Brano tratto da L’EREDE PERDUTO, #romanzo #EpicFantasy

“Spirava un vento gelido quella notte, strano per la stagione, ma egli non lo percepiva poiché più grande era il freddo che aveva nel cuore. Come la fiamma della vita aveva abbandonato il corpo di lei, così nel petto di lui non vi era più calore, prosciugato dal nero vuoto del dolore. Non più lacrime rigavano il suo volto, né parole di rabbia venivano pronunciate dalle sue labbra, in silenzio egli stava a fissare il fiume e il suo tranquillo scorrere. La luna occhieggiava fra le nubi che, veloci, navigavano nel buio cielo come velieri indomiti nella brezza favorevole. La luce della signora della notte si specchiava a tratti sul fluire sereno del gorgogliante Mandorei. Il vento ululava fra le fronde e gli arbusti, donando voce alle ore notturne e al giovane che, immobile, sostava sulla riva del fiume. Egli attendeva, scrutava le ombre, fin quando tenui fiammelle, come spettri lontani, comparvero su di un colle. Echi di tamburi giunsero fino a lui, come i lamenti di chi piangeva. Allora egli capì che la funzione stava iniziando. Il suo sguardo si fece più attento e quasi gli sembrò di distinguere le persone che reggevano le torce nel lento procedere che richiedeva il corteo funebre, prima di giungere nell’ultima dimora terrena. L’ultima dimora di Ynia, la giovane che egli amava. Con lei, che era suo riparo e sua gioia, si era spenta anche la sua speranza di pace e di vita normale.
Il vento portò con sé, in un nuovo soffio, i gemiti di chi riusciva a piangere sul feretro di lei, ma Alwaid non versava più lacrima. Solo tristezza riempiva i suoi occhi resi più grandi dal dolore. Osservava le luci delle torce e sapeva che avrebbe dovuto essere fra loro, a salutarla, a rendere grazie di averla conosciuta, ma non poteva… L’ultimo addio non poteva avvenire a quel modo, di fronte a tutti, di fronte a chi non sapeva che sulle sue spalle gravava il peso di non averla salvata… Ed imprecò nuovamente su ciò che poteva definirsi dono e maledizione. Strinse i pugni, fermo nella sua decisione. Sarebbe tornato in quei luoghi solo quando il suo “dono” sarebbe stato tanto forte da far sì che egli potesse sconfiggere il destino avverso di chi gli stava intorno, solo quando sarebbe riuscito a controllarlo… Così si girò, oppose le spalle ai fuochi e al loro triste compito e si incamminò, ma la corrente trascinò con sé, prima che egli sparisse fra le ombre avvolgenti della notte, un giglio bianco, ultimo saluto a un giovane amore spezzato…”

L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno

#fantasy #epicfantasy #Amazon#kindleUnlimited #ebook
https://www.amazon.it/dp/B01MA697B5

La guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

Solitario Chronos

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Solitario Chronos
poneva condizioni al vento…
Camminavo nel deserto
con la tempesta
delle onde nel cuore…
Ero naufrago di certezze
e affidavo al vento
la mia anima solitaria…
Solo Chronos
poteva ascoltare…
Ed ecco,
in una baia isolata,
colori di notte e di cielo,
sogni di gloria
e fuochi profondi
e lontani…
Tela bianca
ancora da scoprire…

M.S. Bruno
da “Clessidre Notturne
Clessidre Notturne cover
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Novità!

Da oggi sarà disponibile il libro cartaceo di CLESSIDRE NOTTURNE!

Dopo NUOVA ERA,  anche la mia raccolta di poesie è su carta stampata, un libro da sfogliare e conservare sul comodino… 😀 Certo, l’e-book è comodo, costa poco, puoi portarne tantissimi con te in un lettore, ma la carta… beh, chi resiste alla sensazione tangibile di sfogliare le pagine e di assaporarne il profumo? Credo in pochi… Ecco perché per me i due formati, e-book e cartaceo, possono, anzi, devono coesistere!  Per questo, pian piano, ho intenzione di rendere tutti i miei scritti disponibili in entrambi i formati. Restate collegati, quindi, per i prossimi aggiornamenti, intanto vi lascio i link dei due volumi già ordinabili su Amazon 🙂

NUOVA ERA – Tra tecnologia, azione, segreti e strani eventi, un romanzo di fantascienza che saprà catturarvi.

e-book(2,99€): https://www.amazon.it/dp/B01LT9GUHW

cartaceo (8,00€): https://www.amazon.it/dp/1520139306

 

CLESSIDRE NOTTURNE – Raccolta di poesie. Mistero ed emozione per attimi immensi. La magica seduzione del Tempo.

