Luce

ll

Il giorno dorme
sul manto
del mare.
Sospira,
aspetta la luce
che morbida
s’espande.
Avvolta di rosso
e arancio
occhieggia intorno
resistendo all’oblio.
Ma l’oblio
è un attimo,
un istante
di eternità.
Poi,
sarà di nuovo
il suo tempo.
Il momento
della nascita,
del fulgore
e ancora della fine…
E’ un gioco,
solo quello…

M.S.Bruno
dalla raccolta “Clessidre Notturne”

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#Novità: La Base della Baia – La serie completa (4 #romanzi in 1)

La Base della Baia – La serie completa

di Rosalba Bavastrelli

Genere: Romance/Fantascienza

Tra avventura e passione, tra scontro e incontro, guerra e quotidianità, vendetta e generosità, ecco le vicende di Dana ed Edward e della loro lotta contro il temibile Impero alieno Sark…
Sarà proprio l’amore tra Edward, giovane e risoluto capo della Difesa Terrestre, e Dana, sensibile e coraggiosa pilota della medesima organizzazione, a cambiare forse per sempre, non solo il corso delle loro stesse viste, ma anche il destino dell’intera Galassia.

In un unico volume i quattro romanzi della saga de “La Base della Baia”. 

⭐DIFESA ESTREMA (Parte l)

⭐L’OFFENSIVA DELLA PANTERA (Parte II)

⭐SPIETATI CONFRONTI (Parte III)

⭐PACE OSCURA (Parte IV)in collaborazione con M.S.Bruno

#Brano tratto da PACE OSCURA, #romanzo #romance di #fantascienza

Ero nei suoi alloggi, nel suo letto. Il ritmico respiro di lei accompagnava la mia veglia. Attendevo che il suo sonno fosse più profondo, proprio come avevo fatto nelle ultime tre notti, tutte necessarie per scoprire come aggirare le misure di sicurezza del suo computer…

Ero stato il compagno perfetto, l’amante premuroso e attento, il confidente che consola e suggerisce e lei aveva imparato a fidarsi… Lucia Romero… Bella, forte, ambiziosa… Ora nuda accanto a me. Completamente ignara di quali fossero i miei veri pensieri, i miei obbiettivi. Era un colonnello dello Stato Maggiore, ma era soprattutto una donna bisognosa di affetto, fragile sotto il punto di vista emotivo al punto che era stato facile approfittarne. Nel collaudato sistema instaurato da quell’uomo lei era la falla più evidente. Tutto ciò che conoscevo, tutto ciò che mi avevano insegnato, mi aveva preparato solo in parte a quella mia personale missione… Ma ogni briciola di sapere era stata utile. Come loro studiavano noi, noi avevamo studiato loro, carpendo il più possibile dai prigionieri malgrado il blocco mentale, dai loro effetti personali, dalle sonde e dai pochi resoconti delle nostre creature ibride… Era stata anche una lotta di conoscenza. E mi faceva rabbia ammettere che ne eravamo usciti sconfitti, spaccati in due fazioni con intenti opposti. Ma tutto questo in fondo non mi interessava, non più. La mia missione era solo mia, al di là di ogni schieramento.

Lucia si girò e sorrise nel sonno. Dormiva beatamente. Mi alzai cauto e andai nell’altra stanza. Lo studio del Colonello Romero era elegante e decorato, ma l’unica cosa che attirava il mio sguardo era il terminale d’accesso ai segreti della Difesa e quindi di quell’uomo. Mi sedetti alla scrivania e decriptai diversi codici di sicurezza e ne aggirai altri. Dovevo accedere alle informazioni che mi interessavano quella notte stessa. Ormai non avevo più tempo. Il mio male mi consumava ogni giorno di più… Quel DNA estraneo che era dentro di me ribolliva, quasi sapesse cosa volevo fare… Misha… Il vero Misha, tramite il suo DNA, dall’oltretomba, cercava la sua vendetta, ma non era il solo. Anch’io volevo la mia. Ero concentrato e determinato, due cose che mi avevano fatto sopravvivere più di altri nella mia stessa condizione. Avevo fatto quello che molti avrebbero ritenuto impossibile. Ero andato ben oltre i progetti di chi aveva ideato l’esperimento a cui mi ero offerto volontario. Anche quando loro si erano arresi, nella consapevolezza dell’irreversibilità dell’esperimento, io non lo avevo fatto. Permisi a me stesso di esaltarmi in quella consapevolezza.  Nessuno era come me… Nessuno poteva fermarmi…

