Scheda libro: “Spietati Confronti” di Rosalba Bavastrelli

libro-spietatiTitolo: SPIETATI CONFRONTI (“La Base della Baia” Vol.III)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01N1OV6MR

Descrizione:

Futuro. L’umanità è sempre più proiettata nello spazio e la Difesa Terrestre ormai non si limita ad aspettare le mosse aliene: ogni giorno sbriciola sempre di più le certezze dell’Impero Sark che ambisce ancora alla Terra. E tutto ciò lo si deve all’audace temerarietà di Edward Shelton e alla sua guida. Anche la sua vita sembra proiettata verso un futuro di serena stabilità, ma il ritorno di Dana, sua moglie, nei ranghi dell’Esercito rischierà di cambiare ogni cosa. Fra missioni e pericoli, l’amore che lega Dana ed Edward sarà messo a dura prova, rischiando di spezzarsi. Davanti a scelte impossibili e spietate, come reagiranno? La logica dell’azione vincerà sulla profondità dei loro sentimenti?

 

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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Estratti (sparsi):

“Da quasi due anni avevo lasciato l’Esercito della Difesa Astrale: il capitano Dana Mayer non esisteva più. Una legge ingiusta imponeva nel nostro ambiente di scegliere tra il matrimonio ed il lavoro. La scelta in verità non doveva essere per forza mia, ma io non avevo sposato un collega qualsiasi, mio marito era … il comandante di tutti noi, Edward Shelton! Non ero certo pentita della mia decisione, anche se le lunghe attese avevano spesso riempito i miei occhi di lacrime. Ma c’era una guerra, come c’è tutt’ora, oltre i confini del nostro Sistema, ed io per prima sapevo quanto mio marito fosse importante per i suoi…
Lillian compiva un anno quel giorno. Avevo pettinato con cura i suoi biondi capelli, “chiari come la luna”, come diceva la nonna, da cui la nostra bambina aveva avuto il nome… I capelli di suo padre, ricci però come i miei. Un regalo fattomi dalla natura, perché per tutto il resto, Lillian Shelton è uguale ad Edward Shelton, nell’azzurro degli occhi e sempre più nei tratti del volto. Una bambina bellissima, che forse, da grande, erediterà anche il fascino del padre e, chissà, magari lo spirito di ribellione della mamma… La ribellione mai domata che sentivo dentro di me quel giorno!”

*****

“Mi fu affidata la custodia momentanea di una prigioniera, un’umanoide Sark, il cui fisico resisteva immune nella nostra atmosfera da abbastanza tempo per destare preoccupazioni. Significava che i nemici erano finalmente riusciti a produrre quelle immunizzazioni necessarie al loro sopravvivere sulla Terra. I miei compiti si limitavano a soprintendere alla guardia degli “alloggi schermati”, operata da semplici soldati, ma era pur sempre un incarico che non amavo.
Nimi, questo era il nome dell’aliena, era all’apparenza in tutto e per tutto, uguale ad una terrestre, e il suo carattere, fuori dai momenti di inevitabile depressione, era paziente e dolce.
Fu a causa di Nimi che rividi mio marito dopo altri sedici giorni, e fu a causa sua che pagai un amaro scotto …
Gli alloggi schermati erano apparentemente come quelli di noi ufficiali, per nulla simili alle tradizionali carceri, se non nella invisibile parete schermata che ovviamente impediva, col suo campo di forza, che la si oltrepassasse. Avevo scoperto che Nimi, così silenziosa sempre, con me pronunciava qualche parola. Il ruolo da lei ricoperto nell’esercito Sark doveva essere stato di ben poco conto: Nimi era una semplice pedina, un piccolissimo, trascurabile aggeggio nel complesso e mostruoso meccanismo dell’impero Sark. L’avevano immunizzata e spedita all’avventura, verso le terribili armi dei Terrestri perché vi incontrasse la morte o servisse ad un possibile trapianto sulla Terra. Nimi non era più un nemico, ma solo un’infelice e provavo una certa simpatia per lei. Sapevo che era proibito ai soldati e agli ufficiali, che non ne avessero l’autorizzazione, di scambiare frasi con gli alieni prigionieri. Lo sapevo, ma Nimi quella mattina mi chiamò, attraverso lo schermo sonorizzato della sua prigione.” – Dana

*****

“Bisognava dimenticarlo l’uomo dai capelli color della luna, l’inafferrabile condottiero delle stelle… Dimenticarlo, anche se la sua ombra s’insinuava morbida, silenziosa e inattesa a ricoprire il mio cuore, ad occupare i miei pensieri, silenziosa e inattesa come il suo passo da felino… Troppo distante, nel suo gelido fuoco, l’uomo di sogno non mi apparteneva più, non mi era mai appartenuto…”

*****

“L’esercito terrestre di Sicurezza Astrale allungava le sue rotte sicure e tracciava le sue vie tra i pianeti del Sole, contrastava il nemico ai limiti del suo stesso impero, s’insinuava, temerario e beffardo, a sfidare gli alieni in guerre corsare sui tanti pianeti impraticabili, entro il controllo dei Sark. In due anni il comandante dei Terrestri aveva condotto i suoi uomini oltre l’insperabile, aveva tolto la paura dai cuori, e guardava ai Sark, dal suo Sistema, con la lucida consapevolezza della propria forza, con la costante, minacciosa presenza di una uguale, bellicosa potenza.
Quell’uomo, che era diventato leggendario tra la sua gente e tra i nemici, era fatto di carne e ossa, era giovane e indicibilmente attraente… Era mio marito.”