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cartaceo (4,99€): https://www.amazon.it/dp/1520797796

 

Camminava in un viale silenzioso nella parte alta del Campo…

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Camminava in un viale silenzioso nella parte alta del Campo. Era una zona commerciale, quindi non vi era nessuno a quell’ora notturna. Alti arbusti, autoctoni del pianeta e abituati quindi al gelo e al caldo torrido, con le loro foglie segmentate di un colore rosato, abbellivano i lati della via. Incorniciavano quasi le lunghe vetrate digitali che mostravano esempi delle merci, le più svariate, in vendita nei vari servizi commerciali. Adesso quelle vetrine, fluorescenti e accattivanti durante il giorno, erano pallide e sbiadite. Dovevano essere in modalità di risparmio energetico. Ma tutto ciò era solo di vago interesse per la donna, la cui mente comunque era sempre vigile verso ciò che la circondava. Per questo notò le prime variazioni nel cielo… Fu come se si propagasse qualcosa nell’atmosfera, un’ondata perlacea che oscurò le stelle. Durò un istante, poi esse tornarono per sparire ancora nell’onda successiva di un verde tenue. Immobile a fissare lo strano e mai visto fenomeno, Zohya osservò stupefatta e ammirata le stelle comparire e scomparire seguendo il flusso di quella misteriosa energia che diveniva sempre più verde, accavallandosi come onde in tempesta l’una sull’altra.”

Da NUOVA ERA, romanzo di fantascienza della sottoscritta, disponibile su Amazon 😉

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…l’allegro scoppiettare di un fuocherello riempì il silenzio…

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“…l’allegro scoppiettare di un fuocherello riempì il silenzio greve della grotta. Nessuno parlava. Ognuno era perso nelle proprie riflessioni, ognuno si sforzava di non sondare troppo con lo sguardo l’oscurità oltre l’arco di luce prodotto dal loro fuoco. Tutti erano stretti presso di esso per assorbirne il calore e la luminosità. In quel silenzio pieno del crepitare delle fiamme e del gocciolare delle acque dalle immense protuberanze di rocca sul nero soffitto, poterono udire altro… Scricchiolii e strisciare sommessi, e piccoli squittii. Vi era vita in quel luogo, ma non sembrava possibile che qualche creatura potesse resistere a quella oscurità perenne. Pareva che quel buio stesso fosse un’entità viva, un’entità capace di plasmare creature terribili…”

da L’EREDE PERDUTO, romanzo fantasy della sottoscritta, disponibile su Amazon 😉

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Scheda libro: “Spietati Confronti” di Rosalba Bavastrelli

libro-spietatiTitolo: SPIETATI CONFRONTI (“La Base della Baia” Vol.III)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 5 Dicembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01N1OV6MR

Descrizione:

Futuro. L’umanità è sempre più proiettata nello spazio e la Difesa Terrestre ormai non si limita ad aspettare le mosse aliene: ogni giorno sbriciola sempre di più le certezze dell’Impero Sark che ambisce ancora alla Terra. E tutto ciò lo si deve all’audace temerarietà di Edward Shelton e alla sua guida. Anche la sua vita sembra proiettata verso un futuro di serena stabilità, ma il ritorno di Dana, sua moglie, nei ranghi dell’Esercito rischierà di cambiare ogni cosa. Fra missioni e pericoli, l’amore che lega Dana ed Edward sarà messo a dura prova, rischiando di spezzarsi. Davanti a scelte impossibili e spietate, come reagiranno? La logica dell’azione vincerà sulla profondità dei loro sentimenti?

 

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Da quasi due anni avevo lasciato l’Esercito della Difesa Astrale: il capitano Dana Mayer non esisteva più. Una legge ingiusta imponeva nel nostro ambiente di scegliere tra il matrimonio ed il lavoro. La scelta in verità non doveva essere per forza mia, ma io non avevo sposato un collega qualsiasi, mio marito era … il comandante di tutti noi, Edward Shelton! Non ero certo pentita della mia decisione, anche se le lunghe attese avevano spesso riempito i miei occhi di lacrime. Ma c’era una guerra, come c’è tutt’ora, oltre i confini del nostro Sistema, ed io per prima sapevo quanto mio marito fosse importante per i suoi…
Lillian compiva un anno quel giorno. Avevo pettinato con cura i suoi biondi capelli, “chiari come la luna”, come diceva la nonna, da cui la nostra bambina aveva avuto il nome… I capelli di suo padre, ricci però come i miei. Un regalo fattomi dalla natura, perché per tutto il resto, Lillian Shelton è uguale ad Edward Shelton, nell’azzurro degli occhi e sempre più nei tratti del volto. Una bambina bellissima, che forse, da grande, erediterà anche il fascino del padre e, chissà, magari lo spirito di ribellione della mamma… La ribellione mai domata che sentivo dentro di me quel giorno!”

