Una pausa per la Locanda…

L’iniziativa che ho sostenuto per più di un mese, ovvero La Locanda dell’Inchiostro Versato, vede oggi l’ultima intervista… almeno per un po’. Sono per prima cosa una scrittrice, quindi, riprendendo la penna in mano, non avrò molto tempo per dedicarmi ad altro. Non abbandono però il progetto!!! Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e quanti lo avrebbero voluto! Alla prossima, quindi… ^_^

Interviste della Locanda dell’Inchiostro Versato

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Un romanzo storico “tra paesaggi e dominazioni” – Intervista ad Aura Conte

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Aura conte

Aura Conte, trentunenne siciliana e Amazon/Kobo/iTunes Bestseller author, nasce a Messina (Italia), il 21/09/1983. Diplomata presso il Liceo classico F. Maurolico di Messina anno 2002, laureata all’Università degli Studi di Messina presso la facoltà di Scienze della Formazione (108/110), con tesi “Molto rumore su Shakespeare“. Ha all’attivo 3 libri pubblicati: Purpureo Re-Birth (saga fantasy), Strawberry Fields e Controvento (romanzo storico).

Ispirazione

Altro giorno ed altro ospite alla Locanda dell’Inchiostro Versato! Oggi conosciamo meglio la scrittrice Aura Conte che, grazie al suo romanzo storico “Controvento”, ha già cominciato ad “emergere” nel vasto e difficile mondo editoriale. La mia conterranea (siamo entrambe di Messina!!!! ^_^) ha raccontato della mia città nei suoi maggiori fasti, quando, battagliera e fiera, non abbassava il capo davanti a niente e a nessuno, pronta sempre a far rispettare i suoi diritti. Pronta a… Ok… non continuo… Mi son lasciata prendere “dall’amor di patria”! Meglio ascoltare Aura…

1. Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce da piccolissima, mi piaceva scrivere storie e poi metterle in scena. Per più di una decina di anni ho studiato recitazione teatrale e cinematografia, attraverso diversi corsi o meglio tutti quelli che riuscivo a trovare nella mia città. L’amore per la scrittura mi ha accompagnato e si è accostato a tutto ciò con il passare degli anni.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Sono una lettrice accanita, mi piacciono diversi generi dall’horror al fantasy passando per i romanzi storici e i grandi classici. Probabilmente Fitzgerald, Joyce, Shakespeare, King, Bukowski e Hemingway sono parte fondamentale del mio bagaglio di letture serie ma non m’ispiro a nessuno in particolare. Cerco di scrivere di ciò che mi piace senza dimenticare d’inserire un po’ di ironia e tanto sarcasmo quando la storia me lo permette.

3. Il tuo romanzo “Controvento” ha avuto parecchi consensi, al punto da ricevere diverse menzioni in testate nazionali. Come vivi il successo ottenuto? Ha cambiato qualcosa nella tua vita?

Non vivo molto il successo, anche quel poco che ho ottenuto, non mi piace molto l’idea di ritrovarsi isolati sopra un piedistallo nel momento in cui vieni “scoperto”. Quindi passo le mie giornate a cercare di interagire con più lettori possibili, i circa 30.000 followers e chi mi supporta, per evitare il distacco che il successo solitamente comporta. Noto, specialmente online, che moltissimi artisti raggiunto un minimo di successo si elevano sopra la massa, giudicano tutti e di rado interagiscono con chi li supporta… Io non sarò mai una persona del genere. Però, quel minimo ottenuto, ha cambiato la mia vita in tre cose: 1) i miei amici ora si contano sulle dita di una mano. 2) Non posso mai lamentarmi di qualcosa, parlare troppo o commettere uno sbaglio. 3) Il curriculum ha due o tre cose aggiunte in lista ma continua a doverne avere molte di più.

4. Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

L’amore per la storia e l’osservare la città in cui vivo. Dopo aver studiato e letto quanto fosse splendida Messina in tanti classici della letteratura, mi son domandata come oggi si sia ridotta tanto… pessimamente. Chi è passato in città negli ultimi anni sa a cosa mi riferisco.

5. I temi fondamentali di “Controvento” sono…

La storia: le vicende storiche narrate, seppur crudeli, sono tutte reali. La guerra o rivolta di Messina, dipende dalle fonti. L’amore tra i personaggi principali, Rodrigo e Ginevra, ma anche l’amore che ognuno di noi prova per la propria famiglia e origini. La città di Messina, tra paesaggi e dominazioni.

6. Perché trattare proprio questi argomenti?

Per dimostrare che la Sicilia non è fatta solo di stereotipi stupidi ma anche di una storia piena di uomini che hanno combattuto per la loro sopravvivenza. Per dimostrare che Messina sia stata per lungo tempo di più di una città “morta”.

7. Il tuo è un romanzo storico. Hai dovuto fare molte ricerche? Quanto la fantasia si interseca con i fatti realmente accaduti?

Le ricerche effettuate per Controvento sono state abbastanza complicate. Il libro è stato inizialmente scritto in un mese (Novembre 2010), poiché ha fatto parte dell’iniziativa globale per scrittori NaNoWriMo (ora è nella lista ufficiale dei libri pubblicati nel loro sito). Quindi le prime ricerche sono state fatte in un breve periodo di tempo e corrette per circa due anni. Purtroppo, come spiegato nel libro, i documenti sopravvissuti alla rivolta sono pochi e specialmente non molto accessibili. La fantasia è venuta in aiuto solo per quanto ha riguardato i personaggi, sebbene con dei limiti. Le donne di Controvento possono apparire rivoluzionarie e moderne, ma la verità è che nella storia della città di Messina si sprecano i nomi di donne che hanno combattuto forti come uomini per la salvaguardia delle loro famiglie, anche se “femmine” e siciliane.

8. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Premetto che soffro d’insonnia, ma devo dire che questo testo ha peggiorato il problema durante la stesura e nei due anni successivi. Ricordo, durante quel mese infame, serate passate online con una persona a me molto vicina che leggeva di tutto il mio stress, ore e ore in cui cercavo di elaborare idee e unirle agli eventi storici tra l’italiano e l’inglese. Oppure giornate a cercare carte e mappe della città poiché vi erano posti come il Senato o la Palizzata che con il tempo sono stati distrutti, riuscire a collocarli rispetto alla Messina di oggi è stato un tormento.

9. Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Perché nessuno ha raccontato questi eventi storici sino ad oggi in forma di romanzo.

10. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Gli ultimi testi cartacei che ho acquistato erano relativi alla mia tesi di laurea su “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare, anni fa. L’odore della vecchia carta, intendo libri antichi, è stupendo ma oramai acquisto, divoro e leggo solo ebook. Costano di meno, pesano di meno e ne posso portare con me anche 100 sul cellulare, pc, tablet, eReader e lettore Mp3. Per una divoratrice di libri come me, che tra l’italiano e l’inglese legge circa due o tre libri a settimana, l’ebook rappresenta un salvezza. Ebook tutta la vita o almeno sino alla prossima invenzione.

11. Oltre ad essere scrittrice, sei anche co-editor di Iside Onlus e collabori con Edizioni il Pavone. Cosa pensi del mondo editoriale italiano? Cosa cambieresti come autrice e come “addetta ai lavori”?

Ho iniziato a collaborare ufficialmente con la casa editrice anni fa a causa di un progetto da me creato “Parole Indipendenti” in sostegno degli scrittori emergenti, attraverso l’associazione di arte e cultura Iside Onlus, di cui sono vice presidente dal 2004, e continuo a farlo come sempre a titolo gratuito in quanto onlus e per amore della letteratura. Il mondo editoriale italiano è in uno stato di estrema confusione. A causa di amici scrittori, editor e artisti che vivono all’estero come in Inghilterra, Spagna o Stati Uniti spesso mi ritrovo a parlare delle differenze sostanziali tra noi e loro. In Italia non viene promossa la lettura dei libri, le piccole case editrici non hanno agevolazioni, gli ebook stanno prendendo piede solo adesso più per moda che per piacere di leggere e scrivere. In tutto questo bisogna aggiungere che siamo in tempo di crisi. Come autrice cambierei l’educazione alla lettura, o meglio, l’identificazione del “libro” come qualcosa legata prettamente allo studio e non al piacere. Come addetta ai lavori, vorrei tanto che il governo si rendesse conto che esiste “anche” la piccola e media impresa, l’editoria ne fa parte ed è al collasso. La maggior parte delle case editrici chiude perché non vengono venduti abbastanza libri per pagare le tasse annuali, senza contare i costi riguardanti la creazione di un libro, specialmente se in cartaceo. Bisognerebbe fare delle agevolazioni che aiutino a tal punto le case editrici NOEAP a poter produrre libri e ebook senza ridurle alla chiusura o a divenire EAP perché non è possibile andare avanti.

12. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo giusto 3/4 cose contemporaneamente, per via della sempre presente insonnia. Generi differenti tra cui il seguito del mio primo libro e qualcosa in inglese. Per superstizione non confesso altro 😉

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Ringraziamo Aura! ^_^ Facciamo gli scongiuri con lei, augurandole un grandioso “in bocca al lupo”!

Per restare in contatto con Aura, ecco il link del suo sito:

Aura Conte

Maria Stella Bruno

“Scenari immensi ed intuizioni bizzarre” per Gioia Oddi – Intervista

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Gioia Oddi è nata a Roma e sono circa 20 anni che si occupa di astrologia. Ha pubblicato nel 2010 un libro dal titolo “la Cura Astrale” e la sua stessa Tesi di laurea ripercorre la tematica letterario-astrologica. Sta frequentando il corso del Cida (Centro Italiano di Discipline Astrologiche) per conseguire un prestigioso diploma. Collabora con Move Magazine curandone la rubrica astrologica; ha scritto per molti anni per la rivista romana Vivaglisposi, specializzandosi in wedding astrale. Ha partecipato a più edizioni del Macef di Milano come docente di seminari per operatori del settore wedding. E’ uscito ad agosto 2013 il suo secondo libro acquistabile sul sito della Feltrinelli, e in vendita anche in tutte le librerie Feltrinelli su territorio nazionale: “Marguerite Yourcenar e l’astrologia. Le stelle nell’Oeuvre au Noir”. Da novembre 2013 cura la rubrica radiofonica “Il Salotto delle stelle” in onda ogni lunedì mattina su Radio Verde. A gennaio 2014 Gioia Oddi ha avuto un grande riconoscimento a livello nazionale con la pubblicazione di un suo articolo sulla rivista astrologica Sirio, inerente una ricerca sul sottile legame che unisce Marguerite Yourcenar al mondo dell’astrologia.