– Ma… cosa stai facendo? –

Era la voce di Lucia, sorpresa, confusa. Si era svegliata. Peccato… o forse era meglio così. Appoggiai le spalle alle poltrona e la guardai meglio come se la vedessi per la prima volta. Si era infilata una corta vestaglia, ma intravedevo il corpo sinuoso che avevo accarezzato solo poco prima. Portavo solo un leggero pantalone di tela e per un attimo la mia virilità parve reagire a quella vista. Ma fu solo un momento. Non mi eccitava lei, ma ciò che sapevo sarebbe successo.

– Cosa credi che faccia, Lucia? – le dissi calmo.

I suoi occhi prima spaesati, al tono della mia voce ebbero un guizzo di luce più intensa.

– Penso che tu metta il naso in cose che non ti riguardano. – ringhiò con una nota amara nella voce, mentre scattava verso il comunicatore.

Non mi mossi. Non ne avevo bisogno.

– Non funziona? – le chiesi davanti al suo sconcerto.

Risi mentre guardava me e poi l’oggetto che aveva in mano. Sembrava così fragile in quel momento, senza l’autorevolezza dei suoi gradi, svestita, improvvisamente consapevole che io non ero ciò che lei credeva…

– Ho schermato l’appartamento. È stato facile… ne ho le competenze. – continuai pronto a qualsiasi gesto di lei.

Infatti la mia selvatica compagna, si lanciò verso la porta forse con l’intento di chiamare qualcuno. Scattai e veloce l’agguantai prima. Mi sgusciò dalle dita finendo a sbattere contro la scrivania. Ora io mi frapponevo fra lei e la porta.

– Chi sei? – mi chiese come se forse solo adesso mi vedesse realmente.

– Un nemico. – dissi laconicamente.

Guardò verso la stanza da letto e poi di nuovo me.

– Perché?  –

Suonò dolorosa la sua domanda.

– Perché dovevo, cara Lucia… Non sei tu il mio obiettivo, non lo sei mai stato. Punto più in alto, ma per arrivare a lui dovevo servirmi di te.–

– Edward. – soffiò Lucia fra sé.

Sorrisi:

– Intelligente. E… scommetto che già avrai capito che ne sarà di te adesso. –

Da PACE OSCURA

romanzo romance e di Fantascienza

 

Una Preghiera

preghiera

Tu che dai un senso ai “se”,
che perseveri ad Amare
perché sei Amore

Tu che ci hai donato tutto,
anche la libertà di sbagliare
e che credi ancora in noi

Tu che, come raggio dorato
fende la nera nube,
usi la spada della speranza
per squarciare la scura ombra
di disperazione
che rischia di minare
i nostri cuori

Tu che hai davanti
Il quadro di infiniti colori
dell’intera esistenza

Davanti a Te si piega il tempo e lo spazio

Sostieni il nostro cammino…

Io Ti prego perché Tu
mi insegni a pregare.

Io Ti prego perché Tu
mi insegni ad amare.

Io Ti prego per non perdere
mai la speranza.

Io Ti prego perché in questa notte
qualcuno in meno soffra.

Io Ti prego perché più mani
si alzino non per colpire
ma per accarezzare.

Io non Ti prego solo per me
ma soprattutto per coloro
che mi stanno accanto.

Maria Stella Bruno 
dalla raccolta Clessidre Notturne.

