Il Sigillo del Drago Infinito: finalmente disponibile su #amazon dal 31 Luglio ^_^

Dal 31 Luglio, finalmente sarà disponibile su Amazon, “Il Sigillo del Drago Infinito”!

Il mio primo romanzo, dopo dieci anni dalla prima pubblicazione, ritrova la sua interezza, ma si avvale della mia maggiore esperienza. Di fatti, non ho solo revisionato e riunito “I Custodi dei Frammenti” e “La Spada e il Drago”, ma ho tolto e aggiunto parti per poter offrire a voi lettori un’avventura più fluida, lineare, che sapesse catturarvi. Spero vi piaccia… ^_^

Intanto è possibile già prenotare l’e-book QUI

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Il Sigillo del Drago Infinito - cover

In un mondo sconvolto da trame oscure di conquista e possesso, la vita di tre giovani si intreccerà a quella di un misterioso libro di profezie, un libro da leggenda talmente pericoloso da essere stato sigillato e nascosto. Così, Safav, unico sopravvissuto del suo villaggio, Ajhall, scanzonato marinaio capace di mettersi sempre nei guai, e Inoha, irruente e temerario guerriero, si ritroveranno in una lotta contro il tempo per impedire che Phalaha, detto il Corvo Nero, riesca nei suoi piani di dominio. Tra intrighi, tradimenti e complotti, Safav, Inoha e Ajhall, combatteranno perché i frammenti della chiave del Sigillo del Drago Infinito, che chiude il famoso libro di profezie nascosto nei recessi della foresta di Amixia, non cadano nelle mani del Corvo. In una girandola di colpi di scena, i tre si scontreranno con situazioni e avversari formidabili, forgiando se stessi e anche il mondo che li circonda. Uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…

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NUOVA ERA, il mio nuovo romanzo #SciFi in uscita oggi!!

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Da oggi è possibile trovare nei maggiori store online il mio ultimo romanzo, NUOVA ERA, una storia di fantascienza che saprà trasportarvi in nuovi mondi con un’umanità colonizzatrice che non ricorda più cosa significhi vivere sulla Terra… Creature mostruose, eventi imprevedibili, misteri inquietanti, questi gli elementi di questo racconto.

Avventure, amore, tecnologia…

NUOVA ERA di M.S.Bruno, Edizioni il Pavone

“In una landa ghiacciata sfreccia una jeep. Due dei tre soli sono tramontati e l’ultimo è in procinto di farlo. Giungerà la notte con le sue quattro ore di inferno in cui esseri mostruosi cacciano in cerca del più debole. Gli occupanti del veicolo vorrebbero trovare rifugio presso uno dei 350 insediamenti umani del pianeta, ma un evento insolito segnerà la loro sorte. Indagando sull’incidente, Danmar, colono del Campo 213, incrocerà la sua strada con Zohya, misteriosa quanto affascinante ricercatrice. Insieme scopriranno tradimenti e dinamiche nascoste all’interno del 213, ma anche un pericolo più grande che minaccia l’esistenza di ogni essere vivente. Mentre strani eventi sconvolgeranno la superficie del pianeta e il panico dilagherà fra i coloni, i due impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Mettendo in gioco le loro vite, i due lotteranno contro uomini ed eventi per scoprire le oscure trame che interessano il pianeta Nuova Era. Fra disparità sociali, brame di possesso e politiche sottili, Danmar e Zohya incontreranno una variegata umanità che tale resta, nel bene e nel male, anche lontana anni luce dalla Terra…”

Nuova Era

Il primo capitolo, Il canto dell’ombra, è disponibile QUI

E’ possibile trovarlo su:

Amazon

laFeltrinelli.it

InMondadori

Kobo

iTunes

Nuova Era: I Capitolo – Il canto dell’ombra

I CAPITOLO

Il canto dell’ombra

465849927-siberia-sorgere-del-sole-paesaggio-innevato-orizzonteIl terzo sole stava tramontando e le poche ore di buio, quattro in tutto, sarebbero scese con velocità inesorabile. Il vento si era alzato in raffiche sferzanti, come ogni volta al calare della notte, portando con sé neve ghiacciata, ma il veicolo procedeva indomito fra le bianche dune rese ora rossastre dal riverbero della luce.
– Dannazione. Accelera, Adam! – proruppe l’uomo anziano che fissava lo scorrere del paesaggio sempre uguale dal finestrino del passeggero della grossa jeep.
Sembrava nervoso, continuando a tormentare, con mano fremente, la corta barba ispida che cresceva sulle ampie mascelle.
– Che mi venisse un accidenti! – continuò volgendo il suo grosso naso e i suoi occhi grifagni al guidatore – Ma che hai oggi? Ti si è rammollito il piede? Schiaccia quell’acceleratore! –
– Calmati! Faccio quello che posso… Non ci vedo niente con questa neve. Poi seguire la bussola non è uno scherzo mentre si guida. Se tu mi aiutassi, sarebbe diverso. – replicò l’altro.
Il vecchio sbuffò ma convenne con il suo giovane interlocutore, quindi guardò il piccolo schermo a cristalli liquidi posizionato vicino al cruscotto e lesse le cifre riportate, le loro attuali coordinate e quelle del Campo più vicino, loro meta. Secondo lo strumento, definito amichevolmente bussola, avevano deviato di poco dal giusto percorso.
– Va’ verso sinistra … Sì, così, bene. – l’uomo anziano si sistemò meglio sul sedile, bofonchiò e riprese a parlare, mentre la jeep proseguiva la sua corsa in quello che era ormai diventato quasi un turbinare di neve portata dal vento. – Scusami, Adam – Il giovane guidatore, che cominciava ad avere solo ora la prima vera ombra di barba, sorrise leggermente a quelle parole, tenendo sempre però gli occhi su ciò che poteva apparirgli innanzi all’improvviso – Questo sole mi fa effetto, specialmente quando tramonta. – continuò il vecchio – È così piccolo e rosso da sembrare una pallina da ping-pong nel cielo, eppure basta a rendere tutti noi delle creature rossastre senza nessun altro colore… e al tramonto è pure peggio! –
Adam rise.
– Io direi che è una fortuna, Javier, che sembri una pallina da ping-pong dato che in realtà quella è una gigante rossa. Se questo pianeta si fosse trovato più vicino di quello che è, sarebbe già arrostito! – disse e il vecchio lo squadrò truce.
– Da quando sai tutte queste cose, sfrontato di un ragazzino? Hai parlato ancora con Latona? –
Il giovane Adam assentì ridendo e il vecchio Javier sbuffò ancora.
Adam, in verità, sapeva cosa tormentava il povero Javier. Non era quel perenne colore rossastro che impregnava l’aria a innervosirlo quando Ruber, la gigante rossa, era in cielo, poiché egli a ogni ora del lungo giorno, sia con Flavus, la nana gialla e Sol, la stella che era più simile al sole della Terra, aveva sempre qualcosa da ridire. Era il ricordo a tormentarlo. Javier era il più vecchio degli uomini che Adam conoscesse e forse l’unico, che ancora fosse in vita, a ricordare cosa significasse vivere sulla Terra. Certo, era un ricordo vago, di bambino di pochi anni, ma egli sapeva come fosse avere un cielo azzurro sopra la testa e una notte lunga rinfrancata dalla luce pallida della Luna. Adam tutto questo poteva solo immaginarlo grazie ai racconti che, come miti, viaggiavano di bocca in bocca, oppure leggerle sui libri rimasti dalla Vecchia Era. Ma per lui la realtà era che si svegliava con la gialla luce di Flavus, che accompagnava i suoi passi con l’ausilio di Sol fino a quando entrambi non tramontavano per permettere al prepotente Ruber di farsi avanti nel cielo. Latona, colei che poteva definirsi il capo proprio del Campo a cui si stavano dirigendo, aveva spiegato ad Adam che era la nostalgia a tormentare Javier. In verità quello era il male di molti, anche di chi non era nativo della Terra, poiché i racconti di essa erano sempre molto consolanti e variopinti, in quel mondo spesso monocolore e pieno d’incognite a volte mostruose.
– Cos’è là? – domandò preoccupato Javier, interrompendo le fila dei pensieri del giovane.
Gli occhi scuri del ragazzo si volsero per un istante verso il vecchio, poi tornarono alla guida.
– Cosa? – disse in risposta.
– U-Un’ombra. –
– E’ ancora presto! – gridò il giovane, cercando istintivamente di accelerare, per accorgersi subito che ormai era al limite – Ruber non è tramontato. Il buio… I Tamyan…-
– Non allarmarti! – fu costretto a dire il vecchio Javier, benché in cuor suo la paura fosse tanta – Posso essermi sbagliato. Poi, anche se fossero loro, arriveremo al Campo di Latona prima che siano completamente usciti dalle loro fetide tane! – Javier pregò che fosse davvero così.