*****

“Mi fu affidata la custodia momentanea di una prigioniera, un’umanoide Sark, il cui fisico resisteva immune nella nostra atmosfera da abbastanza tempo per destare preoccupazioni. Significava che i nemici erano finalmente riusciti a produrre quelle immunizzazioni necessarie al loro sopravvivere sulla Terra. I miei compiti si limitavano a soprintendere alla guardia degli “alloggi schermati”, operata da semplici soldati, ma era pur sempre un incarico che non amavo.
Nimi, questo era il nome dell’aliena, era all’apparenza in tutto e per tutto, uguale ad una terrestre, e il suo carattere, fuori dai momenti di inevitabile depressione, era paziente e dolce.
Fu a causa di Nimi che rividi mio marito dopo altri sedici giorni, e fu a causa sua che pagai un amaro scotto …
Gli alloggi schermati erano apparentemente come quelli di noi ufficiali, per nulla simili alle tradizionali carceri, se non nella invisibile parete schermata che ovviamente impediva, col suo campo di forza, che la si oltrepassasse. Avevo scoperto che Nimi, così silenziosa sempre, con me pronunciava qualche parola. Il ruolo da lei ricoperto nell’esercito Sark doveva essere stato di ben poco conto: Nimi era una semplice pedina, un piccolissimo, trascurabile aggeggio nel complesso e mostruoso meccanismo dell’impero Sark. L’avevano immunizzata e spedita all’avventura, verso le terribili armi dei Terrestri perché vi incontrasse la morte o servisse ad un possibile trapianto sulla Terra. Nimi non era più un nemico, ma solo un’infelice e provavo una certa simpatia per lei. Sapevo che era proibito ai soldati e agli ufficiali, che non ne avessero l’autorizzazione, di scambiare frasi con gli alieni prigionieri. Lo sapevo, ma Nimi quella mattina mi chiamò, attraverso lo schermo sonorizzato della sua prigione.” – Dana

*****

“Bisognava dimenticarlo l’uomo dai capelli color della luna, l’inafferrabile condottiero delle stelle… Dimenticarlo, anche se la sua ombra s’insinuava morbida, silenziosa e inattesa a ricoprire il mio cuore, ad occupare i miei pensieri, silenziosa e inattesa come il suo passo da felino… Troppo distante, nel suo gelido fuoco, l’uomo di sogno non mi apparteneva più, non mi era mai appartenuto…”

*****

“L’esercito terrestre di Sicurezza Astrale allungava le sue rotte sicure e tracciava le sue vie tra i pianeti del Sole, contrastava il nemico ai limiti del suo stesso impero, s’insinuava, temerario e beffardo, a sfidare gli alieni in guerre corsare sui tanti pianeti impraticabili, entro il controllo dei Sark. In due anni il comandante dei Terrestri aveva condotto i suoi uomini oltre l’insperabile, aveva tolto la paura dai cuori, e guardava ai Sark, dal suo Sistema, con la lucida consapevolezza della propria forza, con la costante, minacciosa presenza di una uguale, bellicosa potenza.
Quell’uomo, che era diventato leggendario tra la sua gente e tra i nemici, era fatto di carne e ossa, era giovane e indicibilmente attraente… Era mio marito.”

*****

“M’inerpicai, senza averlo deciso, su per le strade che conducevano all’altipiano, sorvolai, su alti, audacissimi ponti, lanciati come nastri fantastici nel cielo, due megalopoli… poi giunsi in un posto così silenzioso e solitario che mi parve bellissimo, e fermai…
Era poco dopo il tramonto: il sole non aveva lasciato dietro di sé colori accesi. L’azzurro si faceva strisce dorate ad occidente, ed il bruno delle rocce dietro cui esso moriva, creava un contrasto piacevole alla vista e, chissà come, al cuore. Era un luogo un po’selvaggio, quasi del tutto privo di vegetazione, c’era solo qualche alberello semi inaridito, che fremeva ai venti della sera… Mi stavo avvicinando al deserto. Scesi dall’auto e m’accoccolai sull’erba rada. Là, mentre in cielo comparivano le stelle, scoppiai in singhiozzi lunghi, disperati, affannati, i lamenti di una bestiola che muore…” Dana

Brano tratto da “L’Erede Perduto”, romanzo #EpicFantasy

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“Le lunghe gambe si muovevano lentamente nelle placide acque cristalline, mentre ella si lasciava cullare dalla tenue melodia delle arpe che giungeva ovattata oltre le bianche tende. Il suo corpo nudo, ancora ben fatto malgrado fosse passato il fulgore della piena giovinezza, si crogiolava nel tepore di quell’acqua, di quella vasca dai marmi verdi che era un lusso della sua alta carica, dato che le altre dovevano lavarsi alla cascata. Suala avrebbe voluto rilassarsi, ma non poteva. Il comando e le responsabilità ad esse connesse, e il potere, solitamente grande fonte di eccitazione per lei, la reclamavano come la donna inginocchiata quasi sul bordo della verde piscina.

– Così è tornata. – si decise a dire, dopo attimi che parvero alla messaggera interminabili.

– Sì, Sacerdotessa Madre. – rispose lei con un cenno del capo e un leggero tremore nella voce.

Controvoglia, Suala si alzò dalle acque ed esse si attardarono sulla sua pelle, quasi a voler ritardare il distacco, come un amante restio a sciogliersi dal suo abbraccio. Ma la sacerdotessa non era donna da volgere indietro lo sguardo. Come in ogni cosa, persino nel gioco dell’amore, ella era solita pretendere e non dare, come sapevano coloro che avevano diviso la notte con lei.

