#Brano de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, #romanzo #fantasy

Un rumore dietro lei la fece girare ed ella
cominciò a correre. Era sicura che qualcuno la stesse seguendo. Continuava a voltarsi indietro con il cuore che le scoppiava in petto. E i rumori divennero passi, sempre più assillanti e angosciosi. La fanciulla svoltò un angolo come una furia, ma andò a cozzare con qualcosa che la tenne stretta. Con orrore guardò il viso di colui che l’aveva fermata. Divertito, l’uomo sconosciuto sogghignava maligno. E Kira seppe che la sua fine era giunta. Come dal nulla, spuntarono altri due uomini che ridevano ai tentativi di lei di divincolarsi dalla stretta del loro amico. Ed essi si avvicinarono assaporando il terrore della preda… La giovane tentò di urlare, ma il brigante che la teneva le serrò la bocca. Invano ella cercò ancora di divincolarsi, di mordergli la mano, ma l’uomo era molto più forte di lei. Con l’altra mano questi cominciò a tastarle il seno, mentre gli altri, bramosi, iniziavano a strapparle le vesti. Kira sentendosi impotente, terrorizzata, prese a piangere, mentre quelle sporche mani la toccavano. Con le ultime forze, Kira tentò di sferrare un calcio all’uomo che l’agguantava e, quasi sorprendendosene, per un attimo fu libera. Ma durò poco. Il brigante di prima la riacciuffò, e in un ringhio le diede un pugno, facendola cadere per terra.
– O con le buone o con le cattive, ragazzina! – sibilò mentre si slacciava i pantaloni.
Nell’ombra più oscura una voce femminile disse:
– Con le cattive! – e colei che aveva parlato si slanciò in avanti verso i tre sbigottiti.
La nuova venuta sfoderò un lungo coltello e con velocità lo infilò nelle parti basse dell’uomo, che cadde in un urlo atroce. Poi, mentre gli altri facevano di riflesso qualche passo indietro, ella si girò verso ognuno di loro con sguardo rovente. I due si guardarono e decisero di attaccare insieme, ma la donna sorrise. Scansò abilmente di lato il primo, ed evitò con maestria il coltello del secondo. Kira ancora riversa per terra vedeva la sconosciuta muoversi come in una danza, in un turbinare del suo bianco mantello. Rideva ambiguamente e Kira ebbe l’impressione che giocasse come il gatto col
topo. Infine il lungo coltello tagliò profondamente la gola di uno. L’altro guardò il sangue sgorgare dalla ferita dell’amico, gli occhi da belva predatrice della donna e il primo uomo con l’inguine squarciato che si dimenava lamentandosi, e tentò la fuga. Ma Ofena non poteva permetterglielo. Lanciò con precisione il suo coltello, che afferrò il brigante alle spalle uccidendolo senza neanche un urlo. La furia della donna sembrava essersi placata. Kira la vide riprendersi con calma il coltello e avvicinarsi all’uomo con l’inguine squarciato, che vedendola sopraggiungere, tentò di strisciare via tenendosi la ferita.
– I vermi come te meritano sorte peggiore di quella che hai avuto. – sibilò la donna con rabbia.
Poi, infilò lentamente il coltello nel collo dell’altro. Il sangue uscì fluido come la forza dei ricordi nella mente di Ofena. Non aveva potuto restare semplice osservatrice. Quella scena a cui aveva assistito, troppo le aveva ricordato un episodio della sua fanciullezza… Quando nessuno era
intervenuto ad aiutarla, neanche i suoi parenti. Sola, aveva strisciato nella polvere, profanata e pestata, cercando riparo e conforto, ma nessuno… Solo la luna le era stata amica e sembrava assisterla ed ella non aveva mai smesso di esserle riconoscente per questo. Quell’episodio aveva cambiato la sua vita in maniera radicale e messo le fondamenta a quello che lei era adesso. Aveva imparato a combattere. Non era più preda, era cacciatrice. Con questa consapevolezza, girò il suo sguardo da belva feroce verso la fanciulla che alzandosi tentava di riunire i lembi strappati della sua veste. Quell’incontro fortuito poteva rivelarsi utile.