Adam sembrò respirare meglio dopo quelle parole, ma una nuova ombra scura comparve e velocemente disparve mentre la macchina proseguiva la sua folle corsa fra la neve. Adam urlò, poiché adesso era riuscito anche lui a scorgerla. E l’aveva riconosciuta. Nera, dagli arti lunghi, quasi grotteschi, l’ombra, come quella di uomo su di un muro, sembrava non possedere spessore né espressione, ma amare storie raccontavano che un ghigno di sangue compariva là dove doveva esserci il viso, quando la vittima designata era stata trovata. Ad Adam sembrò che quel sorriso fosse comparso proprio per lui. Fu così che, senza sapere come, il veicolo perse aderenza e sbandò, rovinò da un lato fendendo cumuli di neve, mentre il vento continuava a sferzare tutto intorno a loro.
Javier si ritrovò ancora nell’abitacolo della jeep, in una strana posizione laterale, retto solo dalla cintura di sicurezza. Guardò Adam, anche lui nella medesima posizione, e benché il ragazzo avesse perso i sensi, il vecchio si rese conto che non aveva riportato evidenti ferite. Il display di quella che erano soliti chiamare bussola mostrava a intermittenza una serie di strani numeri e Javier imprecò poiché non avevano alcuna speranza di giungere da nessuna parte senza quell’oggetto. Si fece forza Javier mentre l’occhio di Ruber scendeva sempre più minaccioso verso l’orizzonte. Il vento aveva raggiunto il suo culmine e adesso stava scemando in piccoli vortici isolati. Con estrema fatica Javier riuscì a trascinar fuori dalla macchina il suo giovane amico. Non aveva fiato e si sentiva spaventato. L’ultima cosa che voleva era ritrovarsi in piena notte in un deserto gelido e sconfinato. E poi c’erano i Tamyan. Le poche ore notturne erano il loro regno. Sinistre storie circolavano su quegli esseri. Scosse ancora Adam sperando che si svegliasse, ma il giovane che giaceva ai suoi piedi sembrò non sentire i suoi richiami.
Fu Javier a percepire strani suoni. Prima erano lontani gemiti, un’eco del vento che ancora lieve accarezzava i promontori ora rossastri, poi diventarono lamenti e sembrarono più vicini. Infine furono parole udibili, quel verso agghiacciante scandito con voce greve che aveva valso agli esseri il loro nome, quando per la prima volta gli umani li avevano incontrati.
– Tamyan… Tamyan… – quella parola scandita ossessivamente acuì il terrore dell’uomo che ancor prima di vedere l’essere percepì lo strisciare delle grottesche membra sulla neve.
Scosse ancora Adam, freneticamente, mentre il fiato gli mancava dal petto e ogni battito di cuore minacciava di essere l’ultimo. Javier ricordò le vittime maciullate dopo l’incontro con quegli esseri, rammentò l’orrore dei poveri resti senza più forma umana e seppe che quello sarebbe stato il loro destino. Infine il verso fu più vicino e un’ombra si proiettò scura su di loro. Javier si volse di scatto a guardare cosa l’avesse prodotta e il vecchio invidiò l’incoscienza di Adam. L’essere era giunto. Lo scuro Tamyan girò il suo nero volto senza espressione all’uomo, e quel verso, quella parola, fu di nuovo udita da Javier ma era quasi un lamento, una preghiera, un’esortazione. Per un attimo, uno soltanto, sembrò che fosse il dolore a generare quel cupo richiamo. E a quello se ne aggiunsero altri, fin quando, fino a dove occhio potesse vedere, nella neve arrossata da Ruber, non apparvero mille creature simili a quella che aveva di fronte.
Era incredibile, si disse Javier, che i Tamyan fossero usciti con Ruber, benché al tramonto, poiché era risaputo che quegli esseri odiassero la luce. Ma qualcosa di strano vi era nell’aria. Le creature proseguirono il loro coro che quasi diventò canto, ignorando i due esseri umani. Javier vide alzare le nere, lunghe, artigliate braccia quasi all’unisono verso il sole di Ruber morente e nuovamente, nell’udire quelle voci quasi acute e risonanti come il suono del diapason, egli percepì come un sentire comune da tutte quelle creature. Guardò verso la piccola rossa sfera in cielo e vicino a essa scorse un minuscolo puntino di luce giallastra fissa. Un pianeta probabilmente, e Javier se ne stupì poiché non si era mai accorto della sua presenza. Il canto dei Tamyan arrivò al suo culmine e istintivamente Javier seppe che era un canto di nostalgia e di dolore verso la propria casa perduta. E fu per un attimo come loro, fu un Tamyan, a rimpiangere il pianeta natio, quello delle loro origini. Sentì dolore, frustrazione, accettazione della sofferenza che la luce di Ruber provocava in loro poiché il desiderio di rivedere il pianeta natio anche solo per un istante, era troppo forte.
Quando il piccolo pianeta giallastro, seguendo la sua orbita, sparì ancora nella luce rossa di Ruber, il dolore degli esseri fu straziante. Poi anche l’occhio rosso scomparve oltre l’orizzonte, permettendo alla notte di giungere inesorabile e ogni sentire disparve. Un gelido alito di morte prese tutti i presenti. Tornò chiaro il valore di preda e di cacciatore. E Javier nello scorgere il movimento dei neri volti verso di lui seppe che l’incanto era finito e con esso la sua vita. Ben presto scese definitivamente il buio sulla landa ghiacciata.