*****

“M’inerpicai, senza averlo deciso, su per le strade che conducevano all’altipiano, sorvolai, su alti, audacissimi ponti, lanciati come nastri fantastici nel cielo, due megalopoli… poi giunsi in un posto così silenzioso e solitario che mi parve bellissimo, e fermai…
Era poco dopo il tramonto: il sole non aveva lasciato dietro di sé colori accesi. L’azzurro si faceva strisce dorate ad occidente, ed il bruno delle rocce dietro cui esso moriva, creava un contrasto piacevole alla vista e, chissà come, al cuore. Era un luogo un po’selvaggio, quasi del tutto privo di vegetazione, c’era solo qualche alberello semi inaridito, che fremeva ai venti della sera… Mi stavo avvicinando al deserto. Scesi dall’auto e m’accoccolai sull’erba rada. Là, mentre in cielo comparivano le stelle, scoppiai in singhiozzi lunghi, disperati, affannati, i lamenti di una bestiola che muore…” Dana

Scheda libro: “L’Offensiva della Pantera” di Rosalba Bavastrelli


libro-loffensivaTitolo:
 L’OFFENSIVA DELLA PANTERA (“La Base della Baia” Vol.II)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 9 Ottobre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01LZDDQ1Y

Descrizione: 

Futuro. La Terra è tecnologicamente avanzata. Possiede mezzi e conoscenze tali da poter perlustrare lo spazio, ma soprattutto la possibilità di difendersi da pericolose intelligenze che mirano alla conquista. Edward Shelton è il comandante indiscusso, adorato e temuto, della Difesa Terrestre e capisce che ormai non è più tempo di subire passivamente la prepotenza aliena. Decide così di passare al contrattacco. Seguendo in prima persona piani astuti quanto spericolati, farà assaggiare ai nemici la tempra dei terrestri, mentre nella sua vita di tutti i giorni, nei brevi momenti di quiete, assaporerà il calore di nuovi affetti. Ma l’uomo che credeva di non poter amare riuscirà a restare il capo inflessibile, duro e spietato di un tempo, lucido al punto da rischiare tranquillamente la morte? O l’avere una famiglia frenerà la sua sete d’avventura e rischio? Queste le domande che egli stesso si porrà, trovando forse anche delle risposte…

Recensione

“Mi chiamo Edward Shelton”, così inizia “L’Offensiva della Pantera”, secondo capitolo della saga “La Base della Baia”, e il protagonista assoluto di questo romanzo è proprio lui, il comandante della Difesa Terrestre. In prima persona, col suo stile conciso, logico, ma non privo di umanità, il giovane racconta delle sue avventure tra le stelle e in famiglia… Gli ingredienti di questo romanzo sono gli stessi del precedente (“Difesa Estrema”), un sapiente mix di fantascienza, azione e sentimento, solo che questa volta Edward è l’unica voce narrante, dato che Dana ha lasciato l’esercito. Ma le novità non riguardano solo questo! Mentre nel primo l’umanità restava sulla difensiva contro invasori misteriosi e sconosciuti, in questo romanzo lo scontro si sposta nello spazio alieno e molti segreti vengono svelati. Ed avrà il suo da fare a conciliare le strabilianti avventure “corsare” fra pianeti gassosi e astrocaccia nemici con la vita quotidiana, semplice e nuova per lui, che sta costruendo con la donna che ama… I suoi timori infatti non sono rivolti solo a quell’impero nemico che ambisce alla Terra, ma alla propria capacità di restare il comandante di sempre, razionale e spietato se necessario… Naturalmente solo leggendo si potrà scoprire se Edward è realmente cambiato, ma il romanzo si conclude con nuove possibilità e prospettive che probabilmente porteranno nel prossimo volume a nuovi interessanti sviluppi tra le stelle e… non solo!