 

Brano de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, romanzo fantasy, di M.S. Bruno

Annunci

Il Sigillo del Drago Infinito, il mio primo vero romanzo

Un’avventura fantastica, un viaggio tra mistero e intrighi, una lotta contro il tempo per impedire che un pericoloso libro di profezie venga ritrovato e aperto…”
IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno, disponibile su Amazon e con Kindle Unlimited

Genere: fantasy, epicfantasy

Link https://www.amazon.it/dp/B01ILP80IE

ebook 2,99€
cartaceo 15,98 €
TRAMA – In un mondo sconvolto da trame oscure di conquista e possesso, la vita di tre giovani si intreccerà a quella di un misterioso libro di profezie, un libro da leggenda talmente pericoloso da essere stato sigillato e nascosto. Così, Safav, unico sopravvissuto del suo villaggio, Ajhall, scanzonato marinaio capace di mettersi sempre nei guai, e Inoha, irruente e temerario guerriero, si ritroveranno in una lotta contro il tempo per impedire che Phalaha, detto il Corvo Nero, riesca nei suoi piani di dominio. Tra intrighi, tradimenti e complotti, Safav, Inoha e Ajhall, combatteranno perché i frammenti della chiave del Sigillo del Drago Infinito, che chiude il famoso libro di profezie nascosto nei recessi della foresta di Amixia, non cadano nelle mani del Corvo. In una girandola di colpi di scena, i tre si scontreranno con situazioni e avversari formidabili, forgiando se stessi e anche il mondo che li circonda. Uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…

Volume conclusivo – Seconda Edizione de “I Custodi dei Frammenti” e “La Spada e il Drago”

Kira di Geneus

Ne IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO lei è Kira di Geneus. È una giovane destinata a sposare un uomo che odia e che è arrivato a far cose terribili per costringerla a quel matrimonio. Scappando per sottrarsi a questo supplizio, Kira incontrerà il gruppo dei protagonisti…

Viene così descritta:
“Era rannicchiata nel mantello ed i suoi occhi grigi assumevano la luce dorata delle fiamme; i capelli neri e ricci le ricadevano dolcemente sul viso in alcune ciocche, che lei cercava di allontanare dal volto.”
IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO
Cercalo QUI

Phalaha, il “Corvo Nero”

Ecco il “cattivo” per eccellenza de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO! E’ lui a bramare il libro di profezie “La spada dei sette” ed è sempre lui a radunare un esercito fra mercenari e scarti della società per conquistare la regione del Kadir… Phalaha, detto il “Corvo Nero” per lo stemma della sua famiglia di origine, è un uomo che ha rinnegato tutto il suo passato di allievo alla Torre dei cavalieri di AlbaNotte per cose più materiali: per la brama di conquista, per il potere ed il denaro… Cinico, ironico, crudele, a volte visionario, ma intelligente, è un uomo che ha pianificato ogni particolare prima di colpire i suoi nemici, ma, si sa, non tutto è prevedibile… La prima volta che appare è così descritto:

“Sui quarant’anni, alto e con le spalle larghe, il mento volitivo era adornato da una barbetta nera e curata, il corpo, celato da una preziosa veste, era agile e scattante, plasmato da numerosi scontri. Occhi scuri come la notte ed uno sguardo che penetrava ed inquietava, l’uomo sedeva sereno di fronte ad una tavola imbandita a festa. (…) Fiero ed altezzoso, completamente a suo agio nelle vesti del conquistatore vittorioso(…)”

IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

#Brano tratto da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, #romanzo #epicfantasy