 Ispirazione

E’ sera quando lei entra nella Locanda dell’Inchiostro Versato. Le stelle occhieggiano pigramente dalla finestra e sembrano benigne  osservare l’evolversi dell’umanità. E’ il momento perfetto per l’autrice di oggi che ha scritto “Marguerite Yourcenar e l’astrologia. Le stelle nell’Oeuvre au Noir”. L’astrologa Gioia Oddi ci racconterà di sé, del suo rapporto con le stelle e con la scrittrice francese Marguerite Yourcenar. Ma… lasciamo a lei la parola…

1)Come e quando nasce il tuo amore per l’astrologia? La convinzione che le stelle influenzino il comportamento umano?

E’ un amore che viene da lontano, e sinceramente non saprei datarlo; ricordo che al liceo i miei compagni di classe mi regalavano già libri di astrologia. Domandare alle persone il loro segno zodiacale di appartenenza è stato sempre così impellente, fin dall’adolescenza, e in parte legato alla innata curiosità per la mente umana, per i suoi risvolti meno comprensibili. Eventi insoliti ed improvvisi, sopraggiunti nella mia famiglia di origine, a ritmi ciclici e con dinamiche affini, mi hanno spinto a ricercare le cause in un piano superiore, e l’astrologia è stata sicuramente l’ambito che riusciva a soddisfare nel migliore dei modi i miei interrogativi.

2)Fino a che punto, secondo te, ci si può affidare alle previsioni astrologiche?

La previsione astrologica diventa uno strumento veramente utile ed illuminante qualora sia redatta a partire dalla carta del cielo personale, in base dunque a coordinate precise e soprattutto uniche: data di nascita, luogo ed ora. A mio avviso, nonostante per lavoro mi trovi ad elaborare previsioni settimanali cosiddette “generiche”, consiglio di affidarsi a quelle personalizzate, scaturite dallo studio dei transiti che coinvolgono un cielo natale completo. Per esperienza ventennale di oroscopi – ed includo anche il mio caso – vi sono delle corrispondenze molto precise tra previsioni personalizzate ed “eventi” che si verificano nelle vite individuali. Tuttavia il supporto astrologico non può escludere la libera scelta: esso potrebbe essere paragonato al “suggeritore” del teatro, che aiuta l’attore a proseguire la sua performance, nel momento in cui sopraggiunge un dubbio o un vuoto di memoria.

3)Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

I miei esordi astrologici risalgono a più di 20 anni fa. Un incontro insolito, con un astrologo, in un circolo di tennis, altro mio grande amore nonché lavoro. Eni, questo è il suo nome, mi insegnò gli aspetti tecnici, utili per redigere un grafico o carta del cielo, e da lì il mio percorso non si è più fermato. La prima carta del cielo fatta a mano è stata proprio quella di Marguerite Yourcenar, molti anni fa, quando non pensavo ancora di scrivere su di lei. Ho sentito una grande attrazione per l’astrologia evolutiva, ad impronta spirituale, con integrazioni di astrologia karmica. In questa ottica la carta del cielo è un insieme di strumenti che abbiamo a disposizione per fare il nostro percorso di vita: in base ad essa, saremmo inclini a vivere una serie di esperienze, con l’occasione preziosa dell’evoluzione e della comprensione profonda del proprio percorso e della propria armonia. Amo molto Liz Greene, astrologa che ha creato un proficuo contatto tra questa disciplina e lo studio psicologico profondo; ho trovato illuminanti anche Arroyo e Rudhyar, nonché l’italiana Lisa Morpurgo, astrologa a dir poco geniale. Sto attualmente frequentando il secondo anno della scuola triennale di astrologia, che permette di ottenere l’iscrizione all’albo degli astrologi, ancora privato, riconosciuto dal più importante organo italiano, il Cida (Centro Italiano di Discipline Astrologiche). Questo percorso didattico implica una completa conoscenza dell’astrologia classica, da cui quella moderna si è sviluppata, perdendone tuttavia negli ultimi due secoli alcuni elementi molto preziosi.

4)Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

Molti anni fa, almeno 10 o forse di più, rispetto alla stesura del libro – in realtà è la mia tesi di laurea divenuta in seguito una pubblicazione – ricevetti in regalo l’Opera al Nero, libro della Yourcenar. Era estate, e distesa sul divano, iniziai a sfogliare il testo. Alla fine, nei Carnets, trovai poche righe in cui la scrittrice accenna all’oroscopo di Zenone, protagonista del romanzo, e a quello dell’imperatore romano, figura centrale dell’altro capolavoro della Yourcenar, Le Memorie di Adriano. E lì ebbi la folgorazione. Andai dalla mia docente comunicandole che avevo trovato l’argomento della mia tesi: i legami della scrittrice con il mondo dell’astrologia. Poi sono passati tanti anni e la mia vita è stata animata da episodi talmente intensi che il progetto è rimasto solo nella mia testa. Dopo molto tempo, mi sono ritrovata a scrivere la tesi in circa due mesi, come se avessi avuto bisogno, tuttavia a mia insaputa, di questa lunga gestazione.

5) I temi fondamentali del tuo saggio sono…

Il tema fondamentale del mio libro riguarda l’insolito rapporto tra il mondo dell’astrologia e Marguerite Yourcenar. Esaminando soprattutto l’Opera al nero – per quanto abbia preso spunto anche da brani delle Memorie di Adriano – tento di mettere in evidenza come l’astrologia abbia ispirato alcune scelte della scrittrice nella elaborazione e strutturazione dei suoi personaggi: Zenone e Adriano. Questo legame con il mondo delle stelle è tuttavia ambiguo e caratterizzato da adesioni e negazioni, come se la scrittrice si divertisse, in parte, a confondere i livelli, negando al lettore la totale comprensione del suo pensiero circa l’astrologia.

6)Cosa ti ha attratto della scrittrice Yourcenar?

Il mio amore per la Yourcenar è molto forte: è nato come una folgorazione improvvisa, una vibrazione animata da attrazioni e allontanamenti, come quegli amori che vengono da lontano, carichi di intensità e quasi troppo potenti, al punto da richiedere lunghe pause e momenti di riposo. Ho sempre sostenuto che è la Yourcenar a “chiamarci”, è lei che si presenta con la sua intensità, che decide quando essere avvicinata e gustata. Ciò che mi ha attratta è la sua immensa cultura, la sua versatilità, il suo spaziare dal romanzo alla poesia, dal teatro alla saggistica, sempre con prestazioni di alto livello, senza cadute di stile o banalità. Inoltre, nonostante la sua formazione culturale classica e la sua costante e vigile razionalità, Marguerite Yourcenar ha un animo visionario, capace di accompagnare il lettore in ogni ambito del sentire, con grande saggezza ed equilibrio: una mente geniale e progressista.

7)Perché trattare proprio del legame fra la scrittrice francese Yourcenar e l’astrologia?

Il giorno in cui – come ho raccontato sopra – ho avuto l’illuminazione della tesi e dell’argomento da trattare – i legami della Yourcenar con l’astrologia – ho sentito che non potevo scrivere altro che questo, non so, come un comando superiore, un richiamo così potente che non lascia spazio al ragionamento e ai perché.

8)Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Problemi nella ricerca di fonti o di informazioni? Condividi qualche aneddoto…

Ho scritto il testo in meno di due mesi, la sera e la notte, dopo il lavoro e mentre preparavo gli ultimi due esami. Una fatica immensa costellata da piccoli malesseri fisici che non hanno facilitato l’impresa. Credo che qualche forza superiore mi abbia sostenuta: a volte avevo delle intuizioni, e mi ritrovavo a scrivere per ore, di getto. Ho attinto a pochissime fonti, essendo il testo frutto di una mia ipotesi da cui poi ho sviluppato l’intero lavoro. L’aneddoto più particolare, ma che ha animato l’intera stesura, è il ritrovarmi a sfogliare alcuni testi e venire attratta da una riga o da una frase, che apriva scenari immensi ed intuizioni bizzarre. A volte ho creduto che fosse già tutto pronto, e che dovevo solo scrivere e tirare fuori questa matassa interiore.

9)Perché leggere il tuo saggio?

Perché leggerlo? Per curiosità; per entrare in contatto con questo aspetto insolito della Yourcenar; per conoscere la delicata atmosfera intellettuale e ideologica del 1500, dilaniato da una grande crisi, secolo in cui si è venuta a creare l’insanabilità frattura tra il mondo scientifico e il mondo “magico”, tra la ragione e lo spirito, tra il micro e il macro.

10)Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Rispondo a questa domanda in base al mio personale gusto. Il libro cartaceo ha per me ancora un richiamo immenso, oggetto vivo tra le mani; da esso emanano odori, sensazioni, personaggi. Il mio libro è anche in versione ebook, scelta dettata dalla consapevolezza che si tratta di un canale oggi molto diffuso, che può soddisfare una importante fetta di lettori, anche e soprattutto per i costi più bassi. Per me, tuttavia, il libro rimane quello cartaceo, che sfogli, che vivi. L’ebook resta più freddo, anche se innegabilmente più pratico da trovare, nonché più economico.

11)Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali, specie per il mondo della saggistica. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Appena laureata, sapevo che avrei un giorno pubblicato la mia tesi, era solo questione di tempo e dell’occasione giusta. Ho contattato vari editori, le cui proposte economiche erano per me in quel momento poco favorevoli. E allora ho optato per l’autoproduzione, rivolgendomi al sito IlMioLibro.it. Oggi il mio libro ha una buona visibilità, è in cartaceo e in ebook e per il momento questa condizione mi sembra la migliore, soprattutto perché non ha richiesto una grande spesa iniziale. Ho organizzato un tour di presentazioni, viaggio itinerante in varie realtà, progetto che mi diverte e che ha un buon riscontro di pubblico.

12)L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Uno dei miei progetti futuri consiste nell’espandere il tour di presentazioni che ho chiamato appunto “Marguerite Yourcenar in tour: come una stella errante”, che comprende, oltre alla parte dell’intervista all’autrice, reading di brani della Yourcenar attinenti all’astrologia, proiezioni di foto e, spero a breve, la musica di un violino, da sottofondo alla componente fotografica. Per l’aspetto propriamente della scrittura, invece, sto pensando ad una nuova edizione, con modifiche alla struttura del libro, aggiunte, espansioni, ma in realtà ancora non ho le idee chiare in merito.