M.S. Bruno

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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Estratti (sparsi):

“Mi chiamo Edward Shelton. Ho ventisette anni. Sono il Comandante dell’Esercito Spaziale che tutela la Terra dagli attacchi degli alieni. E sono… il marito di Dana. Un ufficiale abbastanza indisciplinato, il capitano Dana Mayer, il più grazioso impasto di impulsività ribelle e dedizione che mi sia capitato di conoscere. Adesso è a casa della nonna ad attendermi. Vi è stata confinata da una delle più odiate leggi della nostra Organizzazione, quella che impone, sostanzialmente alla donna, di lasciare il servizio in caso di matrimonio con un collega. Me ne sono innamorato al di là di ogni mia previsione e assolutamente contro la mia volontà, cosa questa che ha creato nel passato molto recente non pochi problemi… Me ne sono innamorato profondamente, tanto da pensarla fin troppo e da averne una costante nostalgia quando le sono lontano, a volte anche per mesi…
Quel pomeriggio sapevo di poter uscire dalla Base, celata nelle viscere della roccia di un vasto promontorio, proteso sul mare di Cornovaglia. I nemici erano stati più volte respinti negli ultimi giorni ed avevamo ottenuto parecchie informazioni utili dai prigionieri caduti nelle nostre mani. C’era un certo clima di festosa soddisfazione tra i miei alti ufficiali, i quali non facevano che congratularsi a vicenda degli esiti positivi delle nostre ultime missioni, nello studio K, dietro la cui scrivania stavo pigramente ad osservarli con la speranza che se ne andassero presto…Il mio silenzio durava da troppo tempo perché non se ne accorgessero…”

****

Gli alieni tornarono non molto dopo. Le loro astronavi trapassarono più volte i gas di Chroma, cercandoci fuori e dentro l’atmosfera del pianeta, invano. Eludemmo la loro caccia divertendoci come ragazzi. Sir Francis sarebbe stato fiero di noi… Sentivo la mia nave docile e veloce al tocco delle mie dita. Ci calammo nel cratere di un vulcano spento sulla superficie di Chroma, e da lì restammo in agguato di nuove prede…che non si fecero attendere. Rare volte ci scambiammo i segnali con Mattei, e furono anche rare le volte in cui il colonnello dovette intervenire a stroncare la fuga di qualche nave aliena, scampata al nostro controllo. Per quattro mesi seminammo il terrore tra le astronavi che rasentavano l’orbita di Chroma per dirigersi verso la Terra. Conoscevamo sulla superficie del pianeta parecchi utili rifugi e vari sistemi per sfuggire al nemico. Perfettamente sicuri e padroni di noi stessi e dei nostri mezzi, eravamo coscienti di rasentare l’incredibile, con l’orgoglio di condurre vittoriosamente ciò che non era mai stato tentato prima, ma ugualmente coscienti che non sarebbe stato possibile continuare a sfidare gli alieni ancora a lungo, in quel luogo tanto vicino alla loro casa…

Scheda libro: “Difesa Estrema” di Rosalba Bavastrelli

libro-difesaTitolo: DIFESA ESTREMA (“La Base della Baia” Vol.I)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 3 Agosto 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01JD9J2ZW

Descrizione: 

In un futuro tecnologicamente avanzato, il mondo è riappacificato sotto un unico Consiglio globale. Lontane sono le guerre fratricide e l’umanità è libera di prosperare. Ma questo senso di sicurezza è un’illusione ben elaborata. Nell’ombra e nel segreto, la Difesa Spaziale vigila e combatte forze aliene, crudeli intelletti o esseri brutali, che minacciano di conquistare la Terra. L’esercito terrestre è costituito da uomini e donne che studiano, lottano e muoiono nel tentativo di frenare questa infida avanzata. Dana Mayer è un tenente, un pilota, uno fra tanti, ma soprattutto è una donna appassionata e sensibile, in cerca di una propria dimensione. Edward Shelton è il suo capo, il comandante dell’intero esercito, il più giovane e determinato mai stato in carica. È duro, logico, intelligente, anche spietato. I loro mondi sono agli antipodi, anche se fanno parte della medesima organizzazione. Non sarebbero destinati ad incontrarsi se un atto di insubordinazione di lei non li mettesse a confronto. Un incontro il loro che muterà molte cose sullo sfondo di una guerra senza tregua con nemici sconosciuti e diversi…

Prefazione

“Difesa Estrema” è la storia di un lui e di una lei e, appunto, di una estrema difesa.

Una difesa contro gli alieni che minacciano la Terra, ma anche vissuta personalmente e con sofferenza dai protagonisti. Un romanzo a “due voci” dunque, due voci e due tempi, scritti ovvero dall’autrice in due momenti diversi della propria vita. La storia è intitolata nella sua totalità “La Base della Baia” e trattava, nella prima parte (ora dal titolo “Difesa Estrema”) solo di Dana e del suo punto di vista. Una vicenda ad una sola “dimensione” che, pur mostrando un lato umano e affettivo ben complesso, mancava ancora di qualcosa. Anni dopo l’autrice, che intanto aveva continuato a narrare delle gesta di Dana ed Edward, i due protagonisti, decide di riprendere quella prima parte per aggiungere un’altra “voce”. Nasce così, potremmo dire, un secondo romanzo parallelo al primo poiché sono trattati i medesimi argomenti, ma esposti in maniera diversa, in quanto diverso il protagonista narrante… Edward è più sintetico, logico, per lui hanno maggior impatto differenti avvenimenti, mentre altri non lasciano che poche tracce. Il suo punto di vista però è certamente più avventuroso di quello di Dana e forse più duro e cinico.