Come entità viva, il deserto li circondava e il vento caldo soffiando, sempre più forte, portava arsura e disagio ai mesti viaggiatori che procedevano a cavallo. A detta di Kasuf, la loro guida, presto si sarebbe scatenata una tempesta che avrebbe rallentato il loro cammino. Per lui e la sua gente, il deserto del Ghar era come un vecchio guerriero, splendido e terribile, che non aveva remore a difendere i suoi rari tesori dalle mani bramose degli sconosciuti. Kira, celando il viso dalla rabbia del deserto, ascoltava distrattamente i racconti dell’uomo che, con parole semplici, descriveva l’aspetto da leggenda del mitico Ghar. La sua mente scivolava spesso, arrossandole le gote, alle parole pronunciate fra lei e Inoha. Così si ritrovava a guardarlo, a cercare il suo viso, a sognare a occhi aperti, ma subito la confusione per un futuro incerto offuscava la chiarezza dei suoi sentimenti. Era il secondo giorno di marcia da quando avevano lasciato i dintorni di Nenmer. Man mano che avanzavano, il deserto diventava sempre più ostile e duro, splendido allo sguardo per l’infinito dei suoi confini, fra l’oro delle sabbie e il cielo terso, colline e colline che si perdevano a vista d’occhio, affascinando in un terribile gioco la mente.

Safav si rannicchiò sulla sella cercando di proteggersi dalla sabbia che gli sferzava il viso, benché egli tenesse il cappuccio del mantello alzato. Adesso, più di prima, capiva il perché degli avvolgenti abiti di coloro che vivevano nel deserto e ne invidiava la protezione.

– Non riesco più a vedere niente. – urlò cercando di sovrastare il vento.

– Forse è opportuno fermarci. – incalzò Inoha faticando non poco a sentire la propria voce.

– Non ancora… Presto arriverà la tempesta vera e propria. Conviene trovare un riparo, e qui vicino vi è un pozzo, l’ultimo.  – replicò la guida.

Xema guardò intorno a sé, scrutando fra i turbinii delle sabbie e condivise l’opinione di Kasuf.

– Sbrighiamoci. Ho l’impressione che la situazione peggiorerà presto! – si limitò a dire.

Come a conferma delle sue parole, il vento aumentò la sua voce e sferzando più forte innalzò un grande vortice di sabbia che sembrò circondare il piccolo gruppo. Ben presto, fu necessario scendere dai cavalli e trascinarli per le briglie a fendere un muro di sabbia in movimento, come sembrò quasi a Safav.

Infine, con passo difficoltoso e malfermo, giunsero al pozzo, quando ormai le gole di tutti erano riarse e la sabbia aveva ricoperto ogni lembo dei loro abiti. In una grotta naturale, al riparo dalla tempesta, scendevano da una stalattite di pietra gocce d’acqua che finivano in una piccola pozza giallastra. Ormai, dovevano solo attendere che la tempesta di sabbia si placasse. Quest’inconveniente li stava bloccando nel loro inseguimento, ma come Xema fece notare ad Inoha, anche colei che li precedeva avrebbe avuto gli stessi inconvenienti nell’affrontare una natura implacabile e imprevedibile. 

La tempesta sferzò e imperversò al di là della piccola grotta. Ruggiva e soffiava, come volesse mostrare il suo malcontento a coloro che udivano al riparo la sua voce. Ma come si era infuriata, così la tempesta piano si placò. Li aveva trattenuti per un po’, ma i viaggiatori ripresero ben presto la loro marcia verso la mitica Oasi di Khatra-Lein. Il susseguirsi di dune su dune ormai aveva abituato lo sguardo di ognuno, provocando la spiacevole sensazione di muoversi restando sempre nel medesimo luogo. Senza Kasuf sarebbe stato quasi impossibile raggiungere l’oasi che avvistarono il giorno seguente, quando il sole era nel suo più alto fulgore. Inizialmente le verdi cime di palme tremolanti nell’orizzonte infuocato parvero loro quasi un miraggio, ma avvicinandosi si resero conto della reale meraviglia che si profilava davanti. 

Khatra-Lein era un miracolo della natura. Uno spettacolo per lo sguardo. Era uno smeraldo fra l’oro delle sabbie. Oltrepassarono la prima vegetazione quasi come se entrassero in un tempio di serenità e riposo. Kira aveva sempre sentito parlare di quel posto, ma mai avrebbe immaginato che ciò che si raccontava fosse davvero reale. Lei, così abituata alla steppa o ai rari boschi della zona di Colbia, aveva davanti a sé una natura rigogliosa e colma d’acqua, il tutto in mezzo al deserto.