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Grazie, Gioia, per essere stata ospite della Locanda! Ti facciamo i migliori auguri per i tuoi studi ed apprezziamo la tua immensa passione per ciò che fai! ^_^

Per sapere di più sul lavoro di Gioia Oddi, eccovi dei bei link:

FanPage Facebook

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Maria Stella Bruno

 

La speranza non muore mai… – Intervista a Mattia Lattanzi

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Mattia Lattanzi(2) Mattia Lattanzi è nato a Codogno (Lodi) nel novembre 1976. Studia ad Arezzo ed in seguito si trasferisce a Firenze dove nel 2007 diventa Giornalista Pubblicista. Da subito inizia a collaborare con varie testate d’informazione on line, curando anche Festival nazionali di cinema, teatro e televisione, e inizia a scrivere saltuariamente per vari quotidiani toscani. Nel 2009 prende la tessera di critico cinematografico. Ma fin dai primi anni dell’adolescenza, scopre una forte passione/attrazione per il cinema fantasy, horror, fantascienza, e per i libri del maestro Stephen King. Si cimenta con racconti horror per ragazzi usando degli pseudonimi, fino all’impellente bisogno psicofisico di scrivere e di vedere pubblicata la sua vera opera prima, “Oltre l’apocalisse”. Sposato, ex chitarrista e cantante rock, sportivo, amante del buon vino e delle cene in compagnia, animalista, vive con sua moglie e con i suoi 9 coniglietti che adora come se fossero i suoi figli.

Ispirazione

Nuovo giorno sulla Terra. Il sole è sorto, per fortuna, ancora una volta, trovandosi davanti il solito vecchio mondo. E noi siamo ancora qui, al bancone delle Locanda dell’Inchiostro Versato, ad accogliere gli ospiti più diversi, gli scrittori emergenti che desiderano raccontarsi. Oggi è entrato nella Locanda Mattia Lattanzi e ci parlerà del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”. Tenetevi stretti ai cappelli!!! ^_^

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Prima di far pubblicare la mia prima opera, mi divertivo, a tempo perso, a scrivere racconti per ragazzi e “favole” a tema horror. Da quando, all’età di 13 anni, ho iniziato a leggere i libri fantascienza della collana Urania, e in seguito le opere di Stephen King, ho sempre fantasticato su mostri, extraterrestri, creature diaboliche… quindi, sono stato influenzato moltissimo dall’horror e dalla fantascienza. Ma devo ammettere che il vero richiamo alla scrittura è scoccato in me solo un anno fa. Avevo voglia di scrivere un romanzo che piacesse soprattutto a me. Così è stato. E adesso non mi fermo più…

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Oltre ai romanzi della collana “Urania” (ne avrò letti centinaia), ho letto alcuni romanzi di Tolkien, tra cui “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. Crescendo ho provato a leggere un po’ di tutto, da “Il piccolo principe” a “I promessi sposi”, soffermandomi con piacere sulla mitologia greca (forse anche queste letture mi hanno fatto “apprezzare” mostri e creature varie). Ma il mio amore è tutto per colui che mi ha regalato le migliori letture, Stephen King.

 Nella biografia hai citato il “maestro Stephen King”. Quanto ti ha influenzato e come? Hai altri modelli a cui ispirarti? 

King mi ha influenzato in parte, così come le opere di Tolkien. Anche se forse ho subìto una maggiore influenza dai fumetti horror che da ragazzino divoravo, Dylan Dog in primis. Sinceramente non ho “modelli” da seguire o a cui ispirarmi.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

La mia opera “Oltre l’apocalisse” è nata da un incubo notturno. Un incubo terribile dove il mondo era morto ed io mi ero salvato. Ma non volevo vivere, volevo soltanto morire anche io. Mentre dormivo sapevo che era solo un incubo, ma non potevo, o forse non volevo, svegliarmi. Quando finalmente ho aperto gli occhi sono corso al pc. Quella notte ho scritto le prime 50 pagine del mio romanzo.

I temi fondamentali di “Oltre l’apocalisse” sono…

Dalla sinossi “Oltre l’apocalisse” può sembrare il solito polpettone fantahorror con zombi, predatori cannibali, scenario post apocalittico, sopravvissuti che s’incontrano e combattono per andare avanti. Ma nel mio romanzo c’è molto altro: una bellissima storia d’amore tra un uomo e una ragazza, la riscoperta dei valori semplici, veri e purtroppo “dimenticati” dall’umanità ormai decimata dal virus, excursus di svariati personaggi che si ritrovano ad affrontare la vita dopo l’apocalisse. Il tema fondamentale credo sia la speranza. La speranza che tutto, prima o poi, possa tornare come prima o quasi. La speranza che fa andare avanti, fa amare, fa aiutare il prossimo, fa combattere, e a volte fa morire.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Avevo voglia di scrivere qualcosa che piacesse a me, che mi piacesse davvero; nemmeno pensavo, inizialmente, di far pubblicare il mio libro. Poi anche perché amo gli zombi! Sì, non so perché, ma non riesco a non guardare ogni film che tratta di questi esseri schifosi. Film che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico, per quanto sono fatti male e scadenti, di serie z. Ma è più forte di me.

Hai scritto un horror apocalittico. E’ stata un’esperienza catartica?

Sì, indubbiamente. Mi ha fatto bene, mi ha liberato da qualcosa che mi “disturbava”. E soprattutto ha acceso in me quella voglia di scrivere che mi piace davvero.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Ho scritto “Oltre l’apocalisse” di getto, in sole due settimane, lavorando soprattutto di notte. Non ho riscontrato difficoltà, anzi non riuscivo proprio a fermarmi. Gioie o dolori? Forse dolori, anche se leggeri. Il “dolore” grande l’ho provato quando mi sono reso conto che avevo terminato l’opera. Non avrei voluto finire, non così presto… C’è un capitolo, intitolato “I coniglietti”, che quando lo rileggevo quasi mi mettevo a piangere. Ogni volta che lo rileggevo. Non so spiegarne il motivo. Ma quel capitolo riusciva a farmi entrare dentro la disperazione e l’angoscia che prova il protagonista quando finisce di raccontare una storia alla sua ragazza. Poi ammetto di avere sofferto quando ho fatto morire uno dei protagonisti, il più simpatico del gruppo. Ero talmente dentro la storia che sentivo i personaggi reali. Sarò un po’ “di fuori”? Forse sì…

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Perché l’ho scritto io, con il cuore, come ogni scrittore credo faccia. Quindi senza copiare niente e nessuno. Ho cercato di non prendere spunto nemmeno dall’idea cinematografica degli zombi. Infatti in parte li ho reinventati. Così come i medici, gli scienziati e i ricercatori che scoprono che il virus che uccide gli umani rende gli zombi più intelligenti, regalando loro una sorta di coscienza ritrovata. Il romanzo è anche una corsa contro il tempo alla ricerca di un vaccino per l’inevitabile e imminente presunto ritorno del virus mutato. La speranza fa andare avanti tutto e tutti. Chi l’ha letto mi ha confidato che è un romanzo originale che esce fuori dai soliti schemi horror a tema apocalisse zombi.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sicuramente l’ebook è più economico, quindi in tempi di crisi può essere la scelta che fa la differenza. Io però non sono per gli ebook, preferisco leggere un buon libro e sentire e toccare le pagine con le mani. Il problema è che in Italia non si legge molto (rispetto alla media europea siamo tra gli ultimi: mi pare che l’italiano medio legga un solo libro all’anno) ma si scrive invece tantissimo. Di certo l’ebook può risollevare un po’ le statistiche. Costa poco ed è accessibile a tutti e subito.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Quando ho deciso di inviare l’opera alle varie case editrici ho scoperto di tutto. Premetto che “Oltre l’apocalisse” è stato il mio primo romanzo pubblicato e fino ad allora non sapevo nemmeno come “muovermi” nell’ambiente. Ho inviato il formato word o pdf a destra e a sinistra, credo quasi ovunque. Dopo appena una settimana mi hanno risposto editori “interessati” alla mia opera che però chiedevano fino a 3mila euro di contributo da parte dell’autore. Li ho gentilmente salutati. Dopo qualche settimana ho avuto due buone offerte e ho scelto quella che mi sembrava migliore. Ho sbagliato. Non ho pagato niente, ma avrei dovuto aspettare di più. Ho scoperto che le case editrici, spesso e volentieri, promettono mari e monti ma non rispettano nemmeno ciò che scrivono sullo stesso contratto che firmano. Non mi dilungo, ma vorrei dare un coniglio agli scrittori emergenti. Aspettate ed abbiate pazienza! Se credete di aver scritto un buon romanzo, racconto o quello che è… non abbiate fretta di vederlo pubblicato. Gli editori seri rispondono anche dopo mesi. Quello che è successo a me… Ma questa è un’altra storia.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri? So di un romanzo in collaborazione con Giacomo Pedroni (già ospite della Locanda )…

Dopo aver concluso la mia prima opera, mi sono messo a scrivere un nuovo romanzo che questa volta ho fatto revisionare per bene da una persona di fiducia. L’ho inviato a due concorsi importanti e devo attendere fine ottobre per conoscere l’esito. Ho già un editore serio disposto a pubblicarlo, ma non posso dire di più. Io e Giacomo abbiamo scritto un romanzo incredibile, “I due coniglietti – Una storia straordinaria”, che vede protagonisti due coniglietti parlanti che devono portare a termine una missione importante e devono far capire al mondo che i consigli sono animali da compagnia a tutti gli effetti. Sia io che Giacomo amiamo gli animali, in particolar modo i coniglietti, e ci siamo divertiti tantissimo a scrivere questa fantastica storia. Abbiamo volutamente trattato anche temi spinosi ma purtroppo reali, come l’abbandono, i maltrattamenti, la sperimentazione inutile in nome della scienza… Entro la fine di ottobre uscirà grazie a Cavinato Editore International, sia in cartaceo che in ebook. Non escludiamo un’altra collaborazione in futuro.