Tranquillamente si fece avanti salendo su per gli scalini della vasca. Benché i suoi capelli corvini cominciassero ad aver qualche bianca ciocca, Suala era ancora avvenente. Mentre la messaggera la osservava, si ritrovò a pensare a ciò che si vociferava sulla sacerdotessa. Si diceva avesse un amante diverso ogni giorno e che molti fossero gli uomini e le donne legati a lei. Inoltre sembrava tenesse al proprio aspetto sopra ogni cosa. Come in uso fra le donne di Eleuka, aveva tatuati lungo tutta la gamba destra dei simboli che rappresentavano le tappe fondamentali della sua vita. Così, dato che Suala era una delle donne più potenti, i suoi tatuaggi riempivano quasi tutta la gamba, dalla coscia alla caviglia. Ad ogni suo passo i lunghi capelli si scostavano e permettevano che una cicatrice frastagliata, simile a ramo, fosse visibile in mezzo alle spalle. Si diceva che ella portasse lunghi i capelli proprio per celarla sempre, ma era per quella cicatrice, o meglio, per l’impresa ad essa collegata che Suala era stata scelta come Sacerdotessa Madre. Suala era stata guerriera abile e ambiziosa e da sola aveva intrapreso molte spedizioni di caccia fra le montagne e le sue valli impervie e nascoste. Ed era stata in una di quelle spedizioni che aveva incontrato un orso gigantesco e lo aveva affrontato uccidendolo. Al villaggio era tornata ferita, ma con la testa e la pelliccia dell’animale. Quella stessa pelliccia che era ora il simbolo del suo potere e con cui una solerte ancella fu pronta a ricoprirla. Era talmente nera e folta da avere, nella poca luce del bagno, riflessi blu intensi.

– Naturalmente… – continuò dopo poco la sacerdotessa, scuotendo dai suoi pensieri la donna che aspettava – …preparate i festeggiamenti. Una figlia di Eleuka è tornata, è cosa che merita la nostra partecipazione. Sarò felice di congratularmi con Naho di persona per l’esito felice del suo viaggio. –

La voce di Suala fu melodiosa come sempre e il sorriso che fece fu dolce e caldo, ma non si estese ai suoi occhi. Per un attimo, appena un battito di ciglia, sembrò alla messaggera che un freddo lampo di collera le attraversasse lo sguardo. La donna non poté non chiedersi cosa avesse provocato tale furia, ma poi si convinse di essersi ingannata e, scuotendo la testa, si congedò per eseguire gli ordini.

Quando ella fu uscita dal suo bagno, Suala poté manifestare quella furia che la messaggera aveva intravisto. Con un gesto secco, gettò in terra una delle tante piccole statue che decoravano l’ambiente, forme stilizzate di animali e piante. Le ancelle si ritrassero spaventate, facendosi più piccole nei loro angoli, e i musici oltre le tende fermarono la loro melodia. Suala sapeva controllarsi, ma la sua collera aveva scatti improvvisi, che erano motivo di timore e quasi terrore per chiunque la conoscesse oltre la sua parvenza formale. Ed ora era davvero infuriata. Non si aspettava certo che Naho tornasse, e quella donna era l’unica che poteva privarla di ciò che era suo. L’unica che le anziane avrebbero potuto scegliere per la successione.”

Brano tratto da L’EREDE PERDUTO di M.S.Bruno (ebook 2,99€)

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MA697B5

lerede-perduto-coverLa guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

 

Scheda libro: “L’Erede Perduto”, un romanzo tra avventura, mistero e… profezie

libro-leredeTitolo: L’EREDE PERDUTO (L’Occhio del Veggente Vol. I)

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 11 Novembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01MA697B5

Descrizione: 

La guerra tra l’Epsterio e l’Impero Laindar imperversa ormai da decenni, ma la vita di Xaver e Alwaid procede abbastanza tranquillamente. Sono gemelli identici nell’aspetto, ma hanno diversi caratteri e aspirazioni. Xaver è socievole, impetuoso e ambisce a farsi una reputazione nelle fila militari della sua città, Ghoi. Alwaid invece è più pacato, introverso e vuole soltanto poter sposare la ragazza che ama, malgrado egli custodisca un prezioso segreto: possiede infatti il dono di prevedere alcuni eventi futuri. Nessuno dei due fratelli conosce la verità sulle proprie origini, ma l’arrivo di guerrieri dalle Terre del Vento nella loro sicura Ghoi, sconvolgerà per sempre le loro vite, separandoli. Tra agguati, inganni, misteriose visioni e mirabolanti avventure, Alwaid e Xaver saranno proiettati nel mondo per scoprire la verità sul loro passato, intrecciato alle pericolose mire di un uomo “SenzaNome” e alla complessa politica delle Terre del Vento, minata da spie e traditori.

Seconda Edizione

Estratti (sparsi):