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

– Cosa vuoi da me? – chiese secco il giovane con malcelata rabbia…

– Cosa vuoi da me? – chiese secco il giovane con malcelata rabbia.
– Da te? Beh, quello che vogliono tutti… Io ti conosco e so che questa ti appartiene. – E con gesto fluido, da dietro la poltrona della scrivania, dove era stato seduto fino a qualche momento prima, tirò fuori la spada di Partaf. La tenne in mano e la sfoderò un poco, il tanto sufficiente per permettere di osservare il simbolo di AlbaNotte. La luce accarezzò nuovamente la lama riempiendola del proprio bagliore e Inoha faticò a controllarsi e a non gettarsi sull’uomo. Voleva capire dove questi volesse arrivare col suo parlare, benché intuisse già che l’uomo conosceva molte cose che un semplice, benché ricco, mercante di Phoglon non avrebbe dovuto sapere. Ma l’uomo comunque non sembrava aver scoperto il frammento della chiave cucito nel fodero della spada.
– Mi conosci? – replicò il giovane.
– Sì, davvero, anche se solo di fama, per la verità. – L’uomo di nome Rakor continuava a tenere in mano la spada di suo padre, a gingillarsi con essa, e a ogni sua parola, Inoha sentiva che quelle mani non erano degne di reggerla. – Conoscevo di più tuo padre. Beh, devo a lui quel che sono… Già, proprio a lui. – Inoha sentì le orecchie cominciare a ronzargli, mentre un sospetto sempre più insinuante e reale si incuneava nella sua mente, e il suo viso dovette denunciare tale sentire, poiché Rakor sorrise e continuò: – Già, poiché se non avesse infilato questa spada… – ed egli fece il gesto dell’affondo in un immaginario avversario – …nel petto di mio padre, non avrei mai aperto i miei occhi! E non lo ringrazierò mai abbastanza per questo. Anche se poi, gli ho reso il favore… Con gli interessi, direi! –
L’uomo che si faceva chiamare Rakor adesso lo guardava sorridendo, con gli occhi accesi di una luce folle e sarcastica, quasi spiritata. Inoha aveva capito, conosceva ora il suo vero nome e la rabbia sembrò spaccargli in due il petto… Stringendo i pugni ruggì:
– Phalaha, che tu sia dannato per tutto il male che hai fatto! –

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno


https://www.amazon.it/dp/B01ILP80IE
ebook 2,99€
cartaceo 16,00 €

La lucente chioma sparsa per il cuscino e il dolce viso addormentato…

“La lucente chioma sparsa per il cuscino e il dolce viso addormentato, Meim giaceva ancora in quella piccola stanza, teatro della sua ultima infedeltà coniugale, accanto al suo amante. Ajhall abbracciò con lo sguardo le morbide forme della donna, come per imprimere meglio nella sua memoria il ricordo di lei che dormiva. Era trascorso da poco il tramonto e a Ovest, sul mare, resisteva ancora al sopraggiungere della notte una timida luce rossastra. Le stelle, tremanti e insicure, dietro una leggera foschia, avevano iniziato a splendere, annunciando agli amanti che presto si sarebbero dovuti dire addio.”

Brano tratto da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno

Disponibile come  cartaceo ed E-book

Gli occhi di Inoha si persero…

“Gli occhi di Inoha si persero di nuovo verso il corso d’acqua. Indomito e ignaro delle agitazioni degli uomini, il fiume proseguiva a portare con sé le quattro chiatte, cariche di sentimenti, nel supremo viaggio verso il mare. Nulla lo avrebbe fermato, proprio come il nemico che li braccava.”