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Ringraziamo Mattia per la sua collaborazione ed assicuriamo che, malgrado la foto, è una persona cortese e a modo. Scherzi a parte, abbiamo apprezzato la foto in tema del libro e la capacità di raccontarsi dell’autore. Un grande “in bocca a lupo!” a Mattia e Giacomo per il loro nuovo libro!

Per sapere di più su Mattia Lattanzi:

FanPage facebook Oltre l’apocalisse

Maria Stella Bruno

Un cassetto dei sogni dischiuso per Lorena Milano – Intervista

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Lorena Milano

“Da sempre amo leggere e fin da piccola ho sentito la necessità di riversare su fogli pensieri, emozioni, considerazioni, sotto forma di poesie o di racconti. Spesso la mia casa è sparsa di pezzetti di carta con su scritto un mio pensiero immediato, o una citazione che ho sentita subito mia, o una poesia o la trama di un probabile racconto. Da qualche anno scrivo le mie considerazioni ed i miei racconti su un blog, anche se non sempre riesco a seguirlo ed aggiornarlo causa impegni familiari e lavorativi. Avrei voluto fare la scrittrice ma mia madre, molto più pragmatica di me, mi ha indirizzata verso ambiti lavorativi più sicuri. Quindi sono da circa trent’anni una dipendente della sanità ospedaliera e da 5 coordinatrice in un reparto ospedaliero. Ma l’anima della scrittrice…quella è rimasta mai sopita e ogni tanto…esce fuori!”

Lorena Milano

Ispirazione

La Locanda dell’Inchiostro Versato è sempre più frequentata! Questo mi rende felice ^_^ Oggi presentiamo la scrittrice Lorena Milano e la sua raccolta di racconti “Tutta colpa del blog”.

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

La mia passione per la scrittura è stata, per me, una naturale conseguenza dell’amore per la lettura che io ho nutrito fin da piccola. Quando, da bambina, ero costretta a stare a letto per la febbre, mia mamma sapeva che per consolarmi e farmi felice non doveva comprarmi un giocattolo, ma un libro di fiabe illustrato.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Dopo le fiabe, crescendo, ho iniziato a leggere quelli che io definisco “classici per signorinette” della mia generazione, ovvero Jane Austen, Charlotte ed Emily Bronte, Louisa May Alcott, Emily Dickinson. A questi aggiungo altri classici “scolastici” ovvero il libro Cuore, Guerra e Pace, I Malavoglia. Dalla biblioteca della scuola media ho attinto casualmente alla prima biografia e si trattava di un personaggio geniale e tormentato:Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.Ne fui talmente colpita che grazie a lui incominciai ad amare la pittura. Man mano, diventando quasi adulta si è allargato e approfondito il ventaglio delle mie letture: Svevo, Pirandello, Tolstoj, Joice, Baudelaire, D.H.Lawrenece, W.S.Maugham, Moravia, Buzzati, Silone, Agata Christie, Hemingway, Sciascia, Buzzati, Maraini, Erica Jong, fino ai contemporanei dei nostri giorni. Non mi rifaccio ad un modello in particolare, diciamo che dalle tante letture assimilate viene fuori il mio prodotto, filtrato dalle mie emozioni.

La realtà ospedaliera, tua costante lavorativa, influisce su ciò che scrivi?

La mia realtà lavorativa, che è quella ospedaliera, incide poco su ciò che scrivo. Posso affermare che la scrittura è per me il lieve volo sulla pesantezza della sofferenza con cui mi confronto quotidianamente. Solo due volte il mio lavoro ha ispirato due poesie. Sintetizzo così le due situazioni: 1)un mazzolino di fiori variopinto dentro un vasetto appoggiato su di un tavolo, in una stanza di degenza, tripudio e note di colore in un’assenza di allegria e ed un grigiore di toni.2) Lo sguardo ceruleo sereno ed astratto di una anziana su una sedia a rotelle mentre attorno a lei girava la giostra frenetica di urla e camici bianchi.

 Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione. Cosa ti spinge a prendere la penna in mano e scrivere un racconto?

Quello che mi spinge a prendere la penna in mano(nel vero senso della parola, perchè prima scrivo sui fogli e poi copio sul pc) è l’emozione scaturita da uno sguardo, una parola, un silenzio, un pianto, un sorriso, un accadimento. Scrivo solo spinta dalle emozioni, a volte viene fuori una semplice frase, altre volte una poesia, altre volte ancora un racconto. E’ per questo che prediligo scrivere racconti brevi, perchè ti consentono di scrivere sull’onda immediata dell’emozione. Un racconto lungo o un libro presuppongono dilatazione dell’emozione, elaborazione, cesellatura dello scritto(che rischia di cadere nell’artificiosità) e queste caratteristiche non mi si confanno. Sicuramente questa è la mia caratteristica ma anche il mio limite. Io amo leggere storie lunghe e corpose, ma non riesco a scriverle. Non fino ad oggi, almeno.

 Perché aprire un blog? Come mai hai scelto questo mezzo?

Ho deciso di aprire un blog sulla scia di alcune amiche che lo avevano già “sperimentato” e mi sono detta “perchè no?”. Sul blog condivido i miei pensieri, le mie considerazioni, i resoconti dei miei viaggi, i miei racconti, e riesco a condividerli con tante persone che altrimenti non incontrerei mai.Sai che mi hanno letto da tutto il mondo?

I temi fondamentali della tua raccolta di racconti sono…

I temi fondamentali della mia raccolta sono gli stessi della vita reale: l’amore, l’amicizia, la solidarietà, gli affetti più cari.

 Perché trattare proprio questi argomenti?

Tratto questi argomenti perchè sono capaci di suscitare in me emozioni forti ed io scrivo come per dettatura medianica solo in seguito alle emozioni.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Il racconto emotivamente più sentito, sofferto, è stato senz’altro “Quando l’amore fugge via” perchè in esso sentivo “a pelle” il dolore e le lacrime di tutte le donne che hanno subito l’abbandono e sofferto quindi per la fine di un amore.Un aneddoto? Ma..riguarda uno dei racconti brevi..un uomo anziano che mi corteggiava nella realtà con gli sguardi ed io l’ho trasformato nel protagonista del mio racconto..alla fine, anche se a malincuore, l’ho fatto morire!

 Perché la tua raccolta è diversa da altre?

Bella domanda..non saprei risponderti se non che, come ho già detto, la diversità, la forza ed anche il limite della mia raccolta è che scorre tutta sul canovaccio delle emozioni. E spero che il lettore lo percepisca.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Appartengo alla generazione che predilige, anzi venera, il libro in formato cartaceo. Io amo il libro, oltre che per il suo contenuto, proprio per la sua fisicità. Io prima di acquistare un libro cartaceo in libreria faccio una sorta di minuetto con i libri esposti. Ci giro attorno, li osservo, li tocco, li prendo in mano, accarezzo le pagine, ruvide o lisce, leggo la trama e respiro il caratteristico odore della carta.Quando il libro è mio mi piace tenerlo in mano, se faccio i lavori domestici lo pianto bene in vista così ogni tanto lo coccolo con lo sguardo, e poi posso leggerlo come e quando voglio, sul tram in piedi, seduta sul divano, a letto facendomi cullare prima del sonno..come potrei fare tutto questo con un libro formato digitale..con un ebook? Nonostante ciò sto pubblicando il mio libro anche in formato digitale..mi rendo conto che seppur recalcitrante devo adeguarmi ai tempi.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Sicuramente il mondo dell’editoria è monopolizzato dai grossi gruppi editoriali che difficilmente rischiano investendo su autori sconosciuti o esordienti. Uno scrittore emergente spesso è costretto a pubblicare a sue spese, dopo aver visto più volte respinto il proprio lavoro. Se è fortunato(oltre che talentuoso) il suo libro può avere successo grazie al tam-tam dei lettori ed in questo caso i giganti dell’editoria lo prenderanno in considerazione. Io personalmente non mi sono spesa molto per fare pubblicare i miei racconti da importanti case editrici..forse per pigrizia e forse per modestia. Oggi, inoltre, lo scrittore non può più permettersi, come un tempo, di stare nella torre d’avorio e demandare la promozione al suo editore..Deve fare dei veri e propri tour promozionali per il suo libro … ed io non potrei conciliare il mio lavoro con la frenetica attività promotrice del libro. Mi tengo cara quindi la mia ristretta cerchia di estimatori..crogiolandomi in un ambito di “nicchia”!!!

 L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio progetto futuro è sempre lo stesso: aprire ogni tanto il cassetto dei sogni e constatare con sollievo che ancora non è vuoto! Grazie e buon lavoro!

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Ringraziamo Lorena per aver voluto partecipare! Continua ad emozionarti ed emozionare i tuoi lettori! ^_^

Per restare in contatto con Lorena Milano, ecco il link del suo blog (quello citato nel titolo della raccolta!):

Fashionable 

Maria Stella Bruno

Raccontare il passato per scrivere il futuro… – Intervista a Vittorio De Agrò

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Vittorio De Agrò

Vittorio De Agrò è nato in Sicilia, ma vive a Roma dal 1989. E’ un proprietario terriero e d’immobili. Dopo aver ottenuto la maturità classica nel 1995, ha gestito i beni e l’azienda agrumicola di famiglia fino al dicembre 2012. Nel Gennaio 2013 ha aperto il blog:ilritornodimelvin.wordpress.com che è stato letto da 13000 persone e visitato da 57 paesi nei 5 continenti.

“Essere Melvin” è il suo primo romanzo.

Nel 2014 produrrà un corto ispirato al libro.

Ispirazione

Come ospite della Locanda dell’Inchiostro Versato, oggi c’è Vittorio De Agrò col suo primo romanzo Essere Melvin”. Diamogli il benvenuto!

1)Come nasce il tuo desiderio di scrivere?

Buongiorno e grazie per avermi accolto nel suo accogliente e cortese spazio. Non sono uno scrittore, non vorrei essere denunciato dal sindacato degli scrittori.. Da bambino sognavo di fare il presentatore. A scuola in italiano scritto ero uno disastro. In quinto ginnasio sono stato pure rimandato. Quando la mia vita nell’estate del 2009è implosa e ho capito che avevo bisogno di un aiuto, ho iniziato un percorso terapeutico con” Lo Splendente”, il mio psichiatra. E’ stato lui il primo, dopo pochi mesi di terapia, a vedere in me”uno scrittore”. Ero distrutto eppure lo Splendente alla fine di ogni seduta sorridendo mi diceva”Vittorio, sei bravo a raccontare, la tua storia diventerebbe un bel libro.”. Gli devo molto, ha creduto in me, quando io stesso non ci credevo. Essere Melvin è prima di ogni cosa,il mio esercizio terapeutico.

2. Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze?

Mi considero un “diverso ignorante” e un teledipendente. Mi sono avvicinato alla lettura solo dopo la fine della scuola, prima mi limitavo a leggere il giornale. Adesso in un anno cerco di leggere i miei 50 libri.

3. “Essere Melvin” è un romanzo autobiografico. Cosa ti ha portato a mettere su carta un periodo della tua esistenza?

Scrivere per me è stato terapeutico. E’ stata parte integrante della mia terapia. Condividere con il mondo prima con il mio blog(ilritornodimelvin.wordpress.com) nel 2013 e poi con il mio libro il passato, mi ha permesso di distruggere i miei demoni. Melvin è stato il mio “Hyde”. Melvin mi stava trascinando verso la distruzione. Scrivere mi ha permesso di riprendere in mano la mia vita. Mi sono rialzato e ho ripreso a correre. Racconto il passato per scrivere il futuro

4. I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Essere Melvin è tante cose: una confessione laica, un viaggio nella memoria, un atto d’espiazione, una storia d’amore che il Corriere della Sera nell’aprile del 2013 ha definito come”La Notting Hill italiana”, ma soprattutto spero che per i lettori sia un invito alla speranza. Chi entra nel girone dantesco del disagio mentale, spesso si sente solo e abbandonato. Si può guarire e tornare a vivere. Il “malato di mente” non va emarginato, ma ascoltato e soprattutto amato.

5. Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Hai avuto problemi a riversare su carta qualcosa di così personale?

No. L’unica vera paura era quella di subire l’indifferenza degli altri, accogliere freddezza degli amici, ma fin dal primo post sul blog ho riscontrato sostegno e affetto amici e soprattutto da estranei. Ho condiviso la mia anima e il mio dolore con il mondo ed è stata un’esperienza unica.

6. Pensi che la crisi di Melvin sia anche frutto dei tempi che stiamo vivendo?

Melvin era una maschera.Un personaggio nato dalla mia fantasia. Melvin è nato dalla solitudine e dal senso d’inadeguatezza che mi sono portato dietro per anni.Ognuno di noi nel corso della vita vive un momento di difficoltà e di disagio. La storia di Melvin mi auguro che insegni che non bisogna avere timore a chiedere aiuto alla famiglia e soprattutto a dei bravi professionisti. Ancora oggi in Italia viviamo con il pregiudizio e ignoranza che chi va dallo psichiatra sia “matto”.L’Italia anche in questo campo è più Paese da Terzo Mondo che terza potenza industriale

7. Perché il tuo romanzo è diverso da altri? Perché leggerlo?

Tutti mentono almeno una volta nella propria vita, pochi lo ammettono e cercano di capire perché lo hanno fatto. Melvin non è ovviamente un eroe, anzi è un uomo qualunque che però decide di non arrendersi alla malattia mentale che lo avvolge ad un certo punto della sua vita. Il finale di Melvin potrebbe essere definito aperto da qualcuno, pacificatorio da altri, ma in vero mi piace definirlo come un nuovo inizio per il protagonista. Perché leggerlo? Penso a tutte quelle persone che almeno una volta sono caduti e a tutti quelli che soffrono in silenzio. Ad essi e non solo, Melvin potrebbe essere il libro giusto per non smettere di credere in un futuro felice e sereno che dovremmo meritare.

8. Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sono un lettore “old style”.Ho le librerie di mia fiducia. Mi piace girare tra i vari reparti per poter scegliere la copertina o il titolo che maggiormente colpisca la mia curiosità e stuzzichi la fantasia. Mi piace sfogliare le pagine di un libro, ma mi rendo conto che l’e-book è il futuro. Ho cominciato da qualche mese a leggere libri con il kindle. Difficile stabilire pregi e difetti .Ritengo che sia molto soggettivo. L’auspicio è che comunque si allarghi la platea dei lettori.

9. Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Fino al 14 febbraio, giorno in cui ho auto pubblicato Melvin, conoscevo poco e nulla del mondo dell’editoria. In questi mesi sto facendo esperienza sul campo. Ho scoperto un mondo anche grazie al sito writer’s dream costituito da scrittori più o meno esordienti dove ci scambia informazioni e consigli. Lo consiglio a tutti i “miei colleghi” che decidessero di affrontare questa avventura.Ho avuto la possibilità di lavorare con l’agenzia letteraria West Egg che ha reso con professionalità e talento il mio esercizio terapeutico, un vero romanzo.

10. L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho iniziato a formare un gruppo di lavoro per affrontare, al momento,la sfida teatrale. Ci credo e spero nel 2015 di portare Melvin a teatro. Ci sono altri progetti che spero di realizzare con l’aiuto dello sceneggiatore Giancarlo Buzzi, ma come dico sempre,un passo alla volta e incrociamo le dita…

Se il sindacato degli scrittori non dovesse chiedermi i danni, un’idea in mente la tengo, ma ancora devo raccogliere il materiale e capire cosa farne. Vi terrò aggiornati…

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Se il Sindacato Scrittori esistesse, non credo avrebbe niente da ridire al nostro autore, ma… a pensarci, la categoria avrebbe proprio bisogno di un sindacato! Ringraziamo Vittorio per la sua disponibilità!

Per contattare Vittorio De Agrò:

Il mondo di Melvin – blog

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Maria Stella Bruno

“Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

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“Sono una moglie e una mamma. Laureata in Lettere Moderne, adoro leggere e, benché scriva fin da bambina storie e romanzi, non mi piace definirmi una scrittrice. La verità è che lo scrivere per me è qualcosa di molto personale. Essendo io stessa la prima compagna di giochi di mia figlia, ho stimolato la sua creatività con i miei racconti. Ora che è diventata grande, ha scovato un mio romanzo, “Il Monastero dell’Arcangelo”, lo ha letto e le è piaciuto. La sua personale “crociata” con le mie reticenze ha portato alla pubblicazione di questo in un formato che conosco grazie a lei: l’ebook. Non so in che guaio mi ha messo. Non so dove mi porterà questa avventura. So solo che amo questa storia, come amo ogni  storia che scrivo.”

Rosalba Bavastrelli

Ispirazione

Altro giorno, altro avventore alla Locanda dell’Inchiostro Versato… Diamo il benvenuto a Rosalba Bavastrelli, una professoressa che ama fantasia e realtà….

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Scrivere per me è sempre stato molto importante: esternavo nei diari, interrogando me stessa, le mie ansie, cercando i “perché” a gioie e dolori…Ero una ragazzina e la mia fantasia andava sempre più accrescendosi, mentre curiosavo tuffandomi in generi a quel tempo quasi tutti d’avventura. Non disdegnavo però opere più impegnative, come “Le mie prigioni” del Pellico, che  ho riletto più volte, una gradevole ossessione. Non avevo certo a quei tempi la maturità per capire tutto, ma mi dilettavo nello scoprire il mondo…e cosa meglio dei libri per farlo? Quindi cominciai, quasi naturalmente, a  scrivere storie mie. Lo facevo per me, per il piacere personale che ne ricavavo.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Sono laureata in Lettere Moderne. Questo ha senz’altro influito sul mio modo di scrivere di quand’ero ragazza, ma  siamo tutti il prodotto di tante cose: dei nostri gusti personali, della nostra indole, delle vicende della nostra vita, oltre ciò di cui veniamo a conoscenza attraverso letture o media. E come siamo scriviamo. Credo di essere da tempo padrona di uno stile tutto mio.

Scrivi fin da bambina. Qual è il tuo genere preferito?

Non il noir. Non il giallo. Piuttosto vengo attratta dal fantasioso, se non eccede, dalla fantascienza, se entrambi comunque hanno per centro l’uomo e la sua umanità, non mostri o creature false e distorte. E le storie d’amore, sincere e semplici, mi piacciono, specie se condite da un po’ d’avventura. L’introspezione dell’anima umana, per quanto sia possibile, è molto intrigante…

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

“Il Monastero dell’Arcangelo” nasce dal voler esplorare la noia e la ricerca di sé di un giovane uomo, che ho collocato su di un sentiero innevato ai margini di una foresta…Tutto il resto è venuto poi.

I temi fondamentali del tuo romanzo sono…

Tanti. E ruotano tutti intorno ad Erick, il protagonista…assieme alla lupa! La lupa è un “personaggio” unico, la sua comparsa ha dato vigore al racconto, e a me che mi sono divertita a “navigare” nel fantasioso, quasi smentendolo poco dopo, cioè dando una possibile spiegazione logica a ciò che pare irreale…Il risultato è che lascio ad intendere che a quelle spiegazioni credo poco anch’io! Almeno così spero. E ciò mi piace.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Erano gli argomenti giusti in quel momento della mia vita.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Nessuna noia. Le idee mi venivano una dopo l’altra. Un avvenimento stimolava il seguito, quasi naturalmente. Quindi gioia, solo la gioia di inventare! Un aneddoto? Non ne ho, ma è  accaduto che la notte pensavo ad Erick, agli abitanti del paese e del monastero…e alla lupa, ovviamente, come se esistessero davvero.

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Io non so se è diverso. E’ particolare, è mio, quindi è unico, perché tutti siamo “unici”.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Ho molta propensione per l’ebook, penso che sia il futuro della prosa, ma purtroppo il cartaceo qui da noi, in Italia, è ancora insuperabile.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Non chiederlo a me. Non ho alcuna stima in chi non rischia puntando sulle nuove leve, in qualsiasi campo, anche e soprattutto in quello dell’editoria! Qualcosa dovrebbe cambiare, in effetti molto dovrebbe cambiare…

Non ami definirti “scrittrice”. Perché? E quando si può essere definiti scrittori?

Infatti. Io invento storie, so di saper scrivere bene, ma non sono una scrittrice. Non ne farei una professione, anche se per un fato incredibile fossi chiamata a farlo.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Aspettare che la Musa mi ispiri! Così tornerò a divertirmi…

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Allora facciamole un grosso “in bocca al lupo!”… Speriamo torni a divertirsi presto, cosicché possa scrivere altri romanzi!