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#Brano tratto da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO, #romanzo #epicfantasy

Come entità viva, il deserto li circondava e il vento caldo soffiando, sempre più forte, portava arsura e disagio ai mesti viaggiatori che procedevano a cavallo. A detta di Kasuf, la loro guida, presto si sarebbe scatenata una tempesta che avrebbe rallentato il loro cammino. Per lui e la sua gente, il deserto del Ghar era come un vecchio guerriero, splendido e terribile, che non aveva remore a difendere i suoi rari tesori dalle mani bramose degli sconosciuti. Kira, celando il viso dalla rabbia del deserto, ascoltava distrattamente i racconti dell’uomo che, con parole semplici, descriveva l’aspetto da leggenda del mitico Ghar. La sua mente scivolava spesso, arrossandole le gote, alle parole pronunciate fra lei e Inoha. Così si ritrovava a guardarlo, a cercare il suo viso, a sognare a occhi aperti, ma subito la confusione per un futuro incerto offuscava la chiarezza dei suoi sentimenti. Era il secondo giorno di marcia da quando avevano lasciato i dintorni di Nenmer. Man mano che avanzavano, il deserto diventava sempre più ostile e duro, splendido allo sguardo per l’infinito dei suoi confini, fra l’oro delle sabbie e il cielo terso, colline e colline che si perdevano a vista d’occhio, affascinando in un terribile gioco la mente.

Safav si rannicchiò sulla sella cercando di proteggersi dalla sabbia che gli sferzava il viso, benché egli tenesse il cappuccio del mantello alzato. Adesso, più di prima, capiva il perché degli avvolgenti abiti di coloro che vivevano nel deserto e ne invidiava la protezione.

– Non riesco più a vedere niente. – urlò cercando di sovrastare il vento.

– Forse è opportuno fermarci. – incalzò Inoha faticando non poco a sentire la propria voce.

– Non ancora… Presto arriverà la tempesta vera e propria. Conviene trovare un riparo, e qui vicino vi è un pozzo, l’ultimo.  – replicò la guida.

Xema guardò intorno a sé, scrutando fra i turbinii delle sabbie e condivise l’opinione di Kasuf.

– Sbrighiamoci. Ho l’impressione che la situazione peggiorerà presto! – si limitò a dire.

Come a conferma delle sue parole, il vento aumentò la sua voce e sferzando più forte innalzò un grande vortice di sabbia che sembrò circondare il piccolo gruppo. Ben presto, fu necessario scendere dai cavalli e trascinarli per le briglie a fendere un muro di sabbia in movimento, come sembrò quasi a Safav.

Infine, con passo difficoltoso e malfermo, giunsero al pozzo, quando ormai le gole di tutti erano riarse e la sabbia aveva ricoperto ogni lembo dei loro abiti. In una grotta naturale, al riparo dalla tempesta, scendevano da una stalattite di pietra gocce d’acqua che finivano in una piccola pozza giallastra. Ormai, dovevano solo attendere che la tempesta di sabbia si placasse. Quest’inconveniente li stava bloccando nel loro inseguimento, ma come Xema fece notare ad Inoha, anche colei che li precedeva avrebbe avuto gli stessi inconvenienti nell’affrontare una natura implacabile e imprevedibile. 

La tempesta sferzò e imperversò al di là della piccola grotta. Ruggiva e soffiava, come volesse mostrare il suo malcontento a coloro che udivano al riparo la sua voce. Ma come si era infuriata, così la tempesta piano si placò. Li aveva trattenuti per un po’, ma i viaggiatori ripresero ben presto la loro marcia verso la mitica Oasi di Khatra-Lein. Il susseguirsi di dune su dune ormai aveva abituato lo sguardo di ognuno, provocando la spiacevole sensazione di muoversi restando sempre nel medesimo luogo. Senza Kasuf sarebbe stato quasi impossibile raggiungere l’oasi che avvistarono il giorno seguente, quando il sole era nel suo più alto fulgore. Inizialmente le verdi cime di palme tremolanti nell’orizzonte infuocato parvero loro quasi un miraggio, ma avvicinandosi si resero conto della reale meraviglia che si profilava davanti. 