“Mentre il crepuscolo scivolava sul mondo come leggero velo ombrato dopo il rosso gioco del sole morente, i pensieri di Alwaid si susseguivano gli uni agli altri senza un ordine preciso. Ma ogni sua riflessione, ogni domanda si incentrava sempre su quel “dono” che egli non sentiva tale, sulla sofferenza che imperniava la sua esistenza da quando si era reso conto che ciò che vedeva in quei sogni ad occhi aperti era solito avverarsi. E non era qualcosa che egli sapesse controllare né provocare. Un gesto, un contatto, persino una parola detta magari per caso potevano causare quelle “visioni” che lo estraniavano dal momento presente per proiettarlo in una realtà futura a percepire i medesimi sentimenti di chi si trovava ad osservare. Era dolore e terrore ciò che egli condivideva, la maggior parte delle volte, con i protagonisti di quelle sconvolgenti anticipazioni su eventi futuri. Era come una finestra le cui imposte non si chiudevano mai, sempre socchiuse, pronte a spalancarsi alla prima brezza o alla tempesta più violenta con uguale facilità. Alwaid avrebbe volentieri sbarrato quella finestra per dedicarsi alla sua vita di ragazzo normale. Per questo molte volte si era trovato ad invidiare il fratello che trascorreva le sue giornate con spensierata tranquillità, giocando con altri della stessa età, mentre egli ricercava la solitudine sperando così di non avere quegli incubi destinati ad avverarsi. Così aveva cominciato a rifugiarsi nella grande biblioteca della sua città e, giorno dopo giorno, un nuovo mondo si era aperto davanti ai suoi occhi, un mondo fatto di conoscenza che lo estraniava da tutto.
Ultimamente però qualcosa stava cambiando. Stava crescendo e con lui anche la sua capacità si faceva più forte.”

*****

“Il lucido metallo delle spade rifulgeva in un mattino inondato di sole. Il clangore delle armi, che si incontravano e si disimpegnavano, riempiva il piccolo cortile in mattoni. Lo spazio antistante il palazzo-fortezza del conte di Ghoi era occupato da due duellanti, e il loro esercizio attirava di sovente lo sguardo delle sentinelle sui muri di cinta.”

*****

“Il vento portò con sé, in un nuovo soffio, i gemiti di chi riusciva a piangere sul feretro di lei, ma Alwaid non versava più lacrima. Solo tristezza riempiva i suoi occhi resi più grandi dal dolore. Osservava le luci delle torce e sapeva che avrebbe dovuto essere fra loro, a salutarla, a rendere grazie di averla conosciuta, ma non poteva… L’ultimo addio non poteva avvenire a quel modo, di fronte a tutti, di fronte a chi non sapeva che sulle sue spalle gravava il peso di non averla salvata… Ed imprecò nuovamente su ciò che poteva definirsi dono e maledizione. Strinse i pugni, fermo nella sua decisione. Sarebbe tornato in quei luoghi solo quando il suo “dono” sarebbe stato tanto forte da far sì che egli potesse sconfiggere il destino avverso di chi gli stava intorno, solo quando sarebbe riuscito a controllarlo. Così si girò, oppose le spalle ai fuochi e al loro triste compito e si incamminò, ma la corrente trascinò con sé, prima che egli sparisse fra le ombre avvolgenti della notte, un giglio bianco, ultimo saluto ad un giovane amore spezzato.”

*****

“Era sceso un attimo di gelo fra i presenti, come se la fredda mano della morte avesse già posato il suo palmo su di loro. Poi, qualcuno rise, spezzando il momento e a quelle risate se ne aggiunsero altre. Marfak si rilassò un poco. Però non tutti erano increduli. Alcuni si guardavano intorno, quasi fossero sul punto di scappare. Fu improvvisamente chiaro al capo dei banditi che l’unità del suo gruppo era in serio pericolo ed egli non poteva permetterlo. Aveva un’unica opportunità per impedire che la sua banda subisse le manovre di una ragazzina e non se la sarebbe fatta scappare. Con fulmineo gesto, approfittando dell’attimo di confusione fra increduli e spaventati, sfoderò la sua lama ricurva e si mosse verso l’indovina, deciso a recidere il problema alla radice…”

*****

“Pelle di Leopardo era seduta in disparte, all’ombra di una grossa tenda in broccato giallo cupo. Le sue piccole gambe tendevano a dolerle se stava molto tempo in piedi e poi era troppo nervosa per sopportare tutte le chiacchiere, i pettegolezzi, i giochi di potere e le astuzie che i membri di quella sorta di democrazia erano soliti fare prima di ogni riunione. Come nelle Città Libere, ognuno in quella stanza, uomo o donna che fosse, eccetto naturalmente chi aspettava un giudizio o era in attesa di approvazione, poteva esprimere il suo parere. Ognuno era uguale all’altro, senza alcuna distinzione di sorta… Sì, rise amara fra sé Sarin, sulla pergamena era scritto proprio così. Vergato con mano ferma, quello scritto ingiallito, che doveva essere legge, adesso era incorniciato come un bell’ornamento sul muro proprio di fronte a lei, ma nessuno sembrava più farci caso. Persino Sarin lo notava solo adesso dopo tanto. In verità, nel mettere in pratica i decreti di coloro che scrissero quella pergamena, c’era sempre chi, avendo più sostegno, aveva anche maggiore rilievo nelle decisioni da prendere, quindi maggiore potere, e Blikav, guarda caso, era uno di questi… Era stata lei a far sì che raggiungesse quella posizione, lei lo aveva iniziato a quel mondo e lo aveva aiutato a capire le dinamiche sotterranee di quella società segreta… L’amarezza nel suo cuore aumentò… Persino in quel momento, molti in quel salone lo stavano attendendo, per chiedergli favori, aiuto per affari pericolosi o solo per ottenere maggiore potere in quella sede, e Blikav, lei lo sapeva bene, li avrebbe ascoltati tutti, solo per volgere ogni cosa a suo favore. Aveva imparato persino questo da lei. Pelle di Leopardo era stata proprio un’ottima maestra, e alla fine, come spesso accade, l’allievo l’aveva superata. Sarin adesso aveva perso in favore di lui molto del suo antico prestigio. Se n’era resa conto proprio quel mattino. Aveva cercato di ristabilire vecchie alleanze, riscuotere antichi favori, per scoprire che Blikav le aveva fatto terra bruciata intorno. Sicuramente presto non avrebbe avuto più bisogno di lei e l’avrebbe lasciata. Così scopriva di essere stata come cieca. La perenne lusinga che Blikav sembrava porgerle era bastata per nutrire la sua cecità. Ma il velo che celava la realtà ai suoi occhi era caduto… Ora vedeva, e avrebbe lottato.”

