ci si intende riferire a coloro che vagavano nei primi del Novecento, nel deserto di Taklamakan, sfidando le insidie del Turkestan cinese e i suoi demoni protettori, per portare alla luce i tesori di quella lontana civiltà? O, in altre ipotesi, la fabula e l’intreccio della scrittrice possono riferirsi a Storie del Duemila, col cuore antico di ieri, un occhio al passato ed uno al futuro, un orecchio allo zampillo di una fontana di strada e l’altro, ricordando Bufalino, al fragore di una cascata di oggi? I pirati della Malesia sono briganti di oggi, con la ferocia di ieri e la tecnologia del Duemila, circondano navi mercantili e le depredano di ogni avere e quando non mietono vittime, tra i membri dell’equipaggio è un miracolo…

La ferocia degli “uomini senza bandiera” di Bruno, bramosi di potere e di ricchezza, di segreti arcani…non ha tempo, né spazio…

Tornando alle eleganti e particolareggiate descrizioni della scrittrice, esse si squarciano su palcoscenici immaginifici in cui il lettore può ricreare immediatamente, le scene mirabilmente descritte.

Le sue strategie di convincimento sono tessute sulla fabula con un ricco intreccio di diversi “fili” narrativi, ricchi di digressioni.

Il registro linguistico adottato è semplice, per contrasto al complesso intreccio, ma al tempo stesso, elegante.

Il suo metasignificato è un messaggio profondo che filtra dall’elegante costrutto sintattico e dalla ricchezza dei suoi personaggi ben torniti: quello che le chiavi della conoscenza del futuro siano affidate a coloro che le adoperino a fin di bene, per finalità etiche, di giustizia, per il benessere dell’umanità.

Maria Stella Bruno, attraverso il suo romanzo, sembra lanciare un monito agli scienziati, affinché la scienza, la conoscenza, il sapere “futuro” siano messi al servizio del Bene comune, ed, al contrario, per sconfiggere il Male, cioè quegli “uomini senza bandiera”, coloro che non portano il vessillo di una bandiera che ha i colori dettati dai valori universalmente riconosciuti: quegli uomini “neri” e non solari che intendono sterminare senza pietà per l’avidità del sapere, quegli “uomini del buio e della notte” che intendono stendere drappi neri a nascondere il “sole”.

TRA I PERSONAGGI

Forte è la valenza didattica che emerge in ulteriori messaggi, dalle pagine del romanzo…

Bruno fa parlare il padre di Partaf Dei Leoni Del Vento, governatore di Chart, cavaliere e custode di uno dei “Frammenti” della Chiave del Futuro in questo modo: “…L’esperienza insegna l’umiltà; l’ambizione, spesso porta alla rovina, come la ricerca della gloria in battaglia…”

La saggezza del padre di Partaf, stanco di sangue e di guerre, si contrappone alla ricerca della conquista di gloria da parte del figlio…

”Per quanto una causa possa essere giusta, sono sempre uomini quelli che muoiono sul campo di battaglia…”: così affermava il padre di Partaf, un’affermazione che ha valore universale, affermando valori di pace, universali a-spaziali ed a-temporali.

A questo punto occorre evidenziare come la figura di Safav ci insegni che, di fronte al “Consiglio degli Illuminati” di ogni tempo ed ogni luogo, occorre sfidare l’abulìa dei politici, il loro menefreghismo, la loro ottusa incredulità di fronte ad un portatore di “una buona novella anche laica”, un “Angelo-Nunzio” di incombenti pericoli e, come tanti “figli” di Safav, occorre che lottiamo come tanti Don Chisciotte, contro i Mulini a Vento, (anche se, adesso, i mulini sono altezzosi generatori eolici).

Occorre che si lotti, sempre e comunque, per dare voce alle proprie istanze, per il bene nostro, personale e per quello che si chiama “Bene Comune”.