Tratto da NUOVA ERA di M.S. Bruno

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L’Erede Perduto, oggi in uscita ^_^

L'Erede perduto cover 2Oggi è il giorno!!! ^_^ In concomitanza col mio compleanno, esce, nei migliori store online, il mio nuovo romanzo!!!

“L’Erede Perduto” di Maria Stella Bruno, Edizioni Il Pavone
(ebook-3,99€)
“Xaver e Alwaid sono gemelli identici nell’aspetto, ma diversi nelle aspirazioni. Xaver è socievole ed un po’ spaccone, sempre pronto ad ascoltare racconti di guerra, Alwaid è più schivo, solitario, a causa di una capacità rara e preziosa, quella di riuscire a prevedere alcuni eventi futuri. Entrambi i fratelli non conoscono le loro reali origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro tranquilla Ghoi, cambierà per sempre le loro vite. Vivendo numerose avventure, tra agguati, inganni e visioni misteriose, Alwaid e Xaver si troveranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato..”

Due uomini destinati a diventar leggenda, due gemelli identici, ma guidati da un diverso fato… Xaver e Alwaid, il cavaliere e il veggente… Seguite le loro avventure!!!

L’ebook è disponibile anche su:

laFeltrinelli.it  – Kobo  – Amazon.it – Mondadori Store

..E dato che questo è il mio giorno, vi faccio io un REGALO 😉 … Ecco il Prologo de “L’Erede Perduto”… 