“Difesa Estrema” è il romanzo che nasce, dopo un difficile lavoro di revisione dell’autrice e della sottoscritta, dall’unione di queste due dimensioni differenti, quella di Dana e quella di Edward, creando un singolare percorso a due, dove le loro voci narrative si accompagnano, secondo il personale modo di vedere, si accavallano a volte, a volte si susseguono o esprimono, in maniera quasi parallela, la loro storia. Un unico contesto il loro, un contesto particolare, essendo entrambi militari dell’Esercito Terrestre impegnato in una lotta contro invasori di altri pianeti.

Un esercito la cui base è celata nelle viscere di un lungo e vasto promontorio che si estende sul mar di Cornovaglia. Sono migliaia di uomini e donne dall’agire misterioso, la cui esistenza è ignorata dagli abitanti della Terra, ma che ogni giorno e ogni notte rischiano la vita e muoiono per la salvezza del pianeta. Lontanissima la distanza che separa gerarchicamente i due protagonisti: Edward è il giovane comandante, con poteri quasi assoluti nell’ambito di una Organizzazione difensiva, persino indipendente dal potere politico dei governanti. Dana è soltanto uno dei suoi numerosi ufficiali alle prime esperienze. Un fortuito incidente li farà incontrare e scontrare cambiando loro reciprocamente la vita per sempre…

M.S. Bruno

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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Estratti (sparsi):

“Tutto cominciò quella volta che a 500.000 Km di quota gli gridai quel che pensavo.
Ero stremata, sconvolta, indignata oltre ogni limite: avevo visto Dick Marshall accasciarsi ferito, colpito al capo da una parte del rivestimento interno del nostro astrocaccia. Stavamo andando letteralmente a pezzi. Cercai lo sguardo di Jimmy sbigottito ed immobile alla consolle di comando, d’impulso m’accostai chinandomi alla radio e tentai d’imporre al nostro capo lontano la mia logica ribelle:
– Signore! Abbiamo due feriti a bordo e ci attaccano da ogni lato… Siamo stati colpiti e perdiamo pezzi fin dentro la cabina di comando. Come potremmo? È… assurdo! –
– Tenente Mayer… – cominciò oltre gli spazi, con gelida collera, la voce di Shelton – L’assurdo è che lei esprima pareri.-“ -Dana

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“…Sforzandomi di non pensare troppo, pensare nella mia condizione era controproducente, mi recai sveltamente dove mi era stato indicato. Valicai gli accessi senza difficoltà, e una volta nel corridoio H, luminoso nel suo candore e assolutamente vuoto, sostai perplessa e preoccupata. Fu allora che sentii alle spalle la voce conosciuta, laconica e pungente nel suo divertito sarcasmo:
– Non si allarmi, tenente. Nessun alieno ha alterato i suoi ordini, neanche stavolta. –
Mi volsi di scatto, fremente e furibonda. Le labbra mi tremavano, volevano dire parole di cui mi sarei senz’altro pentita. Ero più che mai sconvolta, troppo convinta di una dignità che sentivo ferita e che avrei dovuto finalmente difendere.
Me lo trovai di fronte, ad un passo di distanza, alto e magnifico in quella sua morbida, sensuale bellezza, così virile e seducente in una naturale sicurezza di modi e atteggiamenti, che non potei non notare, come accadeva ogni volta, nonostante la rabbia…”-Dana