E’ d’uopo anche rammentare un profondo messaggio dalla straordinaria valenza didattica che scopriamo attraverso le parole che Bruno attribuisce ad un suo personaggio; costui, nel rivolgersi a Safav, contadino di Xatum, unico sopravissuto del suo villaggio, dice: “…Sii uomo di pace, prima di essere uomo di armi… Il tuo senso di giustizia è grande, ma non confonderlo con la vendetta perché Morte genera Morte… Il tuo dolore è stato immenso ma trasformalo in fonte di vita per gli altri…”

In questo passo ci sembra di ritrovarci di fronte al genio poetico, universale di Archiloco che nel VII secolo a.C. nella poesia “Animo mio”, abilmente tradotta da Quasimodo, lanciava questo meraviglioso e profondo messaggio universale.

Un altro personaggio che attira la simpatia del lettore ed al quale l’autrice è molto legata, è il marinaio, Ajhall, capelli rossi al vento “ed un cavallo in corsa”: un marinaio che le sue promesse le mantiene, segno che- ci insegna Bruno- non occorre stigmatizzare, non occorre assegnare un sigillo al prossimo senza mai più “redimerlo”.

Ajhall si ritrova a vivere tante peripezie, come quella di finire nel mezzo della sala del salone delle feste del re Eisel III, per scampare alla ferocia del capitano nero, rischiando di morire avvelenato, ma chi insegue ideali di giustizia, è aiutato dalla fortuna, resta immunizzato dal veleno delle “ Lacrime dell’Ade”, ci dice la scrittrice, mostrando la sua vena ottimistica sulla vita.

Abbiamo contato cinquantadue personaggi, in questa epopea; tra costoro, spicca Ofena, abile cacciatrice di taglie, un ruolo per così dire “maschile” che, per desiderio di “riscatto” di una condizione femminile deprivata, la scrittrice attribuisce ad una donna.

Una donna diversa da tutte le altre, questa Ofena; ha subito una violenza e la sua personalità forte, spietata, ne reca i segni. Ella porta avanti la sua mission, senza farsi corrompere, come tanti altri, dal vile denaro; riveste, dunque, un compito importante in seno alla “fabula”.

Indaghiamo, a questo punto, sulla struttura della “fabula” che è trattata da Bruno come la tradizione vuole, come l’analisi di Vladimir Propp intende: c’è l’eroe, c’è l’antagonista ( “ gli “uomini senza bandiera”, in questo caso) c’è la persona ricercata e l’oggetto magico ricercato ( i sette frammenti della chiave del futuro), c’è l’allontanamento, il tranello, l’investigazione, la mediazione, la partenza verso un viaggio che è metafora ulissiaca della vita; ed ancora, vi sono le prove da superare, la lotta, la persecuzione…tutti elementi-ingredienti-chiave dell’intreccio

In più, c’è da dire, in chiave psicoanalitica, che “l’allontanamento da casa”, le “difficoltà da superare”, sarebbero interpretabili come le tracce, largamente trasfigurate dalla fantasia, di avvenimenti “reali”, che accadono nella vita: durante le cerimonie iniziatiche, i giovani sono condotti lontano dal villaggio, dalla famiglia, là dove saranno sottoposti ad una serie di prove che verificano le loro capacità… Ma, soprattutto, simbolicamente, rappresentano la morte e la rinascita….( “il bambino” scompare per lasciare il posto all’adulto)….

Tornando ai personaggi, essi sono rappresentati “a tutto tondo” dalla scrittrice, pertanto non bassorilievi, bensì sculture-ritratto a trecentosessanta gradi, tratteggiati o scolpiti, mirabilmente, , quasi ad “aggallare” sulla scena, come attori che, per una sorta di gioco pirandelliano, assumano il ruolo di registi dell’atto, tanto, costoro, sembrano sfuggire di mano all’abile regia dell’autrice, come “ Sei personaggi in cerca d’autore”, come ne “ Le scarpette rosse “ di Handersen, per poi essere nuovamente governati da Bruno, controllati, fatti morire, per esigenze “di copione”, per la loro mission, per il ruolo loro assegnato…

Continuando ad indagare sulla forza descrittiva ed espressiva della scrittrice, bisogna aggiungere che occorre avvertire quei lampi e quei guizzi scenici che la stessa adotta per poterne cogliere i toni chiaroscurali, i “colori” come si dice in “musica”, attraverso i quali ella fa muovere e vibrare i suoi personaggi, tra mille colpi di scena.