Per restare in contatto con Rosalba, eccovi un link:

FanPage Facebook “Il Monastero dell’Arcangelo”

Maria Stella Bruno

L’amore che gli animali sanno donarci… – Intervista a Giacomo Pedroni

con l'amore di un coniglio

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Giacomo Pedroni

Giacomo Pedroni è nato a Varese il 10 novembre 1981. Ha frequentato le scuole medie presso l’Istituto Salesiano di Varese e si è successivamente diplomato ragioniere. Dopo alcuni anni di studi universitari presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pavia ha iniziato a svolgere l’attività di venditore porta a porta a cui è seguita una breve parentesi come impiegato e autista in una ONLUS. Trasferitosi a Roma nell’agosto del 2008 ha lavorato come barista e come addetto alla ristorazione presso un fast-food, attività che ha continuato a svolgere dopo essere rientrato al suo paese natale. Dopo un lungo tirocinio come aiuto-panettiere, attualmente è lavoratore precario presso una cooperativa che si occupa di rifornimento scaffali di supermarket. Insegue da tempo il sogno di riuscire ad aprire un’edicola o una libreria. Amante della lettura e della scrittura, è un grande appassionato di politica e di sport, soprattutto calcio e ciclismo. Con Youcanprint ha pubblicato i romanzi “Un’estate che cambia la vita” (2013) e “Con l’amore di un coniglio” (2013), realizzati poi in formato e-book da Cavinato Editore International.

Ispirazione

Oggi è venuto a trovarci alla Locanda dell’Inchiostro Versato, un nuovo ospite, Giacomo Pedroni. Ci parlerà del suo nuovo romanzo, “Con l’amore di un coniglio”, e anche di sé…

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Non c’è un momento preciso in cui è nata la passione per la scrittura, è una cosa che credo di avere sempre avuto e che è uscita col passare degli anni. Mi è sempre piaciuto scrivere, fin dai tempi delle scuole elementari. Uno dei primi successi della mia vita è legato proprio ad un tema scritto dopo una vacanza, nel 1990; l’agenzia che aveva organizzato quel viaggio aveva indetto un piccolo concorso letterario a cui potevano partecipare tutti i bambini che avevano trascorso quelle due settimane al mare insieme ai genitori. Ho partecipato, ho vinto il primo premio (una piccola enciclopedia) e il mio scritto è stato pubblicato sul giornale di quella compagnia turistica. Oggi, oltre ai libri, mi piace scrivere articoli su temi di attualità e di sport oltre a riflessioni personali, spesso pubblico questi scritti sulla mia pagina Facebook.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

Leggo libri da circa sette anni, prima preferivo i quotidiani e le riviste di sport, leggevo un libro ogni tanto anche perché studiavo e al termine delle ore di studio non avevo molta voglia di leggere, preferivo andare in giro con gli amici, uscire con loro la sera per andare a bere in compagnia oppure a ballare. Leggo principalmente testi di narrativa contemporanea, non ho un genere preferito, soltanto non mi piacciono gli horror e i fantasy; leggo anche saggi a tema storico, politico o religioso ed amo tantissimo i classici della letteratura, sia italiani che stranieri. Ho letto più volte sia “I Promessi Sposi” sia “La coscienza di Zeno” oltre ai due romanzi più famosi di George Orwell, “La fattoria degli animali” e “1984”; trovo molto attuale quanto scritto in questo libro, anche noi, come i personaggi di quel romanzo, siamo sempre spiati e controllati da persone che vogliono orientare i nostri comportamenti ed il nostro modo di pensare e spesso, purtroppo, non ci rendiamo conto di non essere liberi.

Vivi uno stato di precariato molto attuale di questi tempi. Come si rapporta la tua attività di scrittore con questa situazione sociale?

Nel mio romanzo “Con l’amore di un coniglio” i protagonisti sono proprio delle persone che perdono il lavoro oppure che sono costrette dalla loro azienda ad emigrare all’estero pur di continuare a lavorare. Il libro racconta quindi una storia attualissima attraverso la quale esprimo i sentimenti, il disagio, le paure, il senso di fallimento che io stesso provo. Fortunatamente sono riuscito a trovare nella scrittura un ottimo strumento per combattere lo sconforto nei periodi in cui sono rimasto disoccupato anche se, per fortuna, non sono stati periodi particolarmente lunghi. Anche oggi sono un lavoratore precario e sottopagato e nonostante questa condizione sono più fortunato di tante persone che non trovano lavoro e hanno una famiglia da mantenere.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

Ho iniziato a pensare di scrivere questo romanzo all’inizio dell’estate del 2013. La mia idea era di scriverne uno autobiografico che parlasse della mia grande amicizia con un compagno d’università che nel 2005 è emigrato in Cina per ragioni di studio ed è poi rimasto là a lavorare; le prime pagine di questo libro le avevo scritte alcuni anni fa, quando nell’inverno del 2013 ho provato a continuare la commozione e i ricordi erano troppo forti, non riuscivo a scrivere. Dopo aver rivisto e corretto un precedente romanzo ho iniziato ad abbozzare la trama di “Con l’amore di un coniglio”, titolo deciso molto prima d’iniziare a redigere la prima pagina.

I temi fondamentali di “Con l’amore di un coniglio” sono…

L’amore per gli animali, l’amore che gli animali sanno donarci, la disperazione causata dalla perdita del lavoro e delle certezze della vita, le gravi conseguenze che la crisi economica porta nella vita di una persona, la volontà di cercare nuove motivazioni per continuare a vivere.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Ritengo che gli argomenti di cui si parla nel romanzo siano quanto mai attuali; troppe persone, di tutte le età e di tutte le Regioni d’Italia vivono il dramma della disoccupazione che tante volte porta una persona all’apparenza tranquilla e serena a compiere l’estremo gesto del suicidio. Anche un protagonista del libro è un uomo assolutamente normale che prima di perdere il lavoro non aveva alcun vizio e faceva una vita tranquilla e senza eccessi d’alcun tipo; la disoccupazione e la perdita della donna amata lo fanno cadere nella piaga dell’alcolismo, una vera e propria droga. Occorre riflettere sulle conseguenze a cui può portare la perdita del lavoro, avere più rispetto per le persone che cercano un lavoro con insistenza ma non riescono a trovarlo, rispetto per quelli che si umiliano a fare lavori faticosi e mal pagati pur di non rimanere a casa a far nulla mentre invece tante volte si bollano queste persone come dei falliti, arrivando persino a deriderli; dobbiamo smettere di valutare una persona in base a quello che guadagna o in base al lavoro che svolge! Inoltre dobbiamo imparare ad amare gli animali esattamente come loro ci amano; il fatto che siano animali non significa che siano stupidi ed incapaci di provare sentimenti, è esattamente il contrario. Anche un piccolo animale come un coniglietto è capace di amare, di essere fedele, di donare tanta gioia, lo dico perché lo sperimento ogni giorno. Gli animali non vanno abbandonati, non vanno “barattati” con una settimana di vacanza perché sono delle creature che meritano di vivere. Riguardo ai conigli, i cui abbandoni sono in drammatico aumento, mi sento di lanciare un messaggio che sarà uno dei temi di un mio prossimo libro: i conigli non si mangiano!

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Ho iniziato a pensare a questo libro alla fine di giugno del 2013, ho scritto la trama su un foglio, l’ho più volte rivista e corretta dopodiché ho iniziato a scrivere sul foglio elettronico del PC. Dopo aver scritto la bozza dei primi due capitoli mi sono fermato perché davanti allo schermo l’ispirazione non arrivava proprio. Dopo un paio di mesi in cui non ero più riuscito a buttar giù neanche una riga mi sono detto: “perché non provo a scrivere su un quaderno, utilizzando carta e penna come si faceva una volta?” E così ho fatto. In un mese ho completato il lavoro, l’ho corretto sempre a mano, l’ho riletto e poi l’ho ricopiato sul foglio elettronico facendo ancora piccole modifiche. Anche il libro successivo, di cui vi parlerò, l’ho realizzato in questo modo; l’ispirazione mi arriva più facilmente davanti a un foglio di carta che davanti al computer. Altri aneddoti particolari? Spesso quando scrivevo i miei coniglietti erano sdraiati accanto alla mia sedia oppure sotto la scrivania, a volte mi guardavano come se capissero che stavo indirettamente parlando di loro.