Brano tratto da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO di M.S.Bruno

Disponibile come  cartaceo ed E-book

La grigia cappa di nubi persisteva nel cielo…

In occasione dell’uscita del CARTACEO de IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO (fino ad ora era disponibile solo come E-book), eccovi un nuovo brano del libro! 😉

“La grigia cappa di nubi persisteva nel cielo, visibile fra albero e albero come se un occhio maligno osservasse una tana di formiche. Ajhall guardò avvicinarsi il Corvo Nero e capì che infine il momento era arrivato. Non si udivano più urla, Raitar aveva smesso di mietere vittime e, come se nulla fosse accaduto, era ritornata ad ammantarsi della pace che per secoli aveva abitato i suoi corridoi. Fu solo un gesto quello che Phalaha fece, adirato e secco, e il marinaio fu rialzato e trascinato fino all’entrata. Una leggera pioggia prese a picchiettare le fronde e le erbe, aumentando sempre più di intensità fino a diventare un vero scrosciare d’acqua. Ma nessuno dei presenti corse a ripararsi, nessuno lasciò il suo posto, tutti stavano con gli occhi fissi sull’uomo dai capelli rossi. Il giovane aveva adesso liberi i polsi, ma davanti a sé l’ogiva vuota e scura e nessuna possibilità di fuggire: i soldati di Phalaha gli erano intorno, lasciando solo un corridoio libero fino alla porta. Ajhall rivolse il suo sguardo a Phalaha, mentre la pioggia gli inzuppava i vestiti e scendeva giù in rivoli lungo il viso. Il Corvo aveva gli occhi accesi di furore, il suo atteggiamento era freddo e distaccato, benché la pioggia bagnasse anche le sue vesti e rendesse più scuro il suo abito. Ci fu uno scambio di sguardi… Il marinaio gli rivolse un sorriso scanzonato e a passo sicuro attraversò l’arco di pietra per Raitar.
Phalaha rimase adirato. Nessuna soddisfazione aveva avuto, anzi… l’insolenza di quell’uomo non aveva confini.”

Scheda libro: “Il Sigillo del Drago Infinito”, romanzo EpicFantasy

libro-il-sigillo

Titolo: IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 31 Luglio 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01ILP80IE

Descrizione: 

In un mondo sconvolto da trame oscure di conquista e possesso, la vita di tre giovani si intreccerà a quella di un misterioso libro di profezie, un libro da leggenda talmente pericoloso da essere stato sigillato e nascosto. Così, Safav, unico sopravvissuto del suo villaggio, Ajhall, scanzonato marinaio capace di mettersi sempre nei guai, e Inoha, irruente e temerario guerriero, si ritroveranno in una lotta contro il tempo per impedire che Phalaha, detto il Corvo Nero, riesca nei suoi piani di dominio. Tra intrighi, tradimenti e complotti, Safav, Inoha e Ajhall, combatteranno perché i frammenti della chiave del Sigillo del Drago Infinito, che chiude il famoso libro di profezie nascosto nei recessi della foresta di Amixia, non cadano nelle mani del Corvo. In una girandola di colpi di scena, i tre si scontreranno con situazioni e avversari formidabili, forgiando se stessi e anche il mondo che li circonda. Uno scontro senza respiro fra chi ha ideali e chi possiede solo la brama di conquista…

Volume unico – Seconda Edizione de “I Custodi dei Frammenti” e “La Spada e il Drago”