Ricorderei, a questo proposito, il brano in cui Safav rischia di morire sotto il peso della scimitarra… “La grande arma si librò sulla sua testa, pronta a colpire, ma Safav si mosse fulmineo, evitando la lama che si conficcò sull’erba……Un tanfo fetido proveniva dall’uomo, un miscuglio di sudore ed alcool che dava la nausea…l’odore dell’Inferno… Il soldato estrasse la scimitarra dal terriccio e con un urlo roco, la brandì… Gli occhi spalancati nella collera, il viso contratto in un’espressione animalesca, la fredda lama già macchiata del sangue altrui…( pag 89). Ed ancora, l’efficacia descrittiva di Maria Stella Bruno si impone (pag 89) presso la locanda dell’”Oste di ferro”: “…Poi una lama brillò nell’oscurità…il coltello, nella cui elsa era intarsiato un serpente, tagliò esperto la gola nuda dell’oste… Il tappeto su cui era caduta la candela di Epo prese fuoco in un lampo ed in poco tempo l’”Oste di ferro” fu avvolto in un’unica fiamma…”

IL DRAGO INFINITO

Riguardo al drago “adottato” da Bruno e dalla stessa autrice, rappresentato sulla copertina del romanzo (versione 2006), non si tratta di un drago riconducibile alla tradizione orientale; non è un drago indonesiano, cinese; ha le fattezze e la ferocia dell’antica tradizione d’Occidente; possiede delle grandi ali e delle lunghe corna; potremmo affermare che si tratta di una rappresentazione di drago, in parte “vicina”a quella del capolavoro di Walt Disney e, su un altro fronte, vicina a quella interiorizzata da Paolo Uccello per il suo mirabile dipinto dal titolo “ San Giorgio ed il drago”, in cui San Giorgio, cavaliere, ha la meglio sul mostro.

“Il drago infinito” costituisce l’insieme dei frammenti della chiave del futuro che il mondo, da millenni, vorrebbe conoscere…

La trama è semplice, l’intreccio è complesso: sette persone custodiscono i frammenti di una chiave magica che darà l’accesso alla veggenza, al futuro…

E su questo canovaccio, Bruno lavora per tradurre in momenti magici, con il fascino della parola, gli eventi che ruotano intorno a questa vicenda…

Quanti errori avrebbero evitato gli uomini, nella loro Storia personale, se avessero conosciuto, prima, il loro destino!

Quante distruzioni, quanti stermini, quante calamità, quante guerre, si sarebbero potuti evitare, se si fossero conosciute prima le loro conseguenze rovinose!

Queste affermazioni ci impongono una pausa di riflessione ed, a questo punto, “sorge spontanea” la domanda: non ci sono, oggigiorno, tanti uomini che “vedono” con i loro occhi aguzzi, con la loro vista d’aquila- dal sapere scientifico- la distruzione della Terra, il suo futuro minacciato e di ciò fanno una loro mission, senza essere ascoltati dai potenti del “Consiglio degli Illuminati?

Questa domanda si pone la scrittrice, Maria Stella Bruno, in questo suo brillante esordio che vede il Duemila costellarsi di questa nuova promessa della Letteratura, quella Letteratura vera, che andrà a storicizzarsi in quei libri di Letteratura Italiana che Bruno, per il momento, non intende approfondire, da spettatrice, in quanto le sue capacità e la sua tenacia, le faranno guadagnare, presto, un posto al sole nell’Universo dei romanzieri che producono Letteratura in un linguaggio universale.