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Dipende a quale romanzo lo paragoniamo (sorriso). Nonostante io sia un lettore non ho ancora trovato un libro che tratti, tutti insieme, i temi di cui io ho parlato in “Con l’amore di un coniglio”; ritengo quindi che questa sia una ragione per leggere questo libro. Non è una lettura impegnativa ma può davvero “aprire la mente” riguardo a problemi attuali, può far capire come i conigli nani siano animali da compagnia esattamente come i cani e i gatti, come anche loro possano donare gioia di vivere alle persone che l’avevano perduta; è un libro che serve anche a conoscere un animale troppo spesso ritenuto insignificante solo perché non abbaia, non miagola, non cinguetta. Anche i conigli sanno dimostrare la loro felicità con il cosiddetto “macinare”, ossia digrignare piano i denti mentre li si accarezza, è un rumore simile a quello delle fusa del gatto.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sono all’antica, preferisco leggere libri cartacei. Tuttavia i miei due romanzi sono stati pubblicati anche in formato e-book da un editore “free” a cui li avevo inviati dopo che un autore della Provincia di Napoli, esordiente come me, mi aveva segnalato questa casa editrice; entrambi gli e-book possono essere scaricati da portali come bookrepublic.it, kobobooks.it, mrebook.it Credo che noi italiani siamo ancora legati al libro di carta, io stesso faccio fatica a leggere sullo schermo di un PC e credo che su un tablet o uno smartphone sia ancora più difficile per chi non è abituato. Il vantaggio degli e-book, oltre al minor costo, credo che risieda nel poterli avere a disposizione in qualsiasi momento senza bisogno di andare in libreria ad acquistarli; inoltre non occupano spazio e quindi li si può portare sempre con sé senza il minimo ingombro anche se il fascino del libro di carta è tutta un’altra cosa.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Innanzitutto non bisogna cadere nella cosiddetta EAP, acronimo di Editoria A Pagamento. Fanno parte di questa categoria tutti gli editori che chiedono soldi agli scrittori promettendogli di pubblicare un tot numero di copie del loro libro; spesse volte, come è capitato a me nel 2008, s’incappa in vere e proprie truffe e magari il libro non viene nemmeno pubblicato o, se viene pubblicato, non viene distribuito per cui l’autore si ritrova ad aver pagato cifre importanti per ritrovarsi in mano un prodotto sconosciuto i cui unici acquirenti possono essere parenti e amici. Proprio per questo spiacevole episodio avevo smesso di scrivere finché, nel 2013, sono venuto a conoscenza dell’auto pubblicazione attraverso un signore conosciuto tramite Facebook; ho visitato alcuni siti che proponevano questa possibilità e alla fine ho deciso di riprendere quel vecchio libro “vittima” della truffa e di auto pubblicarlo dopo averlo rivisto e modificato in parecchi punti. Con l’auto pubblicazione (parlo del sito con cui io ho pubblicato) l’autore è obbligato ad acquistare soltanto una copia del suo libro, se vuole acquistarne di più è libero di farlo ma paga sempre e solo quello che compra; inoltre i libri auto pubblicati vengono commercializzati da importanti portali di vendita di libri come ad esempio ibs.it, inmondadori.it, amazon.it, lafeltrinelli.it e sono disponibili anche in alcune librerie previa prenotazione da parte del cliente. Un grosso limite è rappresentato dal fatto che lo scrittore deve pubblicizzarsi tantissimo perché questi siti non fanno molta pubblicità, in pratica occorre essere “imprenditori di sé stessi” ma attraverso la pubblicità si può essere notati da editori veri e propri, editori che non chiedono soldi allo scrittore ma pubblicano il libro a loro spese. A me è proprio successo così; il mio primo romanzo intitolato “Un’estate che cambia la vita” venne letto da un signore che m’invitò ad inviarlo ad un editore con cui lui aveva pubblicato. Nel frattempo ho scritto e auto pubblicato “Con l’amore di un coniglio”, dopodiché ho inviato entrambi i testi a questo editore, Cristian Cavinato, titolare della Cavinato Editore International, che ha realizzato gli e-book e che pubblicherà anche i miei prossimi libri cartacei. Tutto senza chiedermi un soldo. Invito gli scrittori che volessero pubblicare un libro a documentarsi prima di spedire il file o il manoscritto ad una casa editrice, sul web ci sono siti che indicano espressamente le case editrici a pagamento e le case editrici “free” com’è appunto Cavinato Editore International.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

A settembre di quest’anno, al massimo ad ottobre, uscirà il mio terzo libro, un racconto illustrato per bambini intitolato “Le simpatiche avventure di Gigio e Sissi” che avrà come protagonisti proprio i miei due coniglietti e sarà pubblicato da Cavinato Editore International, lo stesso editore che ha pubblicato gli e-book di “Con l’amore di un coniglio” e “Un’estate che cambia la vita”. Con questo libro mi piacerebbe avvicinare i bambini alla lettura, vorrei che anche i più piccoli si facessero leggere questa storia dagli adulti come facevano una volta i nostri nonni. Prima della fine dell’anno uscirà poi un altro romanzo scritto insieme ad un altro autore, Mattia Lattanzi, che mi ha coinvolto nel suo progetto editoriale; visto che entrambi siamo amanti dei coniglietti il nostro romanzo non potrà che parlare di loro, sarà un libro divertente ma allo stesso tempo formativo, un romanzo con cui cercheremo di far capre alle persone che i conigli sono dei veri e propri animali da compagnia e che quindi non vanno né mangiati né utilizzati come cavie. Altro non dico, altrimenti vi tolgo il gusto di leggerli.

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Ammirevole esempio d’amore verso creature dolci e affettuose. Rispettate gli animali!!!!!

Ringraziamo Giacomo per la sua partecipazione e le sue parole. ^_^

Ecco i link dove potrete contattarlo:

Profilo Facebook

Pagina Ufficiale Facebook “Con l’amore di un coniglio”

Maria Stella Bruno

“Epoche vissute e mai dimenticate” per un giornalista/scrittore – Intervista a Emanuele Gagliardi

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Emanuele GagliardiEmanuele Gagliardi (Roma, 1969) è sposato e ha una figlia. Giornalista pubblicista, laureato in Scienze Politiche, lavora in RAI dal 1999. Esperto di politica internazionale e di storia contemporanea dell’Estremo Oriente, collabora con saggi e articoli su riviste specializzate come Studi Cattolici, Nova Historica, Radici Cristiane, Corrispondenza Romana ed è direttore responsabile dell’agenzia online Cultura&Identità. Con il romanzo noir “La Maschera” (Rai Eri, 2011) ha vinto l’edizione 2011 del Premio Letterario NarreRai (destinato ai dipendenti del gruppo RAI) e si è classificato terzo al Premio Carver 2012. Si è aggiudicato il secondo posto alla IV Edizione del Concorso Grangiallo a Castelbrando (2013), la Segnalazione Speciale della Giuria alla IV edizione del Concorso Scriviamo Insieme (2014) e il quarto posto ex aequo al I Premio Letterario Nazionale Bukowski (2014) con il romanzo inedito “Un’ombra”. Nel 2013 ha pubblicato un altro thriller vintage dal titolo “La neve” (Europa Edizioni) che ha raggiunto il 2º posto al Premio Letterario Nazionale Autore di te stesso ed ha ricevuto il Diploma d’onore della Giuria del Premio Letterario Internazionale Trofeo Penna d’Autore. Si è classificato al quarto posto ex aequo alla VII edizione del Premio Letterario Giovane Holden con “Scommessa assassina” (Giovane Holden Edizioni) e il suo quinto romanzo “La pavoncella”, come gli altri di genere thriller-noir-vintage, ha ricevuto il primo premio al I Concorso Edizioni Esordienti E-book (2014). Ha l’hobby della fotografia, prevalentemente in bianco e nero ed esclusivamente con apparecchi a pellicola. Scrive le prime stesure dei suoi romanzi con una Olivetti Lexicon 80 del 1948.

Ispirazione

Oggi, come ospite de “La Locanda dell’Inchiostro Versato“, non abbiamo un esordiente, ma un giornalista dalla grande esperienza, che ci parlerà non solo di “La pavoncella”, suo ultimo romanzo, ma anche di sé, non risparmiando consigli per chi, come me, sta ancora agli inizi! Diamo il benvenuto a Emanuele Gagliardi!

Sei uno scrittore già affermato. Come nasce, però, la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Il desiderio, direi anzi la necessità di scrivere è parte della mia personalità. Sono un sognatore, e la penna è il mio mezzo per uscire dalla realtà. Da bambino inventavo e scrivevo racconti, magari sulla scorta di avvenimenti legati alla vita familiare – tipo una gita, un viaggio – oppure di una lettura che mi aveva particolarmente colpito… Il personaggio partorito dalla mia fantasia era un ragazzo cinese di nome Liu che risolveva casi polizieschi. Perché cinese? Perché mio padre mi ha trasfuso la curiosità e la passione per l’Estremo Oriente che ho dentro tuttora.

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? E quali libri consiglieresti per la formazione di uno scrittore emergente? Quali i consigli in generale?

Credo che la lettura debba essere anzitutto un piacere per cui quasi mai mi obbligo a leggere un libro solo perché ritenuto un “classico” o perché in cima alle classifiche di vendita. La mia formazione è prevalentemente storica e ciò influenza anche le mie preferenze letterarie. Non solo saggi però, perchè “storia” è un concetto molto ampio e moltissimi libri di autori come Giuseppe Berto, Mario Soldati, Pier Paolo Pasolini, Ennio Flaiano – per citare solo alcuni fra gli italiani miei preferiti – sono a ben vedere libri di “storia”. Venendo poi alla letteratura gialla, che è il mio genere, ho divorato Simenon e Scerbanenco apprezzando anche le trasposizioni cinematografiche e televisive della loro opera. A mo’ di esempio cito la serie Tv dedicata al commissario Maigret interpretato dall’immenso Gino Cervi, o La morte risale a ieri sera versione per il cinema de I milanesi ammazzano al sabato di Scerbanenco con un intenso Raf Vallone.

A un esordiente consiglio di leggere, e di conseguenza scrivere, ciò che suscita emozioni. Si scrive per comunicare qualcosa che si ha dentro, indipendentemente dal genere, e se non c’è componente emotiva difficilmente il messaggio arriverà al lettore.

La tua formazione giornalistica ha influito sul genere da te scelto per i tuoi romanzi?

Più che sul genere, la formazione giornalistica ha influenzato il mio stile. Anche quando indugio in descrizioni che mi piace spingere fino alla poesia, uso frasi asciutte, dirette, quanto più possibile prive di orpelli. È inutile, e anche noioso, scrivere duecento pagine per raccontare una storia che si può benissimo riferire in centocinquanta.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato? Cosa ti ha portato a scrivere “La pavoncella”?

Come dicevo all’inizio, la scrittura è il mio mezzo per volare oltre la realtà. Aggiungo adesso che è pure uno stratagemma, ingenuo finché si vuole ma per me efficace, per fermare il tempo, per ritornare ad epoche vissute e mai dimenticate. Per ciò la “scintilla” è sempre una memoria: un’immagine, una musica, un odore… Intorno ad essa costruisco la vicenda. Anche La pavoncella è nata da un ricordo: a Roma fino a tutto il 1975, lo scoccare del mezzogiorno veniva annunciato oltre che dallo sparo a salve del cannone sul Gianicolo (ancora in uso), dal suono prolungato delle sirene dell’allarme antiaereo rimaste sui tetti di certi edifici anche dopo la fine della II guerra mondiale. Le tenevano in funzione per eventuali necessità legate alla Guerra Fredda. Frequentavo le elementari e quel suono lo sentivo. Dopo oltre trentacinque anni mi sono imbattuto nell’articolo di un quotidiano su un censimento delle sirene antiaeree ancora presenti a Roma e nel resto d’Italia. Personalmente mi sono arrampicato su alcune terrazze condominiali per vedere da vicino e fotografare questi cimeli ridotti al silenzio ma sempre lì, a due passi dal cielo. Nelle orecchie m’è tornato il suono del mezzogiorno insieme con la nostalgia per i banchi di scuola e intorno ad esso, poi affiancato da altre memorie, ho congegnato il romanzo.

Definisci il tuo romanzo un thriller-noir-vintage, ma dietro di esso c’è sicuramente anche indagine giornalistica. Dove la finzione e dove la realtà?