“Più e più volte la donna urlò nella capanna, mentre il cozzare delle armi e il fragore della battaglia celavano al mondo la sua disperazione. La levatrice le asciugò il sudore sulla fronte e controllò la situazione all’esterno da un buco nella porta… Solo uomini che morivano e combattevano per insano desiderio di conquista, ma pareva che i loro soldati stessero avendo la meglio. La donna urlò ancora e l’urlo sembrò lacerare l’aria richiamando la levatrice che accorse. Fra sacchi di sementi, in un lurido magazzino, la vita stava per trionfare sulla stupidità degli uomini che sanno generare solo morte.
– Mia signora, abbiate pazienza… Vostro figlio sta per nascere. Vedrete, andrà tutto bene! – esclamò la levatrice, mentre osservava una piccola testa farsi largo.
Aveva visto mille volte una donna partorire, ma mai ne aveva aiutata una a farlo durante una battaglia, con la paura che uno di quei pazzi irrompesse nella stanza. La partoriente era per giunta nobile. Si asciugò il sudore dalla fronte. Intanto un’altra contrazione spingeva il bambino alla vita.
Il pianto del neonato riempì la stanza con l’urgenza e la prepotenza di cui la piccola presenza disponeva, sembrando sovrastare le urla degli uomini che morivano nei pressi della capanna.
– È un maschio. – disse la levatrice, mentre lo avvolgeva in un misero panno trovato e lo porgeva alla madre di giovane età, dai capelli dorati e gli occhi verdi e tristi. Ella sorrise pur continuando a provar dolore. Tenendo suo figlio fra le braccia, parlò con voce malferma:
– Ti chiamerai Xaver, come tuo nonno paterno prima di te ma di lui avrai solo questo, poiché egli nient’altro si merita. – Una nuova fitta le tolse il fiato, però subito riprese a parlare, mentre la levatrice si guardava intorno con la paura che cresceva ogni qualvolta il cozzare delle armi si faceva più vicino – Di tuo padre avrai… – continuò forzandosi – l’indole… Il coraggio, l’onore, la forza, la gentilezza… Egli non ha terre da darti, ma so che non ti serviranno… – Un nuovo profondo dolore la fece urlare e la levatrice, che si era accostata all’uscio chiuso del capanno, si avvicinò a lei, le prese il bambino e lo mise in una cesta. Poi, controllò la madre…
– Un altro! – esclamò con sorpresa. Intanto la nuova vita spingeva per venire al mondo.
La donna urlò ancora, mentre le forze l’abbandonavano. Sentiva che infine la sua ora era giunta, ma non voleva morire. Non voleva lasciare i suoi figli da soli al mondo. Gridò di nuovo e insieme pianse, mentre il suo secondo figlio lottava per nascere. Che cosa avrebbero fatto senza di lei? Non sarebbero sopravvissuti. Non avrebbero appreso del sacrificio del loro padre. Poi, il bimbo, un altro maschietto, nacque e il dolore si affievolì. La vita però fluiva via col suo sangue sulla terra brulla e alla sua mente vennero immagini di un tempo futuro… Sorrise, la madre, nel vedere i suoi due figli adulti, belli e forti, in una delle sue rare visioni che le concedevano di squarciare il velo del tempo. Con un fil di voce, mentre la levatrice avvolgeva il nuovo nato, disse:
– Alwaid, sarà il tuo nome… come la stella che è l’occhio del drago nel cielo notturno. Da me avrai il dono di anticipare gli eventi… Non mi conoscerete mai… – Dai suoi occhi scesero calde lacrime – ma tu e tuo fratello vivrete… Sì, vivrete! – In un mesto sorriso, nello scivolare dell’ultima lacrima giù dal suo giovane volto, la vita l’abbandonò.
Quando la levatrice si accorse della morte della donna, reggeva ancora fra le braccia il secondo nato. Il bimbo, dagli occhi d’indefinibile colore, socchiusi, stringeva con il suo piccolo pugno il dito di lei. Vi era tenacia in quella stretta, desiderio di vivere. Intanto, al di fuori della capanna, la battaglia proseguiva. La donna avrebbe voluto fuggire, avrebbe voluto farlo fin dal principio, ma non aveva potuto abbandonare la partoriente. La levatrice riguardò le due giovani vite indifese, ignare della battaglia e del lutto appena subito e si rese conto che avevano solo lei. Il pensiero la terrorizzò, ma al contempo sembrò darle forza.
Senza neanche ben sapere cosa stesse facendo, sistemò entrambi i neonati nella cesta, li ricoprì con dei panni e si avvicinò nuovamente all’uscio, con il suo fagotto sotto braccio. Dal solito buco spiò la situazione e, quando si ritenne pronta, scivolò fuori. La terra, calpestata e scura, era ricoperta di cadaveri e moribondi. Il fragore delle armi proseguiva, come la mischia che poco più in là continuava a generare morte. Fu la fortuna forse o le ombre sempre più avvolgenti della sera a rendere la minuta donna e il suo prezioso fardello quasi invisibile agli occhi dei soldati, così ella giunse infine in prossimità di Ghoi.
I suoi torrioni e le mura possenti si ergevano maestose verso il cielo vermiglio di un giorno morente, ancora pronte, per l’ennesima volta a resistere all’esercito invasore. A casa, si disse la donna con la cesta fra le braccia, finalmente.”