Khatra-Lein era un miracolo della natura. Uno spettacolo per lo sguardo. Era uno smeraldo fra l’oro delle sabbie. Oltrepassarono la prima vegetazione quasi come se entrassero in un tempio di serenità e riposo. Kira aveva sempre sentito parlare di quel posto, ma mai avrebbe immaginato che ciò che si raccontava fosse davvero reale. Lei, così abituata alla steppa o ai rari boschi della zona di Colbia, aveva davanti a sé una natura rigogliosa e colma d’acqua, il tutto in mezzo al deserto.

Da IL SIGILLO DEL DRAGO INFINITO

#Brano tratto da NUOVA ERA, #romanzo di #fantascienza

Pareva che la luce di Flavus e Sol, offuscata da quel cremisi nel cielo, non fosse sufficiente a tenere lontani i Tamyan dalla superficie. Era incredibile pensare che la loro prima difesa contro quei mostri era adesso la loro più grande minaccia. Chi poteva mai credere che dai soli, fonte di luce, calore e vita, potesse giungere anche una terribile morte, ma in quel momento fu solo un fugace pensiero nella mente di Darius, poiché era nascosto dietro il muro di un edificio col fucile sotto braccio a scambiarsi occhiate con Cristian celato poco più in là. Aspettavano impazienti che l’ennesimo Tamyan, stordito, ma sempre letale, muovesse i lunghi suoi arti lontano da lì, cosicché potessero passare e raggiungere il luogo dove si trovava il Computer Centrale. Avevano già visto delle scutigere, ma queste, talmente beate da tanta energia proveniente dal cielo, non si erano neanche accorte di loro. Per quegli esseri doveva essere come una festa, tutta quell’elettricità a disposizione, tale e tanta da ubriacarsi per sempre. Ed era questo che pareva stessero facendo andando a cercare quasi le saette. Avevano un istinto eccezionale intercettando dove i fulmini si sarebbero abbattuti, anche se per alcune di loro significava finire stecchite, quindi bastava evitare le scutigere e si evitava anche buona parte del pericolo proveniente dal cielo. Si erano mostrate così infine utili. In definitiva i due uomini erano stati fino a quel momento abbastanza fortunati, sgusciando fra creatura e creatura senza eccessivi problemi. Il Campo 213 era ormai stato riconquistato dagli esseri del pianeta, ma non era un problema di quel momento. Ora il pericolo veniva dal cielo e non dai fulmini, ma da quei venti provenienti dai soli che confluendo, congiungendosi, si abbattevano sul pianeta come una tempesta infernale, provocando cambiamenti climatici e quel caldo tremendo. Altre scosse si erano succedute, ma non erano state forti come le prime. Si trovavano in una sorta di limbo in cui sembrava che la situazione volesse stabilizzarsi, ma era un’illusione. Darius e Cristian sapevano che dovevano concludere tutto prima che Ruber si unisse alla festa o sarebbe stata la fine per Nuova Era.

Da NUOVA ERA di M.S. Bruno,

romanzo di fantascienza

Parte di me

libro

Danzano
le parole
su note sottili.
Fluttuano
come ali
di colomba.
Si inseguono
onda
su onda.
Giocano
con significati
e suoni.
Esistono
in mille
maniere.
E son parte di me
che a volte
mi struggo
alla loro ricerca…

M.S. Bruno

da Clessidre Notturne

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Parlami poeta

013

Parlami, poeta,
di ciò che narra il vento.
Parlami
di templi lontani
e colonne spezzate.
Raccontami
di menestrelli e cavalieri.
Sii la mia voce
nel mare del tempo.

M.S. Bruno

da Clessidre Notturne

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Vento

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Chiedi alla sabbia
che cosa è il vento
ed essa ti dirà
che è il suo modo
per fuggir via…
Così come fan i miei pensieri
che naufragano solerti
in un vento
mai eguale…

M.S. Bruno

da Clessidre Notturne

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Naviganti dell’esistenza

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Naviganti del tempo,
naviganti dell’esistenza,
lungo strade inusuali
procedete
verso orizzonti infiniti.
Desertiche valli,
innevati picchi,
lucenti oceani
di cobalto
attendono
il vostro arrivo.
Ma io osservo il cielo,
l’ultimo confine
senza limiti.

M.S. Bruno

da Clessidre Notturne

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Voci precedenti più vecchie