Tutti i miei romanzi sono “vintage” perché le storie si svolgono negli anni Sessanta e Settanta. Tutti, al di là della vicenda di fantasia, presentano solidi appigli alla realtà dell’epoca ricostruiti con accurate indagini condotte nelle biblioteche, nelle emeroteche, nelle cineteche. Ne La pavoncella il fatto di cronaca è rappresentato dal contemporaneo omicidio Pasolini che fa da sfondo alla vicenda. Lo ripercorro con tutte implicazioni e le ipotesi che lo hanno caratterizzato nel momento in cui era di attualità.

Perché trattare proprio questi argomenti?

Pasolini è uno dei miei autori preferiti. La sua fine è ancora un mistero. Il classico intrigo italiano dove la verità è forse la più lapalissiana, o forse no… Un giallo più giallo di qualsiasi trama un autore possa architettare. Pasolini faceva poesia anche quando scriveva in prosa. Più, e a mio avviso meglio di ogni autore neorealista ha elevato a letteratura il proletariato della Roma postbellica, le borgate, i suburbi, le baracche del Mandrione, i pratoni arsi e malati che di lì a poco sarebbero stati fagocitati dal cemento dei palazzinari. Il mio è il modesto omaggio rivolto al maestro da uno che ha ancora tutto da imparare.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Vere e proprie difficoltà no. E neanche dolori. Gioie, quelle sì: sfogliare pagine di quotidiani dell’epoca, ascoltare voci, vedere immagini che il tempo sta consegnando all’antiquariato ma che continuano vive nel mio cuore. Un aneddoto: per convincere il portinaio di un condominio ad accompagnarmi sul tetto a vedere e fotografare una delle sirene di cui si parla nel libro ho dovuto dirgli che dopo il mio sopralluogo sarebbe arrivata una troupe televisiva per un servizio sulla protezione antiaerea a Roma.

Perché il tuo romanzo è diverso da altri?

Nel mio romanzo non ci sono computer, non ci sono cellulari, la Tv ha due soli canali in bianco e nero, la gente si da del lei e anche il commissario Umberto Soccodato, investigatore in tutti i miei libri, se non è di turno va a Messa la domenica con la moglie. Non dico che questa realtà sia la migliore, a pensarci bene delitti ce n’erano anche allora, ma per me lo è e ritrovarla mi fa star bene. Molti di coloro che mi leggono condividono questa sensazione.

Rivoluzione digitale: ebook o cartaceo? Cosa pensi dell’uno e dell’altro. Pregi e difetti.

Sono “vintage” dentro e fuori. Le prime stesure dei miei libri le scrivo con una Olivetti Lexikon del 1948, vesto indumenti e ascolto musica dell’epoca. È fin ovvio che sono uno strenuo sostenitore del cartaceo, così come per l’altra mia passione, la fotografia, continuo ad usare la pellicola ed apparecchi fra cui il più nuovo è del ’73. Tuttavia non rifiuto l’eBook, al contrario: ritengo possa essere un valido mezzo per rilanciare la lettura. Anzitutto per la differenza di prezzo rispetto al cartaceo che lo rende più abbordabile, poi per la comodità di spazio e peso (in un eReader trova posto una piccola biblioteca), infine perché la riduzione dei costi in fase di pubblicazione può convincere gli editori a pubblicare opere di autori che altrimenti non avrebbero avuto possibilità di farsi conoscere. Per contro c’è il rischio che anche la letteratura cada del tutto nel meccanismo dell’usa e getta che ha già annientato il cinema e la televisione.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria agli esordi?

È difficile ritagliarsi un profilo appetibile per gli editori. Un libro nel cassetto ha ottime probabilità di restar lì dentro per sempre se non si ha l’umiltà di bussare a tante porte e tentare diversi percorsi. Uno dei più validi, parlo anche per esperienza personale, è l’invio dei manoscritti ai concorsi letterari per inediti che prevedano come premio la pubblicazione dell’opera.

Cosa credi il pubblico si aspetti dai giovani scrittori? Cosa cerchi tu come scrittore e giornalista da un romanzo esordiente?

I gusti del pubblico sono quanto mai eterogenei. Rischio di scivolare nell’ovvio, ma credo che da un giovane scrittore i lettori si aspettino qualche cosa di realmente nuovo. Il che non significa in linea con le tendenze del momento. Piuttosto il contrario. Da un romanzo, esordiente o meno, mi aspetto un’emozione, mi aspetto di trovare o ritrovare qualcosa che arrivi dritta al cuore. Si capisce quando un libro è messo su per vendere, e magari ci riesce pure, e quando invece parla con un linguaggio che trascende la vicenda narrata e tocca le corde del lettore. In questo caso si parla di arte.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Nei primi mesi del 2015 uscirà il mio quinto romanzo. Sempre un noir dal sapore vintage: durante i drammatici giorni del sequestro Moro, quando mancano poco più di 48 ore allo scadere dell’ultimatum delle BR che chiedono la liberazione di alcuni “prigionieri comunisti” in cambio della vita del presidente democristiano, una studentessa viene trovata morta nel laboratorio della facoltà di Fisica all’Università di Roma. Il commissario Soccodato, praticamente solo perché gran parte della sua squadra è impiegata a cercare Moro, indaga pressato dai superiori che spingono per una rapida soluzione del caso con cui distrarre l’opinione pubblica dalle ripetute topiche delle forze dell’ordine, ultime solo in ordine di tempo la beffa di Via Gradoli e del Lago della Duchessa…

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Molto utile leggere le parole di chi ha già fatto la gavetta. ^_^ Ringraziamo ancora Emanuele Gagliardi!!!

Se volete restare ancora in contatto con il giornalista Rai, Emanuele Gagliardi, e sapere tutte le novità dei suoi prossimi scritti, ecco il link del suo blog:

Emanuele Gagliardi

Maria Stella Bruno

Un posto segreto per Angela Meloni – Intervista

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Sono nata trentaquattro anni fa ad Alghero, una cittadina posta ai piedi del mare a nord-ovest della Sardegna. Amo i libri praticamente da sempre e collaboro già da quattordici anni in una biblioteca della mia città come volontaria. Mi ha sempre affascinato il mondo dei libri, poi parlare di romanzi con qualcuno mi riempie di gioia, mi fa stare allegra. “Nudità” è la mia prima opera letteraria, pubblicata nel 2011 presso una casa editrice sarda. Ora questa silloge la sto distribuendo gratuitamente in ebook. Chi la volesse, può contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica tanzbambolina80@gmail.com. “La stanza rosa” pubblicata nel 2014 con youcanprint, è una raccolta di otto racconti sull’amore.   Angela Meloni

Ispirazione

Ecco un’altra avventrice de “La Locanda dell’Inchiostro Versato“! Dalle sue stesse parole iniziamo a conoscere Angela Meloni, scrittrice e poetessa, che ci parlerà un po’ di sé e della sua raccolta di racconti “La Stanza Rosa”.

Come nasce la tua passione per la scrittura, il tuo desiderio di scrivere?

Nasce in un pomeriggio di primavera. Mentre ascoltavo alla radio una canzone, ho preso carta e penna e scrissi la mia prima poesia. Da quel giorno ho sempre scritto, non mi sono mai fermata

Qual è il tuo bagaglio di letture ed esperienze? Hai un modello a cui ispirarti?

E’ molto ampio. Leggo di tutto tranne thriller. Mi piacciono molto i classici; adoro Jane Austen e Grazia Deledda, poi sono appassionata di romanzi di George Simenon. Non ho un modello, ma attingo dalle varie letture.

Sei anche poetessa. Cosa ti rappresenta meglio e come? Poesia o prosa?

Io mi sono avvicinata alla scrittura attraverso i miei primi versi; se vogliamo, nasco come poetessa perchè tutto parte dalla poesia. Mi rappresentano entrambi i generi, con la poesia ho la possibilità di esprimere un mio stato d’animo, mentre con la prosa vado un po’ più a fondo.

Ogni grande idea ha un quid iniziale, un qualcosa che accende la scintilla dell’ispirazione per scrivere un libro. Per te cosa è stato?

Non posso rispondere a questa domanda la trovo molto personale. È un segreto il mio. Non lo dico mai a nessuno. È come se rivelassi ai clienti di un ristorante l’ingrediente segreto di un piatto. Non si svela.

Ci sono racconti autobiografici o che in qualche modo riflettono una tua esperienza?

Le cose che scrivo hanno sicuramente una base autobiografica o comunque che esprime un mio desiderio, un mio sogno e in questo modo con la scrittura riesco a dargli una forma.

Perché trattare dell’amore nei suoi tanti aspetti? Ti definiresti una persona romantica?

Perchè il mondo, la società è piena di violenza e la gente sta dimenticando i valori ed i sentimenti. Più che romantica sono una persona molto concreta.

Mentre scrivevi hai riscontrato delle difficoltà? Ci son state più “gioie o  dolori” nella stesura? Condividi qualche aneddoto…

Non ho avuta alcuna difficoltà.

Perché la tua raccolta di racconti è diversa da altre?

Perchè l’ho scritta io ahahha… a parte gli scherzi… è diversa perchè la raccolta ha un filo conduttore che è l’amore. Ogni racconto parla di un amore specifico: amore fisico, amore materno, l’abbandono dell’amore, la paura dell’innamorarsi…

“La stanza rosa”…un titolo molto “femminile”, direi. Nei tuoi racconti è la donna la sola protagonista? Il suo modo d’amare?

No, nei miei racconti i protagonisti sono le persone.

Le difficoltà di uno scrittore per emergere sono proverbiali. Quali complicazioni hai riscontrato affrontando il mondo dell’editoria?

Il rifiuto da parte delle case editrici e il fatto che chiedano soldi. Alcune dicono all’inzio che pubblicano gratuitamente, poi però ti chiedono di acquistare le copie del tuo libro o dei libri a scelta della loro casa editrice. Questo è un modo indiritto di esser case editrici a pagamento. Io vorrei dire a qualsiasi scrittore emergente che se dovessero ricevere offerte di questo tipo da parte delle case editrici, di non accettare assolutamente.

L’ultima domanda… l’immancabile… Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto scrivendo un nuovo romanzo.

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Ringraziamo Angela per la sua disponibilità, per essere “entrata”  nella nostra Locanda!

Se volete leggere altro di lei , eccovi dei bei link:

CreaturaNuda (blog)

Le parole di Angela Meloni, gruppo di Facebook

Maria Stella Bruno

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