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“Avanzai fino a lui irrigidendomi sugli attenti nel saluto. Non alzò il capo che dopo qualche istante. Aveva capelli biondi, appena mossi, che gli ricadevano in ciocche sulla fronte. Gli occhi azzurrissimi, di un azzurro denso, si sollevarono su di me penetranti. Nel suo volto intento e nei bei lineamenti c’era tutta la sicurezza di chi è abituato al comando, l’intelligenza immediata e audace di chi sa prontamente decidere. Straordinario quel fuoco intenso, fu la prima cosa che pensai… poi mi fu difficile anche pensare e restai, quasi incantata e certamente controvoglia, ad ammirarlo.
Era senz’altro un uomo fuori dal comune, dalla bellezza irrequieta, dal fascino pericoloso.
– È lei il tenente Mayer? – mi chiese.
– Sì, signore. –
Ebbe un lampo rapido, vivace e soddisfatto nello sguardo, s’abbandonò alla spalliera. Osservò deciso, lievemente canzonatore:
– Bene, tenente. Vorrei che continuasse quanto stava dicendo quando il capitano Helmer l’ha interrotta! –
Non me l’aspettavo. Mi sentii smarrire. Capivo d’essere emozionata a parlargli e capivo che l’emozione poteva perdermi.
– Mi dispiace – risposi d’impulso – So d’avere sbagliato. Le chiedo scusa. –
Ebbe un breve moto come di stupore, poi apparve divertito:
– D’altronde aveva già detto parecchio! Non crederà di cavarsela con le scuse… Indipendentemente da come si è comportata nei miei confronti, la sua azione oggettivamente può dare adito a due giudizi. –
Mi scrutò qualche istante in silenzio. Pensai di detestarlo.
– Non vuol saperli? –
– Sì, signore. –
Si alzò. Era alto, snello ed atletico, prestante. Perfetto.
Mi sfiorò passandomi accanto, si fermò.
– Insubordinazione. Ribellione punibile anche con la morte in tempo di guerra… e lei sa che siamo in guerra, una guerra con esseri che non conosciamo, una guerra quasi ad occhi chiusi! Lottiamo per respingere l’aggressore alieno che vuole impossessarsi del nostro mondo, delle nostre civiltà, delle nostre vite! –
La sua voce suonò dura, vibrante di collera controllata. Strano, mi dissi. Mi parve persino strano che fosse così in collera, ma ero stanca. La luce vivida della sala mi gravava sulle palpebre. Ero pronta a tutto, mi sentivo offesa, ferita, ma avrei sopportato tutto in una sfida silenziosa e passiva.”-Dana

****

“Mi avvicinai e le denudai il fianco, allargando i lembi strappati della sua divisa.
Avvertii con tenerezza il suo lieve tremito. La ferita non appariva seria, era un lungo taglio poco profondo, che andava però ispezionato. S’allungava su tutto l’arco perfetto del suo fianco, fin quasi a partire dalla vita.
Sentivo il suo sguardo mentre prendevo il contenitore delle medicazioni e sterilizzavo le mie mani. Ero deciso e divertito, ma piacevolmente interessato a quanto stavo facendo… e vedendo.
Poi la toccai. Dovevo accertarmi che non ci fossero corpi estranei dentro la ferita.
– Faccio male? – le sorrisi.
– No…- sussurrò con un respiro più profondo – Per niente! –
Terminai la medicazione, cercando di mantenermi impersonale e distaccato, come un medico. Fingendo di esserlo… Accidenti!
Poi, l’aiutai a sollevarsi. E non m’importò più che i miei occhi, come i suoi, parlassero… Restammo a guardarci e ci sorridemmo. Bellissima Dana, commossa e commovente nel suo candore. Attraente e calda, come una carezza sull’anima, un respiro più ampio, un respiro inebriante. I miei sensi erano accesi, e una gioia nuova e strana mi riempiva il cuore. Ed era questo il pericolo…”
Edward

Scheda libro: “Il Monastero dell’Arcangelo” di Rosalba Bavastrelli

libro-il-monasteroTitolo: IL MONASTERO DELL’ARCANGELO

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 7 Luglio 2016

Formato: e-book (Formato Kindle) / Cartaceo

Prezzo: 2,99€ / 8,90€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01I3MEA5M

Descrizione: 

Cosa celano le finestre chiuse di un apparente, tranquillo paesino nascosto fra le Alpi svizzere? Quali sono i misteri, passati e presenti, di un monastero in rovina? E che segreti nasconde lo sguardo di un lupo? Queste sono le domande che si porrà Erik, giovane architetto annoiato e confuso dalla vita, che per sfida si ritroverà a dover restaurare l’antico Monastero dell’Arcangelo.
Tra mistero e fede, Erik si scontrerà con ipocrisie e violenze per scoprire l’amore per la bella Alessandra, la maestosità di una natura selvaggia, ma consolatrice e una lupa che, ai margini delle vicende umane, sarà giuda ed esempio per superare le difficoltà.

Recensione/Prefazione

Un antico monastero fra i monti, un luogo ascetico, calmo e isolato, carico di segreti del passato, ma denso anche di vita presente, e una lupa, un animale selvaggio, un essere fatto di istinto e saggezza che a volte sembra trascendere la sua stessa essenza, senza mai scadere nel sovrannaturale, ecco i cardini fondamentali per un romanzo dai mille colori, trattato con mano ferma eppur lieve, dalle sfaccettature poliedriche e dai tanti risvolti. “Il Monastero dell’Arcangelo” ruota intorno alle vicende di Erik, giovane architetto sfiduciato e quasi cinico, il cui compito è quello di ricostruire, insieme ad un gruppo di restauratori, parte dell’antico monastero ancora in uso. E all’ombra del monastero, in un villaggio dall’apparente aria cupa e sonnolente, ma dalle nascoste trame, in una girandola di situazione diverse, la vita di tutti cambierà, proprio grazie all’arrivo dello “straniero”, che metterà alla luce ipocrisie e sofferenze, guarendo anch’egli dalle ferite del proprio passato. Man mano che si scorre nella lettura, ciò che sorprende è proprio la figura della lupa, che a volte quasi come essenza protettrice o chiarificatrice, aiuta Erik a comprendere se stesso, a confrontarsi con gli altri e forse persino a ritrovar la gioia di vivere. La natura non viene divinizzata, ma esalta Dio stesso, come quei monaci pieni di umanità e di Fede, che aiutano a superare le vicende a volte traumatiche e dure che permiano la storia. L’autrice però non è mai cruda nel trattare temi forti, ma li bilancia con la stessa poesia con cui descrive i luoghi. Un racconto fresco, una storia che è avventura, dramma, giallo ed introspezione… Un incontro speciale, come quello del protagonista con la lupa, che resta nel cuore!