Momenti di “grazia”

547934_10151093168062722_1656381314_nTrovare il tempo per scrivere è diventato un vero miracolo. Prima ringraziavo la mia inesorabile insonnia, ma adesso, anche quando mi sveglio in piena notte, non trovo la forza di prendere la penna in mano. Però, ci sono momenti di “grazia”, momenti in cui, anche in pieno marasma, mentre la tv spacca i timpani a tutto volume, qualcuno chiacchiera vivacemente e magari ti aspetta l’ennesima commissione o faccenda da fare, in cui, dicevo, riesci ad assentarti da tutti, dimenticare tutto e tutti, persino te stesso, per immergerti nel tuo romanzo, nella storia che stai scrivendo, percependo solo il mondo che descrivi, ogni alito di vento… Allora assapori la vera essenza della creatività, l’esaltazione… Quando questi momenti finiscono, sei soddisfatto di te, rinnovato, ed hai nuova energia. Vorrei potermi “assentare” in questi momenti più spesso, ma, come l’ispirazione, essi sono soggetti alle bizze delle Muse, le insindacabili padrone della vita degli scrittori e poeti ^_^

Comunque, rapita da un simile momento, ho messo su carta un pezzo del mio nuovo romanzo “L’Ombra delle Torri”. Promette di essere diverso dagli altri della saga, ancora in revisione. I gemelli Xaver ed Alwaid si avviano al grandioso destino che li attende, fautori del loro cambiamento e di quello del mondo che li circonda… Beh, vi riporto di seguito l’ultima descrizione che ho fatto su di loro, presente proprio nel Prologo del libro sopra citato:

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“Xaver si mosse nervoso nel suo nascondiglio. Sembrava che il suo gemello stesse fisicamente bene. Fin da bambini erano stati identici, solo l’osservatore più attento avrebbe riconosciuto l’uno dall’altro. Adesso le cose iniziavano a cambiare. Come una buona spada forgiata nel fuoco, anche i loro corpi si modellavano nella vita che conducevano. Continui allenamenti, combattimenti e viaggi avevano reso Xaver muscoloso e scattante, il suo sorriso sicuro e tagliente all’occorrenza, il suo fare sciolto e avvezzo al comando. Era un uomo dedito all’azione, ogni cosa in lui lo denunciava. Dal canto suo Alwaid, pur conservando un corpo agile e ben proporzionato, non aveva la stessa carismatica fisicità del gemello, ma un fascino diverso che andava al di là dell’avvenenza che entrambi possedevano. Il suo occhio interiore, il suo dono unico, lo aveva ammantato del fascino del mistero, un’ammaliante e inquietante aura che sapeva stregare e intimidire. Il suo sguardo era indecifrabile, ameno e intenso, la sua espressione a volte malinconica, il suo fare silenzioso e accorto. Si poteva dire che se Xaver aveva la dirompente energia e irruenza del sole, Alwaid poteva essere più simile all’avvolgente notte, a volte consolante, coi suoi sussurri segreti, le sue pause lente e incisive, ma anche inquieta e allarmante nelle sue ombre più dense. Non per questo il veggente dimenticava il sorriso o aveva un modo di fare cupo. “