Scheda libro: “L’Offensiva della Pantera” di Rosalba Bavastrelli


libro-loffensivaTitolo:
 L’OFFENSIVA DELLA PANTERA (“La Base della Baia” Vol.II)

Autore: Rosalba Bavastrelli

Data di pubblicazione: 9 Ottobre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle)

Prezzo: 2,99€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01LZDDQ1Y

Descrizione: 

Futuro. La Terra è tecnologicamente avanzata. Possiede mezzi e conoscenze tali da poter perlustrare lo spazio, ma soprattutto la possibilità di difendersi da pericolose intelligenze che mirano alla conquista. Edward Shelton è il comandante indiscusso, adorato e temuto, della Difesa Terrestre e capisce che ormai non è più tempo di subire passivamente la prepotenza aliena. Decide così di passare al contrattacco. Seguendo in prima persona piani astuti quanto spericolati, farà assaggiare ai nemici la tempra dei terrestri, mentre nella sua vita di tutti i giorni, nei brevi momenti di quiete, assaporerà il calore di nuovi affetti. Ma l’uomo che credeva di non poter amare riuscirà a restare il capo inflessibile, duro e spietato di un tempo, lucido al punto da rischiare tranquillamente la morte? O l’avere una famiglia frenerà la sua sete d’avventura e rischio? Queste le domande che egli stesso si porrà, trovando forse anche delle risposte…

Recensione

“Mi chiamo Edward Shelton”, così inizia “L’Offensiva della Pantera”, secondo capitolo della saga “La Base della Baia”, e il protagonista assoluto di questo romanzo è proprio lui, il comandante della Difesa Terrestre. In prima persona, col suo stile conciso, logico, ma non privo di umanità, il giovane racconta delle sue avventure tra le stelle e in famiglia… Gli ingredienti di questo romanzo sono gli stessi del precedente (“Difesa Estrema”), un sapiente mix di fantascienza, azione e sentimento, solo che questa volta Edward è l’unica voce narrante, dato che Dana ha lasciato l’esercito. Ma le novità non riguardano solo questo! Mentre nel primo l’umanità restava sulla difensiva contro invasori misteriosi e sconosciuti, in questo romanzo lo scontro si sposta nello spazio alieno e molti segreti vengono svelati. Ed avrà il suo da fare a conciliare le strabilianti avventure “corsare” fra pianeti gassosi e astrocaccia nemici con la vita quotidiana, semplice e nuova per lui, che sta costruendo con la donna che ama… I suoi timori infatti non sono rivolti solo a quell’impero nemico che ambisce alla Terra, ma alla propria capacità di restare il comandante di sempre, razionale e spietato se necessario… Naturalmente solo leggendo si potrà scoprire se Edward è realmente cambiato, ma il romanzo si conclude con nuove possibilità e prospettive che probabilmente porteranno nel prossimo volume a nuovi interessanti sviluppi tra le stelle e… non solo!

M.S. Bruno

Intervista all’autrice: “Navigare” nel fantasioso per una professoressa – Intervista a Rosalba Bavastrelli

Contatti: Pagina Facebook

Estratti (sparsi):

“Mi chiamo Edward Shelton. Ho ventisette anni. Sono il Comandante dell’Esercito Spaziale che tutela la Terra dagli attacchi degli alieni. E sono… il marito di Dana. Un ufficiale abbastanza indisciplinato, il capitano Dana Mayer, il più grazioso impasto di impulsività ribelle e dedizione che mi sia capitato di conoscere. Adesso è a casa della nonna ad attendermi. Vi è stata confinata da una delle più odiate leggi della nostra Organizzazione, quella che impone, sostanzialmente alla donna, di lasciare il servizio in caso di matrimonio con un collega. Me ne sono innamorato al di là di ogni mia previsione e assolutamente contro la mia volontà, cosa questa che ha creato nel passato molto recente non pochi problemi… Me ne sono innamorato profondamente, tanto da pensarla fin troppo e da averne una costante nostalgia quando le sono lontano, a volte anche per mesi…
Quel pomeriggio sapevo di poter uscire dalla Base, celata nelle viscere della roccia di un vasto promontorio, proteso sul mare di Cornovaglia. I nemici erano stati più volte respinti negli ultimi giorni ed avevamo ottenuto parecchie informazioni utili dai prigionieri caduti nelle nostre mani. C’era un certo clima di festosa soddisfazione tra i miei alti ufficiali, i quali non facevano che congratularsi a vicenda degli esiti positivi delle nostre ultime missioni, nello studio K, dietro la cui scrivania stavo pigramente ad osservarli con la speranza che se ne andassero presto…Il mio silenzio durava da troppo tempo perché non se ne accorgessero…”