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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Estratti:

“Capitolo I
Erik scese col suo passo elastico e lento giù dal sentiero verso la valle, che gli appariva bruna là in fondo, dove i ghiacciai da cui proveniva non riflettevano la luce del sole. Era una bella, gelida mattina di Gennaio quella in cui s’era svegliato nel letto di Rose, che non si era affannata neanche a preparargli una tazza di caffè. Il loro saluto era stato un vicendevole sorriso e basta. L’aveva lasciata nuda e scarmigliata ancora tra le coltri. Non era un granché la “bella” Rose, anche se bella appariva agli occhi di tanti al villaggio. Tanti, che l’avevano gustata. Aveva voluto provarci anche lui, e non gli aveva lasciato niente dentro. Rose amava gli uomini e gli uomini si sentivano lusingati. Erik scosse il capo, rimproverando a se stesso quel gusto amaro e incuriosito di volerli imitare. Non era da lui fare ciò che facevano gli altri ma, in quel periodo, si sentiva soffocare dalla noia. Noia e inquietudine. Non si rimproverò a lungo, non era nella sua indole.”

****

“Il lupo gli apparve dinnanzi all’improvviso, sul poggio dove un cespuglio d’erba, inaridito dal gelo, fremeva al vento che veniva su dalla foresta. Vicino, su quel poggio, l’animale lo sovrastava.
Erik si immobilizzò senza staccare gli occhi da quelli avidi del lupo. La bestia selvaggia ringhiava, un ringhio sordo e costante. Era magnifica nel suo pelo bianco e grigio, a rade chiazze color arancio. A Erik parve grande e maestosa, così bella da non incutergli alcuna paura. Acquattato, coi muscoli tesi, il lupo continuava a fissare il giovane uomo immobile sul sentiero, là in basso. Era una femmina affamata e doveva avere dei cuccioli, pensò Erik. Anche isolata dal branco l’avrebbe attaccato. Ma continuò sereno a ricambiarne lo sguardo, così diverso da quello del suo cane, di ogni cane… Occhi grigi e spietati che non conoscevano altro che un sogno di ferocia.”

****

“La lupa sollevo il muso a fiutare a lungo i nuovi odori. Li riconosceva. Su, su per la foresta essi si moltiplicavano, erano odori di vita nuova, richiami antichi…
Volse la testa la fiera superba all’essere piccolo che non sapeva ancora cacciare. Il cucciolo le ruzzolò tra le zampe e, accucciato, pronto a scattare nel gioco, guardò la madre. Non era ancora il tempo di unirsi al branco, di galoppare lassù dove l’uomo raramente arrivava, verso le nevi eterne. Occorreva restare.
Con un’agitazione diversa guardò dal suo poggio la valle. Nei suoi occhi grigi passò il ricordo di un verde luminoso, come in sogno risentì il suono dolce di parole umane, urgenti, incantate… Con una zampata rovesciò il suo cucciolo nel gioco che s’aspettava, brontolò verso di lui che aprì le fauci mostrando le piccole zanne che sarebbero divenute forti come le sue. Occorreva restare”