Prefazione

È singolare la storia che si cela dietro questo romanzo. Singolare perché tutto ha avuto inizio da una mappa, sì, la stessa che potrete trovare tra queste pagine. Prima dei protagonisti, quindi, e delle loro avventure, furono immaginati i luoghi, le città, le tradizioni, persino le popolazioni e gli equilibri politici. Era solo un disegno, un gioco, uno svago. Ma, pensandoci adesso, forse il passo successivo era inevitabile. La mia fantasia ha iniziato a galoppare e la mia mente si è soffermata su un’unica vicenda e diversi personaggi che, come in un puzzle, hanno cominciato a comporre questo romanzo. Profezie, misteri, duelli, passioni, vendette erano gli elementi che mi colpivano di più nelle mie letture, quindi non è da stupirsi ritrovarli nel mio scritto. Ma se questa è la “storia” di come è iniziata la mia storia, ben altra è quella che riguarda la pubblicazione. Era il 2006 quando, col titolo “Il Drago Infinito – I custodi”, metà di queste avventure furono pubblicate per la prima volta. Un’edizione cartacea che ebbe anche dei riconoscimenti, ma che rimase senza un seguito per molto tempo. Dovetti aspettare il 2012 perché il romanzo fosse nuovamente pubblicato. Riveduto e corretto, fu riproposto come e-book col nuovo titolo più azzeccato “I Custodi dei Frammenti”. L’anno successivo toccò finalmente all’inedito seguito, “La Spada e il Drago”, ma per quanto i due volumi fossero separati, restava il fatto che essi fossero un’unica storia, non una saga. Per questo, adesso ripropongo a voi lettori entrambe le parti, riunite in un unico libro, quello che state per leggere. “Il Sigillo del Drago Infinito”, il mio primo romanzo, dopo dieci anni dalla prima pubblicazione, ritrova la sua interezza, ma si avvale della mia maggiore esperienza. Di fatti, non ho solo revisionato e riunito i due testi, ma ho tolto e aggiunto parti per poter offrire a voi lettori un’avventura più fluida, lineare, che sapesse catturarvi. Ciò che state per leggere è un viaggio nella fantasia, in un mondo medievale alternativo di uomini che amano, lottano e bramano con tutte le proprie forze. Non aspettatevi magia, esseri fatati o simili creature fantastiche, ma solo l’imprevedibile umanità che può essere più dura e cruda del più orrido degli orchi e più dolce e sensuale della fata più ammaliante. Cos’altro rimane da dire? Niente, credo. Solo augurarvi una buona lettura, ringraziandovi di essere “spettatori” della mia fantasia…

M.S. Bruno

Estratti (sparsi):

Dal principio vi era un libro, veniva chiamato la Spada dei Sette.

Scritto agli albori del tempo, era depositario di saggezza e virtù,

ma in esso erano custoditi anche grandi segreti.

Un veggente, il cui nome era Alwaid,

vi aveva inserito profezie in grado di cambiare il mondo.

Intuendone la pericolosità, i saggi della Torre GiornoStella

vi avevano apposto un sigillo, e un’unica chiave poteva aprirlo…

La formavano sette parti, ognuna delle quali fu affidata a sette cavalieri

votati alla giustizia in sette angoli diversi del mondo conosciuto.

La chiave del Sigillo del Drago Infinito, così si chiamava…

La leggenda afferma che quando la foresta di Amixia verrà profanata

e i suoi segreti infranti, il libro sarà perso e la chiave ricomposta…

e il mondo conoscerà momenti di sventura.

****

“L’uomo può aspirare a sapere il futuro, ma non può pretendere di conoscerlo sempre.”
Phalaha

****

“Aveva fatto molta strada da quando aveva lasciato le rovine del suo villaggio, aveva visto posti nuovi, conosciuto tanta gente, ma ancora capitava che la sua anima contadina si stupisse della vastità del mondo e di come si potesse cambiare nel profondo. La vita insegna, si disse.”

****

Alte le fiamme lambivano qualsiasi cosa. Nella loro danza imprevedibile guizzavano in ogni dove, distruggendo tutto ciò che si trovava sul loro cammino. Rosso e splendente, sembrava entità viva ai suoi occhi il fuoco, che con semplice e terrifico potere devastava quello che era stato suo e che conosceva da sempre… Ed egli era là, inerte di fronte a ciò che era successo. Impossibilitato dalla sorte a seguire il destino della sua gente e perfino della sua famiglia, assisteva alla distruzione di ciò che era stato il suo villaggio. Safav era un contadino, come lo erano suo padre e suo nonno, non conosceva niente del mondo, oltre il suo villaggio e il suo campo. Non immaginava che le guerre, di cui si sentiva parlare come di una favola per spaventare i bambini, potessero giungere fino al suo paese. Per la prima volta nella sua vita era andato lui, una settimana prima, a vendere nella cittadina vicina, Amir, i frutti della sua terra, ottenuti con il sudore della fronte. Ricordava con estrema precisione ogni attimo che aveva preceduto la partenza… Suo padre che alzava il braccio in segno di saluto, sua madre che gli gridava dietro le solite raccomandazioni ed Eirem, la sua futura sposa, che con un gesto semplice rimetteva a posto una ciocca di capelli ribelli che le si era spostata sul viso… Ogni particolare dava dolore e con esso cresceva anche la rabbia, l’impotenza, la frustrazione… Con amarezza pensò che non gli era stato concesso nemmeno il sollievo di poter dare una vera tomba ai suoi cari, perché i corpi erano andati bruciati nel rogo che aveva seguito il saccheggio. Nessuno si era salvato, e adesso al mondo non aveva più un volto amico. Annientato da quel dolore, cadde sulle ginocchia, e il pianto in lui nacque con il fragore di un urlo. Infine il cielo sembrò avere pietà e con le lacrime portò anche la pioggia che spense le macerie di tante, troppe, vite distrutte. E Safav pianse, ma non fu abbastanza per lenire il suo strazio. Sempre più prepotentemente si chiedeva a chi doveva tutto questo. Già, a chi? Quale signore bramoso di sangue aveva deciso le sorti dei suoi cari? Alzandosi nella pioggia ormai battente, urlò al cielo la sua disperazione e con le sue ultime forze proferì una promessa:

– Su questa terra insanguinata, giuro che non darò pace a coloro che hanno fatto questo! Niente avrà più importanza da adesso, se non il cadavere del mio nemico… a costo del mio stesso sangue! –

A conferma del suo giuramento, prese una pietra acuminata e si ferì con forza una mano. Il sangue annacquato dalla pioggia cadde nella terra già intrisa dello stesso liquido.

– Anche il mio sangue doveva essere versato con il loro! –

****

(…)era completamente assente di fronte al panorama che lo circondava e che cambiava in continuazione: prati immensi, screziati di giallo e di rosso, foreste di alberi secolari, boschi di conifere. Solo la vista delle favolose città di Aium e Chart lo strappò dai suoi pensieri. La chiatta vi giunse al tramonto e la vista di quelle città lo lasciò a bocca aperta. Famose per la loro architettura uguale al punto da sembrare l’una il riflesso dell’altra sul fiume, si stagliavano contro un cielo velato di arancio e arancione. Le case bianche sotto la luce morente del sole assumevano un colore rosato, tanto da sembrare che fossero state costruite con del quarzo rosa. Man mano che il fiume lo trasportava sempre più vicino alla città, Safav poteva carpire i segreti di mille frammenti di vita serena e prospera. Là, sulla riva di Aium, un grosso mercante elencava la qualità delle sue spezie ai passanti. Lassù su una finestra una vecchietta cuciva guardando di tanto in tanto il fiume, col fare di chi aspetti qualcuno. Una coppia di amanti ballava sulle note di un musico da strada. E risa, tante risa di bambini che giocavano col proprio cane. Quelle città, superbi gioielli, si mostravano indifese e ignare. Nessun muro a difenderle, nessuna guardia, se pur ne avessero, doveva sapere le sorti delle altre città. E improvvisamente il giovane vide con la mente la distruzione per quelle strade, le risa trasformarsi in pianti, il quieto passeggio serale in una fuga disperata. Non poteva permettere tutto questo, non poteva far passare a qualcun altro il suo stesso dolore…

****

“Phalaha rise liberando con uno strattone la propria spada – La mia volontà plasmerà un nuovo ordinamento e tutti mi seguiranno e mi ameranno –
– Sei un folle! – urlò Inoha allora con disgusto.
– Folle, dici?… Non siamo poi così diversi! Anche tu uccidi… Che differenza vuoi che faccia se io mi prendo una vita per potere o se tu ammazzi per i tuoi ideali? È sempre una vita persa, non credi? Gli ideali sono solo una maschera con cui gli ipocriti celano i sensi di colpa! –”