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Gli alieni tornarono non molto dopo. Le loro astronavi trapassarono più volte i gas di Chroma, cercandoci fuori e dentro l’atmosfera del pianeta, invano. Eludemmo la loro caccia divertendoci come ragazzi. Sir Francis sarebbe stato fiero di noi… Sentivo la mia nave docile e veloce al tocco delle mie dita. Ci calammo nel cratere di un vulcano spento sulla superficie di Chroma, e da lì restammo in agguato di nuove prede…che non si fecero attendere. Rare volte ci scambiammo i segnali con Mattei, e furono anche rare le volte in cui il colonnello dovette intervenire a stroncare la fuga di qualche nave aliena, scampata al nostro controllo. Per quattro mesi seminammo il terrore tra le astronavi che rasentavano l’orbita di Chroma per dirigersi verso la Terra. Conoscevamo sulla superficie del pianeta parecchi utili rifugi e vari sistemi per sfuggire al nemico. Perfettamente sicuri e padroni di noi stessi e dei nostri mezzi, eravamo coscienti di rasentare l’incredibile, con l’orgoglio di condurre vittoriosamente ciò che non era mai stato tentato prima, ma ugualmente coscienti che non sarebbe stato possibile continuare a sfidare gli alieni ancora a lungo, in quel luogo tanto vicino alla loro casa…

Scheda libro: “Nuova Era”, romanzo di fantascienza

libro-nuovaTitolo: NUOVA ERA

Autore: M.S.Bruno

Data di pubblicazione: 8 Settembre 2016

Formato: e-book (Formato Kindle) /cartaceo

Prezzo: 2,99€ / 8,00€

Link d’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B01LT9GUHW

Descrizione: 

Nuova Era è un pianeta, freddo quasi in ogni momento dell’anno, ostile sempre nei suoi eccessi, nelle sue creature, nei suoi segreti. L’umanità vive in 350 insediamenti, rinchiusa dietro recinzioni elettrificate. È finita l’Epoca della Conquista e lontana è la Terra che sembra aver abbandonato i suoi coloni.
Danmar è nato su Nuova Era, ma non riesce ad adattarsi a pieno in una società settoriale, rigida e classista, improntata solo alla sopravvivenza della comunità. Vive nel piccolo campo 213 e, indagando su di un insolito incidente causato dai pericolosi e letali Tamyan, incontrerà l’affascinante ricercatrice Zohya. La donna, dalle conoscenze e tecnologie avanzate, fa parte della misteriosa Corporazione ed ha l’incarico di studiare le creature del pianeta come i Tamyan, senza interferire nella vita dei coloni. Ordine quest’ultimo che ella si troverà ad infrangere. Insieme, Danmar e Zohya, scopriranno tradimenti e dinamiche nascoste all’interno del 213, ma anche un pericolo più grande che minaccia l’esistenza di ogni essere vivente.
Mentre strani eventi sconvolgeranno la superficie del pianeta e il panico dilagherà fra i coloni, i due impareranno a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Mettendo in gioco le loro vite, lotteranno contro uomini ed eventi per scoprire le oscure trame che interessano il pianeta Nuova Era. Fra disparità sociali, brame di possesso e politiche sottili, Danmar e Zohya incontreranno una variegata umanità che tale resta, nel bene e nel male, anche lontana anni luce dalla Terra…

Estratti (sparsi):

cap. I
“Il terzo sole stava tramontando e le poche ore di buio, quattro in tutto, sarebbero scese con velocità inesorabile. Il vento si era alzato in raffiche sferzanti, come ogni volta al calare della notte, portando con sé neve ghiacciata, ma il veicolo procedeva indomito fra le bianche dune rese ora rossastre dal riverbero della luce.
– Dannazione. Accelera, Adam! – proruppe l’uomo anziano che fissava lo scorrere del paesaggio sempre uguale dal finestrino del passeggero della grossa jeep. Sembrava nervoso, continuando a tormentare, con mano fremente, la corta barba ispida che cresceva sulle ampie mascelle.
– Che mi venisse un accidenti! – continuò volgendo il suo grosso naso ed i suoi occhi grifagni al guidatore – Ma che hai oggi? Ti si è rammollito il piede? Schiaccia quell’acceleratore! –
– Calmati! Faccio quello che posso… Non ci vedo niente con questa neve. Poi seguire la bussola non è uno scherzo mentre si guida. Se tu mi aiutassi sarebbe diverso. – replicò l’altro.
Il vecchio sbuffò ma convenne con il suo giovane interlocutore, quindi guardò il piccolo schermo a cristalli liquidi posizionato vicino al cruscotto e lesse le cifre riportate, le loro attuali coordinate e quelle del Campo più vicino, loro meta. Secondo lo strumento, definito amichevolmente bussola, avevano deviato di poco dal giusto percorso.
– Va’ verso sinistra … Sì, così, bene. – l’uomo anziano si sistemò meglio sul sedile, bofonchiò e riprese a parlare, mentre la jeep proseguiva la sua corsa in quella che era ormai diventato quasi un turbinare di neve portata dal vento.
– Scusami, Adam – Il giovane guidatore, che cominciava ad avere solo ora la prima vera ombra di barba, sorrise leggermente a quelle parole, tenendo sempre però gli occhi su ciò che poteva apparirgli innanzi all’improvviso – Questo sole mi fa effetto, specialmente quando tramonta. – continuò il vecchio – È così piccolo e rosso da sembrare una pallina da ping-pong nel cielo, eppure basta a rendere tutti noi delle creature rossastre senza nessun altro colore … e al tramonto è pure peggio! -“