****

“Il colpo di fucile fu vicinissimo. Udì un guaito e si volse, inorridito e attonito. Il suo cuore batteva forte mentre il suo cervello registrava che la lupa e i lupacchiotti non c’erano più, che erano sfuggiti a quell’infamia. Si guardò intorno con rabbia e dolore a cercarlo, il vigliacco. E lo vide. Willie, appostato dietro un albero, dalla parte opposta del sentiero, aveva fallito il suo bersaglio.
I lupi… o lui?… pensò per una frazione d’istante. Non faceva differenza.
Si slanciò oltre il viottolo, s’arrampicò sul pendio, agilmente, con la velocità di quel proiettile. Mentre l’uomo si volgeva appena per fuggire, lo afferrò per una spalla, lo girò a sé e gli sferrò un pugno con una violenza tale che Willie volò all’indietro, cadde di spalle e rotolò oltre un lieve pendio d’erba. Erik non vedeva dove fosse finito ed avanzò. Un urlo roco ed un ringhio, dalla ferocia a lui sconosciuta, rallentarono il suo passo un istante, poi egli accorse e vide.
L’uomo era a terra, con la lupa a fauci spalancate su di lui. Erik provò un senso di gelo, il brivido di una caduta senza fondo. Non s’accorse neanche di aver cominciato a parlare:
-Lupa… Lascialo, lupa. –
Che faceva? Che credeva? Che la lupa gli obbedisse?
Vinse l’assurdità di quel pensiero. Lo scacciò da sé, come un qualcosa che lo inibisse. Riacquistò freddezza e fermezza. Era illogico, eppure non restava che quello.
Si avvicinò a passi lenti. Mai così volontariamente vicino alla lupa, si fermò.
-Lascialo – ripeté, calmo, il suo ordine.
La lupa continuava a ringhiare forte, gli occhi negli occhi di Willie, il vigliacco, le fauci sul suo collo. Tutta la foresta e la valle sembrarono ad Erik rimbombare di quel rumore tremendo. Eppure, non l’aveva ancora azzannato, aveva drizzato le orecchie alle parole del giovane che sentiva vicino, al suono conosciuto di quelle parole, ora più determinato.
-Lupa, non ne vale la pena. Lupa, lascialo. Lascialo a me. –
Che voleva l’uomo che portava il cibo da lei? Perché parlava ora?
Dolcezza o incanto… Malia o amore… o cosa?
La lupa volse il capo verso Erik. Smise di ringhiare. I suoi gelidi occhi incontrarono quelli color della giada e ricolmi di tenerezza, dolci e determinati. Era lo stesso sguardo che affascinava Alessandra, ma Erik non lo sapeva. La lupa guaì, ululò brevemente. Saltò via dal corpo dell’uomo. Sotto quello sguardo che la incantava, si allontanò dileguandosi. Non era ferita, pensò Erik.
Si chinò allora su Willie in preda a tremiti convulsi, lo afferrò al petto e lo sollevò con rabbia.
-Cammina, vigliacco. Torniamo al villaggio. Ti ci porto io. Tutti dovranno sapere della tua vigliaccheria… –
Lo spintonò in avanti. L’uomo ricadde, si rialzò.”

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“L’alba era ancora un timido chiarore fra le nubi quando il fuoristrada di Erik ripassò sul ponte malconcio, attraversando il torrente, un’ora prima rispetto al giorno avanti. Tetro, avvolto ancora dalle nebbie del primo albore, il monastero apparve al giovane, subito, ben diverso da come l’aveva visto assieme a padre Peter. Da così lontano, non si notava che la massa scura e massiccia di fortezza. Non era visibile il loggione che l’ingentiliva né il portale rinascimentale. Si scorgeva, però, l’ala franata, quel muro portante, gravato da chissà cosa, che era rotolato giù nella scarpata assieme ad una parte di convento e di montagna. Là, gli alberi e i cespugli ne custodivano i pezzi, più o meno sbriciolati.
Erik si disse perché mai ad un architetto dovesse importare il segreto di quella parete e di ciò che aveva contenuto, tanti secoli prima. Un altro, al posto suo, avrebbe fatto spazzar via i detriti e disegnato il progetto di un muro ben più solido, con contrafforti posti su di un basamento tale da sopperire allo smottamento. Senza inutili indagini. Un altro. Perché lui no? Sospirò osservando le nebbie spostarsi dal convento, al soffio improvviso del vento. La luce aumentava, ma il sole non appariva ancora. C’era un silenzio profondo sullo spiazzo dove i freni della sua auto sulla ghiaia sembrarono sollevare un’attonita ribellione dal suolo stesso e dalla natura attorno. Qualche cornacchia gracchiò, come offesa e si alzò in volo.
Erik scese dal fuoristrada e rimase qualche istante a guardarsi in giro: i frati erano svegli senz’altro, ma intenti in preghiera e gli “ospiti” dormivano ancora. Nulla comunque attestava vita oltre le spesse mura che avevano il colore dei secoli. Decise allora di ispezionare, per quel che si vedeva, il mistero di cui non riusciva a liberarsi. Raggiunse, istintivamente rispettando per come poteva quel silenzio arcano, il fondo del dirupo tra gli alberi e, con lo sguardo al suolo, cercò intorno a sé tra i conci più o meno grossi, nella rovina che l’uomo quasi rassegnato all’inevitabile, per secoli non aveva levato né ispezionato. Le zone d’ombra erano vaste laggiù, ma la luce del giorno s’insinuava, attesa e gradevole più che mai, a permettergli una pur superficiale ricerca.
Di cosa, poi? Ci sarebbero voluti gli esperti d’arte del convento. Sarebbero venuti, lo sapeva, ma più tardi. Perché stava facendo quell’ispezione inutile? Per se stesso, si rispose. Per l’incanto che il mistero del passato esercitava da sempre su di lui. Il passato, la natura. Forse e sorrise tra sé, la stessa spinta gli aveva fatto rispettare l’appuntamento con la lupa! Respirò più profondamente l’aria pura e fredda, alzò lo sguardo e si immobilizzò stupito: poco più avanti, là dove gli alberi si facevano più radi e sterpi anneriti di polvere si piegavano al suo passo, Alessandra cercava come lui. Vestiva un cappottino chiaro, aperto a permetterle più agili mosse. Pantaloni scuri e movenze lievi da fata, là nel segreto più segreto.
Il sole d’un tratto accese il bosco di calda luce ed anche i cocci sparsi di un mondo morto parvero prendere vita. Belli come stelle, gli occhi di lei si volsero al suo richiamo, un lieve timore nel volto bianco e perfetto quasi da bimba, non da dea crucciata. Il suo petto ansimò.
-Mi hai fatto paura. – sussurrò con parole che parvero remote – Che fai qui, a quest’ora? –
-Quello che fai tu. Cerco. – rispose il giovane col suo stesso tono basso.”