****

“Ajhall sembrava proprio in piena forma. Con fare sicuro gettò per l’ennesima volta i dadi e per l’ennesima volta il fervore della folla si fece più rumoroso. Ammonticchiando altre monete, Ajhall si accarezzò i baffetti rossicci e curati in un sorriso colmo di furbizia. Al contrario di quello che gli stava di fronte, egli sapeva ciò che faceva, e sapeva anche che, com’è vero che non è tutto oro quello che luccica, le sue vincite non erano tutte dovute alla fortuna… Il suo sorriso si fece più ampio e i suoi occhi blu scuro s’illuminarono beffardi, mentre lanciava ancora i dadi e senza guardarli splendere nel loro punteggio vincente, aspettava l’entusiasmo della folla per reclamare la vincita. Ajhall era un giovane uomo, ma già conosceva mille modi per barare. Aveva imparato fin da bambino a sapersela cavare fra la gente e a usare il cervello più che la spada.”
****
“La stanza in cui si trovava era piccola e grigia con un’unica finestra: un letto, un catino e una cassettiera sbilenca erano gli unici mobili. Per un attimo considerò l’ipotesi di porre la cassettiera di fronte alla porta, ma concluse che non avrebbe portato a nulla. Quegli uomini sarebbero entrati. Già riusciva a vedere uno spiraglio nella porta. Era solo una piccola apertura che però presto l’ascia, di cui poteva intravedere la lama argentea, avrebbe allargato quel tanto necessario per aprire il chiavistello che miracolosamente ancora reggeva. La finestra era l’unica possibilità. Si avventò su di essa, con la frenesia di un uomo che sa di avere la morte alle spalle e, con sollievo, riuscì ad aprirla. Un manto di nebbia avvolgeva il mondo, cancellandolo dalla vista di chi come Ajhall cercava di poter osservare cosa ci fosse oltre il cornicione… Intanto l’ascia continuava inesorabile il suo lavoro e più occhi potevano osservare oltre la fenditura che si era creata.
– Sta scappando ancora! – ringhiò una voce, e Ajhall si rese conto di non avere più tempo.
Guardò ancora nell’incognita della nebbia sottostante. Se non poteva scendere, considerò, sarebbe salito sul tetto. Con agilità, saltò sul cornicione e poi si issò sulla tettoia di tegole e fango.”
****
“GiornoStella vide il sole calare su un altro giorno d’assedio. La grande Torre, come freccia, si innalzava nel rosso di un tramonto splendido, che avvolgeva il cielo di colori caldi e bellissimi, come capelli dorati di una fata, nell’ombra ormai prossima. Non provenivano luci dalla torre, né suoni. Il silenzio irreale avvolgeva quella costruzione umana che, come monolite, sembrava non essere cavo, ma quasi un’entità senziente che, dall’alto, osservava ogni cosa con sdegno.
Tolin, mercenario di Phalaha, suo generale in quell’assedio, non sapeva più cosa fare per oltrepassare quelle solide mura e carpire i segreti di quel posto. Guardava sconsolato, come ogni sera, i suoi uomini stanchi e nervosi per gli insuccessi e la torre così inaccessibile, senza ingressi o finestre in cui entrare o arrampicarsi. Era frustrante. Era chiaro che dovevano esserci da qualche parte dei passaggi segreti, ma come trovarli? Ogni volta che sembrava loro di essere vicini a scoprirne uno, incorrevano sempre in trappole, a volte persino fatali per i suoi uomini. Anche catapulte o macchine d’assedio non erano servite, poiché, misteriosamente, di notte, prima di poter emettere alcun colpo, venivano sabotate o distrutte e la mattina seguente si trovavano le sentinelle, sempre numerose, rigorosamente addormentate. E se venivano riparate queste macchine, puntualmente, la mattina dopo erano ritrovate in pezzi. Poiché inoltre Phalaha aveva fatto sapere che non era con quei mezzi che sarebbe giunta a lui intatta la conoscenza custodita nella torre, Tolin e i suoi presto avevano rinunciato a ripararle definitivamente. Quell’assedio, ormai, si protraeva da tanto, ma gli assediati non ne risentivano, mentre loro erano sempre più demotivati e snervati. Questi erano i pensieri di Tolin. Il vecchio mercenario, dalla barba bianca lunga e folta, ma con ancora la forza e il fisico dell’uomo d’azione, fissava le tenebre che scendevano su di lui e il suo campo, immaginando che l’indomani non avrebbe presentato alcuna novità. La torre avrebbe continuato a svettare davanti a lui, imprendibile oggetto del desiderio, a perenne beffa delle sue capacità.”

Voci precedenti più vecchie