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“Si alzò dalla sedia per sgranchire un po’ le gambe sotto il portico. Era solo, non aveva nessuna ospite in casa per quella notte. L’ultima sua fiamma lo aveva lasciato dicendogli di volere “qualcosa di più serio” e naturalmente non da lui. Strano, pensava Danmar, lui faceva tutto sempre sul serio, anche stare con lei, ma aveva ormai la fama del cattivo ragazzo, quindi doveva attenercisi senza soffrirne troppo. Sorrise, quel sorriso ampio e affascinante che piaceva tanto alle ragazze, ma che era ormai una maschera del suo disagio verso quella vita. Poi scrollando il capo, cercando di cacciar via i suoi cupi pensieri, decise di rientrare in casa e provare a dormire. Fu allora che si accorse di qualcosa di strano presso le recinzioni esterne.”

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“Adam urlò, poiché adesso era riuscito anche lui a scorgerla. E l’aveva riconosciuta. Nera, dagli arti lunghi, quasi grotteschi, l’ombra, come quella di uomo su di un muro, sembrava non possedere spessore né espressione, ma amare storie raccontavano che un ghigno di sangue compariva là dove doveva esserci il viso, quando la vittima designata era stata trovata. Ad Adam sembrò che quel sorriso fosse comparso proprio per lui. Fu così che, senza sapere come, il veicolo perse aderenza e sbandò, rovinò da un lato fendendo cumuli di neve, mentre il vento continuava a sferzare tutto intorno a loro.”

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“Momenti. Momenti di luce e buio. Un susseguirsi di coscienza e incoscienza, di volti sconosciuti, di parole che non capiva. Passava da attimi in cui non sapeva dove si trovasse, persino chi fosse, ad altri in cui ricadeva nell’incubo di un’incognita senza nome, di un inferno che cadeva nel buio infinito. E c’era qualcuno con lui in quell’incubo. Lo affrontavano insieme, cercando una soluzione, un modo per sopravvivere, però poi tornava solo, immobile in un luogo diverso. La costante era il dolore. Ma il dolore dell’incubo era diverso, più intimo, impregnato di un senso di fine e di rimpianto, mentre l’altro dolore, quello del risveglio, era fisico, ineluttabile, totale. Non seppe per quanto tempo fosse rimasto così, in bilico, seppe soltanto che d’un tratto aveva di nuovo coscienza di sé, di chi fosse, qualcosa di quello che era successo… Tutta la sua vita era un mosaico a cui però mancavano ancora dei pezzi.”

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“La mente di Zohya correva febbrilmente fra pensiero e pensiero, cercando, ricordando ogni minimo brandello di ciò che conosceva sulla razza di quella creatura. I punti di forza erano chiari, ma quali erano i punti deboli? Danmar le si era messo davanti con fare protettivo, però ella non aveva il tempo per soffermarsi sul gesto di lui. Ricordò i segni delle operazioni subite e le cicatrici notate sul Tamyan e capì che, per quanto il dottore avesse dimostrato di essere uno scienziato di talento, anche se sconsiderato, non poteva aver usato strumenti eccezionali per i suoi esperimenti. Quindi se la pistola sonica non funzionava, forse le lame avrebbero potuto scalfire quella pelle dura. Avvicinarsi però sarebbe stata una follia… Allora cosa restava? Si chiedeva. Restava il vapore… Il caldo aveva avuto sull’essere una reazione decisa. La donna si guardò intorno in cerca di risorse, di ispirazione o quant’altro che potesse salvarli, ma il laboratorio era mezzo sfasciato, con scintille ovunque, e sembrava silenzioso e vuoto come ora la sua mente. Si sentì sola, come se non peggio, nei mesi passati nella landa ghiacciata. Malgrado la sua istruzione, il suo addestramento, mentre il Tamyan trascinava i lunghi arti verso di loro, avanzando col suo sorriso di sangue, senza il Lhatif, Zohya cominciò a provare qualcosa di insinuante, di infido… Paura, capì. No, si disse, panico. Stava cedendo al panico ed era la prima volta. Fu un momento sconvolgente per lei, perché la sua mente razionale era quasi inerme di fronte al mostro nero che avanzava anche dentro il suo io. Si sentì perduta e fu allora che Danmar le afferrò la mano. La strinse, mentre teneva sotto tiro inutilmente il Tamyan con la pistola. Anche lui aveva paura, anche lui sapeva che c’era ben poco che avrebbero potuto fare contro l’essere, eppure resisteva. Non si arrendeva. Quel senso di solitudine si disciolse e piano Zohya ricominciò a pensare, mentre ricambiava la stretta dell’uomo. Respirò profondamente. Vide e seppe cosa dovevano tentare.”

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