Per #incontraunlibro – “Difesa Estrema” di Rosalba Bavastrelli

Il 21 Maggio uscirà, in occasione di “Incontra un libro”, il nuovo ebook di Rosalba Bavastrelli, “Difesa Estrema”, un romanzo d’amore e fantascienza di cui la sottoscritta ha curato la prefazione. In anteprima, ecco a voi la cover del libro, la trama ed il mio modesto commento. ^_^

cover difesa estrema

“Difesa estrema” di Rosalba Bavastrelli, Edizioni il Pavone

Futuro. Dana Mayer è un tenente della difesa spaziale terrestre, Edward Shelton è il suo capo, il comandante dell’intero esercito. Dana è un soldato, un pilota, uno fra tanti, ma è soprattutto una donna in cerca di una propria dimensione. Edward è il più giovane comandante della storia della Difesa Spaziale ed è duro, logico, intelligente. I due non sarebbero destinati a incontrarsi, tanto agli antipodi sono, ma un atto di insubordinazione li metterà a confronto. Un incontro il loro che muterà molte cose sullo sfondo di una guerra senza tregua con nemici sconosciuti e diversi…

Prefazione

“Difesa Estrema” è la storia di un lui e di una lei e, appunto, di un’estrema difesa.
Una difesa contro gli alieni che minacciano il Mondo, ma anche vissuta personalmente e con sofferenza dai protagonisti. Un romanzo a “due voci” e due tempi, scritti ovvero dall’autrice in momenti diversi della propria vita. La storia in principio era intitolata nella sua totalità “La Base della Baia” e trattava nella prima parte (ora dal titolo “Difesa Estrema”) solo di Dana e del suo punto di vista. Una vicenda a una sola “dimensione” che, pur mostrando un lato umano e affettivo ben complesso, mancava ancora di qualcosa. Anni dopo l’autrice, che intanto aveva continuato a narrare delle gesta dei due protagonisti Dana ed Edward, decide quindi di riprendere quella prima parte per aggiungere un’altra “voce”. Nasce così, potremmo dire, un secondo romanzo parallelo al primo poiché sono trattati i medesimi argomenti, ma esposti in maniera diversa, in quanto diverso il protagonista narrante… Edward è più sintetico, logico, per lui hanno maggior impatto differenti avvenimenti, mentre altri non lasciano che poche tracce. Il suo punto di vista però è certamente più avventuroso di quello di Dana, forse più duro e cinico.
Dopo un difficile lavoro di revisione dell’autrice e della sottoscritta, “Difesa Estrema” è un romanzo che nasce dall’unione di queste due dimensioni differenti, quella di Dana e quella di Edward, creando un singolare percorso a due. Le loro voci narrative si accompagnano secondo il personale modo di vedere, si accavallano a volte ed infine spesso si susseguono o esprimono, in maniera quasi parallela, la loro storia. Un unico contesto il loro, un contesto particolare, essendo entrambi militari dell’Esercito Terrestre impegnato in una lotta contro invasori di altri pianeti.
Un esercito la cui base è celata nelle viscere di un lungo e vasto promontorio che si estende sul mar di Cornovaglia. Sono migliaia di uomini e donne dall’agire misterioso, la cui esistenza è ignorata dagli abitanti della Terra, ma che ogni giorno e ogni notte rischiano la vita e muoiono per la salvezza del pianeta. Lontanissima la distanza che separa gerarchicamente i due protagonisti: Edward è un giovane comandante, con poteri quasi assoluti nell’ambito di un’Organizzazione difensiva, persino indipendente dal potere politico dei governanti. Dana è soltanto uno dei suoi numerosi ufficiali alle prime esperienze. Un fortuito incidente li farà incontrare e scontrare cambiandosi reciprocamente la vita per sempre…

– Maria Stella Bruno